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Ormone
ormone
s.m. (dal gr. hormān, eccitare). Sostanza ad
attività oligodinamica, prodotta da ghiandole
endocrine e da alcuni tessuti, che viene immessa nel
torrente circolatorio e agisce su tessuti e organi
anche molto lontani inibendo o accelerando le reazioni
metaboliche delle cellule.
u
Fisiologia
Il termine ormone fu introdotto da Bayliss e
Starling nel 1904, ma l'ipotesi dell'esistenza di
sostanze elaborate da organi e distribuite tramite la
circolazione a tutto il corpo risale al XVII sec.;
tuttavia le prime sperimentazioni su ghiandole
endocrine furono compiute solo nella prima metà
dell'Ottocento . Gli ormoni hanno un ruolo
estremamente importante nella regolazione dei processi
fisiologici e della stessa morfogenesi; essi agiscono
sul metabolismo, sullo sviluppo e il funzionamento dei
vari organi, quelli sessuali in particolare, e sul
sistema nervoso, il quale a sua volta ne controlla la
secrezione. Gli ormoni sono secreti dal
sistema endocrino,
di cui fanno parte, oltre alle ghiandole, alcuni
tessuti, come la placenta, la mucosa del duodeno,
alcuni gangli nervosi. Dal punto di vista chimico gli
ormoni possono essere classificati in tre grandi
gruppi: fenolici (adrenalina, tiroxina), proteici (ormoni
dell'ipofisi, del pancreas, delle paratiroidi e
gastrointestinali) e steroidei (ormoni dell'ovaio e
del testicolo, del surrene).
Il meccanismo d'azione degli ormoni avviene attraverso
il controllo delle attività enzimatiche, modificando
le membrane cellulari e regolando il ritmo di
autoduplicazione degli acidi nucleici nei diversi loci
cromosomici. Le ricerche sul metabolismo degli ormoni
e la titolazione del loro contenuto nei vari organi e
nei liquidi organici sono state favorite dall'ausilio
di tecniche molto sensibili quali quelle di tipo
radioimmunologico, cromatografico, spettrofotometrico,
ecc., che costituiscono la base dell'endocrinologia
fisiologica e medica e permettono la diagnosi di molte
malattie e disfunzioni. Questi studi hanno messo in
evidenza anche che la tradizionale definizione di
ormoni è molto riduttiva. Sono infatti anche
informatori intercellulari e non solo sostanze
stimolatrici, come ha messo in evidenza la stretta
correlazione tra sistema nervoso e sistema endocrino.
La terapia ormonale, che si avvale, oltre che di
sostanze naturali, di molti prodotti di sintesi (tiroxina,
1927; ossitocina, 1953; insulina, 1966), è fra le più
delicate, in quanto, interferendo con un sistema
autoregolantesi, non può consistere in una semplice
azione sostitutiva. Grazie a essa è oggi possibile
dominare completamente malattie come il mixedema, il
morbo di Addison, i disturbi della menopausa e le
neoplasie prostatiche.
