Crisi di Ungheria

Ungheria Stato dell'Europa centrale; confina con Slovacchia a N, Ucraina a NE, Romania a E, Serbia e Croazia a S, Slovenia e Austria a O.

Aspetti fisici Il territorio occupa gran parte del bacino pannonico, vasta depressione tettonica racchiusa tra l'arco dei Carpazi e le estreme propaggini delle Alpi orientali e delle Dinaridi. Questa depressione si formò nell'era cenozoica, fu invasa dal mare (riempito dai detriti dei rilievi in via di sollevamento) e quindi ricoperta da depositi alluvionali ed eolici (loess). L'orogenesi alpina si manifestò inoltre nel territorio con un'intensa attività vulcanica e diede origine a un allineamento di deboli rilievi che, attraversando diagonalmente l'U., collegano il sistema alpino a quello carpatico.
Il territorio viene comunemente suddiviso in 3 regioni principali: l'Alföld, il Felföld e il Transdanubio. A E del Danubio si estende la pianura ungherese vera e propria (Alföld, `terre basse'), che occupa circa il 50% del territorio, attraversata dal Tibisco e ricca di falde acquifere sotterranee; a N di questa il Felföld (`terre alte'), comprendente i massicci del Börzsöny e del Bükk e i monti Matra (con la vetta più elevata dell'U., 1015 m). Il Transdanubio (ungh. Dunántul), esteso a O del Danubio, comprende a S la regione collinare della Pannonia, al centro i rilievi della Selva Baconia (Bakony), ai cui piedi si allunga il lago Balaton, e a N il Kisalföld (piccola pianura), in parte acquitrinoso, che prosegue in territorio austriaco e slovacco. Prevale il clima continentale, con forti escursioni stagionali e precipitazioni scarse, specie in estate. Tra la vegetazione, dominano le praterie e le steppe, mentre le foreste sono limitate ai rilievi. La puszta danubiana, tipica pianura steppica ungherese, occupa attualmente solo aree limitate dell'Alföld (Hortobágy, Bugac); altrove è stata ampiamente sostituita dalle colture agricole.
Popolazione e stato L'U. costituisce un'isola etnografica e linguistica nel cuore dell'Europa slava: il 97% della popolazione è magiara e parla l'ungherese. La popolazione urbana è in continuo aumento e, grazie a un recente piano di decentramento e di riequilibrio territoriale, sono in crescita le città minori (Debrecen, Miskolc, Szeged, Pécs, Györ), mentre nella cap. Budapest, che resta di gran lunga il centro principale (20% della popolazione totale), gli abitanti sono in lenta diminuzione. Lo stato è una repubblica parlamentare `indipendente, democratica e costituzionale', in base alla costituzione del 1989. Il potere legislativo spetta alla assemblea nazionale, mentre quello esecutivo è detenuto dal governo, presieduto da un primo ministro. Amministrativamente il paese è suddiviso in 20 contee, compresa quella della capitale.
