Oncologia
u Medicina
L'esistenza dei tumori è conosciuta sin da tempi remotissimi: gli antichi infatti sapevano che il tumore, inteso come neoformazione di tessuto, rappresenta un'entità nosologica a sé stante, quindi nettamente differenziabile dalla tumefazione di origine infiammatoria caratterizzata da ipertermia e arrossamento della cute sovrastante, e che il tumore è caratterizzato dall'accrescimento infiltrativo per cui gli elementi neoplastici si insinuano con propaggini nei tessuti sani, quali tentacoli di polipi o appendici di granchi.
Una delle prime teorie patogenetiche che la storia dell'oncologia ricordi e che, seppure con qualche variante, fu accettata per secoli, sosteneva che il tumore fosse provocato da un quid umorale (umore freddo). Le prime notizie relative all'oncologia provengono dall'Egitto e sono costituite dal papiro Ebers e da quello di Leida (1500 a.C.). Dal Susruta Yajurveda (di datazione incerta) sappiamo che la medicina dell'antica India, a differenza di quella egiziana, era orientata a trattare i tumori con mezzi chirurgici piuttosto che farmacologici, riservando l'uso dei farmaci alla cura delle recidive.
Ippocrate, che riteneva il cancro derivato da un accumulo di bile nera nei tessuti, divise i tumori in cancri duri o skirros, cancri ulcerati o karkinos e cancri nascosti. Mentre riteneva opportuna l'asportazione dei tumori benigni, consigliava di non intervenire sui “tumori occulti” poichè la cura chirurgica non aveva, in tal caso, altro esito che quello di accelerare la morte del paziente.
Aulo Cornelio Celso studiò ampiamente i tumori esaminandone l'evoluzione e sostenendo l'opportunità di un trattamento chirurgico precoce. Inoltre per primo affermò che i tumori benigni sono delimitati da una capsula. Galeno classificò le tumefazioni distinguendole in: 1. secundum naturam, che si producono fisiologicamente (come l'ipertrofia delle ghiandole mammarie alla pubertà, dell'utero in gravidanza); 2. supra naturam, espressioni di processi fisiologici riparativi (ad es. il callo osseo nelle fratture); 3. praeter naturam, comprendenti i neoplasmi. Tale classificazione fu ritenuta valida per molto tempo, tanto che era accettata ancora durante il Rinascimento. Anche per Galeno la formazione del cancro è dovuta a un accumulo di bile nera che ispessendosi lo rende insensibile anche ai medicamenti più attivi. Egli considerava il cancro una malattia costituzionale e basava il trattamento terapeutico sulla somministrazione di purganti e sulla proibizione degli alimenti capaci di stimolare la formazione di bile nera; per arrestare le emorragie verificantisi durante gli interventi di ablazione dei tumori Galeno consigliava la cauterizzazione dei vasi ritenendo che l'allacciatura favorisse l'insorgenza di recidive. Il periodo medievale, quello arabo e il primo Rinascimento rappresentano momenti di scarso rilievo nella storia dell'oncologia.
Nel 1500, Paracelso, contestando la validità delle classiche teorie umorali, sostenne l'origine chimica dei tumori; Falloppio distinse lo scirro (tumore duro) dal cancro (scirro molle, facilmente ulcerabile) e, oltre a classificare i tumori in benigni e maligni, ne studiò profondamente la sintomatologia e indicò nuove terapie, in primo luogo il salasso. Paré imputò a disfunzioni epatico-spleniche l'insorgenza dei tumori, che trattava, oltre che con mezzi chirurgici, anche con abbondanti salassi. Constatato il precoce interessamento dei linfonodi ascellari nel cancro della mammella, riteneva l'intervento valido e opportuno solo quando la neoplasia era ai primissimi stadi. Lorenz Heister (1683-1758), autore delle Osservazioni sulla medicina, chirurgia e anatomia, opera tra le più famose del tempo, tradotta in tutte le lingue, identificò in certi umori acidi la principale causa dei tumori e per primo affacciò l'ipotesi della contagiosità del cancro.
