Virus
virus s.m. (voce lat., veleno). Microbiol. Microrganismo patogeno, parassita obbligato, ultramicroscopico, caratterizzato dalla proprietà di riprodursi soltanto in cellule viventi. Ź Fig. Interesse, sentimento, ecc., intenso e trascinante: Gli ha trasmesso il virus della politica.
— Biol. Forma di vita non cellulare, di dimensioni comprese tra 100 e 300 mm, costituita da acido nucleico (DNA o RNA) e da un rivestimento proteico protettivo. I virus possono riprodursi solo all'interno delle cellule che infettano, di cui sfruttano composti chimici e apparato metabolico. Al di fuori delle cellule i virus sono inattivi e in alcuni casi possono formare aggregati cristallini. Allo stato inattivo i virus possono sopravvivere per periodi anche di moltissimi anni, fino a che non entrano in contatto con lo specifico tipo cellulare che sono in grado di infettare. I virus hanno avuto (e hanno) probabilmente origine da frammenti di acidi nucleici sfuggiti alla cellula e che devono tornare all'interno della cellula per trovare i composti e le strutture che ne consentono la replicazione.
— Inform. Virus del computer, termine che indica un sottoprogramma che viene inserito a scopo di disturbo all'interno del software di un computer all'insaputa degli utenti e che produce effetti indesiderati o dannosi, fino alla distruzione degli archivi del sistema. Tra i virus più letali nella storia dell'informatica I LOVE YOU, creato nelle Filippine da Onel De Guzman, contagia nel 2000 oltre quattro milioni di PC.
u Microbiologia
La morfologia dei virus, evidenziabile solo da pochi decenni grazie alla microscopia elettronica, è estremamente varia in quanto ogni virus è caratterizzato da forma (sferica, filamentosa, poliedrica) e dimensioni proprie dell’ordine delle centinaia di micrometri. Tali dimensioni hanno fatto considerare i virus più piccoli come molecole, al pari delle quali i virus presentano la proprietà di cristallizzare. Le preparazioni cristalline dei virus ne consentono lo studio della costituzione chimica, che risulta più o meno complessa in relazione alla grandezza del virus stesso, ma che è sempre caratterizzata dalla presenza di nucleoproteine cui possono aggiungersi lipidi e carboidrati. Gli acidi nucleici sono rappresentati da RNA e/o DNA (i virus delle piante superiori contengono solo RNA, quelli batterici solo DNA, quelli animali possono contenerli entrambi). Le proteine, che formano una sorta di guscio attorno all'acido nucleico e sono caratterizzate dalla presenza di subunità che si ripetono tipicamente, pur essendo responsabili di gran parte delle proprietà morfologiche e sierologiche del virus, non vengono sintetizzate dal virus bensì provengono dalle cellule parassitate cui il virus fornisce gli enzimi necessari a tale sintesi. In genere i virus non sono sensibili alle basse temperature ma sono termolabili e più o meno sensibili all'azione delle radiazioni e degli antisettici.
Una classificazione universalmente valida dei virus non è ancora stata realizzata per quanto siano stati effettuati tentativi di sistemazione all'interno dell'ordine virales della classe Microtabiotes, secondo le caratteristiche morfologiche e fisico- chimiche. Al pari di tutti i parassiti obbligati, i virus possono svolgere attività metaboliche e riproduttive solo nell'ambito di cellule viventi, animali e vegetali, da cui ricavano i materiali energetici e plastici. Fuori delle cellule i virus sono inerti in quanto incapaci di qualsiasi azione metabolica: il loro studio è possibile perciò solo in colture di tessuti.
