Era il 15 luglio del 1410 quando due
eserciti, Polacco e Teutonico, vennero a confronto tra le città di
Tannenberg, Grunwald e Ludwigsdorf nella attuale Polonia. Alle prime luci
del mattino dall'accampamento polacco-lituano si avvistarono delle insegne
variopinte provenienti da settentrione: l'armata teutonica era finalmente
giunta. Ladislao fece quindi togliere il campo e schierare le sue truppe.
Il fronte di battaglia occupava quasi due chilometri e mezzo. L'armata
polacco-lituana infatti era formata da una numerosissima fanteria,
composta quasi interamente da agguerriti ma male organizzati contadini. La
disposizione era in tre file con l'ala destra formata da Lituani, Russi e
Tartari comandati da Vitoldo, e l'ala sinistra con Polacchi, Boemi e
Moldavi guidati da Ladislao. I Teutonici, in un primo momento, si
schierarono con una formazione quasi speculare agli avversari, ma le loro
file erano meno numerose di quelle polacche, quindi più corte. Il Gran
maestro rimodellò lo schieramento, disponendo le sue truppe su due file
molto più ampie, con la cavalleria in prima fila e le fanterie con i
balestrieri sulla seconda. L'ala destra era comandata dal Grosskomtur
dell'Ordine (Conrad von Lichtenstein), la sinistra invece era al servizio
del Maresciallo di Prussia Friedrich von Wallenrode, mentre dietro ad
entrambe le linee vi erano una decina di fanti e altrettanti cavalieri
disposti a protezione del Gran Maestro. Nessuno dei due schieramenti
figurava con delle artiglierie visto che la pioggia ne avrebbe impedito il
perfetto funzionamento, e il terreno lento non ne facilitava certo i
movimenti. Lo scontro vero cominciò alle nove del mattino circa. I primi a
muoversi furono i cavalieri leggeri lituani, che però vennero respinti
immediatamente contro le fanterie alleate dei Russi e dei Tartari le cui
file vennero disordinate. L'ala destra dei Polacchi era così scoperta,
rendendo necessario far intervenire le fanterie di riserva, per arginare
l'avanzata dei guerrieri teutonici da quel lato. D'altra parte i Teutonici,
vedendo la situazione favorevole sul loro fianco sinistro, vi spostarono
più truppe, scoprendo a loro volta il proprio lato destro. L'errore di
questa mossa era che le pesanti cavallerie dei Teutonici non potevano
raggiungere le veloci e leggere truppe a cavallo lituane, che così si
ritirarono nel bosco, riformandosi accanto alla cavalleria pesante Polacca.
Nel frattempo, i cavalieri dell'Ordine avevano perso lo spazio necessario
per lanciarsi in carica anche contro i nemici appiedati. Fu così che,
l'avanzata delle fanterie russe impegnò i cavalieri teutonici in una
mischia, tanto inconcludente, quanto rischiosa per loro. La ritirata
strategica architettata da Ladislao e Vitoldo aveva portato i risultati
sperati: la cavalleria templare era stata bloccata, le fanterie nemiche
erano scoperte, e tutta l'inerzia della battaglia era in favore dei
polacchi. Ma per vincere quindi, dovevano sbaragliare in carica i fanti
del Gran Maestro e poi attaccare alle spalle la cavalleria impegnata in
mischia. Ladislao lanciò quindi la carica della sua cavalleria. Seppure
soverchiati nel numero, i confratelli dell'Ordine, al grido di Christ ist
erstanden (Cristo è risorto), riuscirono incredibilmente a reggere l'urto
e addirittura a respingere i cavalieri polacchi. In ritirata, i polacchi,
videro riapparire minacciosamente le cavallerie pesanti nemiche che, nel
frattempo, si erano liberate dalla mischia facendo strage e mettendo in
fuga le fanterie russe. Il vantaggio acquisito con la prima mossa, così
come l'occasione favorevole stavano sfuggendo dalle mani polacche. Il re
polacco decise che era il caso di attaccare le ali del nemico una alla
volta. Diresse così i suoi cavalieri contro le cavallerie Teutoniche e
fece uscire dal bosco, nel quale si era rifugiata, la cavalleria leggera
di Vitoldo, che caricò sul fianco destro i reparti a cavallo dell'Ordine
prima che si ricongiungessero con il Gran Maestro, accorso in loro aiuto.
