Napoleone imperatore
Napoleóne Nome di due sovrani francesi.
• Napoleone I Bonaparte (Ajaccio
15.8.1769 - Sant'Elena 5.5.1821) Figlio di Carlo Maria Bonaparte e di Letizia Ramolino, si formò nel collegio di Autun e nella scuola militare di Brienne.
Sottotenente di artiglieria dal 1785, soggiornò per lunghi periodi in Corsica e
allo scoppio della rivoluzione partecipò alle lotte politiche dell'isola
ottenendo il comando di un reparto della guardia nazionale. Giacobino e
filofrancese, giunse a far aprire il fuoco sui patrioti corsi di P. Paoli ad
Ajaccio e, in seguito a ciò, riparò insieme alla famiglia in Provenza. Si
segnalò quindi nell'assedio di Tolone che fu ripresa ai realisti (18.12.1793).
Generale di brigata, dopo il colpo di stato del 27.7.1794 (9 termidoro) fu
arrestato per i suoi legami con i fratelli Robespierre. Reintegrato
nell'esercito grazie all'appoggio di L.N. Carnot e di P. Barras, si distinse
nella repressione del tentativo controrivoluzionario del 5.10.1795 (13
vendemmiaio) a Parigi.
Nel 1796 sposò Giuseppina Tascher de La Pagerie, vedova
Beauharnais, ben introdotta nel direttorio. Nominato comandante dell'armata
d'Italia, effettuò una brillante campagna sconfiggendo gli austro-piemontesi
(1796-97): con l'armistizio di Cherasco e la pace di Campoformio, poté
disporre liberamente dell'Italia ove costituì le repubbliche Cispadana e
Cisalpina, sul modello di quella francese, concedendo all'Austria il Veneto in
cambio del Belgio. A Parigi il direttorio ratificò l'operato di N. e gli assegnò
il comando di un'armata per continuare la guerra contro la Gran Bretagna. Nel
1798, allo scopo di tagliare i collegamenti tra la Gran Bretagna e l'oriente,
organizzò una spedizione che, dopo avere occupato Malta, giunse in Egitto dove
il 20.7.1798 sconfisse i mamelucchi alle piramidi presso il Cairo.
Nonostante
che la sua flotta fosse stata distrutta da H. Nelson ad Abukir (1.8.1798),
proseguì la campagna in Palestina e Siria ma, informato delle vittorie della
coalizione austro-russa in Italia, rientrò in Francia deciso a prendere il
potere. Il 9.11.1799 (18 brumaio) disperse il consiglio dei Cinquecento e
costituì il triumvirato con E.J. Sieyès e P.R. Ducos. Tre mesi dopo, la
costituzione dell'anno VIII lo designò primo console, con poteri dittatoriali.
Sceso nuovamente in Italia, sconfisse a Marengo (14.6.1800) gli austriaci,
imponendo l'egemonia francese al continente con la pace di Lunéville (1801):
anche la Gran Bretagna dovette cessare le ostilità (pace di Amiens, 1802).
Annesse alla Francia il Piemonte, Genova, l'Elba e Piombino, trasformò la
Repubblica Cisalpina in Repubblica Italiana di cui assunse la presidenza (1802).
In patria e negli stati satelliti procedette al consolidamento
dell'amministrazione statale e dell'economia. Favorì lo sviluppo economico,
ordinò grandi lavori pubblici, fondò la Banca di Francia, stabilizzò la moneta,
riorganizzò l'amministrazione statale e giudiziaria, insediando la commissione
che in pochi anni (1800-11) preparò un corpus di codici (codice N.) che sancì
dal punto di vista giuridico le principali conquiste della rivoluzione borghese
e che avrebbe rappresentato un modello per tutti i codici moderni. Firmò un
concordato con la chiesa cattolica, facendole accettare le alienazioni delle
proprietà ecclesiastiche, e riaprì le frontiere ai fuoriusciti consolidando il
suo potere. Nel 1802 ottenne che il consolato gli fosse conferito a vita e con
la possibilità di scegliersi un successore, primo passo verso la trasformazione
in senso monarchico del regime. L'occasione della scoperta di una vasta congiura
monarchica gli consentì di farsi assegnare dal senato il titolo di imperatore
dei francesi; il 2.12.1804 N. cinse la corona in Notre-Dame alla presenza del
papa Pio VII. Tutti gli stati satelliti della Francia subirono la stessa
mutazione costituzionale: N. fu incoronato re d'Italia a Milano il 26.5.1805. La
Gran Bretagna però, preoccupata per il sorgere di una grande potenza con vasti
interessi commerciali e coloniali, riprese la guerra. N. occupò il ducato di
Hannover e si predispose a fronteggiare un'ampia coalizione: sconfitto in mare
da H. Nelson a Trafalgar (1805), riportò le vittorie di Ulm e Austerlitz (1805),
costringendo l'Austria alla pace e a pesanti concessioni territoriali. La guerra
proseguì contro Prussia e Russia, rispettivamente sconfitte a Jena (1806) e
Friedland (1806).
