Guerre mondiali

I due conflitti che nel corso del sec. XX coinvolsero le principali potenze del mondo.

1a guerra mondiale (1914-18)



LO SCOPPIO DELLA GUERRA

La guerra fu determinata dal concorso di numerosi elementi, il principale dei quali era costituito dai contrastanti interessi delle grandi potenze europee. Da una parte Gran Bretagna e Francia, che disponevano di vasti imperi coloniali da cui traevano risorse a costi contenuti e in quantità pressoché illimitata e che costituivano un mercato enorme; dall'altra la Germania, che aveva goduto di un rapidissimo tasso di sviluppo tecnologico e industriale ma che poteva accedere solo ai marginali mercati dell'Europa centrale e orientale. Numerose altre situazioni di crisi contribuirono a determinare lo scoppio del conflitto: i fermenti nazionalistici, in particolare in Italia e nei Balcani, che l'impero austro-ungarico non era più in grado di controllare; il panslavismo della Russia, che mirava a un'espansione nell'Europa sud-orientale a scapito del decadente impero ottomano; il desiderio di rivincita della Francia sulla Germania dopo la sconfitta del 1870 e la conseguente perdita di Alsazia e Lorena. La scintilla della guerra fu un episodio grave ma di per sé insufficiente a scatenare un conflitto mondiale: l'assassinio dell'erede al trono austriaco, l'arciduca Francesco Ferdinando, e della moglie, a Sarajevo per mano di uno studente serbo nazionalista, Gavrilo Princip (28.6.1914). Il conseguente ultimatum austriaco, che poneva delle richieste umilianti alla Serbia, fu respinto e il 28.7 si accese quella che pareva essere una nuova guerra balcanica. La Russia proclamò la mobilitazione il 29.7 in difesa della Serbia, cui seguì quella della Germania e successivamente lo stato di guerra (1.8). La Francia, impegnata dal trattato dell'Intesa, mobilitò anch'essa ma non ricevette la dichiarazione di guerra della Germania che il 3.8, quando ormai la neutralità del Belgio era stata violata dalle truppe tedesche in avanzata. L'entrata in guerra della Gran Bretagna fu allora inevitabile (4.8), mentre l'Austria dichiarò guerra relativamente in ritardo: alla Russia il 5.8, alla Francia l'11.8, alla Gran Bretagna il 13.8. La Turchia, legata da un patto segreto alla Germania, accolse nei suoi porti navi da guerra tedesche ma ritardò l'entrata in guerra fino al 29.10. Il Giappone, che puntava a occupare le colonie tedesche nel Pacifico, dichiarò guerra alla Germania il 23.8.

STORIA POLITICA DELLA GUERRA

Allo scoppio della guerra un'ondata patriottica dilagò in tutti i paesi europei, coinvolgendo gran parte dei partiti socialisti, che accettarono di votare i crediti di guerra e i pieni poteri ai rispettivi governi in nome dell'unità nazionale. Le relazioni internazionali fino al 1917 furono dominate dagli sforzi dei belligeranti per stringere rapporti con i paesi neutrali. L'invasione di Belgio e Lussemburgo, in violazione di tutti i trattati internazionali, determinò l'entrata in guerra della Gran Bretagna che avrebbe preferito evitare un coinvolgimento diretto. I paesi scandinavi, Spagna e Paesi Bassi si dichiararono neutrali: la Danimarca non poté opporsi all'ordine tedesco di minare gli stretti per impedire alla flotta britannica di penetrare nel Baltico. La Svizzera, completamente dipendente dai paesi belligeranti, riuscì a mantenere la sua neutralità, divenendo il centro delle relazioni diplomatiche ma anche dei movimenti socialisti rivoluzionari di opposizione alla guerra (conferenza di Zimmerwald, settembre 1915). L'Italia proclamò la sua neutralità (2.8.1914) appellandosi a una clausola della Triplice alleanza che non impegnava i firmatari alla reciproca difesa se non consultati in precedenza, aprendo trattative con i due schieramenti per ottenere concessioni territoriali. I socialisti si schierarono contro l'intervento ma si limitarono a dichiarazioni di principio, senza organizzare alcuna mobilitazione popolare; anche i giolittiani e i cattolici si tennero su posizioni neutraliste, temendo l'inevitabile travaglio sociale determinato dalla guerra. Il fronte degli interventisti era guidato dai nazionalisti, dai socialisti che avevano abbandonato il partito con B. Mussolini, dai pochi irredentisti democratici (C. Battisti, L. Bissolati, F. Corridoni, G. Salvemini) e sostenuto, dopo iniziali tentennamenti, dai grandi gruppi industriali, interessati agli alti profitti delle commesse militari. Il settore dei Balcani era oggetto di interessi contrastanti: in particolare la Bulgaria, cercando l'occasione per conquistare la Macedonia serba, entrò in guerra accanto agli imperi centrali (5.10.1915). La Grecia, dapprima schierata su una neutralità filotedesca, si decise a entrare in guerra a fianco degli alleati (26.6.1917) per le pressioni francesi e prefigurando conquiste territoriali a scapito della Turchia. Determinante fu infine il ruolo degli USA: dalla posizione neutrale iniziale, legata al tradizionale isolazionismo e all'interesse economico per le forniture agli stati belligeranti, si passò gradualmente a un maggiore impegno politico per la ricerca della pace. Il presidente W. Wilson propose di giungere a una pace senza annessioni, fondata sull'autodeterminazione dei popoli. Tale proposta non ebbe seguito, anzi, i tedeschi accentuarono gli attacchi sottomarini al traffico mercantile in Atlantico per mettere in difficoltà gli alleati: la situazione divenne insostenibile e gli USA, ormai indissolubilmente legati dalle forniture militari agli interessi franco-britannici, furono inevitabilmente coinvolti nella guerra (6.4). Il 1917 fu un anno di svolta anche sul fronte interno: la guerra rese critica la situazione sociale, politica ed economica su entrambi i fronti. In Francia, Italia e Germania si svolsero numerose manifestazioni contro la guerra, scioperi contro il carovita e, nei reparti al fronte, diserzioni e ammutinamenti. La repressione fu ovunque estremamente dura e migliaia di soldati vennero fucilati o deportati. In Russia, dove la situazione era già fortemente degradata, la guerra determinò lo scoppio di una crisi rivoluzionaria: subito dopo la ®rivoluzione di ottobre, il governo dei Soviet si ritirò dal conflitto consentendo agli imperi centrali di trasferire quasi un milione di uomini sugli altri fronti. Ma ciò non fu sufficiente: l'afflusso di truppe e materiali dagli USA stava facendo volgere le sorti della guerra a favore degli alleati e anche in Germania e in Austria-Ungheria iniziarono a manifestarsi i segni di un cedimento che divenne repentino dopo l'estate del 1918.

