L'origine delle specie
L'origine
delle specie attraverso la selezione naturale
[On
the Origin of Species by Means of Natural Selection], opera di
C. Darwin, pubblicata nel 1859, con la quale ha origine il moderno evoluzionismo biologico.
Darwin ritiene che l'evoluzione delle specie viventi abbia a suo fondamento due
ordini di fatti: da un lato il verificarsi saltuario di piccole variazioni
morfologiche negli individui e dall'altro la lotta per l'esistenza, resa
inevitabile dalla tendenza dei membri di ogni specie a moltiplicarsi secondo una
progressione geometrica, mentre i mezzi di sostentamento aumentano soltanto in
progressione aritmetica. Dei primi presupposti l'opera offre una ricca
esemplificazione originale, derivata dalla cultura di naturalista e dalle
esperienze di viaggio dell'autore. La tesi sul ritmo di accrescimento degli
individui di ogni specie è invece una generalizzazione di quella sostenuta dal
Malthus nel suo Saggio sul principio di popolazione (1798). Le variazioni
organiche vantaggiose aumentano le probabilità di sopravvivenza degli individui,
che ne sono i portatori, e tendono a divenire acquisizioni permanenti della
specie attraverso la trasmissione ereditaria, anche per la prevalenza sessuale
degli individui meglio adattati e più forti. Delle varietà intermedie, che
rappresentano gli anelli scomparsi della catena dell'evoluzione, ci offrono
testimonianza lo studio dei fossili, l'osservazione degli organi rudimentali e
l'embriologia. L'uomo utilizza da gran tempo le leggi della selezione naturale
nell'agricoltura e nell'allevamento del bestiame.
L'opera ebbe un successo straordinario (la prima edizione si esaurì in un solo giorno) e suscitò anche violenti dissensi nell'ambito della cultura tradizionale.