Economia Alla vigilia della 2a guerra mondiale l'economia ungherese, pur essendo ancora fortemente legata all'agricoltura (con struttura latifondista), poteva già contare su una discreta produzione industriale (40% del reddito nazionale), pesantemente subordinata però ai capitali stranieri e prevalentemente destinata all'esportazione. Nel dopoguerra, con l'avvento del regime comunista, fu interessata da una riforma strutturale tra le più radicali dell'Europa dell'est, che riorganizzò l'agricoltura secondo i modelli socialisti e privilegiò lo sviluppo dell'industria di base (nonostante la scarsità di materie prime), a danno delle produzioni destinate al consumo interno. La crisi economica e politica del 1956 diede l'avvio a una serie di sperimentazioni economiche che culminarono, nelle riforme del 1968, con l'abolizione della pianificazione centralizzata, l'incremento delle industrie leggere e la concessione di autonomia produttiva e commerciale alle singole imprese. Da allora la struttura economica ha continuato a subire successive trasformazioni che hanno portato al ridimensionamento del settore agricolo (con diminuzione della superficie agraria e aumento di quella boschiva) e allo sviluppo del terziario. Con l'abbandono del modello socialista (1989) sono state introdotte delle riforme volte a ripristinare le leggi del mercato. Attualmente il 57% del territorio è adibito all'agricoltura, il 13% è occupato da pascoli e il 18% da boschi e foreste. Tra le colture prevalgono i cereali (grano, mais, orzo, segale, avena, riso), quelle industriali (barbabietole da zucchero, tabacco, canapa, lino, girasole), le patate, gli ortaggi, l'uva (vino tokaj), la frutta. Si allevano bovini, suini, ovini, volatili, cavalli. Principale risorsa del sottosuolo è la bauxite, di cui l'U. è tra i maggiori produttori europei. Discrete le risorse energetiche (lignite, carbon fossile, petrolio, gas naturale, uranio), anche se insufficienti al fabbisogno. Si estraggono inoltre ferro, manganese, rame, piombo, zinco. Nel campo industriale i settori produttivi sono in continuo aumento: accanto ai settori siderurgico, metallurgico (alluminio, rame, zinco, piombo), meccanico, tessile (principalmente cotone), chimico (fertilizzanti, farmaci), alimentare (zucchero, olio, conserve, birra) e di raffinazione petrolifera, sono in via di sviluppo i settori delle tecnologie più avanzate (elettronica, informatica, biotecnologie).
Comunicazioni La navigazione fluviale dispone di una rete di 1600 km, costituita dal Tibisco e soprattutto dal Danubio. Quest'ultimo, interamente navigabile nel tratto ungherese, è storicamente il principale asse viario del paese e svolge un ruolo molto importante, sia nelle comunicazioni interne, che nei traffici con i paesi vicini. I trasporti terrestri interni si avvalgono di una fitta rete ferroviaria (13172 km) e di una rete stradale insufficiente (circa 30000 km) ma in via di potenziamento.
Storia Centro di insediamenti sin dal paleolitico (civiltà di Szeleta), l'U. fu occupata da illiri, traci e sciti sino all'arrivo dei celti (sec. V a.C.) che si stabilirono nella regione transdanubiana. Conquistata dai romani (sec. I a.C.-I d.C., Pannonia) e intensamente romanizzata, fu abbandonata (375-406) sotto l'incalzare degli unni di Attila, occupata dai gepidi (453), dagli ostrogoti (fine sec. V) e dai longobardi (sec. VI), divenne possedimento degli avari che vi costituirono un regno (567) durato sino alla conquista carolingia (796). Subì ripetute incursioni slave sino a quando i magiari, guidati da Arpad, la occuparono (896) facendone la base per le proprie scorrerie in Italia (899) e in Moravia (906), prima di essere fermati da Ottone I a Lechfeld (955). Convertitosi al cristianesimo sotto Geza (972-997), il regno magiaro si dette una solida organizzazione con Stefano I il Santo (997-1038), riconosciuto sovrano da papa Silvestro II (1001); Ladislao I conquistò la Slavonia (1089) e la Croazia (1091). Dopo la morte di Andrea III il Veneziano (1301), grazie all'intervento di papa Bonifacio VIII la corona toccò a Carlo Roberto d'Angiò (1308-42) che, alleatosi a boemi e polacchi, si oppose alle pretese asburgiche. Suo figlio Luigi I il