Terra



Terra    Pianeta del sistema solare, abitato dall'uomo, il terzo dei pianeti principali in ordine di distanza crescente dal Sole (in questo senso si scrive solitamente con iniziale maiuscola): La Terra gira su se stessa e intorno al Sole  Il globo terrestre con riferimento ai suoi abitanti, l'insieme degli uomini: D Percossa, attonita / la terra al nunzio sta (Manzoni).  La parte solida del nostro pianeta (in contrapposizione al mare): Una, striscia di terra che si protende nel mare. I marinai scendono a terra. Terra ferma  Parte considerevole del globo terrestre; regione, paese: Le terre polari. Terra selvaggia, ricoperta di boschi. Ognuno si sente legato alla propria terra. D Alma terra natia, / la vita che mi desti ecco ti rendo (Leopardi).  La superficie esterna del nostro globo, il suolo: L'aereo si sollevò da terra. Dormire sulla nuda terra.  In partic. Pavimento, superficie su cui si cammina, su cui poggiano i piedi: Cadere, rotolarsi per terra. Buttare qualcosa in terra. Raccogliete le carte da terra.  Strato più o meno profondo della superficie terrestre, costituito da materiale friabile di varia origine e contenente gli elementi necessari alla nutrizione delle piante: Scavare, arare la terra. Una zolla di terra. Terra fertile, incolta. Il contadino lavora la terra.  Terreno coltivato o coltivabile, i campi, la campagna: I prodotti, i frutti della terra. I lavoratori della terra. D Lo squallore della terra tutta sepolta sotto le nevi, senza erba nι fronda (Foscolo).  Possedimento rurale: Ha venduto le sue terre per sistemarsi in città. D Sei tu che lo mantieni lavorando le terre dei suoi (Pavese).  Disus. Luogo abitato, paese, borgo, città (anche nel dim. terricciςla): D Campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali (Manzoni). E' Pescarenico una terricciola, sulla riva sinistra dell'Adda (Manzoni).  Fig. La vita terrena, contingente (in contrapposizione alla vita eterna o spirituale): Dopo la morte della madre è rimasto solo sulla terra. I beni della terra sono fugaci. Nessuno è stabile su questa terra.

— Loc. div. Cercare per terra e per mare o per mare e per terra, cercare dovunque, in ogni luogo possibile.  Toccare terra, prendere terra, approdare, atterrare o scendere da una imbarcazione, da un aereo, ecc.: La nave ha preso terra in piena notte.  Restare, rimanere a terra, non riuscire a prender posto, a salire su un'imbarcazione, un treno e simili; fig. essere escluso da un'iniziativa, da un vantaggio e simili: Si sono presi tutto loro e io sono rimasto a terra.  A terra, per terra, sopra il suolo, il pavimento e simili.  Gettare, buttare, mettere uno a terra, farlo cadere; fig. rovinarlo, ridurlo in cattive condizioni fisiche, economiche o morali: Le continue disgrazie lo hanno buttato a terra.  Essere a terra, essere depresso fisicamente o essere in cattive condizioni economiche.  Essere sulla terra, su questa terra, essere vivo, vivere.  Avere, tenere i piedi sulla terra, parlare, vedere le cose realisticamente.  Mettere sotto terra, seppellire.  Essere sotto terra, essere sepolto; fig. essere morto.  I beni della terra, i frutti, i raccolti prodotti dal suolo; fig. i beni di questa vita, i beni temporali (in contrapposizione ai beni spirituali o dell'altra vita).  Terra bruciata, estensione di terreno dove sono stati distrutti i raccolti, gli edifici e i depositi che avrebbero potuto essere utili al nemico avanzante.  Terra di nessuno, spazio di terreno situato fra due belligeranti che si fronteggiano.   Avere una gomma a terra, avere un pneumatico sgonfio.  Avere un po' di terra al sole, avere qualche possedimento di terreno.  Terra terra, vicinissimo alla superficie terrestre, quasi a contatto del suolo: Le rondini volavano terra terra; fig. (usato come agg.) si dice di cosa o persona mediocre, piatta, senza alcun pregio: Un discorso terra terra. Un attore terra terra.  Terra matta, terra ballerina, scherz. le regioni dell'Italia meridionale, in quanto sono spesso sottoposte a terremoti o eruzioni vulcaniche: D Ersilia aveva scritto al fratello, laggiù nel Tacco dove si trovava, in terre ballerine (Pratolini).  Piano terra, il piano terreno, il piano a livello del suolo di un edificio.

