Ampère (Andrè
Marie)

Ampère
(Andrè
Marie), fisico e matematico francese (Lione 1775 - Marsiglia 1836). Si dedicò
con passione alla filosofia, alla letteratura, alla poesia, alla musica, alle
scienze naturali e alla matematica, dimostrando per quest'ultima attitudini
particolari e componendo, a tredici anni, proprio come Pascal, un trattato sulle
sezioni coniche. Nel 1801 fu nominato professore di fisica a Bourg, nel 1802
compose le sue Considerazioni sulla teoria matematica del giuoco,
ingegnosa applicazione del calcolo delle probabilità che gli valse una cattedra
al collegio di Lione e, più tardi (1805), un posto di “ripetitore” di analisi
matematica alla Scuola politecnica. Visse da allora a Parigi, dove seguì la
carriera dell'insegnamento superiore: ispettore generale di quell'università nel
1808, nel 1809 ebbe una cattedra di meccanica alla Scuola politecnica, nel 1824
insegnò fisica al Collegio di Francia e contemporaneamente filosofia alla
facoltà di lettere. Nel 1814 fu eletto all'Accademia per la sezione matematica.
Nello stesso periodo s'occupò di grandi problemi di chimica e in una lettera a
Berthollet (1814) sviluppò la famosa ipotesi di Avogadro (1813) sul numero di
molecole di un gas. Le sue principali scoperte riguardano però la fisica. Nel
1820, avendo assistito alla celebre esperienza di Oersted fatta da Arago, ne
costruì in pochi giorni la teoria, mostrando che la sorgente delle azioni
magnetiche è riposta nell'elettricità in movimento. Si dedicò altresì a una
serie di esperienze nel campo dell'elettrodinamica aprendo la via a importanti
applicazioni tecniche, tanto da meritare d'essere considerato uno dei fondatori
dell'elettrodinamica classica. Nel 1821 Ampère formulò l'ipotesi che le molecole
dei corpi sono l'oggetto delle “correnti particolari”, precorrendo così la
teoria elettronica della materia. Queste scoperte sono esposte nella celebre
memoria del 1826: Sulla teoria matematica dei fenomeni elettrodinamici
dedotta unicamente dall'esperienza. Introdusse i termini di corrente
e di tensione. Inventò il galvanometro, il primo telegrafo elettrico e,
con Arago, l'elettrocalamita. Negli ultimi anni della sua vita aveva iniziato
una gigantesca classificazione delle conoscenze umane (Saggi sulla filosofia
delle scienze) rimasta incompiuta. La sua timidezza, la sua distrazione, la
sua bontà lo resero famoso fra i contemporanei.