L'uomo di
Neandertal
L'uomo di Neandertal, alias Homo neanderthalensis, è un tipo umano
molto ben caratterizzato per l'aspetto fisico, per il limitato areale di
distribuzione geografica (Europa e Vicino Oriente) e per una cronologia
circoscritta tra circa 200.000 e circa 30.000 anni fa.
Gli uomini di Neandertal erano di statura medio-bassa, possedevano una
corporatura massiccia e camminavano speditamente. Si tratta certamente
della forma umana estinta che conosciamo meglio, sia per la notevole
omogeneità morfologica che mostra in molte caratteristiche dello scheletro
(specialmente del cranio, ad esempio il peculiare
prognatismo
"medio-facciale"), ma soprattutto perchè il campione fossile a nostra
disposizione è sufficientemente ampio da fornirci indicazioni abbastanza
affidabili di altro tipo, come sulla struttura demografica delle
popolazioni o su caratteristiche del ciclo vitale: longevità, tempi di
accrescimento e sviluppo ecc.
L'evoluzione dell'uomo di Neandertal è, di fatto, un esempio di
evoluzione dell'uomo
in un'area particolare: l'Europa. Se si prende in considerazione l’intera
documentazione fossile della presenza umana nel nostro continente -
successivamente alla fase del primo popolamento, oggi documentata intorno
a 800.000 anni fa in Italia (Ceprano, Lazio) e in Spagna (Gran Dolina di
Atapuerca, Burgos) - si osserva una progressiva comparsa dei caratteri che
consideriamo "neandertaliani" nel corso del lungo intervallo cronologico (tra
circa 500.000 e 200.000 anni fa) che precede l'affermazione della forma
più tipica dell’ultima glaciazione. Gli uomini del Pleistocene medio in
Europa mostrano infatti una mescolanza di caratteri che, se da un lato
portano il chiaro retaggio di forme più arcaiche del genere Homo (tipo
H. erectus e/o H. ergaster),
dall'altro si caratterizzano per il grado crescente di encefalizzazione -
come peraltro accade anche in altri contesti regionali (ad esempio, in
Africa) - ma soprattutto per un'evidente "regionalizzazione" dei loro
tratti anatomici. Proprio per questi caratteri che si vanno via via
affermando - e che si stabilizzeranno con l'uomo di Neandertal - le
popolazioni europee di questa fase prendono il nome di "anteneandertaliane".
Il fatto che gli stessi caratteri non si riscontrino in fossili
extraeuropei lascia inoltre ipotizzare che l'evoluzione dell'uomo nel
nostro continente sia avvenuta per tutto questo lungo periodo in relativo
isolamento genetico e sotto pressioni ambientali piuttosto importanti.
D'altra parte è ben noto che questo periodo della storia recente del
pianeta si caratterizza per il fenomeno delle
glaciazioni
e che proprio l'Europa sia stata una delle regioni che hanno risentito
maggiormente di queste profonde variazioni climatiche. L'esistenza, a Sud
del continente, di una barriera geografica come il Mediterraneo (insormontabile
per una comunità anteneandertaliana) ha certamente contribuito a questo
isolamento e a questa evoluzione regionale.
Gli uomini del Pleistocene medio europeo, antenati del Neandertal, si
caratterizzano anche per una notevole variabilità, sia tra le
popolazioni
che al loro interno, come è straordinariamente documentato dal campione
fossile della Sima de los Huesos (Burgos), in Spagna. L'uomo di Neandertal,
al contrario, nella sua forma più tipica dell'ultima glaciazione mostra
un'incredibile omogeneità nella morfologia scheletrica, tanto che fossili
rinvenuti in Italia, Germania o Francia sono quasi fra loro
indistinguibili: un'ulteriore riprova delle potenti forze selettive e
della deriva genica che hanno guidato l'evoluzione dell'uomo in Europa.
Verso la fine del Pleistocene medio, l'uomo europeo (ormai Neandertal) si
spinge anche a popolare regioni del Vicino Oriente dove, tra 100.000 e
50.000 anni fa, entra per la prima volta in contatto con popolazioni
anatomicamente moderne (H.
sapiens)
che a loro volta si sono nel frattempo evolute in un altro contesto
regionale: l'Africa.
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