OPERAZIONI MILITARI

La grande offensiva tedesca del 1914
All'inizio di agosto i tedeschi aggirarono il sistema difensivo francese, invadendo Lussemburgo e Belgio, paesi neutrali. Attraversata la Mosa e conquistata Lilla (26-27.8), puntarono da nord su Parigi, ma vennero fermati alla Marna (6-9.9) dall'esercito francese guidato da C.J. Joffre e si attestarono sulla linea dell'Aisne. Poco dopo falliva un nuovo tentativo di aggiramento tedesco, condotto da E. von Falkenhayn. Più a nord, la linea del fronte si consolidava sulla direttrice ideale che congiunge Ypres a Soissons e Reims. Appariva chiaro che dalla guerra di movimento, ipotizzata dai comandi tedeschi, si sarebbe passati a una logorante guerra di trincea. Nel frattempo a est i russi invasero la Prussia orientale e la Galizia conquistando Leopoli, ma nel corso di una violenta controffensiva le truppe tedesche di P.L. Hindenburg e E. Ludendorff riportarono due grandi vittorie a Tannenberg, in Polonia (26-30.8) e ai laghi Masuri (5-13.9). I russi si dovettero così ritirare oltre il f. Neman, mentre nel settore sud-orientale vennero fermati in territorio ungherese dagli austriaci. Nel frattempo gli austriaci non erano riusciti a piegare la resistenza dei serbi, che riuscirono a riconquistare Belgrado. Sul mare, dopo che l'ammiraglio tedesco M. von Spee aveva riportato una prima vittoria nel Pacifico al largo delle coste cilene (1.11), l'ammiraglio britannico F.C.D. Sturdee annientò la squadra tedesca presso le isole Falkland (8.12). Le colonie tedesche in Africa furono assalite dagli anglo-francesi, mentre la Gran Bretagna proclamò il suo protettorato sull'Egitto (17.12) e sbarcò truppe in Mesopotamia. Infine il Giappone procedette all'occupazione di alcune colonie tedesche nel Pacifico.

L'entrata in guerra dell'Italia (1915)
Gli eserciti anglo-francesi tentarono di muovere il fronte occidentale con un'offensiva a Soissons (8-12.1) e a Neuve Chapelle (10-13.3) che ottenne un esito modesto. In giugno si verificò il primo attacco aereo tedesco su Londra, mentre in settembre vennero rinnovate le offensive alleate, prima nella Champagne e poi a Loos, che i tedeschi respinsero a prezzo di gravi perdite. L'Italia dichiarò guerra agli imperi centrali il 23.5. A una rapida avanzata nella pianura veneto-friulana seguirono alcune offensive che si infransero, nell'autunno, sulla linea dell'Isonzo, con perdite gravissime da entrambe le parti. Nel frattempo a est i tedeschi riportavano nuovi successi: il 2.5 ebbe inizio una violentissima offensiva degli austro-tedeschi, che in breve sfondarono le linee russe tra Gorlice e Tornovo, in Galizia, e dilagarono in Polonia. Il 5.8 i tedeschi entrarono a Varsavia e poco dopo a Grodno e Vilnius. Solo il 6.9, a Tarnopol, i russi riuscirono ad arrestarne l'avanzata, ma le loro perdite territoriali, in uomini e mezzi erano state ingentissime. In febbraio la flotta anglo-francese iniziò l'attacco ai Dardanelli, in vista di uno sbarco che avvenne solo a fine aprile, a Gelibolu. Lo sbarco, diretto al cuore dell'impero ottomano, si risolse con una sconfitta per gli alleati, tanto che W. Churchill, che lo aveva sostenuto, fu costretto a dimettersi. Nello stesso teatro d'operazioni, in ottobre truppe alleate sbarcarono a Salonicco (5.10), violando la neutralità della Grecia. Quasi contemporaneamente, grazie anche all'entrata in guerra della Bulgaria, gli austriaci entrarono definitivamente a Belgrado (9.10) e i resti dell'esercito serbo vennero evacuati dall'Albania. Sul fronte navale, nelle acque del mare del Nord si svolse lo scontro di Dogger Bank (24.1) che si concluse con l'affondamento dell'incrociatore tedesco Blücher. Il 18.2, con la flotta di superficie bloccata nei porti, la Germania proclamò la guerra sottomarina indiscriminata lanciando i suoi sommergibili contro il naviglio mercantile alleato. Il 7.5 venne così affondato il transatlantico britannico Lusitania, causando 1200 morti tra i civili, molti dei quali statunitensi; la grande emozione suscitata nell'opinione pubblica determinò l'aumento della pressione contro le posizioni isolazioniste e a favore di un intervento degli USA nella guerra.

