La famiglia dei Visconti ha origine
dai signori di Massino, piccolo villaggio sul Lago Maggiore.L'ascesa
politica della famiglia ha inizio nel 1262, con la nomina di Ottone,
cappellano del cardinale Ottaviano degli Ubaldini, ad arcivescovo di
Milano. Il prelato divenne subito il leader dagli aristocratici milanesi,
impegnati a strappare il Comune ai populares guidati dai Della Torre: dopo
la sconfitta di questi ultimi a Desio (1277), Ottone assunse il
direttamente il potere, sancendo la fine del Comune e l'inizio di un
regime signorile. Col tempo, tuttavia, egli persegui apertamente un
disegno volto a consolidare e tramandare il potere all'interno del proprio
gruppo parentale, allontanandosi dagli interessi degli aristocratici e
ottenendo l'appoggio delle forze produttive che in quegli anni stavano
conducendo Milano all'egemonia economica tra le città della Lombardia. I
suoi immediati successori si dedicarono principalmente a concretizzare
tale egemonia in conquiste territoriali, disegno condotto a compimento da
Azzone Visconti, negli anni Trenta del xiv secolo, con l'annessione
dell'intero territorio lombardo. Nei decenni successivi i Visconti
operarono per consolidare ed organizzare dal punto di vista militare ed
amministrativo la neoformazione statale e per aumentare il proprio
prestigio in Europa, stringendo rapporti di parentela con tutte le
principali case regnanti e dando lustro alla casata attraverso l'opera di
importanti personalità delle lettere e delle arti.La fortuna della
famiglia raggiunse l'apice con Gian Galeazzo (1378-1402), che, dopo aver
conquistando gran parte dell'Italia centro-settentrionale, nel 1395
ottenne dall'imperatore Venceslao il titolo ducale, definitiva
legittimazione del potere della famiglia sulla città e, secondo alcuni
contemporanei, preludio all'assunzione della corona regia. L'improvvisa
morte di Gian Galeazzo, tuttavia, apri un periodo di profonda crisi per il
dominio visconteo, condotto sull'orlo della dissoluzione, che il figlio e
successore del duca, Giovanni Maria (140212), non appariva in grado di
frenare. Fu il fratello di questi, Filippo Maria (1412-47), a ridare
smalto alla signoria, recuperando le terre perdute e, soprattutto,
organizzando la compagine statale in senso spiccatamente moderno,
razionalizzando le competenze del potere centrale, costituendo un apparato
burocratico colto ed efficiente, perfezionando il sistema fiscale e
inaugurando una politica sanitaria. Filippo Maria, privo di eredi, fu
l'ultimo duca visconteo. Alla sua morte, i maggiorenti e i piú alti
funzionari dello Stato diedero vita alla breve esperienza della Repubblica
Ambrosiana (1447-50), che voleva porsi in continuità con le sue riforme
istituzionali. Fu il suo fallimento, causato dai contrasti interni tra i
diversi potentati, ad aprire la strada all'ascesa di Francesco Sforza.
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