— Arald. Figura araldica costituita da un globo attraversato dall'equatore. (Se il globo è sovrastato da una croce prende il nome di globo imperiale.)

— Archeol. Terra sigillata.

— Arte. Nome dato in pittura, con opportune precisazioni, a diversi materiali coloranti di origine minerale che si trovano in natura.

— Astrol. Segni di terra, Toro, Vergine e Capricorno. (Costituiscono la triplicità di terra.)

— Chim. Terre rare, gruppo di minerali costituiti da elementi, detti lantanidi, caratterizzati da una grande omogeneità di proprietà chimiche e fisiche.

— Econ. pol. Uno dei classici fattori della produzione, con il capitale e il lavoro.

— Elettr. Massa conduttrice della terra.  Ogni conduttore collegato a detta massa attraverso un'impedenza trascurabile. (E' detta talvolta  terra franca.)    Circuito di terra  Contatto di terra.   Messa a terra, operazione che consiste nel collegare un conduttore di una linea elettrica (per es. il neutro di una linea trifase) o la carcassa di un apparecchio o di una macchina elettrica a una presa di terra mediante un conduttore.   Perdita verso terra, corrente derivata a terra a causa di un difetto di isolamento.  Presa di terra, conduttore o insieme di conduttori interrati, utilizzati per stabilire un collegamento elettrico con la terra.  Spandente di terra, sin. di  dispersore.

— Farm. Termine con cui si indicavano anticamente numerose sostanze amorfe e insolubili.

— Geol. Termine usato come sin. di suolo, solo per indicare alcuni tipi di suoli caratterizzati dal loro colore. (Ad es. terre brune, castane, nere, rosse.)  Terra d'infusori, nome dato impropriamente alle rocce silicee incoerenti formate da frustoli di diatomee, cioè alla farina fossile o kieselguhr e al tripoli.  Terra di Santorino, roccia piroclastica, tufo andesitico, contenente frammenti a struttura pomicea, che costituisce una varietà di pozzolana che si trova a Santorino, nelle Cicladi meridionali.

— Ind. chim. Terra decolorante o terra da sbianca, prodotto a base di montmorillonite o di attapulgite, usato per la decolorazione degli oli minerali.    Terra attivata, terra le cui proprietà adsorbenti sono state aumentate per calcinazione o tramite l'acido solforico.  Terra esausta, terra satura d'olio, che può essere riattivata per estrazione con solventi dell'olio inglobato.

— Mat. Linea di terra, in geometria descrittiva, intersezione del piano di proiezione verticale con quello orizzontale.

— Metall. Terra da fonderia, insieme di granuli di sabbia rivestiti da un sottile strato di argilloide refrattario, di tenore superiore al 5%.

— Miner. Terra verde, sin. di  celadonite.

— Relig. Terra promessa.    Terra santa  Terra benedetta, la parte del cimitero che viene benedetta per la sepoltura dei cattolici.