Verdun e la Somme, Gorizia e le battaglie sul Carso (1916)
Il 21.2 i reparti tedeschi di Falkenhayn misero in atto a Verdun quello che avrebbe dovuto essere l'attacco decisivo condotto con lo scopo di logorare e annientare le truppe francesi e sfondare il fronte. Il piano non riuscì, ma nelle trincee di Verdun si contarono più di 700000 morti. Falkenhayn fu sostituito da Hindenburg, il quale si limitò a consolidare le posizioni. Un contrattacco di alleggerimento venne guidato dai britannici sulla Somme, dove furono impiegati per la prima volta i carri armati. Il fronte occidentale divenne inoltre teatro di sempre più accaniti duelli aerei, man mano che la tecnologia forniva aeroplani sempre più efficienti (Fokker, Spad, Nieuport). Il 3.12 il generale R.G. Nivelle, che aveva avuto il comando a Verdun, succedette a Joffre come comandante in capo. Nel gennaio i russi contrattaccarono in Galizia, con risultati modesti, mentre in marzo subirono una grave sconfitta presso il lago Narox. Nell'estate riuscirono a riportare alcune vittorie contro gli austriaci in Galizia e si spinsero fino ai Carpazi. In agosto la Romania dichiarò guerra agli imperi centrali, ma l'esercito romeno fu rapidamente sconfitto, tanto che il 2.12 i tedeschi entrarono a Bucarest. Nel settore sud-orientale i russi avanzarono in Turchia, conquistando Erzurum (16.2) e Trebisonda (19.4). In Italia, dopo alcune rinnovate offensive italiane sull'Isonzo, conclusesi senza successo, il 15.5 gli austriaci, guidati da F. Conrad von Hötzendorf, iniziarono una manovra, la cosiddetta Strafexpedition (`spedizione punitiva'), intesa a tagliare le retrovie italiane scendendo dal Trentino verso la pianura padana. Dopo alcuni successi, che portarono all'occupazione di Asiago, gli austriaci vennero però bloccati. Lungo l'Isonzo proseguirono gli assalti italiani, fino alla conquista di Gorizia (8.8) e di Monte San Michele. Il 28.8 l'Italia dichiarò guerra anche alla Germania. Nel frattempo la flotta tedesca tentò una sortita nel mare del Nord per forzare il blocco navale: il 31.5. si svolse la battaglia navale dello Jutland, il cui esito fu controverso: i tedeschi riuscirono infatti a infliggere notevoli perdite alla flotta britannica, ma dovettero anche rientrare e per il resto del conflitto la flotta di superficie non uscì dai porti. In Mesopotamia invece l'esercito turco riportò nell'estate alcuni importanti successi costringendo le truppe britanniche ad abbandonare Baghdad.

La svolta del 1917
La sostanziale immobilità a prezzo di enormi perdite indusse i tedeschi a cercare dei contatti con gli alleati: nel frattempo anche Wilson propose delle soluzioni di pace. Gli alleati rifiutarono, stimando ormai ridotte le capacità di resistenza dei tedeschi e prepararono una grande offensiva da scatenare tra Arras e Soissons. Dopo l'entrata in guerra degli USA (6.4), l'offensiva ebbe inizio. Gli attacchi francesi sul Chemin des Dames non ottennero grandi risultati ma furono particolarmente cruenti, provocando ca 300000 vittime tra i due schieramenti. La follia degli assalti frontali ai reticolati provocò innumerevoli proteste e casi di ammutinamento tra le unità francesi, represse con migliaia di processi e fucilazioni. Quasi contemporaneamente la Gran Bretagna attaccò nelle Fiandre; inizialmente la linea predisposta da Hindenburg fu sfondata, ma un'efficace controffensiva condusse i tedeschi a recuperare quasi interamente il terreno perduto. In Russia gli avvenimenti rivoluzionari del febbraio avevano sospeso le ostilità: solo in giugno l'esercito tentò un'offensiva nella zona di Tarnopol, ma dopo qualche effimero successo la situazione precipitò: la disfatta russa (il 3.9 i tedeschi entrarono in Riga) travolse il governo Kerenskij e i soldati abbandonarono il fronte. Il 7.11 i bolscevichi presero il potere e il 5.12 le delegazioni russa e tedesca firmarono l'armistizio a Brest-Litovsk. Nel settore sud-orientale anche i romeni firmarono l'armistizio con gli imperi centrali a Focsani (9.12). In Italia proseguirono le offensive sulla linea dell'Isonzo con modesti risultati, eccettuata la conquista dell'altopiano della Bainsizza. Ma il 24.10 una violenta controffensiva austro-tedesca sfondò il fronte italiano a Caporetto; i reparti italiani dovettero ripiegare disordinatamente fino al Piave, dove si attestarono su nuove linee difensive, rafforzate anche dall'arrivo di 11 divisioni anglo-francesi. Nel novembre/dicembre una nuova grande offensiva venne respinta sul Grappa e sul Piave dalle armate affidate ad A. Diaz, subentrato a Cadorna come capo di stato maggiore. In Grecia gli alleati rafforzarono il loro dispositivo attorno a Salonicco, mentre in Palestina il generale E.H. Allenby avanzò, affiancato anche da reparti arabi irregolari, organizzati da T.E. Lawrence, che avevano condotto la guerriglia nel deserto, conquistando Gerusalemme.

