Vela
vela (lat. vela, pl. di velum). Insieme di strisce di tessuto unite da cuciture in modo da formare una superficie adatta a ricevere il vento e che, montato in modo appropriato sull'albero di una nave, ne permette la propulsione. Fig. ant. Nave a vela: DUna squadra intera di vele (Segneri). Vele accollo o a collo, vele orientate in modo che il vento batta sulla loro faccia anteriore. Vela a bandiera, vela con scotta e mura mollate in modo che sbatta. Vela di fortuna o di cappa, vela di dimensioni assai ridotte e di tessuto molto solido, priva di boma. (Viene usata, assieme a un fiocco di fortuna, per superare burrasche che non consentono di portare altre vele, nemmeno se terzarolate al massimo. Gioco di vele, l'insieme delle vele di dotazione di una nave, escluse quelle di rispetto (cioè di riserva). Forza di vele, vele addizionali (scopamari, spinnaker, ecc.) usate su un'imbarcazione a vela in aggiunta a quelle normali, per sfruttare al massimo il vento; anche l'andatura tenuta con le vele addizionali.
Loc. div. Alzare le vele, mettere al vento le vele dei pennoni, le antenne volanti e di taglio, inferite su stragli e draglie. Alzar la vela, dar la vela al vento, fig. accingersi a un'impresa. Aprire le vele, bracciare i pennoni e tesare le scotte in modo che la vela prenda il maggior vento possibile. Drizzare le vele, andare a vela in una determinata direzione. Ammainare, calare le vele, abbassarle togliendole al soffio del vento; fig. ritrarsi dall'agone per la vita, ritirarsi a vivere tranquillamente, astenersi dalla lotta. Raccogliere le vele, ripiegarle in modo che non siano gonfiate dal vento, fig. cessare, desistere da un atteggiamento. Bordare una vela. Fare portare le vele, sfruttare bene il vento che investe le vele. Fare fileggiare una vela. Imbrogliare le vele. Intascare la vela, mettere la cappa alla vela. Mettere alla vela, spiegare le vele, effettuare le operazioni per iniziare la navigazione alla vela. Mollare, sciogliere le vele, sciogliere i matafioni che trattengono le vele quadre serrate ai pennoni o le vele di taglio alle pennole o alle draglie. Ridurre le vele, serrare alcune delle vele bordate in modo da diminuire la velocitเ della nave. Sciorinare il vele, mollare le vele in porto per farle asciugare. Serrare le vele. Sferire le vele. Stabilire le vele. Sventare una vela, togliere il vento a una vela con una vela bordata sopravvento. Far vela, di una nave, dirigersi. A secco di vele, senza vele bordate, perch้ strappate dal vento. Sotto vela, di nave con le vele spiegate. A piena vela, con la vela piena di vento, alla massima velocità: DA piena vela si cacciaron lunge / da la crudele e sanguinosa spiaggia (Ariosto). Vela maestra, sin. di randa. A gonfie vele, col vento propizio, fig. di cosa che ha uno svolgimento prospero, che si attua felicemente: Gli affari vanno a gonfie vele. A vela, che si muove con la forza del vento: Nave a vela, volo a vela, Andare a vela o alla vela, navigare con le vele. Collar la vela, ant. alzarla, darla al vento: DE già aveva collata la vela, per doversi, come buon vento fosse, partire (Boccaccio).
Aer. Volo a vela, sport aereo che consiste nel volare servendosi di un aliante , cioè di un aereo senza motore, sfruttando le correnti atmosferiche.
Ferr. Vela d'arresto, piccolo segnale d'arresto provvisorio, costituito da un drappo rosso o da una tavoletta di legno o di lamiera dipinta in rosso, applicata a paletti o ad altri sostegni.
