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Membrana
membrana
s.f. (lat. membrana). In anatomia, nome di
organi o parti di organo in forma di foglietti sottili
e flessibili. (Secondo il rivestimento si distinguono
in mucose, sierose e fibrose.)
¸
Foglio di pergamena.
— Citol. e Bot. Strato citoplasmatico di solito
semipermeabile che delimita gli organi delle cellule (membrana
nucleare, dei mitocondri, ecc.), o che si trova nella
parte periferica delle cellule (membrana cellulare o va a delimitare i vacuoli (membrana
vacuolare). [Un tempo veniva denominata membrana
anche la
parete cellulare
delle cellule vegetali.]
— Costr. e Mecc. Nella scienza delle costruzioni, ogni
lastra
sottile, curva o piana, per la quale si può
considerare trascurabile, nel campo delle applicazioni
pratiche, la rigidezza a flessione e a torsione.
— Fisiol. Membrane ovulari, i due involucri (amnios
e corion) dell'uovo, che si rompono al momento del
parto.
— Med. Falsa membrana, sin. di pseudomembrana.
Malattia delle membrane ialine, grave
alterazione a carico dell'apparato respiratorio, che
colpisce prevalentemente i neonati prematuri, per i
quali costituisce una delle principali cause di morte.
— Telecom. Sottile lamina metallica posta davanti alle
bobine di un ricevitore telefonico, che assume un
movimento vibratorio per effetto delle variazioni di
campo magnetico prodotte dalle variazioni di intensitą
di corrente delle bobine.
¸
Sottile lamina, in genere metallica, che racchiude i
granuli nei microfoni a carbone e ne provoca la
compressione per effetto delle vibrazioni prodotte dai
suoni.
¸
In un altoparlante, sin. di diaframma.
— Zool. Membrana nittitante o diversiva,
piega della congiuntiva situata nell'angolo interno
dell'occhio, presente nei selaci, anfibi, rettili,
uccelli e mammiferi. (Costituisce la terza palpebra,
che, scorrendo sulla cornea, la inumidisce e la libera
dai corpi irritanti che vi si depositano. La sua
paralisi è, nel cavallo, uno dei sintomi del tetano.)
¸
Membrana alare.
¸
Membrana ondulante,
sottile pellicola citoplasmatica che unisce i flagelli
al corpo dei protozoi flagellati.
u
Citologia
La struttura della membrana cellulare o
plasmatica è stata oggetto in questi ultimi anni
di numerosi studi e dibattiti. Due teorie sono da un
certo tempo contrapposte fra loro. Secondo la teoria
della “membrana unitaria”, la membrana plasmatica
sarebbe composta da due lamelle di fosfolipidi,
opposti da poli idrofobi, mentre le loro estremità,
idrofile, sarebbero in contatto con due strati di
proteine. Questa concezione è stata confermata dalle
osservazioni fatte al microscopio elettronico.
Per la seconda teoria, “globulare”, la membrana
sarebbe formata da macromolecole disposte in globuli,
in cui proteine e fosfolipidi si compenetrerebbero.
Attualmente, grazie specialmente alla
microcinematografia e al microscopio a contrasto di
fase, i citofisiologi sostengono che le due teorie non
devono essere contrapposte fra loro: la membrana
plasmatica ha una struttura variabile a seconda dei
movimenti delle macromolecole che la compongono.
Le strutture lamellare e globulare coesisterebbero, ma
assumerebbero disposizioni variabili nel tempo
seguente l'attività della cellula. Le parti lamellari
svolgerebbero un ruolo strutturale statico, mentre le
parti globulari sarebbero dotate di proprietà
enzimatiche e metaboliche. Con la tecnica di
diffrazione dei raggi X, alcuni ricercatori inglesi
hanno dimostrato la realtà di questa struttura. La
membrana plasmatica sarebbe dunque formata da un
doppio strato discontinuo di fosfolipidi allineati e
negli spazi così ordinati fra le catene lipidiche
sarebbero situate le proteine globulari.