Il crollo degli imperi centrali (1918)
La fine delle ostilità sul fronte russo determinò numerose conseguenze: sul fronte nord-orientale i tedeschi giunsero a Helsinki (14.4), mentre a sud-est occuparono Sebastopoli (1.5) e il 7.5 anche la Romania accettò la pace con gli imperi centrali. La disponibilità di ingenti truppe consentì il rafforzamento tedesco sul fronte occidentale dove il 23.3 fu scatenata una grande offensiva in Piccardia, arrestata dagli alleati solo alle porte di Amiens (4.4). Una seconda offensiva tedesca si abbatté sulle Fiandre, lungo il corso della Lys e minacciò le città di Ypres e Hazebrouck. Ai primi di maggio una terza offensiva investì lo Chemin des Dames, sull'Aisne. Alla fine di maggio le truppe tedesche, conquistata Château-Thierry, erano ormai a ca 60 km da Parigi. Nel frattempo andava organizzandosi il contingente USA in Francia e per questo Ludendorff affrettò i tempi e decise di attraversare la Marna, nel mese di giugno, ma il suo attacco venne respinto dagli alleati. L'8.8, alle porte di Amiens, cominciò una vittoriosa controffensiva, mentre in Lorena il 12.9 gli americani espugnarono Saint Mihiel. Sul fronte italiano si ebbe nel mese di giugno una nuova offensiva austriaca, che venne però respinta dopo due settimane di duri combattimenti. Il 24.10 iniziò un violento contrattacco italiano sul Grappa e sul Piave: il 29.10 il fronte austriaco fu travolto a Vittorio Veneto. Dopo alcuni giorni di trattative il comando austriaco accettò la resa incondizionata (3.11) e nello stesso giorno reparti italiani entrarono a Trento e Trieste. Sul fronte francese l'avanzata alleata continuava mentre l'esercito tedesco iniziava a disgregarsi. L'insurrezione in Germania e la fuga dell'imperatore (8.11) precedettero la decisione tedesca di firmare l'armistizio per il fronte occidentale (11.11): praticamente tutto il territorio della Francia e del Belgio era stato liberato. Il 12.11 l'imperatore Carlo I abdicò in Austria e il giorno seguente in Ungheria. L'impero austro-ungarico, sconfitto militarmente, era ormai in pratica dissolto. Anche l'impero ottomano fu costretto alla resa (30.10): le truppe britanniche e arabe entrarono in Damasco (1.10), proseguendo poi per Beirut e Aleppo avanzando di oltre 800 km in un mese.

LE CONCLUSIONI E I TRATTATI DI PACE

I trattati di pace furono siglati dalle potenze vincitrici con la Germania (28.6.1919) a Versailles, con l'Austria (10.9.1919) a Saint-Germain-en-Laye, con la Bulgaria (27.11.1919) a Neuilly, con l'Ungheria (4.6.1920) al Trianon, con la Turchia (10.8.1920) a Sèvres, rivisti poi il 24.7.1923 a Losanna. Intanto era nata (28.4.1919) la Società delle Nazioni, con il compito di garantire la pace e di fungere da strumento di possibile mediazione nei contrasti tra i vari paesi. Le frontiere d'Europa subirono radicali trasformazioni: nacquero le repubbliche di Austria, Cecoslovacchia, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria e il regno di Iugoslavia. La Francia recuperò Alsazia e Lorena, l'Italia ottenne Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Tirolo meridionale e Istria. L'impero ottomano si ridusse alla sola Turchia, peraltro invasa dalle truppe alleate e greche, mentre il Medio Oriente venne sottoposto al protettorato franco-britannico. Le ingenti riparazioni di guerra imposte alla Germania e la conseguente crisi economica contribuirono a gettare il seme della guerra che sarebbe scoppiata solo vent'anni dopo.



2a guerra mondiale (1939-45)



LO SCOPPIO DELLA GUERRA

In Germania, il peso delle riparazioni di guerra imposte e la successiva occupazione militare francese della Renania a garanzia di queste, nonché la crisi economica che impedì il consolidarsi della fragile democrazia tedesca furono determinanti nella formazione di un forte movimento nazionalista, revanscista e autoritario e nella conseguente ascesa al potere di A. Hitler. Il Giappone, dove dal 1930 si era rafforzato il potere dei militari, iniziò una politica espansionista sul continente asiatico (occupazione della Manciuria, 1932) cui seguì l'invasione della Cina. L'Italia fascista, che pure nel 1934 aveva impedito alla Germania di annettersi l'Austria e aveva firmato un'intesa con Francia e Gran Bretagna (Stresa, 1935), decise di invadere l'Etiopia, subendo per questo solo un formale embargo economico. Le `sanzioni' non ebbero particolare effetto se non quello di contribuire a un avvicinamento italo-tedesco, completato dalla sottoscrizione dell'Asse Roma-Berlino (1.9.1936). La rivolta militare in Spagna (1936) e la successiva guerra civile videro le dittature fascista e nazista impegnate a sostenere i franchisti, mentre le democrazie occidentali si trincerarono dietro una politica di non intervento che di fatto strangolò la repubblica spagnola. Il riarmo tedesco, a dispetto dei trattati di pace, e la serie di aggressioni ai paesi dell'Europa centrale (Austria, Sudeti) trovarono addirittura una ratifica da parte delle potenze occidentali (trattato di Monaco, 29.9.1938). L'invasione di Boemia e Moravia (marzo 1939) convinse Francia e Gran Bretagna a offrire delle garanzie alla Polonia, mentre l'URSS, temendo la crescente aggressività tedesca, firmò un trattato di non-aggressione (patto Molotov-Ribbentrop, 23.8.1939) che ebbe un ruolo determinante nello scoppio della guerra. La Germania, liberata dal rischio di una guerra su due fronti, procedette all'invasione della Polonia (1.9.1939). Francia e Gran Bretagna, onorando il trattato con la Polonia, dichiararono guerra alla Germania (3.9). L'Italia si dichiarò neutrale, restando in attesa degli eventi.

L'INIZIO DELLE OSTILITÀ (1939)

Il conflitto ebbe inizio l'1.9.1939, quando le divisioni corazzate tedesche, appoggiate dalla Luftwaffe, invasero la Polonia per condurre quella che era stata definita la `guerra lampo' (Blitzkrieg). Le truppe polacche vennero rapidamente travolte e Varsavia venne occupata il 27.8. Nel frattempo anche i sovietici erano entrati nel territorio polacco (17.8), formalmente per tutelare le popolazioni della Bielorussia occidentale che aveva dovuto cedere alla Polonia col trattato di Riga (marzo 1921), ma in realtà per annettersi la Polonia orientale, come concordato nel patto Molotov-Ribbentrop. Sul fronte occidentale le attività militari, nei primi mesi di guerra, furono modeste. Le fortificazioni della linea Maginot separavano i contendenti; gli alleati non erano pronti a condurre una risoluta offensiva e i tedeschi intendevano concludere la loro avanzata all'est, per poi concentrare tutti gli sforzi sul fronte francese. Il conflitto divampò invece con grande violenza sui mari: i sommergibili tedeschi distrussero numerose unità mercantili ma il 13.12 la corazzata tedesca Graf von Spee, costretta a rifugiarsi nel porto di Montevideo da alcuni incrociatori britannici, si autoaffondò. Nell'autunno i sovietici, timorosi di un'aggressione tedesca, stipularono una serie di trattati di assistenza con Estonia, Lettonia e Lituania, in virtù dei quali venivano loro concesse basi militari. La Finlandia non sottoscrisse tali accordi, per cui il 30.11 l'Armata rossa iniziò l'invasione del paese.

