Quando il Califfato di Córdoba di
dissolse in un mosaico di piccoli regni i re degli stati cristiani a Nord
della Penisola Iberica ne approfittarono per allargare le loro frontiere a
discapito di questi. Nel frattempo nell’Africa del Nord gli Almohadi, una
confederazione di tribù berbere, erano intenti nella creazione di un vasto
impero che comprendeva il Marocco, la Mauritania, parte dell’attuale
Algeria e del Senegal. La crescente pressione dei regni cristiani sugli
stati islamici dell’Andalusia costrinsero questi ultimi a sollecitare
l’intervento armato degli Almohadi. Questi, forti di una poderoso esercito
marciarono contro i regni cristiani del Nord riportando diverse vittorie.
Yusuf ibn Tashfin, dopo la clamorosa vittoria di az-Zallaqa (Sagrajas)
aveva mandato i suoi turchi sul campo di battaglia a tagliare la testa ai
cristiani feriti e morti, facendo costruire sul posto una raccapricciante
piramide di ventiquattromila crani. Alfonso VIII di Castiglia, dopo il
bando della Crociata da parte del Pontefice Innocenzo III, prese le armi
contro i mori mettendosi alla testa, insieme Sancio VII di Navarra e Don
Pedro II d'Aragona, dell’esercito cristiano. I cristiani potevano contare,
inoltre, di non pochi ausiliari stranieri al comando di Diego Lopez de
Haro e di molti cavalieri appartenenti ai più svariati ordini
cavallereschi.
L’esercito di Alfonso VIII, partito da Tolosa, si diresse verso Sud per
scontrarsi con quello Almohade. Giunti nei pressi dell’accampamento dei
mori, i crociati vennero guidati da un pastore lungo un sentiero nascosto.
Questa mossa permise di sorprendere il Califfo Al-Nasir che aveva
escogitato di attaccare l’esercito cristiano sull’altipiano di Las Navas
di Tolosa credendo che Alfonso volesse forzare la ben difesa Valle di Losa.
Il 16 luglio del 1212 i due eserciti si incontrarono schierati per la
battaglia nella piana di Las Navas. Nel frattempo Muhammad Al-Nasir aveva
ricevuto rifornimenti dalla vicina Baeza e da Jaén. Dell'ala destra
cristiana facevano parte i portoghesi, comandati dall'infante Don Pedro, e
i baschi di Sancio VII, abili montanari. L'ala sinistra era formata dalle
truppe aragonesi al comando di Pedro II. Al centro erano schierati gli
ordini cavaliereschi con i cosiddetti serrani, contadini di montagna e
pastori, una sorta di esercito popolare destinato a rendere meno pesante
la superiorità numerica dei mori. L’esercito di Al-Nasir era composto da
numerosi volontari arabi nonché altrettanto numerosi soldati magrebini e
truppe almohadi.
Gli islamici attaccarono simultaneamente le ali dell’esercito crociato
nella speranza di dividere le forze in campo e di fiaccare la cavalleria
crociata. Allora il centro e l'ala sinistra dell’esercito cristiano
avanzarono contrattaccando e mettendo in fuga i mori, tanto che dovette
intervenire lo stesso Emiro. Imprecando e minacciando riuscì a tamponare
la fuga dei suoi uomini, ma in quel momento Alfonso VIII di Castiglia
ordinò l’attacco alla retroguardia. La carica della cavalleria fu
inarrestabile, nonostante la ferma opposizione degli islamici, giungendo
fin sulla collina dov’era l’accampamento dei mori. La cronaca narra che «quando
il veloce messaggero gli preannunciò l'imminente fine», Al-Nasir fuggì
verso Baeza, cambiò i cavalli, puntò su Jaén e si rifugiò a Siviglia.
I tre re cristiani avevano concordato che non avrebbero fatto prigionieri.
«Tanti furono i morti, che i cadaveri impedirono di avanzare. E se mai i
mori avevano agito in maniera infame contro i cristiani, questi
convenientemente li ripagarono quel giorno.» Così si esprimeva un cronista
arabo nel giorno che seguì alla battaglia. L’accampamento dell’esercito
Almohade venne saccheggiato ed i superstiti vennero passati a fil di spada,
aveva inizio la Riconquista spagnola.
|
|