u Nautica
Le vele in tempi preistorici furono probabilmente pelli di animali, sostituite poi da stuoie di canne intrecciate stese fra due pali e infine, nel mondo greco, da tele intessute. I materiali usati successivamente furono il lino, poi il cotone sino a giungere nei tempi moderni ai tessuti sintetici come il dacron, il terylene e il nailon, integrati da nuovi tessuti più resistenti, come il kevlar e il carbonio. Le vele si suddividono in due grandi categorie: vele di spinta e vele di taglio. Le prime sono disposte più o meno trasversalmente all'asse longitudinale della nave, le seconde, nel senso dell'asse stesso. Le vele di spinta (vele quadre e simili) spingono la nave soltanto con il vento sulla loro faccia poppiera, quelle di taglio (vele latine e simili) possono farlo con entrambe le facce. La navigazione a vela è uno dei più antichi mezzi di locomozione del mondo, ma fino al XX sec. la sua tecnica è rimasta completamente empirica. Recentemente, grazie allo sviluppo dell'aerodinamica, sono stati fatti grandi progressi nello studio teorico e pratico del proporzionamento delle vele. Essendo la spinta fornita dalle vele proporzionale al quadrato della velocità relativa dell'aria rispetto a esse, di conseguenza con le vele di taglio, se non lo impedisse la forte resistenza di avanzamento nell'acqua (che cresce non con il quadrato ma con il cubo della velocitเ), si potrebbero raggiungere velocitเ superiori a quella del vento. Infatti nel caso delle slitte a vela su ghiaccio, sono stati raggiunti i 150 km/h con un vento di 80 km/h. Il rapido sviluppo dello yachting in Europa e in America, dopo la seconda guerra mondiale, ha portato a decisivi progressi, oltre che nella tecnica degli scafi, anche in quella delle vele. Grazie anche alle prove in galleria del vento, il rendimento propulsivo della vela è aumentato di circa il 30%. Le novità principali sono costituite dall'impiego di fibre sintetiche, trattate in modo da renderle meno deformabili, più resistenti all'umidità e all'uso, e più leggere; dall'adozione, per le vele più grandi, delle forme Marconi triangolari, molto alte e strette che ne avvicinano il comportamento aerodinamico a quello delle ali di aeroplano; dall'impiego di un nuovo tipo di fiocco a pallone, detto spinnaker; dall'uso di alberi e attrezzi di leghe di acciaio ad altissima resistenza e di leghe leggere di alluminio o elementi compositi a base di fibra di carbonio. Gli yachts da corsa possono mantenere, per venti forti, velocità superiori ai 40 nodi.
u Aeronautica
Tralasciando i vari esperimenti effettuati con aquiloni (o cervi volanti), le prime prove sistematiche di volo a vela vennero effettuate tra la fine del XIX sec. e il primo decennio del XX da O. Lilienthal in Germania, O. Chanute e i fratelli Wright negli Stati Uniti, F. Ferber e i fratelli Voisin in Francia, A. Corazza in Italia. Si trattava però di prove in cui l'aliante lanciato in aria effettuava in genere una semplice planata. Il volo a vela venne ripreso come attività sportiva dopo la prima guerra mondiale e fece progressi notevoli, specie in Germania, fino alla seconda guerra mondiale. Dal 1945 è diventato uno sport aereo praticato in molte nazioni.
Il volo degli alianti è essenzialmente un volo planato, nel quale la spinta sostentatrice viene assicurata dal peso e dalla superficie alare. Quindi un aliante avanza sempre secondo una traiettoria inclinata e, in aria calma, una volta portato in quota, non può far altro che planare sino al suolo; se incontra una corrente ascendente rimarrà alla stessa quota o salirà in rapporto alla velocità della corrente stessa.
Per ottenere buoni risultati, un aliante deve avere pertanto un basso carico alare (rapporto tra il peso dell'aereo in volo e la superficie delle sue ali); per questo le ali degli alianti sono quasi sempre caratterizzate da un forte allungamento (rapporto tra l'apertura e la profondità); deve inoltre poter planare, in aria calma, seguendo una traiettoria di pendenza ridottissima e il pilota deve cercare le correnti ascendenti dell'atmosfera e mantenervisi il più a lungo possibile, allo scopo di guadagnare quota. Mentre la pendenza della traiettoria dipende dall'efficienza dell'aliante, cioè dal rapporto tra la sua portanza e la sua resistenza aerodinamica, per mantenere una velocità di discesa poco elevata, qualità indispensabile per un buon aliante, questo deve essere il più leggero possibile (costruzione realizzata in legno di balsa, materie plastiche o leghe metalliche di basso peso specifico), senza però diminuirne la robustezza. Infine, deve essere molto maneggevole per consentire al pilota di mantenersi in ascendenze di ridotta estensione.
L'aliante, essendo privo di motore, non può raggiungere da solo la quota necessaria per trovare correnti ascendenti o per compiere evoluzioni. In passato veniva lanciato controvento per mezzo di un cavo elastico disposto a V, agganciato alla prua dell'apparecchio e tirato da due squadre di uomini lungo un pendio, ma l'altezza e la velocità così ottenute erano assai basse. Si passò poi al lancio col verricello, ottenuto trainando velocemente l'aliante con un cavo di 200-300 m avvolto su un argano meccanico, oppure al traino con un automezzo. Oggi viene comunemente utilizzato il traino con aereo: il cavo di traino viene sganciato dal pilota dell'aliante quando ha raggiunto l'altezza voluta. Alcuni alianti (detti motoalianti) sono dotati di piccoli e leggeri propulsori che vengono utilizzati soltanto per portare il velivolo alla quota voluta, dove vengono spenti per dare inizio al volo veleggiato.
L'abilità di chi pratica il volo a vela consiste soprattutto nella ricerca e nell'utilizzazione dei vari tipi di correnti ascendenti dell'atmosfera che permettono di raggiungere notevoli risultati. Nel campo del volo libero, molto ambiziosi sono stati i progetti di costruzione di vere e proprie tute alari, sviluppate in particolar modo da Patrick de Gayardon, tragicamente perito nel 1998 durante un lancio col paracadute.