Radice

Radice    (lat. radix -icis). Uno dei tre organi fondamentali delle piante provviste di veri tessuti e di un cormo. (Si origina dalla radichetta dell'embrione, contenuto nel seme. E' l'organo generalmente destinato ad approfondirsi nel terreno, dove svolge funzioni di vario tipo, tra le quali le più importanti sono: fissazione di tutta la pianta, assorbimento dell'acqua e dei sali minerali, accumulo di sostanze di riserva.)    Per estens. La parte più bassa, la parte infissa nel terreno, di qualcosa: D A le radici / del gran monte Gargano (Caro).  Fig. Base profonda, principio, origine di qualcosa: D S'a conoscer la prima radice / del nostro amor tu hai cotanto affetto (Dante). L'impunità era organizzata, e aveva radici che le gride non toccavano, o non potevano smovere (Manzoni).  Lett. Progenitore: D D'una radice nacqui e io ed ella (Dante).

— Loc. div. Estirpare, distruggere alle radici, eliminare completamente, detto solitamente di vizi o di malattie.  Mettere le radici, stabilirsi, fermarsi a lungo in un luogo; di usi e costumi, penetrare profondamente, diffondersi saldamente.

— Aer. Zona più spessa dell'ala vicina alla fusoliera. (L'ala è più spessa alla radice di norma anche sugli aerei velocissimi dove lo spessore relativo [ossia riferito alla corda] del profilo non deve scendere sotto il 5%, perchè lo spessore assoluto assicuri sufficiente robustezza. Si raggiunge però il 3% sugli aerei con ala a delta, perchè la lunghezza della corda alare alla radice è molto elevata.)

— Anat. Porzione di un organo affondata nei tessuti circostanti.  Radice nervosa, fascio di fibre nervose emergente dal nevrasse. (Si distinguono radici anteriori e posteriori, che unendosi formano il tronco nervoso.)    Radice dentaria, la parte di un dente separata dalla corona per mezzo del colletto e situata nell'alveolo dentario. (Può essere unica o multipla.)

— Arald. Staccata dall'albero, emblema dell'antica nobiltà.

— Bot. Nome volgare del  rapanello e del  ramolaccio.  Altro nome della scorzonera.

— Cuc. Radici amare, nome generico di varie radici commestibili.

— Geol. Radici di una piega coricata, di una piega rovesciata, di una falda di sovrascorrimento, parte opposta alla cerniera della piega o al fronte della falda. (In corrispondenza delle radici gli strati proseguono in profondità, spesso verticalmente e in tal caso le radici si dicono raddrizzate.)

— Ling. Elemento non ulteriormente riducibile ricavato dall'analisi di una parola, eliminandone tutti gli elementi di derivazione grammaticale, e che contiene l'idea essenziale di una parola o di una famiglia di parole.

— Mat. Radice di un'equazione, numero reale o complesso che verifica l'equazione.   Radice intera, radice di una equazione, uguale a un numero intero.  Radice n-esima di un numero a, numero b tale che la sua potenza n- esima sia uguale ad a.(Si scrive )  In partic. Radice quadrata (cubica) di un numero a, numero b il cui quadrato (cubo) è uguale ad a. (Si scrive ).  Estrarre una radice, calcolare tale radice.  Radice n-esima dell'unità, radice dell'equazione xn = 1. (Esistono n radici n-esime distinte dell'unità zk (k = 1, 2, ... n) esprimibili nella forma zk= cos 2pk/n + i sen 2pk/n; tra queste godono particolari proprietà le radici primitive.)

— Med. In agopuntura, termine usato per indicare l'agente causale di una malattia.

