Avicenna

Avicenna (Abu ‘Ali al-Husayn ibn Sina, conosciuto in Occidente con il nome di), filosofo e medico musulmano nato in Persia (Afshana, presso Buchara, 980 - Hamadhan 1037). Si dedicò assai presto allo studio della matematica, della fisica, della medicina e della filosofia; a diciassette anni guarì da una grave malattia il principe di Buchara, che gli aprì la sua vasta biblioteca. Dopo la caduta dei Samanidi e la morte del padre, viaggiò nella Corasmia (Kharezm) e nel Khorasan; a Giuzgian si acquistò un potente protettore, Abu Muhammad Shirazi, che gli offrì una casa in cui cominciò il suo famoso Canone della medicina. Partecipò attivamente alla vita politica: tenne la carica di ministro (visir) a Hamadhan, poi a Isfahan. Ebbe esistenza agitata e laboriosa, amò la vita e i piaceri; ammalatosi durante una spedizione ad Hamadhan, morì a cinquantasette anni. Tra le molte sue opere, le principali sono: il Canone della medicina che, tradotto in latino da Gherardo da Cremona tra il 1150 e il 1187, ebbe rapida diffusione in Europa e fu testo di studio nelle università fino alla metà del  XVII sec.; il Poema della medicina, compendio in versi del Canone; La guarigione (Al-shifa), vasta enciclopedia di scienze filosofiche, di cui ampie parti riguardanti la logica, la fisica, la metafisica, la dottrina dell'anima furono tradotte in latino nel  XII sec.

Nell'opera di Avicenna la medicina occupa il posto più importante. Clinico valente, l'autore del Canone ha descritto con precisione la meningite acuta, le febbri eruttive, la pleurite, l'apoplessia, dando numerosi consigli terapeutici.

La filosofia di Avicenna era un insieme di aristotelismo e di teorie orientali; ma sfortunatamente quest'ultimo elemento della sua dottrina, il più importante a detta dello stesso Avicenna, ci è poco noto, perchè era esposto nella sua Filosofia orientale, che è andata quasi interamente perduta: sappiamo soltanto che vi era esposta una sorta di panteismo. Per quanto riguarda l'aristotelismo di Avicenna, occorre dire che è fortemente imbevuto di neoplatonismo ed è interpretato alla luce di prospettive religiose, come già in Al-Farabi, di cui Avicenna risente notevolmente l'influsso. Dal concetto di Dio come essere necessario e intelligenza perfetta deriva la dottrina della necessità ed eternità del mondo, in quanto, se la causa del mondo sussiste in eterno, essa deve operare in eterno. Avicenna pone una gerarchia di intelligenze digradanti progressivamente da Dio, che presiedono alle varie sfere celesti: l'ultima di tali intelligenze è l'intelletto agente che regge il nostro mondo terrestre, produce le anime umane e dà le forme sostanziali alla materia, concepita aristotelicamente come eterno principio di molteplicità, esistente indipendentemente dall'azione produttrice delle intelligenze. Le anime umane, per l'azione dell'intelletto agente, realizzano la loro potenzialità intellettiva e diventano sostanze immortali, senza perdere la loro individualità.

Avicenna esercitò notevoli influenze sul pensiero medievale non solo come medico ma anche come filosofo, in quanto molte sue dottrine erano facilmente conciliabili con i principi religiosi e con la tradizione agostiniana.