La percentuale di lipidi varia da 20-25% nei
mitocondri fino al 75% nelle fibre mieliniche; molti
sono fosfogliceridi polari, ma sono presenti anche
sfingolipidi e, nelle cellule eucariotiche, ormoni e
steroidi come il colesterolo. L'uniformità nelle
componenti di base delle membrane in organismi diversi
quanto batteri e uomo ha portato a formulare ipotesi
per spiegarne la struttura. Il modello più accreditato
è il “mosaico fluido” di Singer e Nicolsen secondo il
quale gli strati fosfolipidici formano una matrice
liquido-cristallina fluida che conferisce alla
membrana flessibilità, fluidità e alta resistenza
elettrica. Le molecole proteiche globulari possono
scorrere sopra questa matrice (proteine estrinseche)
oppure penetrarvi più o meno completamente (proteine
intrinseche). Inoltre l'inserimento delle proteine di
membrana varia in funzione di variazioni di campo
elettrico che le porta a muoversi all'interno della
matrice lipidica in senso longitudinale. l'idea
generale è quindi quella di un liquido viscoso nel
quale le proteine si muovono liberamente: a volte si
assiste a veri e propri spostamenti massicci di
molecole come nel caso del “capping”, fenomeno durante
il quale anticorpi di superfici cellulari si
raccolgono nel punto dove il loro particolare antigene
si è fissato alla membrana cellulare. Caratteristica
delle proteine di membrana è il possedere zone
idrofobiche (corrispondenti ai tratti centrali delle
catene amminoacidiche) con i quali si immergono nello
strato lipidico, confinanti con parti idrofilliche che
prendono contatto con l'ambiente citoplasmatico e
periplasmatico. In realtà la situazione non è così
semplice; spesso nelle proteine non esistono zone
centrali idrofobiche e laterali idrofiliche, ma le
proteine, una volta sintetizzate, acquistano una
struttura terziaria tale che espone zone idrofobiche
centralmente. D'altra parte esistono proteine
strutturali che attraversano le membrane più volte; è il caso della rodopsina batterica che per sette volte
passa dallo strato interno a quello esterno
rassomigliando a un grosso serpente che assume una
struttura ad
a-elica
a bastoncino. Ciò che realmente distingue le proteine
intrinseche dalle estrinseche non sono tanto le
sequenze primarie (di AA) ma la disposizione delle
zone idrofobiche e idrofilliche nella conformazione
finale (struttura terziaria). Gli studi
sull'assemblaggio delle membrane e in particolare sul
ruolo delle proteine sono molto complicati, perchè è praticamente impossibile individuare “tipi” proteici
con funzioni strutturali, altri con proprietà
enzimatiche, altri ancora deputati al riconoscimento
di agenti esterni. Qualche utile informazione su come
le proteine vengono assemblate nelle membrane, o più
semplicemente su come passino nello stato lipidico, si
sono avute indagando finemente il fenomeno della
secrezione.
La membrana è un organulo cellulare estremamente
importante; al suo livello avvengono scambi di ioni e
di sostanze organiche necessarie alla cellula e tali
scambi sono selettivi. La membrana innanzitutto non è permeabile alle proteine, per cui il contenuto
proteico del liquido extracellulare è scarso. Inoltre
ai due lati della membrana esistono differenze di
concentrazioni ioniche rilevanti, soprattutto a carico
del sodio (che è maggiormente concentrato all'esterno)
e del potassio (che è maggiormente concentrato
all'interno); a cavallo della membrana esiste pure una
differenza di potenziale elettrico dell'ordine di
alcuni o parecchi millivolt, secondo il tipo di
cellula, che in alcune cellule è transitoriamente
modificabile in maniera caratteristica . Queste differenze sono soltanto in
parte imputabili all'equilibrio elettrochimico passivo
a cavallo della membrana, mentre per la quota restante
si invoca un “trasporto attivo” o ciclo di reazioni
chimiche legate all'interno della membrana e
orientate, nel senso che distribuiscono ai due lati
della membrana i loro diversi prodotti. Così pure la
permeabilità della membrana non viene ritenuta diffusa,
ma circoscritta a microscopici “pori”, che
contribuirebbero alla selettività della membrana
stessa.
La membrana plasmatica racchiude un coenzima,
l'adenilciclasi, che può essere attivato e quindi è in grado attraverso ormoni di provenienza esterna di
trasformare l'adenosintrifosfato (ATP) in
adenosinmonofosfato
ciclico, capace di regolare le funzioni ormonali.
Oltre al ruolo di regolazione nel trasporto delle
differenti molecole dentro o fuori dalla cellula e a
quello enzimatico, la membrana plasmatica gioca dunque
un ruolo importante nel meccanismo di azione ormonale.
Dalla membrana ora descritta vanno distinte altre
formazioni pericellulari. Negli animali, specie nelle
uova e nelle cisti, esse sono costituite da membrane
di chitina, secreta dal citoplasma.
