Olio

0lio   (lat. oleum). Sostanza di origine minerale, animale, vegetale, costituita nel primo caso da idrocarburi ad alto peso molecolare e negli altri due da miscele di gliceridi.

— Loc. div. A macchia d'olio, detto di ciò che si espande uniformemente in tutte le direzioni. ¸ Liscio, calmo come l'olio, detto del mare quand'è molto tranquillo. ¸ Come un olio, detto di persona molto tranquilla, imperturbabile: D Resta lì fermo / duro in panciolle, zitto come un olio (Giusti). Di un'azione che è avvenuta senza intoppi, tranquillamente: L'affare è andato (liscio) come un olio. ¸ Olio di gomiti, applicazione manuale, fatica fisica: Per quel lavoro occorre olio di gomiti. ¸ Gettar olio sulle fiamme, rinfocolare una passione.

— Alim. Sostanza grassa di origine vegetale o animale, usata per condire, cucinare, conservare gli alimenti.   ¸ Olio vergine, olio puro proveniente da una sola varietà vegetale e che è ottenuto da frutti sani e ben conservati esclusivamente con mezzi meccanici. ¸ Olio raffinato, olio puro o miscela di oli, che sono stati sottoposti a uno o più trattamenti chimici allo scopo di migliorarne il colore, l'odore, il sapore. ¸ Olio di prima spremitura, olio ottenuto dalla prima spremitura dei frutti o dei semi, senza applicazione di un'azione meccanica particolarmente forte. (Un olio di prima spremitura, privo di impurità e di mucillagini, contiene solamente i gliceridi più fluidi.) ¸ Olio d'oliva, olio ricavato dai frutti dell'olivo. (Oltre che per l'alimentazione è usato in farmacia come colagogo nella calcolosi biliare e come veicolo per farmaci liposolubili iniettabili, ad es. la canfora.) ¸ Olio di semi, olio ricavato dai semi di numerose piante quali colza, arachide, cotone, ecc.   ¸ Olio lampante, olio d'oliva non commestibile ottenuto per spremitura meccanica senza manipolazioni chimiche, avente più del 5% di acidità, sapore od odore disgustoso. ¸ Olio rettificato A, olio d'oliva ottenuto dall'olio lampante per rettificazione. ¸ Olio di sansa od olio lavato, olio che si ottiene dalle sanse d'oliva per estrazione con solventi e da cui per rettificazione si ricava l'olio rettificato B, commestibile. ¸ Olio d'inferno, olio d'oliva non commestibile che si recupera per affioramento dalle acque di vegetazione nel locale omonimo. ¸ Olio acerbo, maturo, stramaturo, olio ricavato rispettivamente da olive non ben mature, ben mature o in stato di sopramaturazione. ¸ Olio-mosto, olio giovane, olio vecchio, olio che viene destinato al consumo rispettivamente dopo sei, dodici e più di dodici mesi di conservazione. ¸ Olio di colza, olio alimentare o industriale estratto dalla colza. ¸ Olio di palma, olio estratto dalla polpa del frutto della palma da olio, di consistenza butirrosa a temperatura ambiente, utilizzato nell'industria dei saponi e, raffinato, anche come alimento. ¸ Olio di palmisti, grasso solido estratto dai semi della palma da olio. ¸ Olio di balena, olio estratto dal grasso di balena, utilizzato industrialmente, per la tempra degli acciai nella fabbricazione di saponi e, previa idrogenazione, per la produzione di margarina.

— Arte. Pittura a olio, tecnica pittorica che si serve di pigmenti coloranti mesticati con oli di rapida essiccabilità.

— Chim. Olio dei chimici olandesi, cloruro di etilene ottenuto per reazione del cloro gassoso sull'etilene. ¸ Olio di vetriolo, acido solforico. ¸ Olio di fusel, sin. di  fuselöl.

— Enol. Olio enologico, olio di vasellina purissimo usato in enologia per effettuare la colmatura delle botti e per eliminare l'odore e il sapore di muffa dai vini. (Essendo inodoro, insaporo e inalterabile all'aria, sostituisce vantaggiosamente l'olio d'oliva, un tempo impiegato, specialmente nell'uso domestico, per impedire che il vino inacidisse.)