Nuove teorie patogenetiche dominarono il campo dell'oncologia nel XVIII sec. Accanto a ipotesi piuttosto stravaganti, quali quelle che chiamavano in causa una sorta di linfa convertita in fluido acre e distruttore o un gas simile all'acido cloridrico, si affacciò forse per la prima volta, per opera di Morgagni, l'ipotesi che il trauma potesse costituire un importante fattore nella genesi del cancro. Valsalva introdusse un ingegnoso metodo che consentiva di realizzare interventi chirurgici meno vulnerabili e anemizzanti e che consisteva nel fasciare strettamente la base del tumore in modo da privarlo di gran parte dell'apporto ematico, quindi di materiali nutritizi, provocandone una riduzione volumetrica, dopo di che veniva effettuato l'intervento. In Francia, Bichat chiarì che i tumori sono costituiti da un parenchima e da uno stroma, il primo rappresentante la parte specifica del tumore, il secondo l'armatura vascoloconnettivale. Laennec, confutando la validità della maggior parte delle nozioni sino allora acquisite nel campo dell'oncologia, indicò nell'autonomia il carattere peculiare dei tumori i quali si sottraggono, in un certo senso, anche alle leggi del metabolismo poichè si accrescono in contrasto con l'economia dell'organismo e chiarì che la malignità dei tumori era strettamente collegata all'atipia degli elementi cellulari di cui sono composti. Broussais formulò la “teoria irritativa” che troverà entusiasti sostenitori in Germania e in Inghilterra. Nella prima metà dell'Ottocento la nuova “teoria cellulare” e gli studi più precisi sulla patologia cellulare segnarono l'inizio dell'oncologia moderna, soprattutto a opera di M. J. Schleiden, T. Schwann e R. Virchow.
Virchow introdusse la nozione di “eterotipia”, intesa come variazione evolutiva di elementi cellulari da cui, in condizioni normali, prendono origine quelli dei diversi tessuti; sostenne che tutti i tessuti neoplastici, compresi quelli epiteliali, derivano da germi embrionali connettivali; chiarì che la diffusione metastatica del tumore avviene per via linfatica e pose come causa prima dei processi neoplastici l'irritazione cronica. Virchow inoltre identificò e studiò l'epitelioma a cellule piatte della cute e delle mucose e descrisse il sarcoma distinguendone diversi tipi. La concezione di Virchow che tutti i tumori si sviluppassero dal tessuto connettivale trovò numerosi severi oppositori tra cui W. Waldeyer e R. Renack i quali sostennero e dimostrarono che alla base di ogni tumore epiteliale si trovano esclusivamente elementi epiteliali. Tale fu anche il pensiero di Karl Thiersch (1822-1895) sostenitore della “teoria fisiologica” della patogenesi del cancro. In quegli anni la Scuola chirurgica romana ebbe un maestro insigne: Francesco Durante, che distinse i tumori in epiteliomi, connettivomi, neoplasmi speciali comprendenti il neurinoma, il mioma, il teratoma e identificò i precursori dei tumori in germi embrionali aberranti rimasti inclusi nei vari tessuti. Nel XX sec. l'oncologia si è arricchita di nuove conoscenze a cui la biochimica e l'affinamento dei metodi di ricerca istologica hanno portato notevoli contributi. Numerose sono state le discussioni sull'eziologia dei tumori: ricercatori di ogni scuola hanno affrontato i problemi dello sviluppo delle cellule neoplastiche, dei loro rapporti con le altre cellule dell'organismo, del loro metabolismo. L'oncologia sperimentale ha offerto nuove possibilità di ricerca e ha consentito nuove teorie delle quali, se alcune sono cadute, contestate da più sicure prove, altre si sono dimostrate autentiche intuizioni.