— Telecom. Filo di terra.

u Astronomia e Geofisica

La  Terra è il pianeta più interno del sistema solare che possiede un satellite e il suo simbolo è o y. La Terra ruota su se stessa (esperienza del pendolo di Foucault) con moto quasi uniforme intorno a un asse passante per il baricentro, interno al nostro pianeta, del sistema Terra-Luna, e compie un moto di rivoluzione intorno al Sole su un'orbita ellittica con una velocità orbitale media di 29,79 km/s. Entrambi questi moti non sono regolari: l'asse di rotazione della Terra non è fisso nello spazio a causa dell'attrazione perturbatrice esercitata dalla Luna e dal Sole sul rigonfiamento equatoriale terrestre. Questo moto è infatti un moto giroscopico complesso che presenta fenomeni di precessione  (uniforme) e nutazione (periodica) che influiscono sulla posizione del punto g e sull'inclinazione dell'asse terrestre sul piano dell'eclittica. L'asse di rotazione non è però fisso rispetto alla sfera terrestre, in quanto non coincide con uno degli assi principali di inerzia dell'ellissoide terrestre. Va inoltre ricordato l'effetto di marea causato dalla presenza della Luna che provoca una diminuzione della velocità di rotazione della Terra. Il moto di rivoluzione intorno al Sole, così come quello di tutti gli altri pianeti, subisce gli effetti delle numerose perturbazioni originate dalle azioni reciproche dei pianeti tra loro. La rivoluzione determina la durata dell'anno  e la rotazione intorno all'asse inclinato quella del giorno con le sue variazioni nel corso delle stagioni .

v Forma della Terra

La  forma pressochè sferica della Terra sembra fosse nota già agli antichi Egizi. All'epoca di Eratostene i Greci erano tanto convinti delle sfericità della Terra da intraprendere le prime misure del nostro globo. Classiche prove della sfericità sono:

a) di una nave che compare all'orizzonte si vede prima la parte superiore dello scafo;

b) quanto più ci si alza sopra il suolo tanto più si allarga l'orizzonte;

c) durante le eclissi di Luna la Terra proietta sempre un'ombra circolare sul satellite;

d) un osservatore boreale che si sposti lungo un meridiano in direzione nord vede diminuire la distanza zenitale della Stella Polare che sarebbe invece costante se la superficie terrestre non fosse convessa.

In realtà la forma della Terra è complessa e non corrisponde a nessuna figura geometrica elementare. Per comodità può essere assimilabile in prima approssimazione alla forma di un ellissoide di rivoluzione appiattito ai poli e rigonfio all'equatore. All'ellissoide ci si riferisce per il calcolo delle coordinate geografiche; per misure geodetiche si preferisce tener conto di una superficie geometrica più complessa ma più vicina a quella reale, chiamata geoide. Il calcolo della forma dell'ellissoide, del geoide e della loro differenza è compito della geodesia .

v Massa della Terra

Newton  aveva previsto un valore compreso tra 5 e 6, ma il primo tentativo di misurare la massa della Terra fu fatto da Maskelyne (1775): sfruttando l'attrazione subita da una massa di piombo nota da parte di una montagna si poteva dedurre la densità media della Terra. Successivamente J. Michell ideò e H. Cavendish usò (1797-1798) la misura diretta dell'attrazione gravitazionale tra due sfere di piombo di massa nota per determinare la costante di gravità da cui è poi facile dedurre la densità terrestre media e quindi la massa. Il metodo fu perfezionato da C. V. Boys (1895) e da K. Braun (1896) che ottennero entrambi il valore di 5,527; successivamente P. R. Heyl determinò il valore 5,514. Il valore accertato della densità è 5,517 g/cm³ per cui la sua massa è di 5.976 · 10²Ή kg.

v Atmosfera

Il  nostro pianeta è circondato da un'atmosfera  che si estende per varie migliaia di chilometri d'altezza divenendo sempre più tenue: la massa complessiva si reputa sia 5,3 · 10Ή8 kg, cioè inferiore a un milionesimo della massa terrestre; circa il 90% di tale massa è però concentrata in uno strato di 20 km d'altezza. La presenza di un'atmosfera sul nostro globo è legata alle condizioni di temperatura della Terra e al valore della velocità di fuga (11,3 km/s) che sono sufficienti a impedire la dispersione di atomi e molecole gassosi come è invece avvenuto sul nostro satellite dove la velocità di fuga di 2,4 km/s è stata largamente superata dai gas che dovevano essere presenti al momento della formazione della Luna.