GLI AVVENIMENTI DEL 1940

In Finlandia, dopo due mesi di aspri scontri, i sovietici riuscirono a prevalere e con il trattato di Mosca (12.3) ottennero concessioni territoriali, tra le quali la città di Vyborg. I tedeschi, con una fulminea offensiva, occuparono in aprile Danimarca e Norvegia. I danesi non furono in grado di opporre resistenza, mentre i norvegesi, aiutati da contingenti britannici, cercarono di opporsi, senza successo, all'invasione. Il 10.5 i tedeschi iniziarono l'attacco sul fronte occidentale; Lussemburgo, Paesi Bassi e Belgio che, gelosi della loro neutralità, non avevano accettato un contingente anglo-francese, furono travolti in pochi giorni e la manovra di aggiramento della munitissima ma inutile linea Maginot, grazie all'impiego massiccio di unità corazzate e dell'aviazione tattica, fu portata a termine con estrema rapidità. I tedeschi preferirono chiudere in un'immensa sacca il grosso dell'esercito alleato, rimandando l'occupazione di Parigi: il 24.5 giunsero ad Abbeville, isolando importanti contingenti alleati che riuscirono fortunosamente a imbarcarsi a Dunkerque (27.5-4.6) per la Gran Bretagna, lasciando sul terreno gran parte dei propri armamenti. L'attacco principale iniziò il 5.6 sulla Somme: conquistata Sedan, le truppe tedesche l'11.6 attraversarono la Marna. Il 10.6 l'Italia entrò in guerra attaccando sul fronte alpino e in Costa Azzurra ma senza riuscire a compiere progressi. L'esercito francese riuscì a trattenere gli italiani e a contrattaccare: il 14.6 una squadra navale francese bombardò Genova. Il 13.6 il governo francese evacuò Parigi, dichiarandola città aperta, e fuggì a Bordeaux. Il 16.6 divenne primo ministro il maresciallo H.P. Pétain, che il 22.6 firmò l'armistizio con la Germania e il 24 con l'Italia. La Francia di nord-ovest fu occupata e amministrata direttamente dai tedeschi, mentre la parte meridionale fu affidata a un governo collaborazionista guidato da Pétain installatosi a Vichy. Il 18.6 il generale C. De Gaulle lanciò da Londra un appello alla resistenza e, riconosciuto dalla Gran Bretagna, si dedicò a organizzare un embrione di governo in esilio nelle colonie. La Gran Bretagna riaffermò la volontà di proseguire anche da sola la guerra e per la Germania si pose la necessità dell'invasione dell'isola (operazione `leone marino'). La debolezza della flotta tedesca fece però preferire l'offensiva aerea (battaglia di ®Inghilterra) che, pur arrecando gravissimi danni alle infrastrutture e vittime tra la popolazione, fu sostanzialmente la prima sconfitta tedesca. Già in ottobre Hitler si rese conto di dover abbandonare l'idea dello sbarco, e si propose di attuare un blocco navale delle isole britanniche (battaglia dell'Atlantico) con l'impiego di sommergibili. L'entrata in guerra dell'Italia aveva aperto un nuovo fronte nel Mediterraneo: attacchi aerei italiani si ebbero sulle basi britanniche a Malta, ad Haifa e sul canale di Suez; in luglio vennero tentate delle puntate offensive dall'Africa Orientale Italiana verso il Sudan e il Kenya, mentre il 5.8 fu invasa la Somalia Britannica. Il 13.9 iniziò l'attacco dalla Libia all'Egitto con l'obiettivo del controllo del canale di Suez e delle vie d'accesso ai pozzi petroliferi del Medio Oriente. Le truppe italiane del maresciallo R. Graziani riportarono qualche effimero successo, ma vennero ricacciate ben dentro la Libia. Sul mare la flotta britannica, pur inferiore di numero, ottenne significative vittorie a capo Teulada e a Taranto. Il 28.10 i reparti italiani dislocati in Albania invasero la Grecia ma, dopo una limitata avanzata, furono respinti dalla inaspettata resistenza greca sulle posizioni di partenza. Tale avventura, non concordata con l'alleato tedesco, costrinse Hitler a ritardare l'attacco all'URSS per aiutare gli italiani rimasti bloccati in Albania.

