Termodinamica
termodinamica
Fis. Parte della fisica che studia le
trasformazioni di calore in lavoro e le trasformazioni
inverse.
u
Fisica
I sistemi fisici di cui si occupa la termodinamica
sono costituiti da un numero grandissimo di
sistemi elementari come atomi o molecole; il più
semplice esempio di un sistema di tal fatta è un fluido omogeneo contenuto in un recipiente. Lo stato
in cui questo tipo di sistema si trova si considera
sufficientemente caratterizzato quando si conoscono il
valore della temperatura, della pressione, del volume
delle singole componenti omogenee del sistema, ed
eventualmente di altre grandezze fisiche che
contribuiscono a caratterizzare la struttura
macroscopica del sistema. Gli stati definiti in questa
maniera sono noti come stati termodinamici. Quando i
valori di alcune delle grandezze che caratterizzano
questi stati variano, si dice che il sistema subisce
una trasformazione termodinamica. Spesso le variabili
che definiscono uno stato non sono indipendenti tra di
loro; la relazione che esprime questa dipendenza è chiamata equazione di stato. Per i sistemi composti da
un fluido omogeneo, la forma generale di tale
equazione è f (p,V, t) = 0 dove
p è la pressione, V il volume e t la
temperatura; gli esempi più semplici di equazioni di
stato sono quella del gas perfetto e quella di Van der
Waals . Nel corso di una trasformazione
termodinamica un sistema può scambiare con l'ambiente
una certa quantità di calore Q o compiere un lavoro
meccanico (per es. mediante una variazione del suo
volume). Queste due grandezze non possono variare in
maniera completamente indipendente l'una dall'altra;
l'origine di questa dipendenza è dovuta al fatto che
il calore è, come il lavoro meccanico, una forma di
energia. Da questa scoperta fondamentale della
termodinamica, enunciata per la prima volta in maniera
chiara da J. R. von Mayer nel 1842, segue il primo
principio della termodinamica che è sostanzialmente il
principio della conservazione dell'energia per i
sistemi termodinamici. Supponiamo infatti che il
sistema in un dato stato iniziale subisca un ciclo
ossia una trasformazione termodinamica chiusa che lo
riporti allo stato di partenza. Poichè lo stato finale
e lo stato iniziale coincidono, il sistema ha, dopo un
ciclo, la stessa energia totale che aveva in partenza,
perciò, per il principio della conservazione
dell'energia, si deve concludere che il lavoro L che
il sistema ha fornito all'ambiente durante il ciclo (lavoro
che viene fornito a spese dell'energia del sistema)
deve essere compensato dalla quantità di calore Q che
il sistema ha assorbito durante lo stesso ciclo; in
altri termini si deve avere L = Q. Questa uguaglianza
presuppone che L e Q siano misurate con la stessa
unità di misura, per es. il joule; se si esprime la
quantità di calore in calorie l'equazione precedente
va sostituita con una relazione di proporzionalità tra
lavoro e calore: L = JQ, dove J rappresenta il valore
di una caloria in unità energetiche ed è noto come
equivalente meccanico della caloria. Il primo
principio della termodinamica, noto anche come
principio di equivalenza tra lavoro e calore, si
suole esprimere in una maniera più concisa applicabile
a ogni trasformazione infinitesima. Sia dQ la
quantità di calore assorbita durante una
trasformazione infinitesima e dL il
corrispondente lavoro fornito all'esterno. La quantità
di calore Q assorbita in un ciclo e il corrispondente
lavoro L ceduto si possono esprimere come integrali
ciclici il cui cammino di integrazione è costituito da
tutti gli stati per cui il sistema passa durante la
trasformazione, rappresentati da punti di uno spazio
in cui le coordinate sono le grandezze fisiche che