La presenza dell'atmosfera altera la direzione, l'intensità, e la composizione spettrale degli oggetti celesti osservati dal suolo a causa dei fenomeni di rifrazione, assorbimento e scintillazione che in essa si verificano. L'atmosfera ha una notevole importanza per il pianeta in quanto sede di fenomeni che influiscono sia sull'evoluzione della superficie terrestre sia sulla vita; i fenomeni che avvengono nell'alta atmosfera, ancora poco noti e oggetto di studi, sembra che abbiano una certa influenza sulla dinamica stessa della Terra.

v Costituzione interna

Le nostre conoscenze dirette sugli strati profondi della crosta terrestre sono molto scarse, in quanto si limitano a quelle acquisite attraverso sondaggi petroliferi che raggiungono al massimo gli 8.000 m di profondità, o sondaggi di ricerca sul fondo degli oceani, come quelli iniziati col “progetto Mohole”. Gli studi geologici possono darci qualche idea sulle caratteristiche dei primi 10-15 km della crosta terrestre in quanto fenomeni di erosione e movimenti tettonici hanno messo allo scoperto serie di rocce di tale spessore complessivo. Per dedurre la costituzione interna della Terra è però necessario ricorrere ad altri metodi, basati su misurazioni di gravità, sull'analisi della composizione delle meteoriti, su misurazioni geotermiche e sullo studio della propagazione delle onde sismiche. Dal fatto che la densità media della Terra è di 5,517, mentre quella delle rocce della crosta terrestre è di 2,7-2,8, si può fare una prima deduzione, cioè che l'interno della Terra deve avere alta densità e quindi composizione chimica diversa da quella delle rocce superficiali. Poichè le meteoriti, considerate frammenti di corpi celesti di composizione simile a quella della Terra, sono costituite o da silicati di magnesio e ferro o da leghe di ferro e nichel o da una loro mescolanza, si è pensato che anche la Terra sia costituita da questi tipi di materiali.

Le misurazioni geotermiche hanno mostrato che la temperatura aumenta con l'aumentare della profondità di circa 3 °C ogni 100 m (gradiente geotermico). Se tale aumento fosse costante, al centro della Terra si raggiungerebbero quasi i 200.000 °C e a 30-40 km di profondità esisterebbe una temperatura superiore a quella di fusione di tutte le rocce, che si troverebbero cosμ allo stato fluido (se si tiene conto dell'aumento del punto di fusione con l'aumentare della pressione, tale profondità sarebbe maggiore, cioè  80 km circa).

Il fatto che una gran parte della Terra sia allo stato fluido è però in disaccordo con alcune osservazioni geofisiche e astronomiche quali esistenza e ampiezza delle maree oceaniche e terrestri, spostamenti dell'asse di rotazione terrestre, valori di rigidità dedotti dallo studio della propagazione delle onde sismiche. Si ammette perciò che il gradiente geotermico diminuisca verso l'interno (per es. a causa dell'aumentare della densità), in modo che alle varie profondità ci sia una temperatura prossima a quella di fusione delle rocce ma non superiore, a parte il nucleo più interno.

Lo studio della propagazione delle onde sismiche provocate dai terremoti ha poi condotto ad altri risultati. Dal fatto che le onde sismiche si propagano attraverso le zone interne del globo aumentando progressivamente di velocità, si deduce che esiste verso l'interno un progressivo aumento di densità e di rigidità; dal fatto che le onde trasversali, che si propagano solo nei corpi solidi, si trasmettano per uno spessore di 2.900 km circa si deduce che solo il nucleo della Terra, al di là di tale profondità, si trova allo stato fluido. Infine, il fatto che le onde sismiche, nel propagarsi, subiscano varie rifrazioni indica che esistono varie discontinuità che corrispondono a superfici di separazione tra involucri concentrici, con densità, rigidità e, quindi, composizione chimica diverse.

Numerose sono le ipotesi proposte dai vari studiosi sul numero, lo spessore e la costituzione dei vari involucri.