Il trasporto di un virus da un organismo all'altro viene spiegato ammettendo l'esistenza di particelle virali, costituite dalla catena nucleica propria del virus in questione, e di un involucro di proteine formate nell'ultimo ospite. Penetrando in un'altra cellula ospite, la particella virale perde la sua membrana proteica e si interpone nel metabolismo dell'ospite sostituendosi al DNA o all'RNA di quest'ultimo e provocando ovviamente disordini di entità variabile. Se il metabolismo dell'ospite subisce gravi alterazioni la cellula muore, il virus si riproduce e invade altre cellule; è invece verosimile che, se i disordini metabolici sono di minor entità, le cellule parassitate integrino la porzione nucleica del virus nel loro patrimonio cromosomico (come se si trattasse di un gene aberrante) e diventino cellule tumorali (cancerose). Ciò è proprio dei virus oncogeni, che sono retrovirus, cioè capaci di effettuare la trascrizione inversa dell'RNA in DNA, che viene incorporato nel genoma della cellula. Il primo tipo di alterazioni è proprio di malattie infettive virali (influenza, febbre gialla, rosolia, ecc.): l'organismo infettato mette in atto rapidamente una reazione immunitaria nei confronti del guscio proteico che consente agli anticorpi di rintracciare e distruggere il virus. Nel secondo caso la reazione immunitaria è invece difficile da realizzarsi in quanto l'RNA o il DNA sarebbe praticamente integrato a quello delle cellule dell'individuo, per cui risulterebbe protetto. Le cellule infestate dal virus reagiscono anche con la produzione di interferon. La patogenicità di un virus è suscettibile di ampie variazioni in quanto i virus, al pari di altri microrganismi, producono spesso mutanti che, anche mantenendo la stessa struttura dei progenitori, presentano notevoli variazioni nella virulenza. Inoltre certi virus (vegetali) hanno la proprietà di sommarsi ad altri complicandone l'azione patogena. Le modalità riproduttive dei virus non sono ancora del tutto note, in quanto le nozioni relative derivano per la maggior parte dagli studi condotti sui virus batterici (batteriofagi). Comunque si ritiene che molti virus animali siano provvisti, al pari dei batteriofagi, di strutture specifiche - corrispondenti a recettori superficiali delle cellule sensibili - che ne consentono la fissazione e la penetrazione, i cui meccanismi sono peraltro poco noti. Probabilmente la penetrazione del virus è concomitante a un aumento della permeabilità cellulare, grazie a cui la maggior parte dell'acido nucleico virale entra nella cellula, mentre la frazione proteica ne resta quasi del tutto esclusa. Segue quindi un periodo (di eclisse) in cui il virus non è evidenziabile, dopo di che l'acido nucleico virale determina la sintesi di nuovo acido nucleico e di altre proteine virali. I virus neoformati lasciano la cellula ospite a volte subito dopo essersi formati, altre dopo la disintegrazione cellulare.
I virus animali possono essere trasmessi direttamente da malato a sano oppure tramite escrementi, cibi e bevande inquinati da portatori, polveri infette, mediante il morso di animali infetti, le escrezioni di vertebrati inferiori, la puntura di un artropodo vettore. I virus dei vegetali si trasmettono prevalentemente tramite l'innesto di una porzione di pianta malata in una sana sensibile, ma talvolta possono essere veicolati da insetti.
u Farmacologia
I vaccini antivirus sono preparati uccidendo o attenuando, con agenti chimici, con il calore o l'invecchiamento, colture di virus su tessuti, in vivo o in vitro. La prima inoculazione di virus a scopi preventivi risale al 1721 e fu effettuata in Europa contro il vaiolo; nel 1796 Jenner dimostrò l'attività antivaiolosa del virus del vaccino. Pasteur nel 1885 preparò il vaccino antirabbico con attenuazione del virus. In tempi più recenti, un agente antivirale molto studiato è l'interferone, prodotto dalle cellule di molti mammiferi, impiegato anche nella terapia di alcune forme di cancro. La tecnica però ancora più seguita risulta essere ancora l’introduzione nell’organismo di virus “attenuati” o morti, per provocare una reazione immunitaria dell’organismo, che produce propri anticorpi. I più diffusi attualmente sono i vaccini antinfluenzale, antipoliomelitico, antimorbilloso, antirosolia, ecc.
u Informatica
Il nome deriva dal fatto che il virus del computer è capace, come il microrganismo patogeno che colpisce le cellule umane, di autoriprodursi e di espandersi. Infatti i sottoprogrammi identificati come virus ricopiano loro stessi sui supporti di memoria del computer e, in un secondo tempo, possono trasmettersi su altre macchine che vengano con loro in contatto. Per evitare o perlomeno mitigare i danni che i virus possono creare alla macchine in cui si inseriscono sono creati programmi antagonisti, detti antivirus, in grado di riconoscerli e renderli inoperanti. I primi virus informatici comparvero negli anni Sessanta e servivano ai ricercatori per combattersi l’uno contro l’altro ma senza uscire dai laboratori; la prima fuga di virus all’esterno accadde nel 1981 sui computer Apple II e solo nel 1986 toccò anche agli IBM cadere vittima del loro primo virus. Sei anni più tardi si sviluppò il primo vero allarme generalizzato per Michelangelo, che, annunciato per il 6 marzo (anniversario dell’artista), in realtà ebbe un impatto minore del previsto ed entrò in circa ventimila computer. Ma il numero di virus negli anni era aumentato esponenzialmente e, contro la dozzina del 1988, nel 1998 se ne contavano più di diecimila e oltre quarantamila due anni dopo. Un virus lanciato su Internet nel 2000 (dal nome accattivante di I love you) è riuscito così a mietere due milioni di vittime.