GLI SVILUPPI BELLICI NEL 1941

Dopo la richiesta di aiuto della Grecia alla Gran Bretagna (8.2), ca 50000 soldati britannici sbarcarono a Salonicco il 7.3. Pochi giorni dopo al largo di capo Matapan la flotta britannica inflisse una dura sconfitta a quella italiana che non ebbe più alcun ruolo attivo nel conflitto a eccezione delle azioni degli incursori nei porti di Alessandria e Gibilterra. La Germania, sottoscritti trattati di alleanza con Romania e Bulgaria, decise di invadere la Iugoslavia (6.4) e la Grecia: costrette al ritiro le truppe britanniche, il 27.4 fu conquistata Atene e il 20.5 Creta. Il contrattacco britannico in Libia portò alla cattura di oltre 100000 soldati italiani e alla conquista di Tobruq e Bengasi, mentre era minacciata la stessa Tripoli. I tedeschi intervennero inviando nel febbraio un corpo di spedizione (`Afrikakorps'), guidato dal generale E.J. Rommel, che in breve respinse gli inglesi verso il confine egiziano. In Iraq, gruppi nazionalisti sostenuti dai tedeschi proclamarono l'insurrezione. Le truppe britanniche, appoggiate da reparti francesi fedeli a De Gaulle, reagirono con decisione, occupando, oltre all'Iraq, Siria e Libano ed eliminando così una minaccia ai campi petroliferi mediorientali. In Africa orientale, dove gli italiani non avevano fatto grandi progressi e si trovavano isolati e senza rifornimenti, iniziò la controffensiva britannica nel mese di gennaio. Con l'aiuto delle popolazioni locali insorte, conquistarono rapidamente Etiopia e Somalia, riportando sul trono il negus Hayla Sellase. Solo alcuni reparti resistettero sull'Amba Alagi fino al 21.5. L'invasione dell'URSS (in codice Operazione Barbarossa) ebbe inizio il 22.6.1941. Ai reparti tedeschi si unirono contingenti ungheresi, romeni, italiani (il cosiddetto CSIR, divenuto poi ARMIR), spagnoli (malgrado la neutralità della Spagna, fu inviato un reparto di `volontari' per unirsi alla crociata anticomunista). Colta di sorpresa e decapitata nei quadri superiori dalle tragiche purghe staliniane, l'Armata rossa cedette su tutto il fronte lasciando centinaia di migliaia di prigionieri nelle mani dei tedeschi. Attraversati i paesi baltici e l'Ucraina, gli invasori entrarono a Kiev il 19.9, posero l'assedio a Leningrado e in ottobre giunsero alle porte di Mosca, mentre a sud raggiunsero la Crimea. La sospensione invernale delle operazioni diede modo ai sovietici di riorganizzarsi: un contrattacco dell'Armata rossa allontanò la minaccia dalla capitale. Hitler allora destituì i comandanti militari e assunse personalmente il comando dell'esercito, in vista della decisiva offensiva di primavera. L'aggressione tedesca all'URSS favorì un riavvicinamento con la Gran Bretagna: il 25.8 le due potenze occuparono congiuntamente l'Iran costringendo il filotedesco scià Reza Pahlavi ad abdicare. La legge ®`Affitti e prestiti', concessa in marzo dagli USA alla Gran Bretagna venne estesa all'URSS e il 14.8 F.D. Roosevelt e W. Churchill firmarono un documento (la carta atlantica) che precisava gli obiettivi comuni delle democrazie nella lotta contro il nazismo. Negli USA l'opinione pubblica era ancora contraria a un coinvolgimento diretto nella guerra. In Estremo Oriente, il Giappone aveva condotto dal 1937 una lunga guerra di invasione in Cina estendendo il suo dominio territoriale dalla Corea al Sud-Est asiatico. Dopo la caduta della Francia iniziò l'occupazione dell'Indocina francese, completata nel luglio 1941. USA e Gran Bretagna cercarono di contenere l'espansionismo nipponico con l'embargo commerciale. I giapponesi decisero di colpire senza preavviso: l'attacco alla base americana di Pearl Harbor, nelle Hawaii (7.12) distrusse gran parte della flotta statunitense. L'attacco fu portato anche contro Thailandia, Filippine, Hong Kong e Malesia che vennero rapidamente conquistate. L'11.12 anche Germania e Italia dichiararono guerra agli USA che vennero così coinvolti pienamente nel conflitto.

L'APOGEO DELL'ASSE E LA SVOLTA DEL 1942

La prima parte dell'anno fu favorevole all'Asse. In Estremo Oriente i giapponesi invasero Indonesia, Singapore, Birmania, sbarcarono in Nuova Guinea e in gran parte delle isole della Micronesia, giungendo a minacciare e colpire l'estremo nord dell'Australia. In Africa settentrionale un'offensiva delle truppe italo-tedesche portò alla conquista di Bengasi; con un secondo attacco, assai più determinato, alla fine di maggio, riuscirono a penetrare in Egitto e a raggiungere el-Alamein. Sul fronte sud-orientale, nel maggio del 1942 i tedeschi scatenarono una nuova offensiva per impadronirsi dei giacimenti petroliferi del Caucaso; a settembre raggiunsero il Volga, nei pressi di Stalingrado. Gran parte dell'Europa era occupata dai tedeschi o sotto il controllo di regimi fascisti. Ovunque venne organizzato un sistematico saccheggio delle risorse materiali e umane per contribuire alla vittoria dell'Asse: milioni di uomini furono costretti al lavoro forzato, rinchiusi in campi di concentramento, dove veniva perseguito lo sterminio di massa. In molti paesi si formò un movimento di resistenza clandestino che attuò resistenza passiva, attacchi militari, sabotaggi, organizzazione di evasioni ed espatri con documenti falsi, formazione di centri di ascolto delle radio alleate, diffusione di informazioni. In alcuni paesi, in particolare in Iugoslavia, URSS, Francia si organizzarono reparti partigiani che svolsero un'intensa attività di guerriglia. Intorno alla metà dell'anno si manifestarono alcune incrinature nella macchina bellica dell'Asse. La flotta statunitense riportò una prima vittoria nella battaglia del mar dei Coralli (7.5) seguita da un'altra, ancora più significativa, al largo delle isole Midway, ai primi di giugno. Il 7.7 iniziò la riconquista delle isole del Pacifico con lo sbarco a Guadalcanal. In Africa settentrionale, il 23.10 il generale britannico B.L. Montgomery diede inizio a un violento attacco, che dopo undici giorni di battaglia costrinse gli italo-tedeschi a un rapido e disordinato ripiegamento: il 20.1.1943 cadde Tripoli. Contemporaneamente reparti statunitensi sbarcarono in Marocco e Algeria, avanzando lungo la costa mediterranea. Sul fronte orientale, i tedeschi rimasero bloccati a Stalingrado senza riuscire a sfondare il fronte per eseguire una manovra aggirante che avrebbe consentito loro di prendere Mosca. Nell'inverno, l'Armata rossa strinse d'assedio la VI armata del generale F. von Paulus che, disobbedendo agli ordini di Hitler, si arrese il 2.2.1943. Stalingrado costituì un punto di svolta di enorme importanza strategica e politica: da quel momento la guerra per i tedeschi non fu che una lunga ma costante ritirata su tutti i fronti.