Già nel 1897 Wiechert distinse una zona esterna o litosfera, ricca di silice e di allumina, e una zona interna o barisfera, ricca di ferro e nichel, separate da una zona di transizione (detta magmosfera) con composizione chimica simile a quella dei magmi molto basici. Suess nel 1909 chiamò la zona esterna sal (poi chiamata sial), la zona intermedia sima, la zona interna nife.

Il sial è così chiamato perchè costituito da rocce ricche di silice e di allumina di composizione simile al granito, il sima da rocce ricche di silicati di magnesio e ferro, di composizione chimica simile ai basalti, il nife da leghe di nichel e ferro. Tra sima e nife esisterebbe anche, secondo alcuni, una zona detta osol perchè formata da ossidi e solfuri metallici.

I vari involucri sono ora generalmente chiamati litosfera, mantello, nucleo.

La litosfera corrispondente al sial e, secondo alcuni, anche alla prima parte del sima allo stato cristallino, ha uno spessore di 35 km in media, ma molto variabile, massimo sotto i continenti, minimo in corrispondenza agli oceani, dove affiora il sima cristallino. Il mantello, al di sotto del sima cristallino, sarebbe formato da sima allo stato vetroso fino a una profondità di 1.200 km circa, e oltre, fino a 2.200 km circa da osol. Il nucleo, preceduto da una zona di transizione, inizierebbe a 2.900 km di profondità.

Negli ultimi anni si è andata sempre più affermando, nello studio del nostro pianeta, la consapevolezza che le sue parti costituenti (nucleo, mantello, crosta, oceano, atmosfera) vadano considerate come un unico sistema complesso, con spostamenti di materiale tra i diversi componenti. Lo sviluppo della tettonica a zolle, in particolare, ha stimolato gli studi sui movimenti convettivi del mantello, considerati responsabili dei movimenti della crosta. Per ciò che riguarda la struttura gli studiosi sono ormai concordi nel ritenere che il mantello sia costituito da due parti distinte, una più esterna, che arriva a 700 km di profondità, e una inferiore, ancora poco conosciuta. Gli studi relativi alla dinamica del mantello superiore sono stati condotti, negli ultimi vent'anni, per mezzo di ricerche sismiche, di osservazione delle anomalie gravitazionali tramite telerilevamenti o attraverso modelli numerici dei movimenti convettivi. Si è giunti così a considerare superata la primitiva ipotesi secondo la quale la dinamica del mantello consisteva esclusivamente in un trasporto di materiale dalla zona di subduzione di una zolla alla dorsale: si è infatti osservato che la distanza tra regioni che si sollevano e regioni che affondano è molto inferiore alla distanza tra le zolle. In questo campo, tuttavia, una tecnica nuovissima, la tomografia sismica, sembra dover riservare risultati spettacolari: essa è infatti in grado di dare informazioni tridimensionali. I primi risultati sembrano rivelare che il materiale del mantello non si muove, come finora si ipotizzava, su un piano verticale, ma fluisce in molte direzioni, con una struttura molto più complessa di quanto si pensasse.

v Età della Terra

I  primi metodi usati per la datazione dell'età della Terra, che si basavano su osservazioni geologiche e geochimiche, non hanno dato risultati attendibili. Infatti, un metodo geologico calcolava l'età della Terra partendo dalla misurazione dello spessore dei sedimenti e della velocità di sedimentazione, che però, essendo molto variabile, infirmava la validità dei risultati. Un metodo geochimico, basato sulla misurazione del tempo che sarebbe stato necessario per raggiungere l'attuale salinità degli oceani, considerava erroneamente dolci le acque oceaniche al momento della formazione della Terra.