caratterizzano il sistema. Il principio di equivalenza
tra calore e lavoro si può allora esprimere nella
forma;
ñ
(dQdL) = 0. Poichè il ciclo su cui si
integra è arbitrario si può dedurre che la quantità
dU = dQdL è un differenziale esatto,
in altri termini è il differenziale totale di una
funzione U dello stato termodinamico detta energia
interna che è interpretabile intuitivamente come
l'energia totale posseduta dal sistema. La forma
differenziale del primo principio consente di
estenderlo a trasformazioni termodinamiche arbitrarie:
si dia una trasformazione
g
che porti il sistema da uno stato A a uno stato B; si
ha allora

dove U(B) e U(A) sono i valori dell'energia interna
calcolati nei due stati B e A; possiamo dunque dire
che la variazione di energia interna durante una
trasformazione fra due stati qualsiasi non dipende dal
tipo di trasformazione effettuata, ma solo dagli stati
estremi A e B. Il primo principio asserisce che il
lavoro può trasformarsi in calore e viceversa, ma non
fornisce informazioni sulle modalità di questa
trasformazione. I limiti della trasformabilità tra
calore e lavoro sono chiariti dal secondo principio
della termodinamica il quale stabilisce che il calore
è una forma di energia degradata ed è tanto più
degradata quanto più la temperatura della sorgente di
calore è bassa; il carattere degradato di questa forma
di energia consiste nel fatto che il calore, a
differenza delle altre forme di energia, non può
trasformarsi integralmente in lavoro. Precisamente si
osserva che è impossibile realizzare una
trasformazione il cui unico risultato sia la
trasformazione in lavoro di calore tratto da un'unica
sorgente a temperatura uniforme; questo è l'enunciato
del secondo principio nella forma data da lord Kelvin
(postulato di lord Kelvin). Questo principio si
può esprimere in molte altre forme tra loro
equivalenti che esprimono sempre l'impossibilità del
verificarsi di un dato processo, per es. l'enunciato
del secondo principio nella forma data da Clausius (postulato
di Clausius) asserisce che se il calore fluisce
per conduzione da un corpo A a un corpo B, allora è impossibile realizzare una trasformazione il cui unico
risultato sia far passare del calore in senso inverso,
cioè da B ad A. E' facile dimostrare che i postulati di
Kelvin e di Clausius sono equivalenti. Supponiamo
infatti che il postulato di Kelvin non sia vero;
possiamo allora effettuare una trasformazione il cui
unico risultato sia la trasformazione integrale in
lavoro di una quantità di calore Q presa da un'unica
sorgente alla temperatura t; successivamente
possiamo trasformare per attrito questo lavoro in
calore a una temperatura arbitraria t‘. In
particolare si può fare in modo che sia t‘> t,
perciò in definitiva si è realizzata una
trasformazione il cui unico risultato à il passaggio
di una data quantità di calore da una temperatura più
bassa a una più alta, il che contraddice il postulato
di Clausius. Analogamente si potrebbe dimostrare il
teorema inverso, cioè se il postulato di Clausius
fosse falso anche quello di lord Kelvin risulterebbe
falso. I due precedenti postulati sono formulati in
modo da farvi rientrare il maggior numero possibile di
processi non realizzabili; in tempi più recenti è stato dimostrato che
è sufficiente conoscere
l'esistenza di alcuni processi impossibili per
derivare il secondo principio; su questa osservazione
si basa una formulazione moderna del secondo principio,
nota come principio di Carathéodory, che stabilisce
che in ogni intorno di un qualsiasi stato
termodinamico esistono stati che sono inaccessibili
mediante trasformazioni adiabatiche (cioè senza
scambio di calore con l'ambiente).