LA CONTROFFENSIVA ALLEATA DEL 1943

Il crollo del fronte russo travolse anche le truppe italiane attestate lungo il Don che furono costrette a una rovinosa ritirata, a piedi, nella neve, senza rifornimenti e collegamenti. Dopo la liberazione di Kursk e Harkov (16.2), la stagione del disgelo, rendendo quasi impraticabili le strade, favorì un periodo di stasi bellica. In luglio i tedeschi tentarono un contrattacco, immediatamente bloccato dall'Armata rossa, ormai superiore per uomini e mezzi. Furono poi i sovietici ad avanzare su tutto il fronte, da Smolensk al mar d'Azov. In ottobre raggiunsero il Dnepr, il 6.11 liberarono Kiev, in dicembre circondarono il nemico in Crimea. In Africa del nord, le ostilità cessarono ai primi di maggio in Tunisia. Gli alleati predisposero allora uno sbarco in Sicilia, tra Gela e Siracusa (9.7): le truppe italiane non offrirono grande resistenza e il 22.7 fu liberata Palermo. Il 25.7 un pronunciamento del Gran consiglio del fascismo rovesciò B. Mussolini. Il nuovo capo del governo P. Badoglio proclamò la prosecuzione della guerra accanto alla Germania, dando tempo ai tedeschi di assumere il controllo dell'intera penisola. Il 3.9 (ma la notizia venne diffusa l'8.9), Badoglio firmò l'armistizio con gli alleati lasciando precipitosamente Roma con il re e abbandonando il paese nelle mani dei tedeschi. Mussolini, trattenuto in un albergo a Campo Imperatore, fu liberato dai tedeschi (12.9) e condotto nel nord dove si costituì la Repubblica Sociale Italiana. Il 9.9 l'VIII armata britannica sbarcò a Reggio Calabria e reparti statunitensi, al comando del generale M. Clark, sbarcarono a Salerno. L'1.10 Napoli, dove era scoppiata un'insurrezione popolare (le `quattro giornate'), venne liberata. Il 13.10 il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania, mentre il fronte si stabilizzò sulla cosiddetta linea `Gustav', che dalla foce del Garigliano, attraverso Montecassino e l'Appennino molisano, raggiungeva l'Adriatico a Ortona. Alla conferenza di Teheran (11-12.1943) Churchill, Roosevelt e Stalin decisero di aprire un secondo fronte nell'Europa occidentale con uno sbarco in Francia, la cui preparazione fu affidata al generale D. Eisenhower.

IL CONFLITTO NEL 1944

Nel gennaio Leningrado fu liberata dall'assedio che era durato 900 giorni. L'Armata rossa proseguì quindi la sua avanzata, liberò le repubbliche baltiche, sino a raggiungere Minsk, nel mese di luglio, e la Vistola, in ottobre. Rapida fu anche l'avanzata in Finlandia, che fu indotta pertanto a firmare l'armistizio (19.9). Nei settori centrale e meridionale, attraversata l'Ucraina (maggio) l'Armata rossa penetrò in Galizia e nei Balcani; in settembre entrò a Bucarest e a Sofia, in ottobre raggiunse Belgrado congiungendosi ai partigiani di Tito che avevano liberato gran parte del territorio iugoslavo. Nel frattempo l'aviazione alleata intensificò gli attacchi aerei sulla Germania, contribuendo a ridurne il potenziale industriale e a disarticolarne le comunicazioni. I tedeschi impiegarono le cosiddette armi segrete di rappresaglia (le bombe volanti V-1 e i missili balistici V-2) sulla Gran Bretagna, a fini terroristici sulla popolazione civile. In Italia truppe da sbarco alleate stabilirono una testa di ponte ad Anzio (22.1), senza riuscire però a progredire, per la forte resistenza tedesca. Solo in maggio una nuova offensiva combinata consentì lo sfondamento del fronte e il 4.6 fu liberata Roma: l'avanzata proseguì fino alla linea `Gotica' (tra Rimini e la Versilia), dove i tedeschi si attestarono. L'estate del 1944 fu caratterizzata da un grande sviluppo dell'attività dei partigiani che riuscirono a organizzare territori liberati (Montefiorino, val d'Ossola, valli di Lanzo, Langhe, Monferrato, Carnia). Con un'accurata preparazione e una concentrazione di uomini e mezzi senza precedenti venne aperto il fronte occidentale con lo sbarco alleato in Normandia (6.6, D-day). Con una manovra aggirante dalla penisola di Cherbourg verso ovest e sud, le truppe corazzate alleate presero alle spalle il fronte tedesco schierato contro le teste di ponte sulle spiagge e alla fine di luglio Bretagna e Normandia erano completamente liberate. Il 15.8 furono effettuati altri sbarchi nel sud della Francia e rapidamente liberate Tolone e Marsiglia da dove i reparti alleati progredirono verso nord, entrarono in Parigi (25.8) e in pochi giorni liberarono tutta la Francia, tranne la Lorena. Il 20.7 era intanto fallito un attentato a Hitler organizzato dalle gerarchie militari, consapevoli della imminente sconfitta e dell'impossibilità di giungere a qualsiasi forma di armistizio con gli alleati finché il dittatore fosse rimasto al potere. In settembre fu liberato il Belgio. I tedeschi tentarono in dicembre un contrattacco nel settore delle Ardenne, ma dopo alcuni effimeri successi vennero ricacciati sulle posizioni di partenza. Nel Pacifico, sotto la guida del generale D. Mac-Arthur e dell'ammiraglio C.W. Nimitz, gli alleati continuavano l'avanzata: in primavera venne completata la liberazione delle isole Gilbert e Marshall, nell'estate avvenne lo sbarco a Saipan e a Guam, nelle Marianne, in ottobre la battaglia navale nel golfo di Leyte, nella quale agirono per la prima volta i ®kamikaze. Negli ultimi mesi dell'anno cominciarono anche le operazioni che avrebbero portato alla riconquista delle Filippine e della Birmania.

