Radioattività
radioattività
Fis. Disintegrazione spontanea o provocata di un
nucleo atomico accompagnata dall'emissione di
particelle subatomiche e di radiazioni
elettromagnetiche.
Radioattività residua,
radioattività provocata in un materiale per effetto di
un irraggiamento radioattivo e che permane anche
quando cessa l'irraggiamento.
u
Fisica
|
Il
2 marzo 1896 il fisico francese Antoine-Henri Becquerel scopre la
radioattività. Lavorando sulle sostanze fluorescenti, Becquerel si era
impegnato a scoprire se le radiazioni emesse dalle onde fluorescenti
potessero comprendere i raggi X. Nel febbraio 1896 Becquerel avvolse una
pellicola fotografica in carta nera e la mise al sole, con un cristallo di
solfato di uranio sopra. Pensava che la luce solare avrebbe provocato la
fluorescenza del cristallo e gli eventuali raggi X prodotti avrebbero
impressionato la carta fotografica passando attraverso la carta nera.
Effettivamente la lastra fu impressionata, e Becquerel dedusse che la
fluorescenza producesse davvero dei raggi X. Ma in quegli stessi giorni, una
las tra fotografica rimasta chiusa in carta nera in un cassetto con un
cristallo appoggiato sopra, era rimasta impressionata. Qualunque cosa fosse
la radiazione che attraversava la carta, non dipendeva nè dalla luce solare,
nè dalla fluorescenza. Per la sua scoperta Becquerel ricevette il premio
Nobel per la fisica nel 1903.
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Il fenomeno della radioattività spontanea o
naturale fu scoperto nel 1896 da H. Becquerel che
ebbe occasione di osservare che un sale di uranio, pur
avvolto in una carta opaca, emette radiazioni capaci
di impressionare una lastra fotografica posta nelle
sue vicinanze. Più tardi si scoprì che anche il torio
è radioattivo ma il progresso più importante in questo
campo è legato alle indagini dei coniugi Curie che nel
1898 trovarono che la pechblenda, un particolare
minerale dell'uranio, presenta un'attività
sensibilmente più intensa, a parità di massa, di un
sale puro di uranio. Gli elementi radioattivi vengono
classificati in quattro famiglie:
1. Famiglia dell'uranio o del radio: inizia con
l'uranio 238 e, attraverso processi successivi di
decadimento, dà luogo a una successione di elementi
radioattivi che finisce al piombo 206, stabile.
2. Famiglia dell'attinio: inizia con l'uranio 235 e si
conclude con il piombo 207.
3. Famiglia del torio: inizia con il torio 232 e si
conclude con il piombo 208.
4. Famiglia del nettunio: risultato di reazioni
prodotte artificialmente, inizia con il nettunio 237 e
termina con il bismuto 209.
In queste famiglie avvengono processi di decadimento
con caratteristiche diverse:
a)
La radioattività alfa (a)
consiste nell'emissione di nuclei di elio (particelle
a)
costituiti da due neutroni e due protoni
(ad es.: 892 U
D
490 Th
+
a).
Questo processo riduce di due unità la carica positiva
del nucleo e origina quindi un nuovo elemento che
precede di due caselle, nella tavola periodica, quello
di partenza.
b)
La radioattività beta (b)
consiste nell'emissione di un elettrone positivo o
negativo
(ad es.: 490 Th
D
491 Pa
+
b).
Questo processo altera di un'unità la carica del
nucleo e produce quindi un nuovo elemento che precede
o segue quello di partenza di una casella nella tavola
periodica.
c)
La radioattività gamma (g)
consiste nell'emissione di un quanto di radiazione
elettromagnetica. Questo processo fa passare un nucleo,
che inizialmente si trova in uno stato eccitato, in un
nuovo stato meno eccitato o stabile.
In un dato elemento campione i singoli processi
radioattivi si susseguono con una frequenza statistica
che può essere più o meno elevata e che dipende
esclusivamente dalla natura del materiale e non dalle
condizioni fisiche e chimiche in cui si trova. Si
chiama periodo o tempo di dimezzamento
l'intervallo di tempo necessario affinchè la metà dei
nuclei presenti nel campione si sia disintegrata; si
tratta di una grandezza che può assumere valori molto
diversi al variare dell'elemento: si sono misurati
periodi che vanno da un millesimo di miliardesimo di
secondo (1012)
fino a 107 anni.