— Farm. Olio di fegato di merluzzo. ¸ Olio di mandorle. ¸ Olio di ricino.

— Ind. chim. Olio acido, liquido che deriva dal trattamento delle paste di neutralizzazione con un acido minerale, generalmente solforico o cloridrico. (L'olio acido è utilizzato nella fabbricazione dei saponi.) ¸ Olio essenziale, sin. di  essenza. ¸ Olio cotto, olio raffinato, trattato a temperature di 150160 ŗC, in presenza o no di siccativi. ¸ Olio siccativo, olio capace di dare, per ossidazione e polimerizzazione, un film secco, quando viene applicato in strato sottile ed esposto all'aria, alla luce o a entrambi contemporaneamente. ¸ Olio soffiato, olio raffinato, addensato per ossidazione e trattato facendovi gorgogliare aria, ossigeno od ozono, a caldo, in presenza o no di catalizzatori. ¸ Olio solfonato, olio raffinato, trattato con acido solforico o con altri agenti solfonanti in determinate condizioni di temperatura, quindi neutralizzato con soda o ammoniaca. ¸ Olio solforato, olio raffinato, trattato con zolfo in determinate condizioni di temperatura.

— Lit. Olio santo, oli sacri, olio consacrato dal vescovo il Giovedì santo con cerimonie diverse rispettivamente per l'olio dei catecumeni, il crisma, l'olio degli infermi. (Particolari regole ne determinano l'uso nei sacramenti [battesimo, cresima, ordine, unzione degli infermi] e nei sacramentali [consacrazione degli altari, ecc.; un tempo era usato anche per la consacrazione dei re].) ¸ Per estens. Unzione degli infermi.

