Filippo IV, detto "il Bello"
  1200 - 1500 d.C.
  Storia

 
Nacque nel 1268 a Fontainebleau da Filippo III l'Ardito e da Isabella d'Aragona. Nel 1284 sposò Giovanna regina di Navarra e contessa di Champagne, la cui dote accrebbe di molto il dominio diretto capetingio, l'anno successivo venne incoronato re di Francia.

La storiografia ha sempre indicato Filippo IV, detto "il Bello" come un sovrano energico, a tratti anche privo di scrupoli. Senza dubbio agì sempre per garantire e accrescere il potere della monarchia francese, servendosi di consiglieri abili che impressero alla sua politica una forte impronta accentratrice. Tra i nomi più noti quello di Guglielmo di Nogaret, di Pierre Flotte e di Enguerrand de Marigny; senza dimenticare l'appoggio avuto dai due fratelli Carlo di Valois e Luigi d'Evreux.

La vicenda più nota che caratterizza la sua storia di uomo e sovrano è lo scontro con il pontefice Bonifacio VIII: nel 1296 in risposta alla bolla Clericis laicos Filippo emanò un'ordinanza con cui proibì l'uscita di oro e argento dal territorio francese, esigendo quindi dai chierici francesi un contributo agli oneri finanziari comuni e danneggiando così le casse della Sede Apostolica. Il clero francese agì da intermediario e chiese indulgenza al pontefice; questi con la bolla Etsi de statu permise al re di Francia di ottenere le esazioni imposte sui beni ecclesiastici. Si trattò però solo di una prima scaramuccia: infatti nel 1301 i due si scontrarono ancora riguardo al processo intentato contro il vescovo di Pamiers Bernardo Saisset, amico di Bonifacio VIII, accusato da Filippo di lesa maestà e tradimento. Il pontefice reagì promulgando la bolla Ausculta fili con cui ritirò tutte le concessioni fatte al sovrano e bandì un concilio per deliberare sulla sua condotta. Filippo IV convocò un'assemblea cui parteciparono i rappresentanti della nobiltà, del clero e della borghesia urbana (quelli che con un'espressione posteriore saranno definiti "Stati Generali") che decisero d'impedire al clero francese la partecipazione al Concilio. La vicenda però si sviluppò in un'altra direzione poiché intervenne un fatto nuovo: Filippo era in quel momento impegnato nella guerra di Fiandra che si risolse con la sconfitta delle truppe francesi (battaglia di Courtrai, 1302). I vescovi francesi quindi intervennero al Concilio convocato a Roma dove Bonifacio VIII emanò la bolla Unam Sanctam in cui riaffermava la potestà universale della Sede Apostolica. Da questo momento però artefice della politica della monarchia francese sarà Guglielmo di Nogaret, autore di una campagna denigratoria nei confronti del pontefice: la violenza delle parole si trasformò ben presto in violenza di fatto e culminò nell'episodio di Anagni. Bonifacio VIII venne arrestato e percosso. Dopo la morte del pontefice, avvenuta l'anno seguente, Filippo IV volle un processo che giudicasse l'operato del suo avversario e ne dannasse la memoria: non ottenne soddisfazione con Benedetto XI, ma con il successore, Clemente V, che annullò gli atti di Bonifacio e assolse gli autori dell'aggressione di Anagni. Inoltre nel 1309 si assisterà al trasferimento della Sede Apostolica da Roma a Avignone. Nella città i pontefici rimasero per quasi settant'anni e in questo periodo furono tutti di nazionalità francese, così come la maggioranza dei cardinali. Il trasferimento della corte papale fu interpretato come un segno inequivocabile della sottomissione della Sede Apostolica a Filippo il Bello, ma in realtà il periodo avignonese non fu periodo di crisi e, tantomeno, di subordinazione alla casa di Francia.

Filippo IV però godette dell'appoggio di Clemente V anche in un'altra vicenda dai toni altrettanto drammatici: il sovrano francese, così come gli altri monarchi europei, era fortemente indebitato con l'Ordine dei Templari, divenuto un organismo economico e finanziario, e iniziò, sempre con l'aiuto di Guglielmo di Nogaret, un tentativo poi riuscito di demonizzazione dell'Ordine. Nel 1307 tutti i Templari di Francia vennero arrestati con l'accusa di eresia. Clemente V aprì un processo davanti al tribunale dell'Inquisizione e i Templari vennero accusati dei più atroci delitti contro la morale e la religione. Nonostante le riserve del pontefice riguardo alla validità dell'arresto e del processo, verso la fine del 1310 giunsero le prime sentenze e 54 Templari vennero condannati alla morte sul rogo. Al Concilio di Vienne (1311) il papa confermò la soppressione dell'Ordine con la bolla Vox in excelso. I beni dell'Ordine, confiscati alla fine del processo, vennero in gran parte versati all'Ordine degli Ospedalieri.

In politica estera Filippo IV si scontrò con due dei suoi maggiori feudatari, il re d'Inghilterra e il conte di Fiandra. Il sovrano francese fece occupare la Guienna, feudo inglese, ma il conflitto fu di breve durata e si concluse senza apportare alcun mutamento territoriale; nel 1303 venne sancita la pace. Gravida di conseguenze fu però la campagna di Fiandra: il conte Guido di Dampierre aveva partecipato alla guerra schierandosi dalla parte di Edoardo I d'Inghilterra e ne subì tutte le conseguenze. Filippo invase la Fiandra, ma si trovò a fronteggiare la ribellione delle città fiamminghe (famose le matines brugeoises, 1302) fino a subire la disfatta di Courtrai. La guerra si concluse con il trattato di Athis Mons del 1305.

Riguardo la politica interna Filippo IV sviluppò la struttura amministrativa e risanò la gestione del demanio regio attraverso un più attento controllo delle imposizioni fiscali e una spregiudicata politica di coniazioni monetarie: i cambiamenti di peso e di conio delle monete (Dante lo ricorda come falsario in Paradiso XIX, 119) si erano resi necessari per le difficoltà intervenute dopo due secoli di espansione economica che cominciava a subire però un notevole rallentamento. L'ampio quadro di riforme portate avanti dal sovrano mirava al consolidamento dell'autorità regia: dopo la sua morte la nobiltà si sollevò in molte province per riottenere conferma dei propri diritti "usurpati" dal potere sovrano.