I
Franchi
I Galli
I Normanni
Quello dei franchi fu senz'altro il più considerevole regno latino-germanico del
medioevo. I contatti tra franchi e romani erano iniziati già nel corso del III
secolo, quando numerosi guerrieri della compagine germanica, in virtù delle loro
riconosciuta prestanza militare, andarono ad irrobustire le fila dell'esercito
imperiale. A differenza di altre tribù barbariche (come i Visigoti), i Franchi,
risultato della fusione di più tribù germaniche, non furono certo una
popolazione etnicamente omogenea. Questa è anche una delle ragioni per cui nel V
secolo questo regno appare rigidamente suddiviso nei due rami principali dei
Salii e dei Ripuarii.
Tra le due discendenze fu soprattutto quella dei Franchi Salii ad emergere
militarmente e politicamente. L'antenato mitico cui questi facevano risalire la
propria stirpe era re Meroveo (metà V secolo). A Meroveo successe il figlio
Childerico, che alla caduta dell'Impero romano tentò di svincolarsi da Roma,
estendendo i confini del proprio dominio. L'unificazione della Gallia (regno dei
Burgundi e Provenza esclusi) fu però opera del figlio di Childerico, Clodoveo
(481-511), che distrusse la dinastia ripuaria e si fece eleggere re. In tal modo
i Salii unificarono sotto la propria legge tutti i Franchi della riva
occidentale del Reno. Clodoveo, non a caso, è ritenuto il vero iniziatore della
dinastia merovingia.
Dopo aver eliminato nel 486 l'ultima presenza romana in
Gallia (Siagrio),
Clodoveo si volse contro le altre popolazioni germaniche della Gallia, ponendole
sotto la propria tutela o scacciandole dai territori loro pertinenti. Trovò un
ostacolo soltanto in Teodorico, intervenuto a difesa dei Visigoti e degli
Alamanni. Ciononostante, alla sua morte Clodoveo controllava tutta la Gallia
romana (Provenza esclusa) e anche una fascia di territori al di là del Reno.
Base dei suoi successi era certamente un poderoso dinamismo militare, ma anche
la collaborazione abilmente gestita con l'aristocrazia gallo-romana e con
l'episcopato cattolico.
Con la conversione al cattolicesimo di Clodoveo (498), l'aristocrazia franca e
quella gallo-romana risultarono ulteriormente coese. L'influenza clericale fu
fondamentale anche nell'orientare la dinastia merovingia verso modelli
amministrativi tipicamente latini, modelli che condussero alla creazione di un
ordinamento pubblico articolato in circoscrizioni (contee) che, governate da
appositi titolari (conti), facevano capo all'autorità regia. Tutto ciò non evitò
il persistere dell'antica concezione patrimoniale dello stato. Ecco allora che
alla morte di Clodoveo il regno, alla stregua di un bene privato, venne
ripartito tra i suoi quattro figli. Emersero quindi quattro distinte realtà
Neustria (parte occidentale del regno), Austrasia (parte orientale), Aquitania e
Burgundia. I successori di Clodoveo prevalsero sui Franchi della riva orientale
del Reno, accorpando la Turingia, la Burgundia e la Provenza. Il sistema di
successione fu assai dannoso per il dinamismo del regno: alla morte di ogni
sovrano facevano seguito regolarmente una serie di lotte fratricide. Queste
contese, nel corso dei secoli VI e del VII, vanno indicate come la principale
causa della stasi del regno e dell'arretramento delle sue frontiere.
Fu soprattutto verso la fine del VII secolo che la monarchia merovingia entrò in
crisi: il potere esercitato dai suoi rappresentanti apparve sempre più come
l'espressione di una autorità meramente formale, soprattutto con Childerico III
(metà VIII secolo). Fu a questo punto che il potere reale venne definitivamente
a concentrarsi nelle mani dei cosiddetti "maestri di palazzo", titolari di
territori vastissimi. Tra i maestri di palazzo si affermò in particolar modo la
dinastia dei Pipinidi, derivante il nome dal capostipite Pipino di Landen. Le
cause fondamentali della crisi merovingia vanno quindi rintracciate soprattutto
nel crescente potere detenuto dai maggiori rappresentanti dell'aristocrazia
latifondiaria e nell'inettitudine della stessa dinastia.