GLI AVVENIMENTI CONCLUSIVI DEL 1945

L'offensiva degli alleati riprese all'inizio della primavera: il 6.3 entrarono in Colonia; il giorno dopo riuscirono a varcare il Reno, Coblenza fu raggiunta il 20.3, Magonza il 23.3, Münster il 2.4. Ai primi di aprile una colonna britannica raggiunse l'Elba, nei pressi di Amburgo, mentre gli americani conquistarono Magdeburgo. L'Armata rossa giunse a Varsavia il 17.1, a Stettino il 6.3, a Danzica il 20.3; nel settore meridionale entrò a Budapest il 13.2 e a Vienna il 13.4. L'Armata rossa proseguì quindi l'avanzata sfondando la linea dell'Oder (20.4) e circondando Berlino (22.4) che venne conquistata combattendo casa per casa. Chiuso nel suo bunker, Hitler si suicidò (30.4) e il 2.5 la città cadde. Nel frattempo, il 25.4 le truppe sovietiche e statunitensi si erano incontrate a Torgau sull'Elba. Altri reparti alleati avanzarono contemporaneamente in Boemia, Austria e Baviera, prima della capitolazione tedesca, firmata il 7-8 maggio. Anche in Italia l'attività era ripresa con la primavera: le forze partigiane, abbandonate per un lungo inverno dagli alleati, si riattivarono e quasi ovunque precedettero l'arrivo degli alleati cacciando i nazifascisti. La linea `Gotica' fu sfondata e in aprile vennero liberate le grandi città dell'Italia settentrionale. Il 26.4 l'insurrezione si generalizzò. Mussolini, catturato dai partigiani a Dongo mentre cercava di fuggire, fu giustiziato il 28.4. Sul fronte del Pacifico l'offensiva alleata investì lo stesso territorio giapponese: il 19.2 gli alleati sbarcarono a Iwo Jima, nell'arcipelago delle Bonin, l'1.4 a Okinawa, mentre il predominio nei cieli consentiva loro un sistematico bombardamento delle città giapponesi. Di fronte alla determinazione mostrata nella resistenza agli sbarchi in queste due isole, gli USA accelerarono la realizzazione della bomba atomica (progetto ®Manhattan), la prima delle quali venne fatta esplodere il 6.8 a Hiroshima, causando oltre 100000 morti e almeno altrettanti feriti. Il giorno 9.8 un altro ordigno nucleare colpì Nagasaki. L'8.8 l'URSS dichiarò guerra al Giappone e iniziò l'invasione di Manciuria e Corea. Il 27.8 gli inglesi sbarcarono a Singapore; il 30.8 gli americani entrarono in Tokyo. Il 2.9.1945 infine il Giappone accettò la capitolazione.

LE CONCLUSIONI E I TRATTATI DI PACE

Il 10.2.1947 a Parigi furono siglati i trattati di pace con gli alleati della Germania (Bulgaria, Finlandia, Italia e Romania). L'8.9.1951 a San Francisco il Giappone firmò i trattati con 48 paesi (escluse Cina nazionalista e India). L'ammontare delle perdite era stato esorbitante: lo sviluppo dell'aviazione strategica aveva infatti reso la guerra totale, non più limitata al fronte, ma estesa su tutto il territorio dei paesi belligeranti, coinvolgendo pienamente anche le popolazioni civili. Stime attendibili indicano in circa 50-55 milioni il numero delle vittime, di cui il 50% fra i civili; a queste si devono aggiungere circa 35 milioni di feriti e 3 milioni di `dispersi'. L'URSS sopportò il peso maggiore della tragedia, con circa 20 milioni di morti. Le perdite cinesi ammonterebbero a circa 11 milioni, quelle tedesche a 7 milioni; circa 6 milioni sarebbero state le vittime polacche, 3 milioni quelle giapponesi, circa 600000 le vittime francesi e 300000 quelle statunitensi. Le stime più accreditate indicano poi in circa 6 milioni le persone di religione ebraica annientate nei campi di sterminio nazisti. L'Italia ebbe quasi 450000 morti, di cui circa 300000 civili.

LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA

Le conferenze di Jalta (febbraio 1945) e di Potsdam (luglio 1945) posero le basi del nuovo ordine mondiale. La carta delle Nazioni Unite fu adottata il 26.6.1945 segnando la nascita dell'ONU. La Germania venne divisa in quattro zone di occupazione da parte delle potenze alleate. Berlino, che si trovava nella zona sovietica, venne a sua volta divisa in quattro settori. I dirigenti nazisti catturati vennero sottoposti a un processo a Norimberga. L'Europa si trovò divisa in due aree di influenza contrapposte: nei paesi dell'est vennero costituiti regimi filosovietici, mentre quelli occidentali godettero delle risorse convogliate dagli USA (piano Marshall) che disseminarono il continente di basi militari in contrapposizione all'Armata rossa che presidiava i paesi dell'est. In Giappone, il generale MacArthur assunse i pieni poteri e procedette speditamente a una radicale riforma sociale che non venne completamente portata a termine per l'aggravarsi della tensione e lo scoppio della guerra in Corea, per la quale il Giappone divenne un'indispensabile retrovia. Negli imperi coloniali francese e britannico crebbe la forza dei movimenti nazionalisti, che in poco più di un decennio avrebbe condotto gran parte delle colonie all'indipendenza.

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