I metodi più moderni e piω attendibili sono quelli che utilizzano la radioattività, basandosi sulla trasformazione degli elementi ad alto peso atomico in altri a peso atomico minore attraverso l'emissione di particelle a o b o di radiazioni g. Tali metodi ricorrono per lo più ai decadimenti dell'uranio 238 e 235 rispettivamente in piombo 206 e 207, ma vengono anche considerati quelli del torio 232 in piombo 208, del potassio 40 in argon 40 e del rubidio 87 in stronzio 87. Conoscendo il periodo di dimezzamento dell'elemento radioattivo iniziale e il rapporto tra la quantità dell'elemento finale e quella dell'elemento iniziale, si può calcolare il tempo trascorso dalla formazione della roccia che contiene tali elementi.

L'età della roccia più antica corrisponde all'età di formazione della crosta terrestre e quindi all'età minima di formazione della Terra. L'età minima è stata calcolata sui 3 miliardi di anni, l'età massima sui 6 miliardi, l'età più probabile intorno a 4,5 miliardi di anni. Infatti anche le misurazioni condotte con metodi radioattivi dell'età di rocce lunari hanno indicato 4,7 miliardi di anni nell'ipotesi della formazione contemporanea del nostro satellite.

v Evoluzione della superficie terrestre

Numerose sono le teorie sull'origine della Terra, comune a quella di tutti gli altri pianeti del sistema solare, da quella di Kant e di Laplace a quella di Chamberlin e Moulton, ripresa e modificata da Jeans e da Jeffreys, a quella di Weizsδcker modificata da Kuiper.  Si pensa comunque che agli inizi la Terra fosse costituita da una massa fluida fortemente surriscaldata. La sua superficie era formata da un oceano di silicati fusi avvolto da un'atmosfera, composta da alogeni, biossido di carbonio, ammoniaca e forse vapor d'acqua, che si pensa esercitasse una pressione di 260 atmosfere.

Quando la temperatura superficiale diminuì fino a 1.200-800 °C, cominciò a solidificarsi una crosta superficiale, mentre nell'atmosfera si condensavano grandi masse di vapor d'acqua misto ad alogeni che, con un successivo raffreddamento, si depositarono sulla superficie terrestre formando le prime distese oceaniche. Queste coprivano le aree più depresse della crosta, irregolare per le maree e i movimenti convettivi della massa fusa subcrostale. Secondo la teoria ormai superata di G. H. Darwin esisteva invece una grande depressione corrispondente all'attuale Oceano Pacifico, dovuta al distacco della Luna dalla Terra formanti originariamente un unico pianeta. Secondo Hills e Vening Meinesz la crosta superficiale sarebbe stata raggruppata da correnti di convezione, secondo Wegener essa formava un unico continente galleggiante su un substrato plastico che si sarebbe poi separato in fasi posteriori.  La successiva evoluzione della crosta terrestre e le numerose trasformazioni nella disposizione e nell'estensione relativa dei continenti e degli oceani furono causate da movimenti tettonici, da fenomeni di compensazione isostatica, di subsidenza, di epirogenesi, di erosione e soprattutto da fenomeni orogenetici la cui origine e il cui svolgimento sono stati spiegati in vario modo.

Attualmente della superficie totale della Terra, che è di 510.100.933 km², i continenti occupano 149,4 milioni di km² (cioè meno di un terzo) e gli oceani e i mari circa 360,7 milioni di km². La distribuzione delle terre emerse è però irregolare, nell'emisfero boreale esse occupano il 39% della superficie, nell'emisfero australe il 15%.

u Chimica

I  minerali designati terre rare devono il loro nome all'aspetto degli ossidi dei metalli che li costituiscono e che risultano più rari degli ossidi di calcio, magnesio e alluminio, detti terre comuni al tempo della scoperta (1794). In un secondo tempo si chiamarono terre rare i quindici elementi metallici che costituivano i minerali che sono compresi fra i numeri atomici 57 (lantanio) e 71 (lutezio). In natura questi sono associati allo scandio e all'ittrio da cui sono difficilmente separabili a causa delle pressochè identiche proprietà chimiche e fisiche; per la stessa ragione le terre rare sono difficilmente separabili tra loro, mentre la scarsa solubilità dei loro ossalati in ambiente acido permette l'allontanamento di qualsiasi altro catione.

