Il 21 maggio del 1254 Corrado IV,
figlio e successore dell'imperatore Federico II, moriva appena
ventisettenne a Lavello (Potenza), mentre si recava a prendere possesso
del Regno di Sicilia. Erede del titolo imperiale diventava suo figlio
Corradino, di soli due anni, mentre in Sicilia era reggente un figlio
naturale di Federico Il, Manfredi. Questi, che aspirava ad ottenere la
corona del Regno siciliano, iniziò una politica italiana e mediterranea
molto attiva, intessendo rapporti con diversi principi europei e
adoperandosi per coordinare le forze ghibelline in Italia. In tal modo
egli aveva acquistato grande influenza nella penisola - suo l'apporto
decisivo alla vittoria dei senesi e dei fuoriusciti fiorentini a
Montaperti, il 2 settembre 1260 - tanto da sollevare le preoccupazioni del
Papato, che, pur favorevole alla separazione del Regno di Sicilia
dall'Impero, non poteva tuttavia tollerare un'alleanza tra lo stesso Regno
e le città ghibelline dell'Italia centro-settentrionale. Per questo motivo
i papi francesi Urbano IV (1262-65) e Clemente IV (1265-68) si rivolsero
alla corona di Francia come alla piú sicura alleata del Papato,
individuando in uno dei fratelli di re Luigi IX,Carlo, il sovrano da
contrapporre a Manfredi. Il Papato, infatti, sin dall'epoca dei normanni
possedeva l'alta sovranità sull'Italia meridionale. Dopo lunghe trattative,
concluse anche grazie alle risorse economiche messe a disposizione dalle
città guelfe della Toscana, il 23 di maggio del 1265 Carlo d'Angiò
giungeva a Roma e il 28 giugno riceveva l'investitura del Regno di Sicilia;
penetrò quindi in Campania e il 26 febbraio 1266 a Benevento sconfisse
Manfredi, che cadde in battaglia. Dovette quindi affrontare il tentativo
di Corradino, sostenuto dai nobili ghibellini del Regno, di riappropriarsi
della corona del padre; sconfitto a Tagliacozzo il 23 agosto 1268 e
consegnato a tradimento al re angioino, il giovane imperatore fu
decapitato il 29 ottobre in piazza del Mercato a Napoli. Carlo diede
inizio allora ad una dura repressione nei confronti dei nobili che non si
erano apertamente schierati dalla sua parte, mettendo in atto una
sistematica sostituzione della classe dirigente locale e dell'alto clero
con suoi fedeli provenienti dalla Francia. Nel contempo, il re avviò una
politica italiana finalizzata a collegare sotto la sua guida i potentati e
le città guelfe italiane; la penisola si trovo rapidamente sotto
l'egemonia guelfa filofrancese, e lo stesso Papato, dopo aver favorito
l'ascesa della casa d'Angiò, cominciò a trovarsi sempre piú, suo malgrado,
sotto l'egida dei francesi. Carlo I mori il 7 gennaio 1285, nel corso
della guerra del Vespro, al termine della quale la pace stretta da suo
figlio Carlo II lo Zoppo con i siciliani ribelli (Caltabellotta, 1302)
determinò la separazione tra Regno di Napoli e Regno di Sicilia,
quest'ultimo in mano alla dinastia aragonese. Il successore di Carlo II,
Roberto il Saggio (1309-43), dopo aver dovuto sostenere il tentativo di
invasione da parte dell'imperatore Arrigo VII e del suo alleato Federico
III d'Aragona, re di Sicilia, assistette al progressivo declinare della
sua autorità nel Regno napoletano, minata dal malcontento del popolo per
il duro fiscalismo, dai soprusi della feudalità, priva di effettivo
controllo, e dagli intrighi interni alla stessa famiglia. La situazione
non migliorò né sotto Giovanna I (1343-81) che, dopo aver affidato per
lungo tempo il governo all'umanista fiorentino Niccolò Acciaiuoli, fu
deposta dal re d'Ungheria Luigi I il Grande, sempre della casa d'Angiò; né
sotto il successore di questa, Carlo III d'Angiò (1381-86), che, dopo aver
ottenuto la corona napoletana dal papa, fu assassinato in Ungheria,
lasciando come erede il giovanissimo figlio Ladislao. Quest'ultimo, dopo
alcune turbolente vicende e una lunga reggenza della madre Margherita, nel
1400 assurse al trono, iniziando un'opera di riorganizzazione del Regno e
una politica aggressiva nei confronti dello Stato della Chiesa, privo
della residenza del pontefice, che tentò di annettere ai propri domini.
Morto improvvisamente nel 1414, gli successe la sorella Giovanna II, di
carattere futile e politicamente incapace, soggiogata da consorti, amanti
e consiglieri piú o meno fedeli; priva di eredi, nonostante i suoi cinque
mariti, in un primo tempo designò come erede Alfonso V d'Aragona, re di
Sicilia, in seguito cambiò proposito nominando il conte di Provenza Luigi
III d'Angiò, suo lontano parente. Alla morte di Giovanna (1435), dunque,
riprese il conflitto mai sopito tra angioini ed aragonesi, con l'attivo
intervento dei Visconti a fianco di Luigi III - Alfonso V, sconfitto a
Ponza dalla flotta genovese e viscontea, fu condotto prigioniero a Milano
ma fu rilasciato poco dopo in circostanze non chiare - che si concluse
dopo alterne vicende il 2 giugno 1442, con l'entrata trionfale a Napoli di
Alfonso V, passato alla storia come Alfonso il Magnanimo, che regnò fino
al 1458. Erede designato del regno napoletano era il figlio illegittimo
Ferrante, che dovette districarsi tra minacce esterne, come l'ostilità di
Venezia per il controllo dell'Adriatico e il crescente pericolo ottomano,
e interne, culminate nella congiura dei baroni nel 1485, soffocata nel
sangue. Dopo la morte di Ferrante (25 gennaio 1494), il Regno di Napoli fu
coinvolto nelle vicende dello scontro tra francesi e spagnoli per
l'egemonia sulla penisola, fino alla vittoria di questi ultimi prima a
Cerignola e quindi sul Garigliano (1505), a seguito della quale fu unito
al regno di Sicilia sotto la corona del re di Spagna Ferdinando il
Cattolico.
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