Il 30 marzo del 1282, lunedí di Pasqua,
un'offesa fatta da un soldato francese ad una donna che usciva dalla
chiesa di San Pietro, dove si era appena svolta la liturgia dei vespri,
accese a Palermo un moto insurrezionale che si estese rapidamente a tutta
la Sicilia, costringendo gli angioini a ritirarsi in Calabria. Il 30
agosto, mentre questi preparavano la controffensiva, il sovrano aragonese
Pietro III sbarcava a Trapani e il 4 settembre veniva acclamato a Palermo
re di Sicilia. Pietro tornò in patria lasciando come reggente il figlio
Giacomo, che, alla morte del padre, sarebbe divenuto sovrano del regno
autonomo di Sicilia. Tra angioini ed aragonesi si apri quindi una lunga
contesa militare; nel corso di essa l'altro figlio di Pietro III,
Federico, nel 1296 si pose alla testa di una ribellione locale
sostituendosi al fratello Giacomo, e con le sole truppe siciliane
sconfisse le case di Angiò e di Aragona, unitesi nel 1298 in una effimera
alleanza. Dopo alterne vicende e gravissime devastazioni la guerra si
concluse nel 1302 col trattato di Caltabellotta: l'isola restava in mano a
Federico, che assunse il titolo di re di Trinacria e promise di
restituirla alla sua morte alla parte francese, che si impegnava a cessare
ogni attività militare. Di fatto, però, gli angioini non poterono piú
mettere piede nell'isola. Ancora oggi, come allora per gli osservatori
contemporanei, non è chiaro se i Vespri siano stati una insurrezione
popolare spontanea o se fossero stati organizzati da tempo dai baroni
siciliani ghibellini in funzione antipontificia e antifrancese; né è
chiaro il ruolo tenuto nella vicenda dall'imperatore bizantino Michele
VIII Paleologo, che, preoccupato dall'aggressiva politica nel Mediterraneo
orientale di Carlo d'Angiò, investito Re di Gerusalemme, secondo alcuni
cronisti dell'epoca avrebbe dato un consistente aiuto a Pietro d'Aragona
per l'organizzazione della flotta con la quale sbarcò nell'isola. È
probabile quindi che la rivolta palermitana del 1282 sia stata il frutto
del convergere di diversi aspetti e moventi: interessi politici di respiro
europeo; interessi particolaristici dell'aristocrazia locale, che, con la
repressione che segui al fallito tentativo di Corradino di Svevia, fu in
gran parte privata dei feudi; il malcontento dei siciliani a causa della
fiscalità e dei soprusi del regime angioino; l'insofferenza della
popolazione nei confronti delle attenzioni che i francesi rivolgevano alle
donne locali, in una società che, come sottolineato dai cronisti
contemporanei, perpetuava ancora usi e costumi di origine saracena. Con i
primi sovrani aragonesi l'isola conobbe anni di ordinato sviluppo
istituzionale, fino alla morte di Federico III d'Aragona (1337), quando
esplosero contrasti tra gli interessi particolaristici dei nobili locali e
la nuova feudalità catalana. Dopo alterne vicende, nel 1409 la Sicilia fu
direttamente unita alla corona di Aragona, divenendo un elemento
fondamentale per l'avanzata della casa aragonese nel Mediterraneo
occidentale.
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