Ma le cavalcature dei Teutonici ormai erano sfiancate per gli sforzi
sostenuti nella precedente mischia e non riuscivano a lanciarsi nella
controcarica: per polacchi e lituani fu facile fare strage dei cavalieri
nemici. Appena finita la strage dei confratelli che avevano ancora un
cavallo, Ladislao poté far avanzare le fanterie polacche, finora
inutilizzate, far tornare in campo quelle russe, riorganizzatesi dopo la
ritirata, ed infine concentrarsi quasi esclusivamente sulle rimanenti e
appiedate forze teutoniche. In questa fase persero la vita quasi tutti gli
alti ufficiali dell'Ordine tra cui il Gran Maestro, il Gran Tesoriere e il
Grosskomtur. Lo scontro era durato ben nove ore, molte delle qualipassate
tra scontri violentissimi all'arma bianca. I sergenti ed i rimanenti
cavalieri appiedati furono tutti massacrati, pochi furono i prigionieri.
Il giorno dopo la battaglia, Ladislao fece raccogliere dal campo ben 51
insegne dei suoi nemici, che vennero poste nella cappella di San Stanislao
della cattedrale di Wawel a Cracovia, ai giorni d'oggi però sono andate
tutte perdute.
Le prime notizie riguardo ad una certa confraternita teutonica risalgono
addirittura al 1143 quando si ispiravano a degli ordini già operanti in
Terra Santa. Ma la fondazione del Ordo Domus S.Mariae Teutonicorum in
Jerusalem o Deutsche Orden è del 1190, quando alcuni mercanti di Brema e
Lubecca pensarono di utilizzarlo come difesa di quelle città e conforto ai
crociati malati o feriti in battaglia. Nel 1198 l'Odine ottenne il
ricoscimento della regola da parte del papa Innocenzo III e, nel 1199,
venne adottato come divisa il mantello bianco con una croce nera
sovrapposta diventato il loro simbolo di battaglia nella loro
plurisecolare storia. Grazie alla benevolenza di Federico II e del papa,
unita alla concessione di Corrado duca di Masovia, i Teutonici si
insediarono prima a Kulm, nelle terre pagane di Prussia, poi grazie al
numero sempre crescente di adepti e di patrimoni da questi portati,
divennero lo Stato sovrano in quella regione, sottomettendo le
disorganizzate e arretrate popolazioni locali. Le espansioni nei territori
baltici aumentò negli anni successivi, divennero teutoniche città come
Danzica, Konigsberg, Brandeburgo. Vennero annesse anche zone come la
Pomerelia e l'Estonia, ma più crescevano le conquiste territoriali
dell'Ordine, più questo perdeva quelle che erano state le sue prerogative
originali, missionarie. Non potendo più contare quindi sulle simpatie
dell'occidente cattolico, l'unico sistema che rimaneva per la
sopravvivenza dell'Ordine stesso era quello di utilizzare la forza delle
armi. I cavalieri che giunsero da tutt'Europa a Tannenberg, erano
pienamente consapevoli della poca "simpatia" che li accompagnava in quella
spedizione, ma si gettarono ugualmente nella battaglia con più ardore che
mai, Ben 200 morirono insieme al Gran Maestro Ulrich, e coloro che
sopravvissero, furono costretti o alla prigionia o al riscatto veniale. Lo
stato Teutonico entrò in pieno declino e le sue vicende si svolgevano
ormai al margine di quelle Europee, fino a che Marienburg la capitale, fu
abbandonata nel 1454. In seguito gli ultimi territori che erano ancora
sotto l'influenza teutonica furono conquistati da Ivan il Terribile.
Tuttavia la fama dell'ordine si è tramandata fino ai giorni nostri e l'eco
delle azioni militari di quei cavalieri è ancora vivo nelle zone dove
regnarono.
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