— Petr. Miscela di idrocarburi utilizzata nell'industria per l'ingrassaggio e la lubrificazione di parti meccaniche in moto relativo e, nell'industria elettrotecnica, come isolante.   ¸ Olio per boccole, olio nero di viscosità 9-12 ŗengler a 50 ŗC. ¸ Olio per cilindri di motrici a vapore, olio di elevata viscosità che, se usato con vapor saturo, ha punto di infiammabilità poco elevato. ¸ Olio composto, olio lubrificante al quale è stata aggiunta una certa quantità di olio vegetale o animale soffiato (olio di ricino, olio di balena), utilizzato per lubrificare pezzi di macchine che possano venire a contatto con acqua o umidità, come macchinari navali. ¸ Olio per compressori, olio minerale puro o composto, con viscosità tra 4 e 10 ŗengler a 50 ŗC. ¸ Olio detergente, olio lubrificante che possiede la proprietà di mantenere in sospensione i depositi solidi e i residui acidi dei motori a combustione interna, non producendo morchie nè depositi. (L'olio detergente è un olio per motori al quale sono stati aggiunti particolari additivi chimici.) ¸ Olio per cambi e per differenziali, olio composto con oli vegetali, di alta viscosità anche a temperature elevate e di ottima resistenza ad alti carichi specifici. ¸ Olio emulsionabile, olio lubrificante composto usato per il raffreddamento dell'utensile, nella lavorazione dei metalli, e per impedire l'ossidazione dei pezzi sottoposti a sabbiatura. ¸ Olio per freni e ammortizzatori, olio minerale ad alto indice di viscosità, molto fluido anche a bassa temperatura, che non attacca le guarnizioni di gomma. (Può essere costituito anche da una miscela di olio di ricino con diacetonalcool.) ¸ Olio per fusi, olio di viscosità compresa tra 3 e 5 ŗengler a 50 ŗC, di colore giallo chiaro, per ingrassaggio di fusi molto veloci. ¸ Olio per ingranaggi, olio lubrificante contenente particolari additivi, composto con oli vegetali o animali, ad alta viscosità, adatto agli alti carichi specifici. ¸ Olio di lavaggio, prodotto petrolifero utilizzato per recuperare le frazioni meno volatili di un gas. ¸ Olio lubrificante, olio utilizzato per la lubrificazione o l'ingrassaggio.   ¸ Olio lubrificante estratto, nell'estrazione con solventi, parte ricca in solvente, contenente idrocarburi aromatici e non saturi, utilizzato per preparare bitumi industriali. ¸ Olio lubrificante seletto, nell'estrazione con solventi, parte povera in solvente e contenente idrocarburi paraffinici e cicloparaffinici. ¸ Olio per macchine frigorigene, lubrificante a bassa viscosità, 2-3 ŗengler a 50 ŗC, con basso punto di congelamento. ¸ Olio per macchine marine, olio lubrificante con viscosità 1-10 ŗengler a 50 ŗC, contenente il 15% circa di olio di colza soffiato. (Gli oli per macchine marine servono a ingrassare le parti di macchina non rivestite da carter.) ¸ Olio minerale, olio di petrolio grezzo o raffinato. ¸ Olio minerale interno per motrici a vapore, olio con viscosità 4-5 ŗengler a 100 °C e punto di infiammabilità superiore a 260 ŗC. ¸ Olio per motori d'aviazione, olio con indice di viscosità circa 100, con basso punto di congelamento. ¸ Olio per motori a combustione interna, olio usato per la lubrificazione di motori a scoppio. (Questi oli devono avere un punto di congelamento inferiore alla minima temperatura a cui dovrà funzionare il motore, pur conservando una buona viscosità ad alta temperatura. Devono inoltre possedere una notevole resistenza all'ossidazione, non produrre l'incollaggio delle fasce elastiche e avere un basso tenore in residui carboniosi.)    ¸ Olio per motori diesel, olio con minor quantità di residui carboniosi di quello per motori a scoppio, detto, se additivato, olio medium duty e olio heavy duty, a seconda della viscosità. ¸ Olio per motori elettrici, olio lubrificante di viscosità tra 3 e 6 ŗengler a 50 ŗC, con buona resistenza all'ossidazione, dovendo servire per motori che lavorano all'aperto. ¸ Olio multigrade, olio per motori la cui viscosità, grazie ad additivi che abbassano il punto di congelamento e aumentano l'indice di viscosità, varia, col variare della temperatura, meno di quella degli oli normali. ¸ Olio neutro o neutral, olio lubrificante, di bassa o media viscositą, ottenuto direttamente da alcuni grezzi americani. ¸ Olio di petrolio, liquido petrolifero pesante, viscoso, pił o meno colorato, usato come ingrassante. ¸ Olio rosso o red, olio neutro o altro lubrificante di media viscosità, di colore arancione o rosso chiaro. ¸ Olio di scisto, olio costituito da idrocarburi paraffinici e olefinici. (Sottoposto a distillazione frazionata e purificato, dà luogo alle benzine di scisto, usate come solventi e smacchianti, agli oli da ardere di scisto, simili al petrolio, agli oli lubrificanti di scisto.) [Sin.  nafta di scisto.] ¸ Olio sintetico, prodotto di sintesi che possiede proprietà lubrificanti superiori a quelle degli oli ottenuti dal petrolio e che č utilizzato per ingrassaggi particolari. ¸ Olio solvente, olio lubrificante, raffinato mediante estrazione con solventi, caratterizzato da un elevato indice di viscosità. ¸ Olio isolante o per trasformatori, olio con elevata resistenza di isolamento usato come bagno di trasformatori, per diminuire le perdite. (La rigidità dielettrica deve essere compresa tra 100.000 e 125.000 V/cm.) ¸ Olio per trasmissioni, olio per la lubrificazione di organi meccanici in movimento, con viscosità tra 3 e 20 ŗengler a 50 ŗC. ¸ Olio per turbine, olio minerale con viscosità compresa tra 3 e 8 ŗengler a 50 ŗC. (Generalmente sono usati gli oli lubrificanti seletti, ai quali vengono aggiunti inibitori di ossidazione. Gli oli per turbine non devono formare emulsioni gelatinose con l'acqua con cui vengono in contatto, per non ostruire i condotti di lubrificazione.) ¸ Olio di vasellina.

