Nell’orbita dell’Impero germanico,
ruotavano due Stati di lingua slava costituitisi ai suoi confini: la
Boemia e la Polonia. Il primo entrò a far parte dell’Impero come Stato
vassallo, seppure con obblighi meno impegnativi rispetto a quelli
riservati ai vassalli tedeschi. La Polonia riuscì invece ad evitare il
vassallaggio, mantenendo la propria autonomia. Entrambi questi paesi
furono soggetti ad una continua penetrazione tedesca, promossa dai re e
dai nobili germanici. I re boemi, per rafforzare la propria posizione nei
confronti dei feudatari locali, avevano l’abitudine di fondare dei
monasteri, dotandoli poi di terre e mettendovi a capo dei vescovi o degli
abati provenienti dalla Germania; questi, non avendo collegamenti con i
nobili locali, riconoscevano unicamente al re i propri benefici. Alla
stessa maniera agivano sia i re che i nobili nei confronti dei cavalieri
tedeschi, che venivano da essi arruolati per utilizzarli nelle lotte
interne. Infine, i re boemi erano soliti promuovere la prosperità delle
loro città, attirandovi in gran numero artigiani e mercanti tedeschi, che
vi si recavano volentieri perchè si trovavano favoriti e protetti in
quelle terre, mentre in Germania essi erano perennemente in lotta con i
feudatari e perfino contro gli imperatori. In questo modo si vennero a
costituire in Boemia due diverse nazionalità, tra le quali quella tedesca
era la meno numerosa, ma occupava le posizioni più importanti all’interno
dello Stato boemo. Quasi tutto l’alto clero, la gran parte dei cavalieri
ed i mercanti più importanti erano infatti tedeschi. Il processo di
germanizzazione era molto evidente nelle città, mentre nelle campagne
viveva la maggior parte della popolazione di ceppo slavo. Questa strana
situazione, ebbe in seguito delle conseguenze disastrose per la Boemia. In
Polonia, la monarchia appariva assai debole per due motivi principali: la
prima causa era l’abitudine dei re polacchi di dividere il territorio del
Paese tra i vari figli, mentre la seconda causa era costituita dal
processo di formazione del feudalesimo, che originò una nobiltà orgogliosa
e indisciplinata. Fu così che all’inizio del XIII secolo, furono gli
stessi re polacchi a richiedere l’aiuto degli ordini cavallereschi
tedeschi per eliminare la resistenza dei Prussiani e delle altre tribù
baltiche, che si erano ribellate al governo reale. Questo aiuto costò
molto caro ai re polacchi, che si videro espropriare dai tedeschi il
litorale baltico, privando in questo modo la Polonia del suo accesso al
mare, con gravi conseguenze per la sua economia. A questi problemi, si
aggiunse l’invasione dei Mongoli, che sempre nel corso del XIII secolo
devastarono a più riprese una buona parte del territorio polacco. Per
ripopolare i territori e riavviarne la vita economica, i re ed i nobili
polacchi, chiamarono artigiani, mercanti e contadini tedeschi, garantendo
loro molti privilegi. Ebbe così inizio la colonizzazione tedesca della
Polonia occidentale e delle più importanti città polacche, anche questa
foriera di terribili conseguenze future per l’avvenire della Polonia. La
pianura della Pannonia fu il limite occidentale raggiunto dalle orde
mongoliche, che dal V secolo dopo Cristo si riversarono sull’Europa: qui
si stanziarono infatti gli Unni di Attila ed in seguito gli Avari che
all’epoca arrecarono molto danno nell’area; qui si fermarono anche le
sette tribù, a capo delle quali erano i Magiari o Ungari, che nel IX
secolo giunsero dalla Russia meridionale. Per due secoli, le devastazioni
da essi arrecate, terrorizzarono l’Europa occidentale, finchè Ottone I non
vi pose termine. Nel frattempo, essi si erano trasformati da pastori
nomadi in agricoltori stanziali: infatti, dagli slavi che avevano
sottomesso, essi appresero l’agricoltura e, grazie ai Bizantini adottarono
il Cristianesimo come propria religione. Con il re Stefano I, ebbe inizio
la dinastia Arpad, che optò per la Chiesa di Roma, anche per migliorare i
propri rapporti con la Germania e con l’Italia. Nei secoli successivi si
potè assistere ad un rafforzamento della monarchia magiara, grazie anche
all’appoggio della nobiltà locale. Evitato il vassallaggio all’imperatore
di Germania, l’Ungheria svolse una propria politica indipendente, che la
vide estendere il proprio territorio alla Transilvania romena, sulla
Slovacchia, e ad unirsi successivamente al Regno di Croazia, al quale
faceva capo la Dalmazia. Con il suo estendersi nei Balcani e sul Mare
Adriatico, il regno entrò in conflitto con la Repubblica di Venezia e con
l’Impero Bizantino, riuscendo a sviluppare la propria economia, favorita
anche dal dominio del medio corso del Danubio. Anche in territorio
ungherese sorsero città commerciali quali ad esempio Buda, Pest, Esztergom,
Bratislava e altre ancora. Il progresso di questo Stato, venne bloccato
dall’invasione mongola, che nel biennio 1242-1243, devastò l’intera
Ungheria, distruggendo le città e sterminando parte della popolazione.
Cacciati i Mongoli con l’aiuto dei Boemi, l’Ungheria riuscì a risollevarsi.
All’inizio del XIV secolo, con l’ascesa al trono del figlio di Carlo
d’Angiò, che aveva sposato la figlia del re e che quindi era divenuto il
primo re angioino d’Ungheria, ebbe inizio un nuovo periodo di potenza
della monarchia ungherese.
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