Sotto il regno dei primi re Capetingi,
l’autorità reale era pressochè nulla; il re di Francia era paragonabile ad
uno dei tanti feudatari e neppure tra i più potenti. Egli disponeva
soltanto della sovranità sui suoi possedimenti ereditari dell’Ile de
France, che comprendevano anche le due importanti città di Parigi e
Orleans, ma anche lì doveva lottare duramente per imporre la propria
autorità ai vassalli locali. Per spostarsi da un punto all’altro dei suoi
territori, il re doveva farsi accompagnare da una grossa scorta armata, al
fine di evitare di essere imprigionato da qualche vassallo con manie di
grandezza. Nel XII secolo questa situazione iniziò a mutare. I primi
successi per ristabilire l’autorità reale li ottenne Luigi VI, che
trascorse quasi trent’anni del suo regno, in guerre che avevano lo scopo
di sottomettere i vassalli dei suoi domini. Nella prima metà del XII
secolo, il movimento dei Comuni aveva raggiunto una notevole diffusione
nella Francia settentrionale, ma il re non percepì subito l’utilità che
poteva trarre appogiandoli nella loro lotta contro il feudalesimo.
L’atteggiamento della monarchia, iniziò a cambiare a favore delle città
con l’ascesa al trono di Luigi VII, grazie anche all’opera dell’abate
Suger, lasciato reggente del regno dal re che era partito per la Crociata.
L’abate capì subito che il rafforzamento delle città avrebbe indebolito i
signori feudali contrari alla monarchia, per questo motivo egli le
sostenne in maniera molto energica. Con l’aiuto economico delle città,
Suger riuscì a rimettere ordine nelle finanze regie, accrescendone gli
introiti con l’aumentato gettito garantito dai dazi e dalle entrate
derivate dai beni della Corona. Grandi successi si ottennero nell’ambito
della politica di riunificazione sotto il regno di Filippo II (1180-1223),
che per merito delle sue conquiste venne fregiato del titolo di Augusto.
Egli favorì fortemente lo sviluppo delle città, sia sui suoi domini che
sui territori di altri signori, traendo da questa alleanza notevoli
vantaggi economici e dei buoni soldati per il proprio esercito, con il
quale teneva a bada le milizie feudali. Grazie al rafforzamento
dell’autorità monarchica, egli potè affrontare con maggior sicurezza il re
d’Inghilterra, nemico storico della Francia, che possedeva sul territorio
francese domini più estesi di quelli appartenenti a Filippo II. Dopo una
serie ininterrotta di guerre, il re di Francia riuscì a strappare agli
inglesi buona parte dei loro territori: la Normandia, il Maine, l’Anjou,
la Turenna ed una parte del Poitou, tornarono sotto il dominio della
monarchia francese. Nel 1214, Filippo II ottenne due vittorie decisive: la
prima contro il re d’Inghilterra Giovanni Senza Terra e la seconda a
Bouvines, contro l’imperatore tedesco Ottone IV. Con queste vittorie
vennero acquisiti dei nuovi territori che garantivano al re di Francia
l’accesso all’Oceano Atlantico e alla Manica, oltre al controllo delle
foci dei fiumi Senna e Loira, essenziali per lo sviluppo economico del
regno. L’energia ed il valore di Filippo II Augusto erano pari alla sua
abilità diplomatica: egli infatti non partecipò direttamente alla crociata
contro gli Albigesi, con lo scopo di non affaticare eccessivamente le
proprie forze, ma permettendo che venissero arruolate truppe per questa
guerra nel nord della Francia. In questo modo egli ottenne di poter
allontanare dai propri territori dei pericolosi avventurieri. Quando la
crociata fu sul punto di terminare, egli consentì al figlio di
parteciparvi, in modo tale che, senza quasi combattere, riuscì ad
aggiudicarsi la Francia meridionale, tolta ai conti di Tolosa. A questi
possessi si aggiunsero successivamente la Piccardia e l’Alvernia, tolte a
signori locali. Dopo il breve regno di Luigi VIII vi fu il lunghissimo
regno di Luigi IX (1226-1270), che per la propria virtù e la sua pietà
religiosa, venne proclamato santo dalla Chiesa. Sotto il suo governo, la
monarchia si estese alla parte meridionale del Poitou e sulla Linguadoca
occidentale. Nel 1259, venne siglata la pace di Parigi, con la quale il re
d’Inghilterra rinunciava in modo definitivo alle provincie francesi già
perdute, conservando la sola Aquitania, ma in qualità di vassallo del re
di Francia. L’opera più importante di Luigi IX, più che la politica estera,
riguardò l’organizzazione interna dello Stato francese. La monarchia
raggiunse la sua massima potenza sotto il regno di
Filippo IV il Bello
(1285-1314), che aggiunse ai territori della Corona di Francia la ricca
regione della Champagne, il Regno di Navarra, situato sui Pirenei, e la
città di Lione con tutto il suo circondario. Tentò in più occasioni di
occupare le Fiandre, che dopo l’Italia rappresentavano la regione
economicamente più ricca d’Europa; i suoi cavalieri vennero però sconfitti
nel 1302 dagli artigiani di Gand e Bruges. Tre anni più tardi, Filippo IV
ebbe la sua rivincita, sconfiggendo i fiamminghi a Lille e occupando
parzialmente le Fiandre occidentali. Con l’espansione della monarchia si
ridusse il numero dei principati indipendenti sul suolo francese: essi si
limitavano ormai all’Aquitania, possesso della Corona inglese, al Ducato
di Bretagna e alla Borgogna, quasi totalmente appartenente all’Impero
tedesco.
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