L’oligarchia mercantile che dominava
Firenze, nel Quattrocento dovette cedere il potere alla famiglia dei
Medici. Banchieri e grandi mercanti, essi si erano arricchiti con il
servizio di cassa per conto del papa: nei primi decenni del XV secolo,
Cosimo dei Medici era l’Uomo più ricco di Firenze e uno dei più ricchi
d’Europa. Con l’ appoggio di cui godeva da parte del popolo minuto, Cosimo
riuscì a far bandire dalla città gli Albizzi, la famiglia che in
precedenza aveva il maggior potere a Firenze, rimanendo il vero signore
della città, pur facendo il possibile per non darlo a vedere. Egli infatti
non cambiò nulla nelle istituzioni e negli ordinamenti tradizionali, ma in
realtà non si effettuavano nuovi provvedimenti governativi e non si
eleggevano nuovi pubblici ufficiali senza il suo consenso.
Cosimo dei Medici ottenne il sostegno del popolo minuto grazie ad alcune
misure che egli seppe adottare per migliorare la situazione del popolo
fiorentino, ed in particolare una riforma fiscale che sgravò in parte del
peso tributario i meno abbienti, per caricarlo sulle famiglie dei
banchieri sui diretti concorrenti ed avversari politici. Dopo trent’anni
di supremazia incontrastata (dal 1434 al 1464), Cosimo, morendo, lasciò il
potere al figlio Piero il Gottoso, che morì molto presto. Il potere venne
ereditato dai suoi due figli Lorenzo e Giuliano, che poco dopo subirono un
attentato da parte di un gruppo di congiurati appartenenti alle più nobili
famiglie fiorentine, capeggiate dalla famiglia dei Pazzi, banchieri in
diretta competizione con i Medici. Nell’agguato,avvenuto nella Cappella
adiacente la Chiesa di Santa Maria del Fiore, Giuliano perse la vita,
mentre Lorenzo venne ferito ma riuscì a mettersi in salvo. La congiura dei
Pazzi ottenne il risultato opposto di quello che i congiurati avevano
previsto. Il popolo, infatti, si sollevò contro i cospiratori inneggiando
ai Medici. I Pazzi e il loro amici vennero sommariamente giustiziati e
Lorenzo dei Medici assunse i pieni poteri, con forme molto più aperte di
quanto non avesse fatto il nonno Cosimo: egli tenne una magnifica corte
nella quale trovavano ospitalità poeti ed artisti, e sotto il suo governo
si ebbe il periodo più splendido del Rinascimento fiorentino. In Italia,
Lorenzo il Magnifico, come ormai il Signore di Firenze veniva definito,
grazie alla sua potenza economica e la sua abilità diplomatica, ebbe una
parte importante nella soluzione di diversi conflitti tra gli Stati della
penisola.
Nello stesso secolo, nel Sud dell’Italia, sotto il regno di Alfonso di
Aragona, la Sicilia e la Sardegna vennero unite al regno di Napoli. Alla
sua morte, Alfonso lasciò le due isole al fratello, che gli succcedette
sul trono di Aragona, dimodochè le due isole vennero nuovamente separate
dal resto del regno di Napoli. Successivamente, esse sarebbero servite
agli spagnoli come base di partenza per la conquista dell’Italia alla fine
del XV secolo. Il regno di Napoli venne invece ereditato da Ferdinando,
figlio naturale di Alfonso, che diede origine ad una monarchia nazionale.
L’opera del nuovo re venne fortemente osteggiata dai grandi feudatari
meridionali, che non esitarono, per l’ennesima volta, a chiedere
l’appoggio degli Angioini di Francia. Sconfitti i francesi, Ferdinando si
trovò presto coinvolto come vittima designata in un complotto ordito dai
nobili, meglio conosciuto come la congiura dei baroni, che vedeva unite
contro il re tutte le maggiori casate feudali. Venuto a conoscenza delle
trame baronali, Ferdinando attirò con l’inganno i colpevoli nel suo
castello, il Maschio Angioino di Napoli, e li fece giustizia, mettendo a
morte tutti i principali congiurati e condannando a forti pene detentive
gli altri. Tuttavia egli non riuscì a portare a termine la sua opera di
consolidamento dell’autorità regia, poichè morì nel 1494. Nello stesso
anno iniziò l’invasine del regno da parte dei francesi.
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