— Tecn. Olio di piede di bue o olio di zoccoli, olio limpido, di color paglierino, estratto per ebollizione in acqua dagli zoccoli di bovini, ovini, ecc. e utilizzato come lubrificante per gli inneschi da avvitare ai bossoli, per orologi, ecc. ¸ Oli di pesce, oli ricavati dai cascami di pesce per trattamento con vapore e utilizzati per la concia delle pelli, per la tempra dell'acciaio, ecc. ¸ Olio per tempra, olio animale, vegetale o minerale, usato come mezzo di raffreddamento nei bagni di tempra degli acciai legati.

u Industrie alimentari

Gli  oli alimentari sono miscele di gliceridi di acidi grassi medi e superiori. Vengono estratti da semi, da polpe di frutti, da tessuti animali.

In Italia l'olio più adoperato per gli usi alimentari è quello di oliva, la cui produzione, come del resto quella degli altri oli, è soggetta a norme di legge che ne regolano il commercio e l'impiego. Dal 1992 è in vigore il sistema analitico di classificazione degli olii stabilito dalla CEE. A seconda delle caratteristiche organolettiche, dell'acidità e del processo di produzione, l'olio d'oliva si distingue in: commestibile, non commestibile, industriale, vergine, sopraffino, comune, lampante, rettificato A e B. Le olive contengono in media il 30% di olio, formato da trioleina (75% circa), tristearina, tripalmitina, trilinoleina. L'Italia, che è al secondo posto dopo la Spagna nella produzione mondiale di olio d'oliva, produceva verso la fine degli anni Novanta circa 473.000 t, contro 2.700.000 t mondiali. Seguono, in quantità minori, gli oli di arachide, di germi di grano, mentre negli ultimi anni è straordinariamente aumentata la produzione della soia. Altri oli vegetali, come l'olio di palma, l'olio di sesamo, l'olio di semi di cotone, gli oli animali, sono impiegati principalmente per la conservazione dei cibi. Gli oli alimentari vegetali sono estratti con procedimenti meccanici, abbinati ad alte pressioni e alte temperature; l'estrazione tramite solventi è di solito riservata alla preparazione degli oli industriali.

Le olive vengono sottoposte alle operazioni di pulitura da foglie, pietre, ecc., di cernita e lavaggio. Segue la molitura in frantoi o in frangitori che riduce il prodotto a una massa pastosa. Questa, confezionata in fiscoli o in gabbie metalliche con dischi filtranti, è sottoposta a spremitura in torchi o presse in modo da ottenere un succo formato da una parte acquosa e da una parte oleosa. La parte oleosa viene separata dalla parte acquosa per decantazione o per centrifugazione, e viene quindi chiarificata per filtrazione. Si ottiene così l'olio vergine, che in certi casi è sottoposto a demargarinizzazione. La pasta residua dalla prima spremitura viene rimescolata, eventualmente addizionata di acqua calda e sottoposta a spremiture successive. I residui dell'ultima spremitura costituiscono le sanse, dalle quali si può ricavare altro olio, di qualità inferiore, con il frullino o per estrazione con solventi; le sanse esaurite sono usate come mangime, concime o combustibile. Gli oli di sansa vengono raffinati per far perdere loro il gusto sgradevole: ciò si ottiene mediante lavaggio con acqua, talora addizionata di sali o di acidi diluiti, cui segue la disacidificazione mediante neutralizzazione alla soda, che dà luogo a saponi, successivamente allontanati. Gli oli vengono quindi lavati ed essiccati, poi decolorati o schiariti per filtrazione su carbone attivo e infine deodorati estraendo da essi, con vapore surriscaldato e sottovuoto, le sostanze volatili.

Gli oli di semi si estraggono con una tecnologia analoga e sono sempre sottoposti a raffinazione. Devono essere per legge addizionati col 5% di olio di sesamo, che all'analisi ne facilita il riconoscimento.

Certi oli vengono idrogenati per essere utilizzati nella fabbricazione della margarina. Gli oli sono soggetti a vari inconvenienti, il più diffuso dei quali è l'irrancidimento, che è un'ossidazione catalizzata dalla luce e da certi metalli.