Poichè non è possibile trasformare in lavoro il calore
preso da un'unica sorgente occorrono almeno due
sorgenti se si vuole realizzare una tale
trasformazione. Il più semplice ciclo termodinamico
reversibile che opera tra due sorgenti di temperatura
t1 e
t2 (t2 >
t1)
è il ciclo di Carnot costituito da un'espansione
isoterma AB alla temperatura t2,
durante la quale il sistema assorbe una quantità di
calore Q2,
un'espansione adiabatica BC durante la quale la
temperatura del sistema passa da t2 a
t1 (temperatura
della seconda sorgente), una compressione isoterma CD
alla temperatura t, durante la quale il sistema
cede una quantità di calore Q2,
e infine una compressione adiabatica DA che porta il
sistema nello stato di partenza A. Dopo un ciclo il
sistema fornisce all'esterno, in base al primo
principio della termodinamica, una quantità di lavoro
L data dalla relazione L = Q2 —
Q1.
Applicando al ciclo di Carnot o a ogni altro ciclo
compiuto fra le temperature t1 e
t2 il
secondo principio della termodinamica si dimostra che
tutti i cicli reversibili hanno lo stesso rendimento
hr,
che dipende unicamente dalle temperature delle
sorgenti, mentre i cicli irreversibili (cioè quelli
che avvengono effettivamente in natura) hanno
rendimenti
hi che
non superano mai quello dei cicli reversibili.
Tradotte in formule queste asserzioni assumono la
forma:

dove T1 e
T2 sono
le temperature termodinamiche assolute delle sorgenti.
Dal secondo principio si deduce facilmente che per
ogni ciclo reversibile vale la relazione ;
ñdQ/T
= 0 mentre per i cicli irreversibili si ha ;
ñdQ/T
Ô
0.
Dalla prima relazione si deduce, analogamente a quanto
si fa per il primo principio, che la quantità dS
= dQ/T calcolata per una trasformazione
infinitesima reversibile è un differenziale esatto; ne
segue che l'integrale esteso
a una trasformazione reversibile da A a B vale S(B)—S(A),
cioè dipende solo dagli stati estremi e non dal tipo
di trasformazione reversibile effettuata. La funzione
S(A) che così viene definita (a meno di una costante
additiva) è l'entropia del sistema. Consideriamo ora
un ciclo irreversibile costituito da una
trasformazione irreversibile da A a B seguita da una
trasformazione reversibile da B ad A; si può scrivere,
in base alle formule precedenti: ,
dove l'integrale da A a B è calcolato lungo la
trasformazione irreversibile. Se il sistema è isolato,
cioè
DQ
= 0, dalla formula precedente si deduce che S(B)
×
S(A), cioè: per una qualunque trasformazione che
avviene in un sistema isolato, l'entropia dello stato
finale non è mai inferiore a quella dello stato
iniziale; in altre parole l'entropia di un sistema
isolato non può che crescere ed è costante solo quando
il sistema raggiunge uno stato di equilibrio. Questa
asserzione costituisce un'ulteriore formulazione del
secondo principio della termodinamica. Il primo e il
secondo principio della termodinamica introducono due
funzioni di stato, rispettivamente l'energia interna U
e l'entropia S, con cui si esprimono alcuni aspetti
caratteristici delle trasformazioni termodinamiche.
Mediante U, S e altre grandezze termodinamiche si
possono definire altre funzioni dello stesso tipo,
dette funzioni termodinamiche caratteristiche,
tra cui l'energia libera F = U—TS utilizzata per
determinare gli stati di equilibrio stabile (tale
funzione ha un minimo in corrispondenza di questi
stati), l'entalpia H = U + pV, il potenziale
di Gibbs G = H—TS. L'applicazione dei concetti della
meccanica quantistica alla termodinamica consente di
eliminare la costante additiva arbitraria
dell'entropia in quanto si può dimostrare che per
quasi tutti i sistemi termodinamici l'entropia si
annulla allo zero assoluto; in base a queste proprietà
dell'entropia, espressa dal teorema di Nernst o terzo
principio della termodinamica, si dimostra che è impossibile attuare una trasformazione che porti un
sistema in un tempo finito allo zero assoluto.
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