Storia del continente americano

Il popolamento umano dell'A. è abbastanza recente. I suoi primi abitatori furono infatti probabilmente cacciatori siberiani, migrati in più riprese dall'Asia nordorient. in Alaska tra i 40 e i 15 mila anni fa; a essi seguirono, tra i 13 e i 12 mila anni fa, gli antenati degli attuali eschimesi. Ciò spiega il relativo ritardo con cui le popolazioni amenndie acquisirono l'agricoltura (Messico, Ande settentr., 5000 ca a.C.) e la ceramica (Colombia, Ecuador, 3000 a.C.) e insieme il lento processo formativo delle cosiddette «civiltà precolombiane» (maya, aztechi, incas), la cui piena fioritura precedette di appena pochi secoli la conquista europea. Non sono ancora sufficientemente comprovate, invece, migrazioni di genti asiatiche o polinesiane attraverso il Pacifico centr., mentre sembra storicamente accertata la «scoperta» dell'A. del nord da parte di vichinghi norvegesi nel sec. XI.

Com'è noto, l'ingresso dell'A. nella storia mondiale fu inaugurato dal viaggio di Colombo alle Bahama nel 1492. Pochi anni più tardi, Caboto raggiunse le coste del Labrador (1497-98) e agli inizi del sec. XVI Vespucci e Magellano rilevarono l'isolamento del continente.

La penetrazione spagnola attraversò una fase iniziale di sterminio e di saccheggio, conclusasi con la conquista del Messico (Cortés, 1519-21), del Perù e del Cile (Pizarro e Almagro, 1531-43); seguì una fase di colonizzazione vera e propria, basata sull'asservimento degli indios e sul trapianto in A. delle istituzioni e dell'economia spagnole.   Le conseguenze della conquista e della colonizzazione

Attribuzioni di terre in sfruttamento a coloro-soldati caratterizzarono invece la conquista portoghese del Brasile, avviata nel sec. XVI e proseguita con sistemi feudali fino al sec. XVIII.
Più tarda fu la colonizzazione franco-inglese dell'A. del nord, iniziata al principio del sec. XVII. I francesi, installatisi in Canada, operarono mediante grosse compagnie commerciali, mentre gli inglesi diedero luogo a insediamenti pressoché autonomi di piccoli gruppi spontanei. Tratto comune delle diverse forme di colonizzazione fu l'introduzione nelle aree tropicali e intertropicali di un'economia basata sul sistema di piantagione e sullo sfruttamento delle ricchezze minerarie, l'impiego del lavoro servile indio integrato dalla tratta degli schiavi, e l'esportazione, soprattutto nell'area caraibica, della pirateria e delle guerre di «corsa».

La configurazione politica del continente venne definendosi nel sec. XVIII con l'annessione graduale ai possedimenti inglesi delle colonie francesi (Terranova e Acadia, 1713; Louisiana, 1717; Canada, 1763) e della Florida spagnola (1763), facendo dell'A. a nord del Messico un blocco omogeneo. Di qui il divaricarsi delle vicende storiche dell'A. anglosassone da quelle dell'A. latina: la prima, ascesa assai presto alla ribalta della politica internazionale con la guerra d'indipendenza americana che portò alla formazione degli Stati Uniti (1783); la seconda, destinata a svolgere un ruolo subalterno ancora fino ai primi decenni del sec. XIX.

La tardiva emancipazione delle colonie ispano-americane, avvenuta intorno agli anni '20 dell'800 per opera di San Martin e Bolivar, così come l'indipendenza per ragioni dinastiche del Brasile (1822) fecero di questa porzione del continente un'area politicamente instabile ed economicamente fragile, esposta alle ambizioni neocoloniali britanniche e al
le aspirazioni panamericane degli USA (dottrina Monroe, 1823).

Questi ultimi, rafforzati dall'annessione del Messico settentr. («guerra del Messico», 1846-48) e dal consolidamento della compagine interna dopo la guerra di secessione (1861-65), assunsero una posizione egemone sin dalla fine dell'800, liquidando gli ultimi domini coloniali spagnoli (Cuba e Portorico, 1898), quindi intraprendendo nei primi del '900 una politica d'intervento diretto nei paesi latinoamericani (Venezuela, Colombia, Messico ecc.), istituzionalizzata di fatto con la creazione ne11910 dell'Unione Panamericana sotto l'egida statunitense.

Tale stato di cose venne modificandosi dopo la I guerra mondiale, quando, per la crisi economica del 1929-31 e i mutati equilibri internazionali, l'amministrazione statunitense abbandonò la politica d'intervento (conferenza di Montevideo, 1932), puntando alla penetrazione economica nell'A latina, coperta da rapporti di cooperazione interstatuale (conferenza dei ministri degli esteri di Lima, 1938). Ciò consentì all'intero continente americano di adottare una politica unitaria durante il secondo conflitto mondiale, che parve coronata da successo con l'istituzione dell'Organizzazione degli stati americani (OSA) nel 1948.

L'ascesa degli USA a potenza mondiale e insieme l'emergere di istanze nazionalistiche nei maggiori paesi latinoamericani (Peronismo in Argentina) riproposero tuttavia fin dalla metà degli anni '50 forme d'ingerenza diretta di Washington nelle vicende politiche latinoamericane (Guatemala e Venezuela, 1954; Argentina, 1955): dopo la vittoria della rivoluzione castrista a Cuba nel 1959, i rapporti infracontinentali furono contrassegnati da un periodo di instabilità e turbolenza, a cui gli USA tentarono di reagire dapprima con un ambizioso progetto di rilancio economico dell'area (Alleanza per il progresso, 1961), quindi con l'appoggio a regimi forti e autoritari (Brasile, Argentina, Cile).

Dopo una fase (tra gli anni '70 e '80) di sensibili oscillazioni dell'amministrazione statunitense, segnata da moderate aperture democratiche in situazioni relativamente stabili (Brasile, Venezuela, Colombia) e dall'appoggio alla repressione in Cile, Salvador e Guatemala, negli anni '80 gli USA hanno riaffermato il proprio ruolo di superpotenza, grande «regolatrice» dello scenario politico continentale, ricorrendo in alcuni casi (Grenada, 1983; Panama, 1989) anche all'intervento armato; in buona parte dell'A latina però essi hanno scelto di sostenere processi di democratizzazione, più avanzati in paesi quali Brasile, Argentina e Cile, più formali nell'A centrale.

La fine del '900 ha visto accelerarsi il processo di integrazione economica per aree (Mercosur; Gruppo Andino; NAFTA). I primi anni Duemila, in seguito anche all'affermarsi di leader meno liberisti in alcuni paesi, hanno visto intensificarsi gli sforzi per il raggiungimento di una maggiore autonomia dagli USA da un lato e di una maggiore unità latinoamericana dall'altro. Promotore di numerosi progetti (la statalizzazione di alcuni settori strategici, una politica energetica comune, la creazione di una Banca del Sud alternativa al FMI ecc.) è stato il presidente venezuelano Chàvez, che però non ha trovato il pieno appoggio di alcuni paesi, tra cui il Brasile, il cui sostegno è fondamentale perché si concretizzi una prospettiva panamericana.