Le frodi di cui possono essere oggetto gli oli sono la vendita di olio di qualità inferiore a quella dichiarata, l'adulterazione di olio di oliva con oli di semi o con oli minerali o ancora con oli esterificati, che sono insapori e incolori e si ottengono dagli acidi grassi separati dai grassi industriali, distillati sotto vuoto e riesterificati con glicerina.

v Pittura a olio

L'uso di colori a olio si impose progressivamente nel XV sec. e da allora e fino a oggi divenne la tecnica di gran lunga dominante, eccezion fatta per le pitture murali. La varietà, per infinite gradazioni, delle mescole possibili, la relativa facilità di esecuzione, la molteplicità degli effetti cromatici, spiegano tale preminente diffusione; non vi è tuttavia un solo modo di dipingere a olio, ma tante tecniche quanti sono i metodi di preparare i fondi, i colori, gli impasti. La tradizione, codificata dal Vasari e che fece testo sino alla fine dell'Ottocento, secondo la quale la pittura a olio è un'invenzione dei fratelli Van Eyck e precisamente di Jan, carpita a lui da Antonello da Messina e da questo diffusa con l'insegnamento a Domenico Veneziano, ad Andrea del Castagno e ad altri, è priva di fondamento. La pittura a olio fu usata per decorazioni dai Romani e nel medioevo ed è già ricordata in Galeno, Dioscoride, Vitruvio, Eraclio, Teofilo; ancora si discute fino a che punto e quando sia stata usata dagli stessi Van Eyck. Le due tecniche, della tempera e dell'olio, vissero comunque in sincretismo usate sullo stesso dipinto e persino a strati per ottenere determinati toni, come prova il prato dell'Agnello mistico che ha il fondo a olio e lo strato superiore a tempera. Ed è sempre difficilissimo, a questi inizi, stabilire quando vi sia tempera e quando olio, né mai con assoluta certezza ma solo dietro precisi esami chimici. A giustificare comunque la corrente attribuzione dell'invenzione ai Van Eyck, attestata da tutti i contemporanei e codificata cent'anni dopo appunto dal Vasari, vale il fatto indiscusso che in quell'ambiente fiammingo si giunse progressivamente a impasti più malleabili di colori e vernici. Tale tecnica utilizzava pigmenti macinati con olio di lino o di noce e incorporati a caldo a resine dure, ambra o coppale, diluiti poi o meglio ammorbiditi al momento dell'uso con oli essenziali (di lavanda, spigo, rosmarino), che per i loro diversi gradi di essiccabilità permettevano sia la lavorazione lenta alla ricerca di tutte le sfumature sia il tocco rapido e minuto. Tale pittura era possibile solo sui supporti rigidi delle tavole con preparazione a gesso e colla lisciata e poco assorbente. Questa tecnica, che diremo appunto fiamminga, in Italia si modificò quasi subito come impasti e quindi come fattura, con la progressiva diminuzione delle resine dure, ambra e coppale, sostituite nelle mescole da resine molli (balsami, oli essenziali), per ottenere una pennellata più sciolta, ombre e luci dello stesso spessore ma anche minore lucentezza e smalto e maggior opacità nei colori, come ci dimostrano i dipinti del Perugino, di fra Bartolomeo, di Raffaello, di Giulio Romano. Le ultime possibilità di questi colori a resine le ottennero i leonardeschi lombardi e i correggeschi mediante l'aggiunta di trementina veneta che permise impasti atti a sfumare, fondere i toni, rilevare i tocchi. Ma solo abolendo totalmente le resine si giunse a un metodo più perfezionato: i pigmenti vennero impastati solo con oli purificati e diluiti con oli essenziali al momento dell'uso; le vernici grasse erano usate esclusivamente per le velature finali. In tal modo divenne possibile dipingere totalmente a olio, anche su tele preparate a gesso, e nacque nella scuola veneta, da Giorgione in poi, l'abbozzo con colori a corpo (non mescolati), che asciuga per mesi prima di essiccare permettendo ogni ripensamento e ogni modifica. Ma questa tecnica a oli purificati e a oli essenziali, i primi per impastare, i secondi per diluire i colori, non giunse ad abolire le resine e i diluenti, talché i pittori finirono con lo scegliere, per lo stesso quadro, quelle sostanze che meglio si addicevano a un dato pigmento o a un dato tono di colore: il Guercino usò su uno stesso quadro colori a olio puro, a olio con pece greca e altre resine o gomme; Reynolds abbozzò a corpo come i suoi maestri veneti, ma rifinì a vernici, e Rubens, in un terzo metodo, fuse i sistemi fiamminghi con quelli veneziani, in una tecnica di getto, rapida, vigorosa: luci a pasta, cioè con impasto denso e con pennello duro, preparazione su cui si può tornare con le pennellate definitive; ombre trasparenti, cioè in colori diluiti con vernici e trattati a velature come acquerelli. Con lievi modifiche a questi processi tecnici e a questi impasti lavorarono gli Olandesi del Seicento e gli Inglesi del Settecento, da Gainsborough a Lawrence; con gli stessi metodi, ma con colori più magri, i settecentisti francesi, da Boucher a Chardin, e quelli italiani, da Guardi a Tiepolo, ottenendo quelle pitture chiare che sembrano riflettere la luce invece di assorbirla.