Il fenomeno della radioattività artificiale è
stato scoperto nel 1934 dai coniugi Joliot-Curie
bombardando mediante raggi
a
nuclei di
5 B,
412 Mg,
713 Al.
Usando come bersaglio i nuclei di alluminio riuscirono
a realizzare la seguente reazione nucleare
713 Al
+
a
D
15 P
+ n
in cui si produce un neutrone n e l'atomo15 P
che è un isotopo radioattivo del fosforonon esistente
in natura e che decade spontaneamente secondo una
reazione in cui si forma il silicio e viene emesso un
elettrone positivo:
15 P
D
14 Si
+
b+.
Il radiofosforo 15 P
offre un primo esempiodi sostanza radioattiva che
emette un positone anzichè particelle
a
o
b
come sempre si era osservato nei processi di
decadimento dei materiali radioattivi naturali.
Numerosi sono i procedimenti che consentono di
produrre radioisotopi artificiali: tra i più
importanti occorre citare quello scoperto e studiato
da E. Fermi e dai suoi collaboratori, fondato
sull'interazione tra nuclei e neutroni.
v
Applicazioni della radioattività
Praticamente tutti i campi della scienza e della
tecnica fanno uso di isotopi radioattivi per studiare,
ed eventualmente modificare, le strutture, il
comportamento di moltissime sostanze, di cellule, di
tessuti e di organismi viventi. Tra le più note
applicazioni della radioattività sono quelle mediche,
che formano l'oggetto della
radiologia.
Con l'ausilio di sostanze marcate è possibile
investigare in vivo il metabolismo di sostanze
alimentari, farmaci, ecc. Lo studio dei fenomeni
chimici indotti dalle radiazioni forma l'oggetto della
radiochimica
. Uno dei più interessanti campi di applicazione,
nell'ambito della biologia, è quello della genetica,
che sfrutta le radiazioni come agenti mutageni.
Provocando infatti mutazioni cromosomiche mediante
irradiazione si possono costituire varietà e razze con
caratteristiche nuove: si è ottenuta, per es., una
varietà di pomodoro a ciclo biologico breve, che
matura assai rapidamente. Ciò ha permesso di
sviluppare in modo considerevole la coltura di questa
pianta nei paesi scandinavi.
Presso Roma è stato costituito un centro di studi di
genetica applicata alle piante. Nel campo
dell'agronomia si usano le radiazioni per sterilizzare
insetti dannosi; questi, successivamente rimessi in
libertà, agiscono competitivamente nei confronti di
individui fecondi, realizzando una diminuzione della
prolificità della specie senza turbare eccessivamente
l'equilibrio ecobiologico e soprattutto limitando
l'uso di insetticidi. Le radiazioni vengono pure
utilizzate per la conservazione di prodotti agricoli
(per esempio patate).
1. Applicazioni alla metallurgia. Alcuni
isotopi radioattivi sono usati per studiare le
reazioni metallurgiche, il meccanismo della
solidificazione dell'acciaio in forma, la diffusione
dei metalli, ecc., in particolare misurando
l'attenuazione dei raggi
g
nel materiale in questione oppure usando il
radioisotopo come tracciante. Questa seconda tecnica
permette di seguire, per es., la ripartizione di un
metallo in una determinata lega, con registrazione
fotografica. L'impiego di sorgenti intense di cobalto
60 permette di fare vere radiografie di grossi pezzi
metallici per scoprirne gli eventuali difetti interni.
2. Applicazioni industriali varie. Vengono
realizzati apparecchi per la misurazione del livello
di un liquido, viscosimetri e altri dispositivi che
sfruttano in modo ingegnoso le proprietà delle
radiazioni. Un dispositivo che si basa
sull'attenuazione, ad es., permette di controllare il
livello di un liquido in un recipiente a pareti opache.
Un'altra applicazione è il controllo dello spessore di
pezzi piatti costruiti in serie, anch'esso per
misurazione dell'attenuazione della radiazione, che è
funzione dello spessore dello schermo interposto tra
la sorgente e il rivelatore.
3. Altre applicazioni. La radioattività viene
utilizzata anche in geologia e nello studio di civiltà
antiche. E' infatti possibile datare con una certa
precisione un oggetto di legno, o un tessuto,
determinando la quantità di carbonio 14 che contengono.
Il metodo si basa sui fatti che il tempo di
dimezzamento del 4C
è noto (5.730 anni), che la sua concentrazione
nell'atmosfera, nell'idrosfera e nella biosfera viene
ritenuta costante, che il numero di particelle
b
emesse da una sostanza in un dato intervallo di tempo
è proporzionale al numero di atomi di 4C.
Quindi il confronto, mediante un contatore di Geiger,
fra l'attività di un campione d'età nota e quella di
un campione d'età incognita consente di determinare
l'età di quest'ultimo.
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