La pace di Tilsit (1807) chiuse questa campagna e sancì la spartizione
dell'Europa in due sfere di influenza, francese a ovest e russa a est. Riuniti i
principati tedeschi nella Confederazione del Reno di cui si proclamò protettore,
assegnò ai suoi familiari molti troni europei: al fratello Luigi il regno
d'Olanda, a Giuseppe il regno di Napoli (ceduto a G. Murat nel 1808 quando a
Giuseppe andò il trono di Spagna), a Gerolamo la Westfalia, a Paolina il ducato
di Guastalla, a Elisa quelli di Lucca e Piombino. Proclamato contro la Gran
Bretagna il blocco continentale (1807), per completare il suo dominio
sull'Europa, invase il Portogallo e successivamente la Spagna dove però
un'efficace guerriglia, sostenuta anche dalle truppe britanniche di A.W.
Wellington, gli impedì di assumere effettivamente il controllo del paese e lo
obbligò a impegnare parte delle sue truppe in un'estenuante repressione. Nel
1809 l'Austria riaprì le ostilità ma venne severamente sconfitta a Wagram
(6.7.1809) e dovette firmare la pace di Schönbrunn (14.10.1809) con la quale
vide ulteriormente ridursi il suo territorio e perse ogni sbocco al mare. In
Italia venne annesso lo Stato della Chiesa e Pio VII fu allontanato da Roma.
Per
giungere a una definitiva stabilizzazione in Europa, cercò di legarsi anche
personalmente agli Asburgo: nel 1810, dopo aver divorziato da Giuseppina, sposò
la figlia dell'imperatore d'Austria, Maria Luigia, dalla quale ebbe il figlio N.
Francesco Giuseppe. Fu questo l'apogeo della sua potenza: l'impero era vasto,
consolidato, in pieno sviluppo economico. Tranne la Gran Bretagna, che
ostinatamente continuava la guerra sui mari e nella penisola iberica, tutta
l'Europa era sotto il suo dominio. La Russia si mostrava però sempre più
insofferente all'alleanza stipulata con N. per le difficoltà economiche imposte
dal blocco del commercio con la Gran Bretagna, per la perdita del controllo sul
Baltico dopo che la Svezia era stata assegnata al generale Bernadotte, per il
rafforzarsi ai suoi confini del granducato di Varsavia, per le mire di N.
sull'oriente che secondo gli accordi di Tilsit era assegnato alla sua influenza.
N., raccolto un esercito di oltre 600000 uomini in Polonia intraprese una
campagna militare contro la Russia nel giugno 1812; dopo la sanguinosa battaglia
di Borodino o della Moscova (7.9.1812) giunse a Mosca in settembre. Dopo breve
tempo, però, l'incendio della città, le lunghissime linee di comunicazione che
impedivano l'afflusso di rifornimenti e l'approssimarsi dell'inverno lo
convinsero a ordinare la ritirata che si risolse in una catastrofe: i francesi
decimati dalla fame e dal gelo furono duramente sconfitti alla Beresina
(25/28.11).
Tutta l'Europa allora si ribellò a N.: Prussia e Austria scesero in
campo e N., dopo una serie di vittorie in Germania, fu sconfitto a Lipsia
(19.10.1813). Respinte le proposte di mediazione che prevedevano un regno di
Francia ridotto ai suoi confini naturali, proseguì la guerra: abbandonato dalla
borghesia francese e dall'esercito, fu costretto ad abdicare (6.4.1814) e ad
accettare di ritirarsi all'Elba (4.5.1814) mentre alla moglie e al figlio veniva
concesso il ducato di Parma e Piacenza. In Francia intanto crebbe il malcontento
tra i delusi della restaurazione; le potenze coalizzate e Luigi XVIII di
Borbone, temendo un ritorno di N., si prepararono a deportarlo oltreoceano. N.
ruppe quindi gli indugi e il 26.2.1815 salpò da Portoferraio e sbarcò a Cannes,
da dove marciò su Parigi tra l'entusiasmo popolare, raccogliendo un vasto
seguito e riconquistando il trono senza sparare un sol colpo.
