La prima metà del Quattrocento, fu
segnata in Italia da aspre lotte fra Stati per il raggiungimento della
supremazia. I principali protagonisti di questi scontri furono il Ducato
di Milano e la Repubblica di Venezia. Quest’ultima, dopo la morte di Gian
Galeazzo Visconti, approfittò del momento di confusione venutosi a creare
nello Stato milanese per estendere i propri domini nel Veneto occidentale;
inoltre, dopo aver lottato contro i patriarchi di Aquileia e i duchi
d’Austria, estese il proprio territorio in Friuli fino all’Isonzo e nel
Trentino fino alla città di Rovereto, divenedo quindi un forte Stato
territoriale, potente finanziariamente, grazie ai suoi traffici marittimi
e politicamente, grazie al governo oligarchico nobiliare che garantiva
stabilità. Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti, Il Ducato di Milano
perse molte delle conquiste territoriali conseguite dal defunto duca.
Nonostante tutto, il figlio di Gian Galeazzo, Filippo Maria Visconti, una
volta preso il potere, riuscì ad estendere i propri domini in parte del
Piemonte e dell’Emilia, attirando nuovamente nell’orbita milanese la
Repubblica di Genova. Le ambizioni espansionistiche dei milanesi e dei
veneziani, condussero inevitabilmente ad uno scontro armato che ebbe
inizio nel 1423 e terminò nel 1433 con la vittoria di Venezia, sancita
dalla Pace di Ferrara e che fruttò alla Repubblica le città di Bergamo e
Brescia. Ma questo non era ancora sufficiente per il governo veneziano,
che alla morte di Filippo Maria Visconti, intravvide la possibilità di
divenire padrone dell’intera Lombardia. Le aspirazioni veneziane, erano
tuttavia contrastate da Firenze, che non vedeva di buon l'espansione
veneta nell’Italia settentrionale. A Milano venne proclamata la Repubblica
Ambrosiana, che aveva posto alla guida delle sue milizie Francesco Sforza.
Entrato in città alla testa delle sue truppe, la occuppò con l’inganno,
divenendone il Signore, riprendendo subito dopo la guerra contro Venezia.
La lotta tra i due Stati proseguì fino al 1454, allorquando i contendenti
addivennero alla Pace di Lodi, che riconosceva a Francesco Sforza il
titolo di duca di Milano, mentre dal punto di vista territoriale nulla
cambiò. In realtà , Venezia si convinse a sottoscrivere la pace a causa
della drammatica notizia della caduta di Costantinopoli nelle mani degli
Ottomani; in seguito, il pericolo turco richiamò su di sè tutta
l’attenzione del governo veneziano, che tralasciò ogni ulteriore tentativo
di espansione in Italia.
Un’altra guerra che in modo diverso interessò gli Stati italiani, fu
quella che si combattè nel Meridione fra Renato d’Angio e Alfonso
d’Aragona, per la successione della regina Giovanna II. Grande e abile
condottiero, Alfonso D’Aragona sconfisse il rivale e conquistò l’intero
regno, fondando la nuova dinastia degli Aragona. Nel 1441, a seguito della
Pace di Cremona, egli venne riconosciuto come re di Napoli dagli altri
Stati italiani. Sotto il suo regno e quelli dei suoi successori, le
popolazioni meridionali poterono finalmente godere di alcuni decenni di
pace, dopo quasi un secolo di continue guerre civili.
La Pace di Lodi segnò per l’Italia l’inizio di un quarantennio di pace,
interrotto solo da alcuni scontri di scarsa importanza. Questo buon
risultato fu dovuto principalmente alla partà di forze dei maggiori Stati
italiani, che si risolse successivamente in un grave danno per la nazione,
poichè impedì l’unificazione dell’Italia in un unico organismo statale.
Presto i piccoli Stati italiani caddero preda delle potenze straniere, e
il Paese divenne un grande campo di battaglia per gli eserciti delle
maggiori potenze europee.
Nella seconda metà del Quattrocento, gli Stati italiani attuarono una
politica di equilibrio, che consisteva essenzialmente nel bilanciarsi a
vicenda, in modo tale da impedire modificazioni delle condizioni
territoriali e dei rapporti di potenza tra gli Stati.
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