u Botanica

Osservando  una giovane radice si può riconoscere la presenza di zone profondamente diverse, sia dal punto di vista morfologico sia da quello della struttura anatomica interna. La punta della radice è costituita da un apice radicale, formato da un gran numero di cellule meristematiche (in alcune pteridofite vi è un'unica grande cellula apicale), protette da un complesso di cellule che continuamente si sfaldano verso l'esterno e vengono riformate più profondamente (a contatto del meristema), alle quali viene dato il nome di cuffia o pileoriza. Nella parte immediatamente retrostante al meristema apicale (verso la base della radice) vi è una cosiddetta zona liscia, di notevole interesse, dato che qui vengono fissati i destini delle singole cellule, che poi si differenzieranno nei vari tessuti della parte adulta della radice. Alla zona liscia segue la zona pilifera, facilmente riconoscibile per la presenza, sulla sua superficie, di sottili peli assorbenti (peli radicali): questi appaiono più brevi verso la parte apicale della radice, dato che in questo tratto stanno formandosi e non hanno ancora raggiunto la lunghezza definitiva. La porzione di radice che costituisce la zona pilifera è sempre di estensione molto limitata, in quanto la vita dei peli radicali è piuttosto breve e tanto più breve quanto più rapido è l'allungamento della radice. Infatti, con la formazione da parte dell'apice di nuove cellule, si formano pure nuovi peli radicali, mentre quelli più vecchi disseccano. A essi segue allora una porzione radicale abbastanza lunga e di aspetto rugoso, per il motivo che le sue cellule sono ora rivestite di una parete impermeabile che impedisce la penetrazione di acqua o di soluzioni saline attraverso le sue cellule. Tale strato di cellule si chiama esoderma. Queste cellule si estendono fino alla zona del colletto, che rappresenta il tratto di passaggio tra fusto e radice.

Osservando una radice, constatiamo che da essa si dipartono numerose ramificazioni a loro volta ramificate. Si tratta di radici laterali di 1Ί ordine (che si distaccano dalla radice principale), di radici secondarie di 2Ί ordine, e cosμ via. Tali radici iniziano a formarsi nella zona dei peli radicali e il loro primo abbozzo si differenzia internamente, nei tessuti profondi della radice dove c'è il periciclo.

La lunghezza relativa delle radici laterali e di quelle secondarie è diversa in piante sistematicamente differenti, e spesso costituisce un fattore di notevole interesse, sia dal punto di vista della coltivazione delle piante sia da quello del riconoscimento di alcune specie. Il complesso di tutte le radici di una pianta costituisce il cosiddetto palco radicale nel quale, alle volte, si può distinguere una grossa radice a fittone notevolmente lunga, che di norma si approfondisce molto nel terreno, e dalla quale si dipartono numerose radici laterali tutte più corte del fittone. Si parla allora di apparato radicale allorrizico, molto diffuso tra le dicotiledoni e le gimnosperme. In queste stesse piante tuttavia può anche aversi uno sviluppo molto più notevole delle radici laterali, che possono persino superare in lunghezza la radice principale. Si parla in questo caso non di una radice a fittone, bensì di radici fascicolate o affastellate (come si osservano nel faggio, nel melo e in molte altre piante arboree). Nelle monocotiledoni è invece diffuso l'apparato radicale omorrizico, costituito da numerose radici più volte ramificate, che si dipartono dalla parte basale del fusto, e che si sono sviluppate dopo che la radice principale si è arrestata nel suo sviluppo o è scomparsa. Molto facile è l'osservazione di queste radici caulinari nelle piante di mais. Le radici giovani posseggono nel loro interno una struttura che è detta primaria e che non viene mai sostanzialmente modificata nelle monocotiledoni, mentre nelle grosse radici delle dicotiledoni e delle gimnosperme viene sostituita da una struttura secondaria. Queste strutture sono facilmente riconoscibili guardando al microscopio una sottile sezione trasversale di radici. Nel caso di radici primarie si vede all'esterno l'esoderma, più internamente al quale vi è uno spesso strato di cellule parenchimatiche (strato corticale o corteccia primaria), che terminano verso l'interno con un particolare strato di cellule (endoderma), ben riconoscibili perchι posseggono ispessimenti delle loro pareti. Tali ispessimenti (spesso suberificati) sono molto importanti, in quanto fanno sì che le soluzioni assorbite passino attraverso al protoplasma vivente di queste cellule, che funzionano come dei filtri. Internamente all'endoderma si trova il cilindro centrale costituito da uno strato periferico (periciclo), dai tessuti conduttori (fascio cribrovascolare) e dal midollo situato al centro della radice. I fasci conduttori sono formati da porzioni di legno e di libro (arche legnose e liberiane) alternate fra di loro, in modo da costituire un cosiddetto fascio raggiato o alterno, che è caratteristico delle radici. Il numero delle arche legnose è piuttosto basso nelle radici delle dicotiledoni, mentre è molto elevato in quello delle monocotiledoni (radici poliarche).

Nella struttura secondaria, invece, l'assetto precedente risulta alterato dall'interposizione di nuovi tessuti, dovuti all'attività di due meristemi secondari: il cambio suberofellodermico, nella corteccia, e il cambio cribrolegnoso, nel cilindro centrale. Il primo dà luogo a formazioni sugherose all'esterno e a un tessuto parenchimatico, detto felloderma, all'interno; il secondo, invece, dà luogo a legno e libro secondari che vengono deposti l'uno all'interno e l'altro all'esterno, secondo ritmi annuali.