Molto importante e caratteristica è nei vegetali la
membrana di cellulosa, pure distinta dalla membrana
cellulare propriamente detta. La membrana cellulosica
circonda ogni cellula, mantenendosi distinta da quella
delle cellule contigue; essa è rigida e permeabile,
fornita di numerosi pori che favoriscono gli scambi
intercellulari; può andare soggetta a diverse
trasformazioni, come la lignificazione, la
suberizzazione, ecc.
u
Costruzioni e Meccanica razionale
La membrana è caratterizzata da un peculiare
regime degli sforzi interni, detto appunto regime
di membrana, che si riducono ai soli sforzi
normali e di taglio contenuti nel piano tangente alla
superficie media, ai quali corrispondono tensioni
uniformemente ripartite nello spessore e,
conseguentemente, parallele al piano predetto. In
altre parole, nella deformazione della membrana si
mantengono isorientate, cioè rettilinee e parallele a
se stesse, le rette che si possono idealmente condurre
normalmente alla sua superficie media. Nell'ambito di
tale regime l'equilibrio si realizza peraltro
diversamente nel caso generale della membrana avente
curvatura qualsiasi e in quello particolare della
membrana piana.
Nel primo caso il regime degli sforzi interni è un
regime isostatico, essendo la distribuzione degli
stessi funzione univoca delle sole condizioni
dell'equilibrio statico di ciascuna parte della
membrana; l'equilibrio è pertanto possibile per
qualunque condizione di carico. Infatti le due
famiglie di
linee isostatiche
,
che possiamo immaginare tracciate in corrispondenza
di una determinata condizione di carico, suddividono
la membrana in elementi rettangolari infinitesimi, sui
cui lati lo sforzo di taglio è identicamente nullo,
che si mantengono rettangolari anche nella
deformazione; la suddividono cioè in due sistemi,
intersecantisi ortogonalmente, di fili o archi “puri”,
cioè soggetti solo a compressione, ciascuno dei quali
sostiene quella parte delle forze esterne per la quale
risulta funicolare. Questo equivale ad ammettere che
in ogni punto della membrana la forza esterna si
suddivida in maniera tale che ciascun filo (o arco)
risulti funicolare dei carichi a esso applicati, cioè
che gli elementi di ciascun sistema esercitino
un'azione correttiva sulle forze esterne applicate a
ciascun elemento dell'altro tale che esse ammettano
quest'ultimo come loro funicolare. Questa mutua azione
correttiva intercorrente tra gli elementi dei due
sistemi risulta di più semplice comprensione nel caso
particolare che la membrana sia una superficie di
rivoluzione caricata simmetricamente all'asse .
Nel secondo caso, quello della membrana piana,
l'equilibrio è impossibile se le componenti delle
forze agenti sono normali al suo piano medio, oppure è staticamente indeterminato se tali componenti sono
identicamente nulle.
La determinazione del regime tensionale, nel caso
generale della membrana di curvatura qualsiasi, si
presenta molto complessa. Fondamentale problema da
risolvere è, in particolare, quello di mantenere entro
determinati limiti le alterazioni che il regime
tensionale subisce in prossimità dei bordi (per la non
corrispondenza, in generale, dei valori degli sforzi
di membrana con quelli delle reazioni trasmesse dai
vincoli, ovvero, nel caso del bordo libero, per
l'impossibilità che tali sforzi siano identicamente
nulli per tutta la sua lunghezza) in quanto la
realizzazione del funzionamento a membrana è subordinata all'ipotesi che la deformazione sia in
ogni punto la stessa che ivi si avrebbe se la
superficie fosse illimitata.
Le strutture a membrana sono sempre più attuali in
vari campi della tecnica: tali sono le volte sottili
in cemento armato, i serbatoi a involucro sottile sia
in cemento armato sia in lamiera e le strutture a
guscio per costruzioni navali e aeronautiche, già da
tempo in uso.
u
Medicina
La malattia delle membrane ialine deriva il
nome dal fatto che nei polmoni dei neonati affetti da
questa grave sindrome si trova tessuto ialino,
costituito da fibrina, cellule epiteliali e leucociti
eosinofili, disposto come una pellicola (membrana)
sugli alveoli, in modo da ostacolare gli scambi
respiratori. Nelle prime ore di vita si instaura una
grave dispnea, con comparsa di cianosi marcata, che
determina in genere la morte per asfissia nel giro di
3- 4 giorni. La causa della malattia, tuttora
sconosciuta, potrebbe essere ricercata nella carenza o
assenza del surfactant, sostanza prodotta dagli
alveoli che regola la tensione superficiale alveolare.
Le moderne tecniche di rianimazione neonatale
permettono, specie con l'aiuto della ventilazione
assistita, il ricupero di un certo numero di malati
colpiti in forma grave. Nelle forme più lievi la
guarigione avviene entro la prima settimana di vita.
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