Il suo ultimo
periodo di regno fu però di breve durata (i cosiddetti Cento giorni): gli
alleati schierarono contro di lui un corpo di spedizione britannico e uno
prussiano in Belgio e, nonostante alcune vittorie, N. fu definitivamente
sconfitto a Waterloo (18.6.1815). Consegnatosi agli alleati, fu relegato
nell'isola di Sant'Elena dove trascorse gli ultimi anni dettando le sue memorie
a E.A. de Las Cases. Gli anni successivi furono caratterizzati dal crollo in
tutta Europa del sistema politico-territoriale creato da N., ma le monarchie
della restaurazione furono quasi ovunque le dirette continuatrici di quelle
napoleoniche e di quelle assolutistico-riformatrici della 2a metà del sec. XVIII
di cui mantennero in vigore leggi, metodi e usanze in campo amministrativo,
finanziario e militare. Tali monarchie furono caratterizzate da un forte
accentramento del potere e da legislazioni che lasciarono ben poco spazio ai
privilegi giuridici del clero e della nobiltà, mentre sancirono il concetto
borghese della proprietà. Il figlio di N. e Maria Luigia d'Austria, N. Francesco
Giuseppe Carlo Bonaparte (Parigi 20.3.1811 - Vienna 22.7.1832) fu erede
designato (`re di Roma') del trono imperiale di Francia; dopo la sconfitta di
Lipsia venne condotto dalla madre a Vienna (1814) ed educato alla corte
austriaca. Nel 1818 gli fu conferito il titolo di duca di Reichstadt.
Considerato dai bonapartisti N. II, rimase lontano dalla politica e morì
precocemente di tisi.
• Napoleone III (Luigi Carlo Napoleone Bonaparte) (Parigi 20.4.1808 -
Chislehurst 9.1.1873)
Avventure e idee del giovane Luigi Napoleone Bonaparte
Figlio di Luigi Bonaparte, fratello di N. I, e di Ortensia Beauharnais, crebbe in esilio dopo il crollo dell'impero (1815). Si affiliò alla
Carboneria e partecipò ai moti del 1831 in Italia. Cospirò per rovesciare la
monarchia di Luigi Filippo, organizzando due tentativi insurrezionali a
Strasburgo (1836) e Boulogne (1840) e fu arrestato. Dopo sei anni riuscì a
fuggire ed ebbe un ruolo di primo piano negli avvenimenti del 1848. Eletto
deputato alla costituente e quindi all'assemblea legislativa, partecipò alle
elezioni presidenziali del 10.12.1848, nelle quali riportò un grande trionfo
sostenuto dalla borghesia timorosa di uno sviluppo rivoluzionario. Per
conquistarsi l'appoggio dei cattolici inviò un corpo di spedizione per reprimere
la Repubblica Romana (1849) e riportare sul trono Pio IX. Poco prima della
scadenza del mandato, con un colpo di stato (2.12.1851) fece arrestare i
principali avversari politici e organizzò un plebiscito che approvò il suo
operato assegnandogli i pieni poteri. Successivamente una nuova costituzione
(14.1.1852) gli prolungò il mandato per un decennio, ma di lì a poco (2.12.1852)
un plebiscito gli conferì i poteri imperiali. Nella prima fase (1852-60) il
regime autoritario così instaurato offrì le condizioni di un notevole sviluppo
economico per l'industria francese e fu avviato un intenso programma di lavori
pubblici (strade, ferrovie, ristrutturazione urbanistica di Parigi secondo i
piani di G.E. Haussmann).
In politica estera N. operò con successo per
estendere i possedimenti coloniali in Algeria, Senegal, Africa orientale e
sud-est asiatico e si accordò con Gran Bretagna e Piemonte per difendere
l'impero ottomano dall'espansionismo russo (guerra di Crimea, 1853-56). In
Italia, verso la quale voleva fungere da protettore, sostenne il progetto
unificatore del Piemonte in cambio della cessione alla Francia di Nizza e della
Savoia. Partecipò quindi con un contingente alla 2a guerra d'indipendenza
italiana, ma si oppose, per non perdere il sostegno dei cattolici francesi,
all'annessione di Roma al nuovo stato unitario. Dopo il 1860, di fronte al
crescente malcontento di industriali e cattolici, un tempo i suoi più forti
sostenitori e al rafforzarsi dell'opposizione operaia, fu costretto a concedere
alcune libertà formali (elezioni legislative, libertà di stampa, diritto di
sciopero). La situazione dell'impero si aggravò con i primi gravi insuccessi in
campo internazionale come la fallimentare spedizione in Messico (1862-67) per
sostenere l'effimero regno di Massimiliano d'Asburgo.
La sottovalutazione della
potenza prussiana fu l'errore determinante: N. reagì alle provocazioni di
Bismarck e dichiarò guerra alla Prussia subendo un'unica ma definitiva sconfitta
a Sedan (1.9.1870). N. cadde prigioniero e l'impero venne sostituito dalla III
repubblica. Liberato dai tedeschi nel 1871, andò in esilio in Gran Bretagna dove
morì.