Numerose sono le metamorfosi cui possono sottostare le radici, in relazione a particolari funzioni che da esse vengono svolte. In molte piante di luoghi acquitrinosi, specialmente delle regioni tropicali, le radici si trasformano in organi respiratori (pneumatofori) oppure vengono coadiuvate nella loro funzione da numerose radici avventizie che sorgono dai rami e costituiscono un sostegno indispensabile per queste piante caratteristiche delle cosiddette formazioni a mangrovie. Funzione di sostegno per i grossi rami hanno pure le grosse radici avventizie che spuntano dai rami dei fichi delle pagode e quelle tabulari che, anzichè affondarsi nel terreno, scorrono sopra questo in modo da aumentare notevolmente la stabilità degli alberi provvisti di immense chiome. Radici aeree particolari sono quelle di molte orchidee. In questi casi la radice può apparire verde per la presenza di cloroplasti ed è capace quindi di fotosintesi. Queste radici aeree svolgono anche un'insostituibile funzione di assorbimento di acqua dall'atmosfera ricca di vapor acqueo. Riescono a compiere tale assorbimento perchè sono tutte avvolte da una specie di manicotto (velamen) di cellule morte. Notevolmente differenti dalle normali radici sia per forma sia per struttura anatomica sono anche quelle in cui è particolarmente sviluppata la funzione di accumulo di riserve. Queste radici, nelle quali abbondano i tessuti a carattere parenchimatico (carote, ecc.), sono spesso simili a tuberi, come nel caso delle dalie, dalle tipiche radici tuberizzate. Ancora più metamorfosate sono le radici di molte piante semiparassite e parassite, che sono trasformate in austori.

Numerose radici hanno valore alimentare e sono largamente usate in cucina; fra queste specialmente la scorzonera indicata anche col nome di radici amare.

u Matematica

Il  simbolo  deriva probabilmente dalla prima lettera della parola radix, che in lat. significa radice. Per estrarre la radice quadrata di un numero intero qualunque, per es. 223.416, si procede nel seguente modo: 1. si divide il numero in gruppi di due cifre a partire da destra: 22.34.16 (l'ultimo gruppo a sinistra può avere una sola cifra); 2. si scrive come prima cifra della radice il massimo numero (4) tale che il suo quadrato (16) sottratto al numero rappresentato dalle prime due cifre a sinistra (22) dia un risultato positivo o nullo (6); 3. si scrive alla destra del resto (6) il secondo gruppo di cifre da sinistra (34) e si separa nel numero ottenuto l'ultima cifra di destra (63.4): la parte a sinistra (63) si assume come dividendo di una divisione ove il divisore è il doppio del numero che si ha per ora come radice (8); 4. il quoziente (7) è o la cifra seguente o una cifra più grande: per stabilirlo la si scrive a destra del divisore e si moltiplica per essa (7) il numero così ottenuto (87); se il prodotto (609) si può sottrarre dal numero costituito dal dividendo seguito dalla cifra separata (634), allora detta cifra (7) è la cifra seguente della radice e si scrive a destra della prima, altrimenti la si diminuisce fino a quando la sottrazione diviene possibile (se il quoziente risultasse superiore a 9 si scriverebbe 9); 5. si ripetono le due ultime operazioni finchι tutti i gruppi di due cifre sono stati utilizzati. Si usa scrivere l'insieme di queste operazioni come segue:

Per verificare l'operazione si calcola il quadrato della radice ottenuta (472), e si aggiunge il resto: si deve così ritrovare il numero di partenza 223.416.

La radice di un numero A calcolata a meno di 1/n è una frazione x/n tale che

In genere per estrarre la radice quadrata di un numero a meno di 1/10k si divide il numero a partire dalla virgola a destra e a sinistra in gruppi di due cifre, completando eventualmente la parte di destra con tanti zeri quanti sono necessari perchè il numero totale delle cifre dopo la virgola sia 2k. Si estrae poi la radice come per un numero intero ponendo la virgola nel numero trovato al suo posto (cioè prima di calare le prime due cifre dopo la virgola) e si procede fino a quando nel numero cercato non si hanno k cifre.

La radice quadrata di una frazione è uguale alla radice del numeratore divisa per quella del denominatore: