Con il continuo estendersi
del proprio territorio, la monarchia francese dovette pensare ad
organizzare l’amministrazione statale in funzione alle nuove necessità;
quest’opera durò secoli e avvenne per tentativi successivi. Fino a Filippo
II Augusto, i re francesi avevano amministrato i loro territori per mezzo
dei prevosti, che svolgevano diverse funzioni e godevano di grande potere:
essi amministravano la giustizia, raccoglievano i tributi e convocavano i
vassalli per il servizio militare. Filippo II istituì una nuova categoria
di funzionari, di grado superiore ai prevosti: i balivi, il cui compito
era quello di convocare una corte di giustizia al mese, prelevare i
tributi raccolti dai prevosti, e comparire periodicamente alla corte di
Parigi per rendere conto al re della propria amministrazione. Ogni balivo
amministrava una delle 20 circoscrizioni, nelle quali vennero divisi i
territori regi. Essi non appartenevano alla nobiltà locale, ma venivano
scelti direttamente dal re, fra le persone a lui più fedeli. Nel sud della
Francia, dove l’autorità reale era piuttosto modesta, al posto dei balivi
venne istituita la figura del sénéchal, il siniscalco, scelto tra gli
appartenenti alla nobiltà locale, allo scopo di avvicinarla alla monarchia.
L’organizzazione dell’apparato statale venne nuovamente perfezionata da
Luigi IX, risistemazione degli organi centrali del potere stataleche
provvedette ad una . Il preesistente Consiglio del re, la Curia regis,
venne suddivisa in due organismi separati, ognuno dei quali con incombenze
diverse: il Gran Consiglio, assisteva il re nell’opera di governo,
seguendolo durante i suoi spostamenti; esso si componeva di un cancelliere,
un connestabile e da pochi grandi nobili amici del re, personalmente a lui
devoti. Il Parlamento si occupava esclusivamente dell’amministrazione
della giustizia ed era composto da una parte di consiglieri permanenti
formata da ecclesiastici, cavalieri o balivi, che venivano nominati
direttamente dal re che provvedeva anche alla loro retribuzione, e da una
parte composta da elementi occasionali, solitamente baroni o prelati, che
venivano convocati solo in determinate occasioni. Quest’organo fu tra
quelli che maggiormente contribuirono ad innalzare il prestigio della
monarchia, poichè consentiva di poter ricorrere in appello contro le
sentenze emesse dai tribunali dei singoli feudatari. Per quanto riguardava
l’amministrazione provinciale, Luigi IX fece ricorso a dei funzionari
itineranti chiamati enquesteurs, inquisitori, che viaggiavano per la
Francia sorvegliendo l’operato dei balivi e dei siniscalchi, per riparare
agli eventuali abusi di potere da questi commessi. Il re stesso amava
viaggiare attraverso la Francia, non disdegnando di rendere giustizia a
chi ne faceva richiesta. I funzionari regi di Luigi IX erano ancora in
massima parte provenienti dalla classe dei cavalieri e degli ecclesiastici,
ma già comparivano tra essi i primi borghesi, che venivano soprannominati
legisti, poichè avevano seguito studi di diritto romano nelle università,
ed erano quindi in grado di preparare leggi adeguate ai tempi. Sotto i
suoi successori, i borghesi divennero sempre più numerosi; essi venivano
normalmente nobilitati dal re quando assicuravano un buon servizio,
venendo così a costituire una nobiltà di toga, che si veniva ad affiancare
alla già esistente nobiltà di spada. Dovendo il suo nuovo stato sociale al
re, il ceto dei funzionari statali borghesi era fedelissimo alla monarchia,
della quale costituiva uno dei più solidi sostegni per la competenza
dimostrata nel disbrigo degli affari pubblici. La sua formazione palesò
l’esistenza di un’alleanza fra la monarchia e l’elemento cittadino.
Facendo leva sul proprio apparato statale e sulla forza delle armi, la
monarchia riuscì a limitare fortemente gli arbìtri feudali. Luigi IX
proibì i duelli su tutto il territorio e regolò l’esercizio della faida,
che secondo le nuove disposizioni, non poteva avvenire prima di 40 giorni
dall’offesa ricevuta, per dare il tempo alla parte più debole di potersi
rivolgere al re. Il rafforzamento del tribunale regioapportò nuove
limitazioni all’anarchia feudale. Esso funzionava infatti come corte
d’appello, presso la quale si poteva ricorrere contro le sentenze emesse
dai tribunali dei signori feudali. Esclusivamente al regio tribunale,
spettavano le cause riguardanti la provocazione d’incendi, il rapimento di
donne, la falsificazione di monete ed i delitti ai danni dello Stato. A
diminuire la forza dei feudatari contribuì inoltre la riforma finanziaria
di Luigi IX, che non tolse ai grandi feudatari il diritto di battere
moneta, ma li obbligò ad accettare la contemporanea circolazione sul loro
territorio della moneta regia, di migliore qualità che a poco a poco venne
preferita a quella locale. Sotto il suo regno, le entrate nelle casse
regie crebbero sensibilmente, grazie anche ai primi passi mossi verso una
tassazione diretta, con l’imposizione della taglia, una imposta che
sostituì le prestazioni personali obbligatorie. Vennero elevati gli
obblighi dei vassalli, riordinata l’amministrazione dei beni della Corona;
il clero e le città vennero sottoposti a tributo; queste ultime ottennero
in cambio i privilegi comunali. Contribuirono in maniera decisiva alle
entrate, l’incremento del commercio e lo sviluppo dell’industria, resi
possibili dal periodo di pace del quale stava godendo la Francia. Poichè
anche le spese non erano esagerate, il bilancio del regno restò in
equilibrio. Filippo IV il Bello (1285-1314), consolidò la monarchia con
misure di politica finanziaria e con una spregiudicata politica nei
confronti della Chiesa e del Papato. In politica finanziaria vene
costituita la Corte dei conti, che provvedeva alla riscossione delle
entrare reali, ne amministrava le spese, e provvedeva ad imporre ai
vassalli che non volevano effettuare il servizio militare l’imposta da
versare in cambio dell’esonero. L’esercito fi Filippo IV era composto in
gran parte da Compagnie di ventura. Il re si battè per ridurre la potenza
della Chiesa in Francia e per stabilire la supremazia della monarchia sul
papa. Per raggiungero questo scopo, Filippo IV soppresse L’Ordine dei
Templari, molto potente in Francia, incamerandone l’enorme patrimonio e
imponendo imposte al clero. Quando il papa Bonifacio VIII contestò al re
tale diritto, il conflitto fra la Francia e la Chiesa esplose,
raggiungendo la sua punta più drammatica con l’episodio di Anagni, nel
corso del quale il papa venne schiaffeggiato da un messo reale. Il
conflitto ebbe termine con l’elezione al soglio pontificio di Clemente V,
arcivescovo di Bordeaux, fedelissimo del re, che nel 1309, gli consentì di
trasferire la sede papale da Roma ad Avignone, dove restò per circa 70
anni. Filippo IV non avrebbe potuto condurre la sua politica senza
l’appoggio del popolo francese, che sotto la protezione della monarchia
andava sempre più acquisendo una coscienza nazionale. Questo apparve
evidente nel 1302, quando di fronte alle minacce di papa Bonifacio VIII,
il re convocò l’assemblea degli Stati Generali, composta da rappresentanti
del clero, della nobiltà e della borghesia; essa respinse le richieste
papalied affermo il diritto del re di immischiarsi nelle faccende della
Chiesa francese. Gli Stati Generali, vennero poi riconvocati da Filippo IV
altre due volte con lo scopo di chiedere nuovi tributi: si affermò in tal
modo il principio, che la richiesta di nuovi tributi dovesse passare al
vaglio di quest’assemblea per l’approvazione definitiva. Nei secoli
successivi quest’organo venne convocato in diverse occasioni, assumendo
una notevole importanza nell’organizzazione interna dello Stato francese.
La presenza al suo interno dei rappresentanti della borghesia accanto a
quelli del clero e della nobiltà, è la prova di quali fossero i ceti
sociali sui quali la monarchia si reggeva. Per un certo periodo, da questa
partecipazione essa vide limitato il proprio potere, tanto da essere
definita Monarchia degli Stati o corporativa.
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