I dissapori interni e le continue
guerre locali finirono per stancare gli abitanti dei Comuni ed in
particolar modo la parte più povera di essi. Sul finire del XIII secolo,
il desiderio di pace era comune a tutta l’Italia: si cercò di soddisfare
questa necessità appellandosi ad un’autorità superiore che fosse in grado
di porre termine alle discordie e alle guerre. Gli stessi grossi mercanti
e banchieri che avevano assunto il potere nei Comuni, non sentendosi più
al sicuro di fronte all’ostilità del popolo, cercavano un potere forte in
grado di difendere il loro predominio economico-sociale. Sulla base di
queste aspirazioni e di questi interessi, iniziò a svilupparsi in molti
Comuni italiani una Signoria, ossia il potere di un uomo a cui viene
affidato il compito di governare in sostituzione dei consigli comunali:
spesso si trattava di un podestà o di un capitano del popolo, al quale
veniva prolungata la durata del mandato, finchè non veniva proclamato
signore a vita. Saranno poi questi stessi uomini a rendere ereditaria la
carica, trasmettendola ai propri figli. I signori provenivano da famiglie
nobili che disponevano di feudi e di reparti armati, con i quali potevano
imporsi alle fazioni comunali, imponendo loro la propria volontà. Sotto
questo punto di vista, la Signoria appariva come un compromesso tra la
vecchia nobiltà feudale e la ricca borghesia cittadina, delle quali il
signore continuava la politica interna ed estera, difendendone le
posizioni economico-sociali. Per varie ragioni essa non era sgradita
neppure al popolo minuto e alla plebe: grazie sia ai provvedimenti
demagogici che di solito i potenti adottavano per ingraziarsi il popolo,
come ad esempio l’abolizione di imposte particolarmente sgradite o
danativi alle famiglie più povere; inoltre il signore risolveva la
questione del potere togliendolo in eguale misura a tutte le classi
sociali, attribuendolo a se stesso, in modo da apparire sopra le parti.
Altro motivo che rendeva la signoria gradita ai meno fortunati era
rappresentato dalla lotta che questa conduceva contro le vecchie casate
nobiliari che non volevano sottomettersi alla sua autorità; in ultimo,
perchè i signori riscirono in molti casi a riportare effettivamente la
pace nelle città da loro amministrate, pace saltuariamente interrotta da
congiure o colpi di mano posti in essere dalle famiglie nobili più
riottose, che però non riuscirono quasi mai a raggiungere il loro scopo.
Per contro, la Signoria continuò la politica espansionistica perseguita
dal Comune, voluta in modo particolare dal popolo grasso; in questo modo,
se da una parte vi fu più ordine e pace all’interno delle città,
dall’altra vi fu un aumento delle guerre esterne, che divennero sempre più
estese e cruente. Già all’epoca di Federico II di Svevia e di Manfredi,
nel Veneto si affermò la potente Signoria di Ezzelino da Romano: signore
delle città di Treviso, Padova, Vicenza e Verona e diverse altre città
minori. Egli aveva costituito un vasto dominio che si estendeva sulla
totalità del Veneto occidentale, minacciando la Lombardia e l’Emilia, che
durò fino a quando una lega costituita da città lombarde e appoggiata
dalla Repubblica di Venezia, non tolse ad Ezzelino i suoi domini e la
vita. A Ferrara si impose la Signoria degli Este, una delle più antiche
famiglie feudali italiane, che estendevano il proprio dominio anche su
Modena e Reggio: lo Stato estense durerà fino all’unificazione d’Italia
nel XIX secolo. Nel centro della Valle Padana si diffuse la Signoria dei
Pallavicino, nobili imparentati con gli Este e signori di Cremona, Pavia,
Piacenza, Parma, Novara ed altre città minori; il loro dominio si disgregò
abbastanza rapidamente. La Signoria che si costituì a Milano era invece
destinata a durare molto più a lungo: nel 1240, viene eletto capitano e
difensore del popolo il nobile Pagano Della Torre, con l’ordine di
combattere contro i magnati che scaricavano tutto il peso delle imposte
sui ceti più deboli. Il casato dei Della Torre governerà Milano fino al
1277, quando i nobili capitanati dall’arcivescovo Ottone Visconti,
riuscirono a sconfiggerli nella battaglia di Desio. L’arcivescovo
vincitore, pur essendo a capo della fazione nobiliare, seppe farsi
apprezzare anche dalla parte più povera della popolazione milanese per la
sua moderazione e per la sua saggezza, consentendo alla Signoria dei
Visconti di dominare Milano per circa due secoli. Nel frattempo, dopo la
morte di Ezzelino da Romano, i suoi domini vennero suddivisi tra altre
Signorie che si erano costituite all’epoca: Treviso divenne dominio dei Da
Camino, Padova dei Da Carrara, Verona dei potenti signori Dalla Scala, che
riuscirono, nel secolo successivo, a fondare un vasto Stato che si
estendeva su buona parte del nord Italia, tentando di penetrare
successivamente anche al Centro. Verso la fine del XIII secolo le Signorie
divengono sempre più numerose, finchè, agli inizi del ’300 ben poche
furono le città italiane che ancora non erano governate da signori.
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