Divenuta regno nel 1035, l'Aragona
iniziò la sua ascesa politica e la sua espansione territoriale durante le
lotte contro i Mori. Il Regno d'Aragona era costituito da due diverse
realtà dal punto di vista economico-sociale e politico: da una parte
l'Aragona stessa, dalla forte caratterizzazione feudale e militare;
dall'altra la Catalogna, dalla prevalente vocazione marittima e
commerciale, che mirava a un'espansione verso la costa della Spagna
meridionale e verso le isole del Mediterraneo. La monarchia
catalano-aragonese avrebbe scelto quest'ultima strada: conquistate le
Baleari e Valencia, tra il 1229 ed il 1238, sotto il regno di Pietro III
(1276-85) si dispiegò pienamente un'intensa attività diplomatica e
militare volta al tentativo di bloccare il formarsi di un impero
franco-angioino nel Mediterraneo.
Pietro III, avendo sposato Costanza, figlia di Manfredi, accampava infatti
dei diritti sul trono di Sicilia, conquistato nel 1266 da Carlo d'Angiò.
Il governo di Carlo d'Angiò però non riuscì ad impedire la diffusione di
un certo malcontento nelle popolazioni, che portò ad un moto
insurrezionale scoppiato a Palermo il lunedì di Pasqua del 1282 e
diffusosi subito in Sicilia e Calabria. Questa rivolta, nota con il nome
di "Vespri siciliani", costrinse Carlo ad abbandonare la Sicilia al suo
rivale, Pietro III, il quale - forse non estraneo alla ribellione e
sollecitato dai Siciliani che gli avevano offerto la corona - sbarcò a
Trapani e si insediò al potere (agosto 1282). Papa Martino IV, in veste di
sovrano feudale, considerando gli Aragonesi degli usurpatori, bandì contro
di loro una crociata che provocò l'allargamento della "guerra del Vespro"
oltre che alla Sicilia anche alla Catalogna, alla Calabria e alla
Campania, divenute in seguito teatro di una guerra che si sarebbe
trascinata endemicamente per novant'anni con gravi danni per l'economia e
per le società coinvolte. La crociata fallì e gli Aragonesi distrussero la
flotta angioina nel giugno 1284. L'impasse politico generale sembrò
trovare uno sbocco quando papa Bonifacio VIII promosse il trattato di
Anagni (1295) in base al quale il nuovo re d'Aragona, Giacomo II
(1291-1327), avrebbe permesso il ritorno degli Angioini in Sicilia in
cambio dell'acquisizione dei regni di Sardegna e di Corsica (annessione
peraltro molto difficile e in parte irrealizzabile per l'opposizione di
Pisani e Genovesi). In Sicilia divampò nuovamente la rivolta: fu offerta
la corona a Federico, fratello di Giacomo e suo rappresentante nell'isola.
Si arrivò così al trattato di Caltabellotta (1302) che riconosceva
Federico (III) come "Re di Trinacria" a patto che, alla sua morte, la
Sicilia fosse restituita agli Angioini. Ciò non accadde. Morto Federico
l'isola rimase al ramo cadetto della dinastia aragonese. Roberto d'Angiò
(1309-1343) e Giovanna I (1343-1388), sua nipote, cercarono in più riprese
di riprendersi l'isola, finché Giovanna riconobbe l'acquisizione aragonese
(trattato di Avignone del 1372). Il Regno di Napoli passò nel 1414 a
Giovanna II, che vide il trono minacciato da Luigi III d'Angiò. Giovanna
decise quindi di adottare come figlio e successore Alfonso IV d'Aragona ma
in un secondo momento revocò tale adozione, scegliendo lo stesso Luigi
III. Questo ondeggiamento fu causa di nuove guerre dinastiche. Al
conflitto tra i due candidati alla successione presero parte i più grandi
condottieri italiani. Le vicende belliche volsero momentaneamente a favore
di Luigi (1424), ma nel 1435 con la scomparsa sia di Giovanna che di
Luigi, Alfonso rivendicò il trono contro Renato d'Angiò, fratello del re
deceduto. Sconfitto dai Genovesi a Ponza e consegnato al Duca di Milano
(Filippo Maria Visconti, alleato di Renato), Alfonso riuscì a ribaltare la
situazione alleandosi con il Duca stesso. Forte del sostegno milanese,
Alfonso riprese la conquista del regno meridionale ed entrò a Napoli nel
1443, ricostituendo temporaneamente nella sua persona l'unità dell'antico
regno di Sicilia. Alla sua morte mentre la Sicilia rimase agli Aragona con
il fratello Giovanni, Napoli passò a un figlio naturale di Alfonso V,
Ferrante (1458-94). Questi fu ostacolato nella sua opera riformatrice
dalla feudalità che sosteneva i diritti al trono del pretendente angioino,
il Duca Giovanni d'Angiò (1459-64) che mosse guerra a Ferrante, senza
successo. L'Angiò, terminata la dinastia con Carlo III di Provenza nel
1481, passò a Luigi XI e quindi a Carlo VIII. Quest'ultimo rivendicò
l'eredità angioina e nel 1494 dichiarò guerra al Regno di Napoli dando il
via alle guerre d'Italia.
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