A Carlo lo Zoppo, che non era riuscito
ad evitare la conquista della Sicilia da parte degli Aragonesi, fece
seguito l’elezione a re di Napoli di Roberto d’Angiò, terzo re di questa
dinastia, che regnò dal 1309 al 1343. Egli continuò la politica di
ingerenze negli affari dell’Italia centrosettentrionale, allo scopo di
appoggiare i Guelfi nella loro lotta contro i Ghibellini. Per sostenere
questa politica, gli Angioini continuarono a vessare le popolazioni
meridionali con sempre nuove tasse, consumandone così ogni risorsa.
All’ambizione del sovrano, fece seguito un fenomeno ancora più rovinoso:
la diffusione del feudalesimo, che spezzettò lo Stato faticosamente
riunito dai Normanni prima e da Federico II poi. Le campagne e le città
vennero infeudate ai favoriti del re, per ingraziarseli e mantenerli
fedeli alla corona. Si aggiunse inoltre l’uso di contrarre matrimoni con
case regnanti straniere, allo scopo di accrescere la potenza della Casa
d’Angiò. I risultati di queste scelte sciagurate si videro poi alla morte
di Roberto, quando a succedergli venne chiamata sua nipote Giovanna I, il
cui regno durò dal 1343 al 1382 e fu costellato da una serie interminabile
di guerre civili, poichè tentarono d’impadronirsi del Regno di Napoli il
ramo ungherese della Casa d’Angiò, che prese vita a seguito del matrimonio
contratto dal figlio di Carlo lo Zoppo, Carlo Martello, con l’erede al
trono d’Ungheria, il Ramo di Durazzo, costituito dai discendenti di un
altro figlio di Carlo lo Zoppo, che assunse il titolo di conte di Durazzo,
e la Casa reale di Francia.Ognuno di questi pretendenti trovò nel
meridione un buon numero di baroni disposti a fornire il proprio aiuto in
cambio di maggior potere. Queste guerre civili completarono la rovina
dell’Italia meridionale, iniziata nel secolo precedente con l’arrivo di
Carlo d’Angiò. Il commercio e l’industria decaddero completamente e nelle
campagne presero a diffondersi le paludi e la malaria, mentre una buona
parte della popolazione si rifugiò sui monti per sfuggire alle pianure
ormai inabitabili. Il regno divenne una colonia dei banchieri fiorentini,
che fornivano ai re angioini i finanziamenti necessari per perseguire i
propri scopi politici. Gli altissimi interessi richiesti dalle banche
furono anch’essi causa dell’impoverimento economico del Meridione. Nel
1382, la regina Giovanna I venne assassinata, ma nonostante ciò le guerre
civili proseguirono tra i sostenitori della Casa di Durazzo ed i seguaci
della Casa regnante francese. Le lotte tra Angioini e Durazzeschi,
terminarono con la vittoria di questi ultimi, capeggiati dal re Ladislao
di Durazzo. Il consolidamento dell’autorità regia, non fu da lui
utilizzato per tentare di riordinare economicamente la situazione del
regno, ma egli si dedicò ad un’avventurosa politica di conquista in
Italia. Ladislao sperava infatti di poter ricostituire la potenza che era
stata raggiunta sotto il primo re d’Angiò. Le vittorie non gli mancarono,
grazie anche allo stato di grande disgregazione nel quale si trovava
l’Italia centrale: occupata più volte Roma, egli pensò addirittura di
annettere al proprio regno tutto lo Stato della Chiesa, ma la resistenza
opposta da Firenze rese vani i suoi tentativi, facendogli esaurire le
forze in inutili imprese. Egli morì all’età di trent’anni ed il regno
passò alla sorella Giovanna II, che ne resse le sorti dal 1414 al 1435.
Durante questo periodo ripresero le guerre civili e gli scontri con gli
Aragonesi di Sicilia e di Spagna.
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