Mir

Mir , stazione spaziale prima sovietica poi russa, parte del programma “Progress”, posta in orbita il 19 febbraio 1986. E' collegata con la base a terra dal veicolo spaziale “Sojuz”TM che, in funzione di traghetto spaziale, si aggancia e si sgancia dalla Mir. (I sovietici sono gli unici a avere uomini nello spazio che si alternano sia per brevi periodi, sia per lunga permanenza.) Nel 1987 la Mir è stata raggiunta da sei missioni “Progress”, tra le quali quella di aggancio di un modulo astrofisico per osservazioni astronomiche e per ricerche sui raggi X e ultravioletti. Nonostante il numero delle missioni condotte a buon fine e il numeroso personale (tra cui quattro stranieri) che a esse ha partecipato, i viaggi di collegamento e la permanenza in orbita hanno presentato dei rischi fin dai primi anni di attività. Si sono avute difficoltà nell'aggancio del modulo astrofisico e nello sgancio della “Soyuz”, ovviati ripetendo la manovra o passando alla manovra manuale; i cosmonauti hanno rischiato di rimanere senz'aria; nel 1988, la Mir rischiò di essere abbandonata a causa del mancato funzionamento di alcune apparecchiature e di errori commessi dall'equipaggio. Dal 6 febbraio al 29 dicembre 1987, il comsmonauta Romanenko rimase in orbita a bordo della Mir per 326 giorni stabilendo il primato di permanenza nello spazio. Dall'aprile al settembre 1989 la Mir rimase disabitata, il che fece sorgere il sospetto che i Sovietici l'avessero abbandonata; si seppe poi che essi stavano risolvendo problemi tecnici e organizzativi. Passata in gestione alla sola Russia, la Mir ha ospitato la cooperazione con gli Stati Uniti (e altri paesi) e i primi test in vista della realizzazione della Stazione spaziale internazionale (ISS) che dovrebbe sostituirla. La vita prevista della Mir era di sei anni, ma i Russi hanno cercato di allungare il periodo del suo sfruttamento anche tra numerosi incidenti e difficili manutenzioni. Malgrado le numerose difficoltà tecniche che hanno caratterizzato gli ultimi anni di attività della stazione e nonostante che più volte fosse stato deciso il suo abbandono, ancora nel 2000 gli equipaggi si sono alternati al suo interno e vari progetti sono stati proposti per il suo mantenimento in esercizio anche da privati, provocando però lo scontento internazionale in quanto l’impegno richiesto dal mantenimento della Mir ha causato il ritardo russo nella realizzazione del progetto della ISS. Secondo quanto stabilito, la fine della stazione russa avverrà con il suo ricadere bruciando nell'atmosfera e, per farla precipitare nell'Oceano Pacifico, è stato progettato l'attacco a poppa e a prua di due capsule Progress in grado di accendere in caduta i propri razzi di assetto.

11 luglio 1899


‘Skylab' precipita in Australia

Dopo essere rientrata nell'atmosfera la stazione spaziale americana 'Skylab' precipita sull'Australia e nell'oceano Indiano senza fare vittime; sono passati cinque anni dalla sua ultima missione umana. Lanciata nel 1973, la 'Skylab' è stato la prima stazione spaziale di successo, capace di ospitare tre diversi equipaggi di tre persone per lunghi periodi di tempo. La stazione in origine costituiva il terzo stadio di un razzo lunare Saturn 5. Il cilindro, di 118 piedi di altezza e 77 tonnellate di peso, trasportava una varietà di apparecchiature scientifiche. I vari equipaggi dello 'Skylab' hanno fornito 700 ore di osservazione solare e importanti informazioni sugli effetti biologici dei soggiorni prolungati nello spazio.