Grande (1342-82) conquistò la Valacchia, la Serbia, la Moldavia e la Boemia, mentre divenne consistente la minaccia dell'espansionismo turco (sconfitta di Sigismondo a Nicopoli, 1396). L'avanzata ottomana, dopo la disfatta subita da Ladislao V Jagellone, re di Polonia e di U. (Varna, 1444), venne arrestata dal voivoda Giovanni Hunyadi (Belgrado, 1456), il cui figlio Mattia Corvino (1458-90) fu l'artefice della ripresa magiara. Tornato agli Jagelloni (Ladislao VII, 1490-1516), il regno ungherese fu travolto dall'invasione ottomana (battaglia di Mohács, 1526) guidata da Solimano il Magnifico: solo una piccola parte del paese rimase indipendente, cadendo però ben presto sotto l'influenza degli Asburgo che, riconquistata Buda (1686) e cacciati i turchi (battaglia di Zenta, 1697), annetterono l'U. all'impero (pace di Carlowitz, 1699). L'assolutismo asburgico fu contrastato dalla nobiltà locale che si sollevò senza successo sotto la guida del principe Ferenc II Rákóczy (1703). Nonostante i tentativi di pacificazione da parte di Maria Teresa (1740-80), la lotta antiasburgica riprese con la rivolta contadina della Transilvania (1784) e con il movimento giacobino di I. Martinovics (1794-95). Dopo il congresso di Vienna (1815) si sviluppò il movimento indipendentista e liberale capeggiato da L. Kossuth, fautore dell'ungherese come lingua di stato (1840) e ispiratore della rivolta del 1848, protrattasi sino all'agosto 1849, quando fu stroncata dall'attacco di croati, austriaci e russi. Il perdurare del malcontento antiasburgico portò al compromesso (Ausgleich) del 1867, quando la corona ungherese fu riconosciuta autonoma da quella imperiale, benché unificata nella persona di Francesco Giuseppe (impero austro-ungarico). Caduto l'impero (1918), l'U. conquistò l'indipendenza e si formò una repubblica di tipo sovietico guidata da Béla Kun (21.3.1919), stroncata dall'intervento militare romeno e dall'esercito controrivoluzionario dell'ammiraglio M. Horthy. Ripristinata la monarchia sotto la reggenza di M. Horthy (1920), si stabilì un regime reazionario legato agli interessi dei grandi proprietari terrieri che sottoscrisse un trattato di amicizia con l'Italia (1927). Nel paese si affermò il movimento filonazista e antisemita delle `Croci frecciate' di F. Szálasi e, dopo il compromesso di Monaco (1938), l'U. ottenne concessioni territoriali (Transilvania e Voivodina) che la riportarono alla situazione precedente il 1918. Dopo l'entrata in guerra accanto alle potenze dell'Asse (1941), il regime fu travolto dalla sconfitta e il paese, occupato dalle truppe sovietiche (ottobre 1944), si arrese il 20.1.1945. Ridotta alle frontiere precedenti al 1938, si costituì in repubblica (1.2.1946) legata all'URSS (costituzione filosovietica, 20.8.1949) sotto la guida di M. Rakósi, che impose un regime di stretta osservanza stalinista. Nel 1953 I. Nagy inaugurò un nuovo corso più liberale: la destalinizzazione in URSS (1956) spinse avanti il processo di liberalizzazione e il 27.10.1956 Nagy costituì un nuovo governo che richiese il ritiro delle truppe sovietiche, mentre in tutto il paese franava l'egemonia politica comunista. Il 5 novembre, però, si sviluppò l'intervento militare dell'URSS che in pochi giorni restaurò il regime: Nagy e i suoi collaboratori furono processati e segretamente fucilati. Il governo fu affidato a J. Kádár che diede il via a una relativa liberalizzazione economica (riforma dell'industria e dell'agricoltura, 1960-65) e politica (rimozione dei dirigenti filosovietici, 1962; modifica della costituzione, 1972). Dopo l'elezione a primo ministro di K. Grosz (1988) il paese ha avviato un rapido processo di democratizzazione, proseguito, dopo l'elezione a capo dello stato di B. Straub (1988), con l'approvazione del pluripartitismo e le elezioni (aprile 1989) che hanno visto il successo del Forum democratico (partito di ispirazione nazionalcristiana). Dall'agosto 1990 capo dello stato è A. Göncz. Le elezioni del maggio 1994 hanno decretato una netta sconfitta del Forum democratico e l'affermazione del Partito socialista, che ha formato un governo di coalizione guidato da G. Horn.

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