Con la fabbricazione industriale di colori pronti per l'uso iniziata col primo Ottocento si giunse all'olio puro e alla pittura di getto, usando i pigmenti come escono dai tubetti, senza alcun diluente. La pittura vi acquista grande solidità col tempo ma tende, nei casi più favorevoli, a ingiallire; nei peggiori si scaglia, si screpola, si oscura, si altera irrimediabilmente nei rapporti tra volumi, ombre e luci. Molta pittura del secolo scorso è in tal modo divenuta l'ombra di se stessa, e si può prevedere che molti dipinti a olio del Novecento saranno divenuti illeggibili fra pochi decenni.

u Marina

L'olio  può essere usato per calmare i marosi. A questo scopo si trascinano a rimorchio della nave dei sacchetti o altri recipienti bucherellati, riempiti di stoppa bene inzuppata d'olio, o si lascia gocciolare l'olio dagli ombrinali o da altri condotti di scarico, in modo che cada dalla parte dove i marosi investono la nave. La quantità media necessaria è da 2 a 4 litri d'olio/ora, a seconda del dislocamento. Si pensa che il sottile e vischioso strato superficiale di olio trattenga le particelle d'acqua impedendo il generarsi del frangente sotto l'attrito del vento: in tal modo il colpo di mare frangente si cambia in un'onda di mare lungo.

u Petrolchimic

Gli  oli utilizzati nell'industria provengono quasi esclusivamente dalla distillazione e raffinazione del petrolio grezzo. Dal punto di vista chimico, sono idrocarburi che possono essere distinti in: paraffinici, naftenici, aromatici, non saturi; ciascuno di questi tipi è presente in proporzioni differenti a seconda della regione petrolifera di estrazione. Gli idrocarburi paraffinici, presenti in maggiore quantità nei grezzi della Pennsylvania, hanno una temperatura di fusione più elevata di quella degli idrocarburi naftenici, ciò che li rende controindicati per lubrificazioni a bassa temperatura, ma il loro indice di viscosità è più alto, cioè la variazione della viscosità con la temperatura è meno sensibile. Il loro punto di infiammabilità è più elevato. Gli idrocarburi naftenici, presenti in maggior proporzione nei grezzi di Baku, hanno una temperatura di fusione più bassa di quella degli idrocarburi paraffinici; hanno inoltre una untuosità più spiccata. Gli idrocarburi aromatici abbondano nei grezzi della Romania: sono non saturi, a legami doppi o tripli; sono maggiormente ossidabili e polimerizzano facilmente dando luogo a precipitati insolubili. Quelli aromatici sono gli idrocarburi a maggiore untuosità; hanno l'inconveniente di presentare un indice di viscosità piuttosto basso, per cui sono molto sensibili alle variazioni di temperatura.

Per gli oli isolanti la viscosità non ha alcuna importanza, mentre è essenziale la stabilità; a tale scopo si utilizzano oli dai quali sono stati eliminati gli idrocarburi non saturi (a causa della loro ossidabilità) con un'opportuna raffinazione. Questi oli contengono, a seconda della provenienza, percentuali rilevanti di idrocarburi sia paraffinici sia naftenici.

