Fracastoro (Girolamo)
Fracastoro
(Girolamo),
umanista e scienziato italiano (Verona 1483 - Incaffi, Verona, 1553). Dopo aver
studiato medicina a Padova, dove ebbe maestro il Pomponazzi e compagno Copernico,
insegnò per qualche tempo logica, ma nel 1510 si ritirò nella sua villa
d'Incaffi in studiosa solitudine. Più tardi Paolo III lo nominò medico del
concilio di Trento. Autore di un trattato sulla propagazione delle malattie per
contagio (De contagione et contagiosis morbis, 1546), di opere di
geografia, d'astronomia (Homocentrica sive de stellis, 1538), di teologia
e di religione, ebbe grande rinomanza come poeta latino, soprattutto per il
poema Syphilis sive de morbo gallico (1530), che in tre libri di esametri
espone le manifestazioni della terribile malattia, i rimedi trovati dalla
medicina, e infine racconta come nel Nuovo Mondo il Sole avesse punito l'empietà
del pastore Sifilo colpendolo con la malattia che da lui avrebbe preso il nome.
Nell'ultimo anno di vita il Fracastoro scrisse tre dialoghi filosofici:
Naugerius sive de Poetica, testo fondamentale dell'estetica del Rinascimento,
Turrius sive de Intellectione e l'incompiuto Fracastorius sive de
Anima.
FRACASTORO E LA SIFILIDE
Proprio alla fine del '400 fece la sua comparsa in Occidente una malattia, la
cui gravità era molto superiore a quella odierna: la sifilide. La colpa fu
ascritta ai soldati mercenari di Carlo VIII di Francia, tra i quali v'erano
alcuni reduci delle imprese di Cristoforo Colombo, che forse avevano contratto
la malattia presso le amerindie.
Il popolo la chiamò subito "mal francioso", ma anche "mal de Naples", essendosi
i primi casi verificati a Napoli, durante l'occupazione francese.
La questione della reale origine della sifilide non è stata ancora completamente
risolta anche se gli studiosi sembrano ormai avere le idee piuttosto chiare.
Le cose potrebbero essere andate in due modi. La sifilide, che già esisteva allo
stato endemico nel Nuovo Mondo, sarebbe stata importata dai marinai di Colombo
reduci dalla prima spedizione, oltre che dalle belle indiane trasportate poi
come merce rara nel Vecchio Continente.
Altri sostengono invece che la sifilide sarebbe esistita in Europa già prima
della scoperta dell'America. Le furiose epidemie del XVI secolo non sarebbero
state altro che la riaccensione occasionale della malattia, per motivi
sconosciuti.
Ma bisogna far subito una precisazione. Al tempo di Colombo la sifilide non si
chiamava così. Questo nome le verrà dato oltre trent'anni dopo (esattamente nel
1530) dal medico-filosofo-poeta veronese Gerolamo Fracastoro (1478-1553), che
nei suoi tre libri Syphilis sive de morbo gallico descrive gli aspetti clinici
di una malattia a suo avviso "portata da empie guerre dei Galli". Per essa conia
il termine di sifilide prendendo come spunto il mito del pastorello Sifilo, che
per aver offeso Apollo fu da questi punito con quella terribile malattia che
ricopriva tutto il corpo di ulcere.
Per almeno due secoli venne unanimemente addebitata ai "selvaggi" delle Indie
Occidentali l'intera responsabilità del terribile morbo. Poi alcuni cominciarono
a sostenere, sulla base di incerti riferimenti letterari, che la sifilide già
esisteva presso gli Assiri, gli Egizi, i Greci e i Romani; e ammettevano solo
che negli ultimi tempi essa aveva subìto una netta recrudescenza.
In breve, si può dire che la soluzione del problema è stata spostata dalle
contorte speculazioni letterarie dei secoli scorsi alla più obiettiva ricerca
storico-paleopatologica, che si avvale delle moderne tecniche di biochimica, di
citologia e di microscopia elettronica. In base a queste ricerche, nei paesi del
Mediterranei non è stata sinora mai rilevata alcuna traccia sicura della
malattia negli oltre 25.000 scheletri e mummie (Egitto, Sudan) esaminati, né
nelle decine di migliaia di scheletri preistorici, antichi e medioevali studiati
allo scopo in Europa e in Asia Minore.
Al contrario, tali indagini hanno rivelato segni di sifilide (o di altre
malattie da treponemi) in campioni ossei provenienti dalle seguenti aree:
Argentina, Perù, Guatemala, Messico, Arizona, New Mexico, Tennessee, Kentucky,
Ohio, Texas, Oklahoma, Florida, Antille. Si ricordano in particolare i segni di
lue in due reperti nel cranio e nelle ossa lunghe di un bambino di 14 anni
vissuto nelle Isole Marianne (Oceania) intorno al IX secolo (datazione con C14).
Tutto lascerebbe quindi pensare che la sifilide sia stata realmente importata
dal Nuovo Mondo, dove esisteva allo stato endemico già prima della scoperta di
Colombo.