I principali minerali sono i silicati gadolinite e cerite e i fosfati monazite e xenotimo. Dal primo Gadolin ottenne nel 1794 una terra, detta ittrica, ricca di ossido di ittrio Y2O3. Nel 1814 Berzelius isolò dalla cerite le terre ceriche. Poco alla volta si scoprirono in questi minerali altri elementi. A seconda della loro origine e delle caratteristiche di solubilità dei loro sali, i metalli vennero in seguito classificati in vari gruppi: le terre ceriche, che comprendono il lantanio, il cerio, il praseodimio, il neodimio, il promezio e il samario; le terre ittriche, a loro volta formate dal gruppo terbico, che comprende l'europio, il gadolinio, il terbio; dal gruppo erbico, che contiene il disprosio, l'olmio, l'erbio, il tulio; dall'itterbio e dal lutezio. Tutti questi metalli sono trivalenti e hanno un comportamento simile a quello dell'alluminio, però gli idrossidi sono insolubili in un eccesso di alcali e nessuno di questi metalli fornisce sali doppi del tipo dell'allume. Per estrarre l'insieme delle terre rare dai loro minerali, questi vengono trattati con acido solforico bollente; dopo diluizione del residuo con acqua, viene aggiunto l'acido ossalico che provoca la precipitazione degli ossalati. La calcinazione di questi fornisce il miscuglio degli ossidi.

I sali dei metalli delle terre rare sono generalmente isomorfi. La loro separazione per cristallizzazione frazionata è difficilissima e può essere attuata solo attraverso una serie molto grande di operazioni. Per esempio l'incompleta separazione dell'itterbio dal lutezio richiese a Urban venti anni di lavoro ininterrotto e più di 200.000 cristallizzazioni.

Il problema potè venire risolto utilizzando le tecniche di estrazione in controcorrente e le resine scambiatrici di ioni. I metalli delle terre rare non trovano praticamente applicazioni, se si eccettua l'ottenimento di leghe piroforiche (pietrine di accendisigari).

u Elettrotecnica

La  messa a terra dei circuiti e delle apparecchiature elettriche è indispensabile e prescritta dalle norme antinfortunistiche per proteggere le persone da difetti di isolamento delle parti in tensione, cortocircuiti o sovratensioni. Un ottimo collegamento a terra è inoltre indispensabile nei circuiti dei parafulmini. Le norme CEI prescrivono che tutte le prese di corrente (anche domestiche) siano dotate di un contatto a terra che deve terminare sulla massa degli utilizzatori: non è permesso utilizzare come terra il filo neutro di un sistema trifase, anche se connesso a terra, ma si richiede un circuito di terra indipendente e privo di sezionamenti.

La messa a terra diretta del neutro di un sistema trifase di distribuzione a quattro fili offre il vantaggio di ridurre considerevolmente le sovratensioni prodotte da messe a terra accidentali e di impedire la formazione di sovratensioni elettrostatiche o per induzione.

Essa tuttavia dà luogo a un cortocircuito ogni volta che una fase venga in contatto accidentale con la terra. Nelle linee aeree ad altissima tensione la presenza di un filo di guardia collegato a terra riduce notevolmente i disservizi e gli incidenti dovuti a fulmini o a elettricità atmosferica.

La resistenza della presa di terra, nei dispositivi di protezione degli impianti e delle apparecchiature elettriche non deve in genere superare i 15 ohm.

u Industria chimica

Le  terre decoloranti hanno nella molecola gruppi funzionali capaci di adsorbire i coloranti. Un tempo era utilizzata la terra da follone, oggigiorno si usano le argille attivate, a base di montmorillonite o di attapulgite. Le prime sono attivate con acido solforico, con la creazione di gruppi funzionali acidi in grado di adsorbire i coloranti; in polvere fine, vengono aggiunte all'olio e separate poi per filtrazione. Le seconde vengono attivate per calcinazione e usate come filtri da cui si fa percolare l'olio; al contrario delle prime, possono essere rigenerate.