Per l'ingrassaggio si utilizzano di norma miscele di oli i cui costituenti sono solitamente idrocarburi paraffinici e naftenici a cui sono stati addizionati particolari correttivi.

v Proprietà e caratteristiche

Tra  le proprietà di un olio lubrificante certamente la più importante è la viscosità, che determina il potere lubrificante ed è funzione della struttura molecolare dei costituenti l'olio. Di solito gli oli per motori a combustione interna sono classificati secondo la viscosità Saybolt a 65 °C o più spesso secondo la gradazione SAE, che considera valori fra 10 e 100.

Gli oli vengono in tal caso distinti in: oli fluidi, se minori di 30 SAE; oli semidensi, fra 30 e 40 SAE; oli densi, se maggiori di 40 SAE utilizzati in particolari condizioni di alta temperatura. A questi oli per motori si aggiungono additivi, per diminuire l'ossidazione e la corrosione, ottenendo tipi di olio che, commercialmente, sono detti oli premium. La viscosità varia notevolmente con la temperatura, per cui non è consigliabile l'utilizzazione di uno stesso olio nelle diverse stagioni dell'anno; esistono tuttavia in commercio oli multigrade la cui viscosità varia molto meno di quella degli oli comuni. La stabilitè della viscosità alla temperatura è definita dall'indice di viscosità: un valore elevato sta a indicare un olio molto stabile. L'indice varia da 40, per oli comuni, fino a valori addirittura superiori a 100 per oli di alta qualità, tratti da grezzi pennsylvanici o raffinati con estrazione al solvente e addizionati di appropriate sostanze. Il colore di un olio dipende dalla qualità e quantità di impurezze presenti. L'odore non deve essere spiacevole. La densità varia tra 0,85 e 0,95 secondo la natura del grezzo e il tipo di lubrificante. Il punto di infiammabilità deve essere compreso tra 200 e 250 °C per gli oli utilizzati a caldo e in presenza d'aria; tra 150 e 200 °C per oli per motori o per utilizzazioni a freddo. La presenza di zolfo in un olio è in genere dannosa in quanto facilita la corrosione ma per oli speciali si usano additivi come il solfuro di molibdeno, per aumentare l'aderenza della pellicola di lubrificante tra le parti in movimento. Il residuo carbonioso e l'asfalto rappresentano molto approssimativamente la tendenza dell'olio a formare morchie nel motore. L'indice di acidità è il numero di milligrammi di idrossido di potassio necessari per neutralizzare un grammo di olio. Il punto di scorrimento è la temperatura alla quale un olio passa dalla fase solida alla fase liquida e indica il campo delle basse temperature alle quali l'olio può lavorare.

v Raffinazione

Comprende  una serie di operazioni complesse che necessitano di particolari installazioni in possesso di poche raffinerie. La distillazione sotto vuoto del residuo della distillazione primaria fornisce le frazioni da cui si ottengono oli leggeri e medi e un residuo che, subito il processo di deasfaltazione, dà luogo a un olio pesante (bright stock); in seguito, il trattamento all'acido solforico, o meglio un'estrazione con solventi (come il processo Edeleanu), migliora l'indice di viscosità e la deparaffinazione abbassa il punto di congelamento; infine la decolorazione con terre assorbenti rende stabili il colore e l'acidità. I migliori oli derivano da grezzi pennsylvanici ma oggi la messa a punto di speciali additivi ha trasformato la tecnica di raffinazione degli oli, permettendo di ottenere qualità nuove partendo dai grezzi più svariati. Gli inibitori d'ossidazione sono aggiunti per diminuire la degradazione dell'olio nel tempo e la tendenza a formare depositi; hanno particolare importanza sia per gli oli isolanti sia per quelli lubrificanti. Incorporato agli oli lubrificanti, un additivo come il solfuro di molibdeno può aumentare l'untuosità e l'aderenza, mentre con additivi detergenti si può impedire l'agglomerazione dei prodotti di degradazione, mantenendoli in sospensione nell'olio.

La rigenerazione degli oli già utilizzati serve a eliminare i prodotti pesanti ossidati, come gli asfalti e ogni traccia di residui carboniosi e metallici; questi oli possono essere in seguito riutilizzati.