La sintesi e la produzione di ormoni da parte del
sistema endocrino dei vertebrati costituiscono un
processo laborioso e complesso che comporta tre
passaggi successivi. Dapprima, in risposta a
particolari stimoli delle cellule nervose, l'ipotalamo
secerne piccolissime quantità di ormoni detti fattori
di rilascio i quali vengono trasportati nelle fibre
nervose al loro primo bersaglio: la ghiandola
pituitaria anteriore. Poi, in risposta allo stimolo
degli specifici fattori di rilascio, questa ghiandola
immette in circolo ormoni che si dirigono verso il
loro secondo bersaglio (per es. il fattore di rilascio
per la tireotropina stimola la pituitaria anteriore a
produrre ormone tireotropo il quale va a stimolare,
come bersaglio secondario, la tiroide). Finalmente a
livello del bersaglio secondario si ha la produzione
di una serie di ormoni (specifici del bersaglio
stimolato) che agiscono su vari tessuti dell'organismo
(pelle, muscoli, ossa, ecc.). Il meccanismo è
complicato dal fatto che la produzione di fattori di
rilascio si accompagna a quella di inibitori che
regolano l'azione dei primi, mantenendo così
controllata la quantità di ormone che alla fine viene
secreta. In realtà la produzione di ormoni è regolata
finemente anche a livello degli organi bersaglio
secondari, sempre attraverso il fenomeno della
retroinibizione: per es. la secrezione di insulina,
ormone ipoglicemizzante, è controllata dalla glicemia;
quando la concentrazione di glucosio è alta si ha
secrezione di insulina, ma non appena la glicemia
torna normale l'ormone non viene più secreto. Esistono
ormoni la cui produzione è sotto controllo solo
indiretto da parte della ghiandola pituitaria, per es.
la calcitonina, l'insulina, il glucagone, il
paratormone, l'epinefrina e la norepinefrina, oltre a
due ormoni (vasopressina e ossitocina) secreti
direttamente dalla pituitaria anteriore e trasportati
da proteine, dette neurofisine, alla pituitaria
posteriore, da cui vengono rilasciati nel sangue.
L'azione degli ormoni non è stata chiarita per tutti:
nonostante ciò è certo che si possono fare due
generalizzazioni: 1. gli ormoni agiscono fissandosi a
recettori cellulari (sia di membrana sia endocellulare),
generalmente proteine, per i quali hanno grandissima
affinità; 2. il legame al recettore induce la
formazione di un secondo messaggero endocellulare che
stimola o reprime particolari attività biochimiche
nelle cellule bersaglio. Spesso questo secondo
messaggero è l'AMP (adenosinmonofosfato) ciclico. Solo
nel caso degli ormoni steroidei, che penetrano nelle
cellule, essi stessi costituiscono il secondo
messaggero, dopo essersi legati al recettore
citoplasmatico cellulare. Tra gli ormoni steroidei vi
sono quelli attivati dal colesterolo e riconosciuti
dai recettori interni delle cellule. Essi sono in
grado di penetrare nella cellula e sono biologicamente
attivi. Nel plasma il trasporto viene assicurato dalle
proteine dotate di siti di riconoscimento. Gli ormoni
steroidei sono piccole molecole idrofobiche. Una volta
rilasciati dalle proteine di trasporto, essi si
diffondono attraverso la membrana cellulare delle
cellule bersaglio e si vanno a legare a specifici
recettori citoplasmatici. Il complesso
ormone-recettore acquista affinità per le molecole di
DNA e si accumula nel nucleo delle cellule, dove
regola la trascrizione di un piccolo numero di geni.
Talora, nel caso ad esempio dell'ecdisone negli
insetti, il prodotto di questi geni attivati è una
proteina che attiva, a sua volta, altri geni,
producendo una risposta secondaria che amplifica il
primo segnale ormonale. Ogni diverso ormone steroideo
è riconosciuto da diversi recettori proteici. Tuttavia
lo stesso ormone può avere più tipi di cellule
bersaglio, in ognuna delle quali innesca la sintesi di
proteine tra loro diverse, anche se tutte le cellule
contengono lo stesso tipo di recettore. Il
testosterone è un ormone che possiede diverse cellule
bersaglio, ed esiste una mutazione genetica nell'uomo
che porta all'alterazione del recettore cellulare
comune a tutte le cellule, per cui gli individui
geneticamente di sesso maschile e con livelli di
testosterone normale sviluppano caratteri secondari
femminili con permanenza dei testicoli nella cavità
addominale. La presenza dello stesso recettore per lo
stesso ormone in diversi tipi di cellule suggerisce
che la cromatina nel nucleo è organizzata in modo che
solo appropriati geni sono disponibili per la
regolazione da parte del complesso ormone-recettore.
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