Copèrnico (Niccolò)
Copèrnico (Niccolò), in polacco Nikolaj Kopernik (latinizzato in Copernicus), astronomo polacco (Thorn, od. Torun, 1473 - Frauenburg [Frombork] 1543). Studiò a Cracovia, poi all'università di Bologna (dal 1496) seguendo i corsi di teologia e astronomia (effettuò anche qualche osservazione stellare con D. M. Novara). Nel 1501 venne nominato canonico di Frauenburg; ma si trattenne ancora in Italia, dove seguì i corsi di medicina e diritto a Padova, e si laureò in diritto canonico a Ferrara nel 1503. Dal 1504, stabilitosi definitivamente in Warmia (ted. Ermeland), nella Prussia Orientale, si dedicò soprattutto all'astronomia; svolgendo, nel contempo, altre attività, quali quella di consigliere (fino al 1512) di suo zio, il potente vescovo dell'Ermeland, di medico dei poveri (grazie ai suoi studi di medicina), e di traduttore di autori greci (tradusse, fra l'altro, in latino le epistole di Teofilatto Simocatta, del viisec. d.C.).
Nel 1514, il Concilio lateranense l'interpellò circa la progettata riforma del calendario: Copernico rifiutò di esprimere un parere in quanto non era sicuro dell'esattezza delle posizioni del Sole e della Luna, così come venivano considerate nel sistema tolemaico. Forse in conseguenza di ciò eseguì fino al 1529 numerose osservazioni in base alle quali calcolò nuove orbite per Sole e Luna: pubblicò le sue conclusioni in un opuscolo. Nel 1530 mise in circolazione un primo riassunto manoscritto delle sue ipotesi intitolato Comentariolus; tale manoscritto servì come base speculativa ai suoi discepoli e ammiratori. Sebbene la concezione dominante ai suoi tempi fosse il geocentrismo di Tolomeo, che poneva la Terra immobile al centro dell'universo, già l'antichità classica (pitagorici, Aristarco di Samo) aveva ipotizzato la concezione eliocentrica, ed è probabile che di essa Copernico avesse già notizia in Italia. Fu però nel 1515 a Frauenburg che egli cominciò a delineare il sistema eliocentrico, che da lui prese il nome di copernicano. L'esposizione completa delle sue ipotesi è contenuta nel celebre trattato De revolutionibus orbium coelestium libri VI, il quale vide la luce soltanto nel 1543 per l'insistenza degli amici e discepoli e fu dedicato dall'autore a papa Paolo III.