Alla morte di Federico I Barbarossa,
gli successe il figlio Enrico VI, che seguendo l'esempio del padre
s'immischiò nella politica italiana, con lo scopo di assicurarsi la corona
di Sicilia acquisita grazie al matrimonio con Costanza d'Altavilla.
Nonostante ciò, egli dovette affrontare un'aspra lotta per ottenere il
possesso del regno meridionale. Sotto il governo dei re normanni le
regioni dell'Italia meridionale ed in particoalre la Sicilia, conobbero un
periodo di grande prosperità: essi infatti controllando energicamente la
feudalità della Puglia e delle altre regioni, e opponendosi in maniera
vigorosa alle ingerenze degli imperatori e del Papato, i re normanni
riuscirono a garantire alle regioni meridionali un lungo periodo di pace,
dopo che queste erano state vessate per secoli dalle contese feudali. Le
città, ed in particolare quelle della Sicilia, avevano sviluppato le
proprie attività economiche, e rafforzato i loro rapporti con i paesi
arabi, divenendo un ponte fra l'Italia e la sponda orientale del
Mediterraneo. Gli attacchi portati dai pirati e dai principati saraceni,
vennero sempre respinti energicamente dalle flotte e dagli eserciti
normanni, che passando al contrattacco occuparono tratti delle coste
tripoline e tunisine; contro l'Impero bizantino, ormai in piena decadenza,
essi condussero una politica di espansione, che li portò ad occupare
Durazzo ed altri tratti di costa albanese. Contro questo Regno che si
andava sviluppando verso una monarchia nazionale, Enrico VI si battè a
lungo. I Normanni, infatti, gli contrapposero un re locale: Tancredi,
discendente della casa d'Altavilla. Solo dopo aver distrutto molte città
meridionali, tra le quali Catania e Salerno e con l'appoggio delle flotte
di Pisa e Genova, l'Imperatore riuscì, dopo la morte di Tancredi, a farsi
incoronare re. Ma l'opposizione al suo governo non cessò e per domarla
Enrico VI ordinò lo sterminio dei principali personaggi del regno, agendo
con una tale crudeltà, che il suo nome divenne poi tristemente celebre. Il
regno, prima fiorente, venne impoverito dai saccheggi operati dalle
milizie tedesche e ulteriormente indebolito dal giogo imposto dai numerosi
feudatari germanici giunti al seguito dell'Imperatore, ai quali vennero
distribuiti i feudi migliori. Una politica analoga, Enrico VI la seguì
anche nell'Italia centrale, infeudata a nobili tedeschi senza tenere conto
dei diritti dei Comuni e delle proteste del Papato. Egli si procurò nuovi
nemici attacando l'Impero bizantino, obbligato in seguito a pagargli dei
tributi. Nel contempo preparò una nuova crociata, ma mentre si accingeva a
partire, nel 1197, venne colto da morte improvvisa. Lasciò un figlio di
tre anni che venne preso sotto tutela dal papa Innocenzo III. Gli successe
al trono imperiale il fratello Filippo di Svevia, contro il quale si levò
Ottone, figlio di Enrico il Leone della casa dei Welf, bandito dall'Impero
da Federico I. Lo scontro si trasformò in una guerra civile che si
trascinò per circa vent'anni. Dopo che Filippo di Svevia cadde assassinato
da un proprio vassallo, Ottone rivendicò per sè la corona imperiale, che
ottenne con l'appoggio del papa e del re d'Inghilterra. Incoronato con il
nome di Ottone IV, egli venne successivamente a contesa con il papa stesso
e con il re di Francia, dal quale venne sconfitto nel 1214 nella
sanguinosa battaglia di Bouvines. Ritiratosi nei suoi domini in Sassonia,
Ottone IV morì poco dopo in modo misterioso. Grazie alla sua grande
influenza, il papa riuscì a far eleggere imperatore un altro membro della
famiglia Hohenstaufen, Federico, figlio di Enrico VI e suo pupillo, che
salirà al trono con il nome di Federico II.
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