Ostetricia

Ostetricia   (lat. ob, davanti e stare, stare). Ramo della medicina che si occupa della fisiologia e della patologia della gravidanza, nonchè del parto e del puerperio.

u Medicina

L'ostetricia, intesa come assistenza alla donna durante il parto, è pratica assai antica e rimase per molti secoli prerogativa quasi esclusivamente femminile. I primi documenti storici risalgono all'antico Egitto (papiri di Kahun [2000 a.C.], di Ebers [1500 a.C.] e il maggiore dei due papiri di Brugsch [1200 a.C.]) e consistono in descrizioni anatomiche dell'apparato genitale femminile, in suggerimenti terapeutici e metodi per diagnosticare la gravidanza o determinare il sesso del nascituro. Anche presso il popolo d'Israele, l'assistenza del parto era affidata a pubbliche levatrici. Pare fosse conosciuta la sedia ostetrica e venissero praticati il taglio cesareo e la legatura del cordone ombelicale. Si sa che era consentita l'embriotomia quale extrema ratio per salvare la vita della madre, mentre non è ancora chiarito se il taglio cesareo venisse eseguito anche su donna viva.

Il Susruta Yajurveda testimonia che gli antichi Indiani possedevano cognizioni ostetriche piuttosto precise e che avevano acquisito una certa abilità tecnica soprattutto grazie all'uso di ricoverare tutte le partorienti che venivano assistite da un medico e da quattro levatrici. Nella Grecia preippocratica, la pratica ostetrica era affidata a donne anziane dedite al culto di Ilizia, che più tardi in Roma si identificò con quello di Giunone Lucina. Ippocrate, oltre ad aver liberato l'ostetricia e la ginecologia dal vincolo templare, apportò il primo valido contributo al perfezionamento della pratica ostetrica: studiò la generazione, la formazione e la nutrizione del feto, descrisse le diverse presentazioni fetali, illustrò dettagliatamente la tecnica dell'estrazione del feto morto.

A Roma, Plinio il Vecchio nell'opera Naturalis Historiae Libri XXXVII parla del parto podalico e riferisce come alcuni famosi personaggi siano stati salvati in extremis con il taglio cesareo post mortem matris. Ma le più antiche notizie relative all'ostetricia romana risalgono ad Aulo Cornelio Celso, che per primo studiò particolareggiatamente l'anatomia del bacino sottolineando le differenze tra il bacino femminile e quello maschile in rapporto al parto. Egli ammetteva quattro presentazioni: di vertice, di natiche, di piedi e trasversa, e per primo praticò il rivolgimento podalico su feto morto. Filomeno ( I sec. d.C.) introdusse l'uso di uno speciale speculum uterino e di due uncini per l'estrazione del feto morto; nello stesso periodo Rufo di Efeso mise a punto, oltre a un'opera di nomenclatura anatomica, alcune ricerche sul sacco amniotico e sul cordone ombelicale. Altri insigni maestri furono Claudio Galeno ( II sec. d.C.), che studiò le funzioni delle contrazioni uterine e del torchio addominale nell'espletamento del parto, e Sorano di Efeso, che trattò la fisiopatologia mestruale, approfondì lo studio dei processi infiammatori e tumorali dell'utero e per primo giustificò il ricorso a pratiche abortive in caso di gravidanza pericolosa per la madre e consigliò l'uso di anticoncezionali.

La medicina bizantina ricalcò le orme di quella greca e romana. Nel periodo arabo, Rhazes introdusse l'uso di un laccio per l'estrazione del feto, Avicenna postulò la necessità del rivolgimento cefalico quando il feto si presentasse in posizione diversa.

Nell'antichità e durante tutto il medioevo, l'ostetricia era praticata esclusivamente da donne che mancavano quasi assolutamente di nozioni scientifiche; inoltre le opere manoscritte erano poco diffuse (in pratica solo Sorano di Efeso scrisse un trattato accessibile alle ostetriche) e la tradizione orale distorceva inevitabilmente le già insufficienti cognizioni scientifiche. Nel 1513 apparve a Colonia il primo trattato di ostetricia in lingua volgare a opera di E. Roesslin che, pur rifacendosi agli autori classici e avendo scarse nozioni anatomofisiologiche, ebbe il merito di far considerare l'ostetricia una specialità nel campo della medicina. Grande incremento diedero all'ostetricia A. Vesalio, G. Falloppio, G. C. Aranzio e G. Fabrici d'Acquapendente, ma sino alla fine del XVI sec. l'ostetricia pratica restò prerogativa di levatrici incolte e superstiziose.

Il rinnovamento dell'ostetricia inizia infatti alla fine del XVI sec. con Francois Rousset autore di un trattato in cui è esposta in maniera chiara ed esauriente la tecnica operatoria del parto cesareo su donna viva e ne sono elencate le indicazioni. L'epoca dell'ostetricia moderna impostata scientificamente si apre però con l'opera dei francesi Ambroise Paré, Jean Guillemeau (1550-1609) e soprattutto di Francois Mauriceau il quale rese gli interventi operatori ostetrici pertinenza esclusiva dei chirurghi ed eliminò definitivamente dall'ostetricia francese il rivolgimento cefalico. Altra tappa fondamentale fu nella prima metà del XVIII sec. l'introduzione nella pratica ostetrica dell'uso del forcipe, per circa due secoli custodito segreto dalla famiglia inglese dei Chamberlen. Nello stesso secolo l'ostetricia comincia ad avere cultori insigni anche in Italia: si ricordano Giuseppe Vespa, Giovanni A. Galli, Paolo Bongioanni che introdusse l'uso della segale cornuta per la provocazione del parto prematuro, Edoardo Porro il quale, con l'asportazione sopravaginale dell'utero e degli annessi a complemento del parto cesareo, riuscì a rendere questo intervento non letale (nella famosa clinica di Vienna, dal 1776 al 1876, non era sopravvissuta nemmeno una donna cesarizzata per vizio pelvico), Luigi Mangiagalli, Ernesto Pestalozza a cui si deve lo sviluppo della teoria ovulare dell'intossicazione gravidica.

Nel XIX sec. per merito di I. F. Semmelweis fu debellata la febbre puerperale, per opera di J. Y. Simpson la tecnica operatoria si avvalse dell'anestesia generale; inoltre l'ostetricia, beneficiando degli enormi progressi realizzati dalla medicina e dalla biologia, pervenne alla netta riduzione della mortalità materna e fetale. Sul finire del secolo, le acquisizioni sul processo di annidamento dell'uovo fecondato diedero notevole impulso agli studi di ostetricia inquadrando i rapporti maternofetali in una nuova prospettiva biologica che non solo veniva a sostituire la vecchia impostazione meccanicistica ma apportava anche un valido contributo alla comprensione della fisiopatologia gravidica. Quasi contemporaneamente e parallelamente a questo nuovo indirizzo si sviluppava un nuovo corpo dottrinario, la ginecologia. Tuttavia l'ostetricia, che si occupa della fisiologia e della patologia della donna durante la gravidanza e il puerperio, nonchè del feto e del neonato nei primi momenti del postpartum, non può essere disgiunta dalla ginecologia che studia la fisiopatologia della donna al di fuori della gravidanza. Infatti molte situazioni conseguenti allo stato di gravidanza (parto) richiedono a distanza un trattamento ginecologico: lacerazioni del piano perineale, prolasso uterino, mola vescicolare in corionepitelioma.

D'altra parte affezioni ginecologiche possono avere riflessi nella patologia ostetrica: così l'ipoplasia uterina è spesso causa di aborti, parti prematuri, inerzia uterina in travaglio, mancata dilatazione; la gonorrea, quando non si complichi con salpingite, può essere alla base di un'endometrite che ostacola l'annidamento dell'uovo o anche di una gravidanza tubarica; la cisti ovarica e la retroversoflessione dell'utero possono essere spesso responsabili di aborti e il fibroma dell'utero di distocie dinamiche durante il travaglio. L'ostetricia ha però un campo d'azione suo proprio strettamente legato alla gravidanza e al parto. Infatti la presenza del prodotto del concepimento nell'organismo della donna comporta una serie di modificazioni anatomofisiologiche che si traducono in modi particolari di reagire sia a stimoli fisiologici sia a stimoli patologici; inoltre il metabolismo fetale spesso interferisce con quello materno, dando luogo a manifestazioni tipiche dello stato gravidico. Infine l'ostetricia è preposta a una serie di interventi volti all'estrazione del prodotto del concepimento, sia durante la gravidanza (aborto) sia durante le varie fasi del parto .