Marconi (Guglielmo)

Marconi (Guglielmo), scienziato italiano (Bologna 1874 - Roma 1937). Di padre italiano e di madre irlandese, compì i primi studi a Bologna e a Firenze. Successivamente la sua famiglia si trasferì a Livorno, e a questo periodo risale il suo interesse per la fisica e l'elettrotecnica; nel 1893, dopo un nuovo trasferimento della famiglia a Bologna, Marconi si ritirò nella villa di campagna del padre, a Pontecchio (oggi Pontecchio Marconi), recandosi saltuariamente a Bologna per frequentare, pur non essendo iscritto ai corsi, il laboratorio di A. Righi, professore di fisica in quella università. Quando, nel 1894, Marconi iniziò i suoi esperimenti, tutte le proprietà fondamentali delle onde elettromagnetiche erano note, per merito principale di Maxwell e di Hertz; quest'ultimo aveva già realizzato, nel 1887, il suo oscillatore, con cui aveva prodotto onde di lunghezza minima di 66 cm usando per la ricezione a breve distanza il suo risonatore. Anche A. Righi, al quale Marconi doveva la sua formazione di sperimentatore, già da qualche anno faceva esperimenti analoghi a quelli di Hertz (come, del resto, il russo A. S. Popov e gli inglesi E. Branly e O. Lodge); egli trasmetteva segnali a distanza di qualche decina di metri usando radioonde di lunghezza minima di circa 10 cm; per la ricezione utilizzava un circuito comprendente un rilevatore a scintilla, la quale scoccava fra i lembi staccati di un foglio di materiale conduttore incollato su di una lastrina di mica. La tendenza di Righi era di diminuire la lunghezza d'onda per aumentare l'intensità della radiazione. Pur essendogli infatti ben chiaro che per aggirare gli ostacoli e aumentare la distanza di trasmissione era necessario lavorare con onde lunghe, egli riteneva che l'unico mezzo per aumentarne la lunghezza fosse quello di aumentare le dimensioni dell'oscillatore, il che, a un certo punto, avrebbe creato difficoltà pratiche insormontabili. Ciò nonostante, Marconi, nelle prime esperienze, seguì quest'ultima tendenza usando nel circuito generatore un rocchetto di Ruhmkorff come induttore e una bottiglia di Leida come condensatore; nel circuito di ricezione, come rivelatore utilizzò un coherer, studiato in precedenza da E. Branly, e dall'italiano T. Calzecchi Onesti. Successivamente introdusse due innovazioni sostanziali, che costituiscono il suo merito principale: l'antenna verticale (secondo alcuni ideata da Popov) e la messa a terra di un punto, sia del circuito di generazione sia di quello di ricezione. Riuscì in tal modo a trasmettere segnali a 2.400 m di distanza, sfruttando il semidipolo costituito dall'antenna per rendere le radioonde sufficientemente lunghe: dimostrò così che le radioonde potevano superare ostacoli naturali, che, in quel caso, comprendevano una collina.

Non avendo ottenuto in Italia gli aiuti necessari al proseguimento delle sue ricerche, Marconi si trasferì nel 1896 in Gran Bretagna; nello stesso anno brevettò a Londra il suo sistema di trasmissione telegrafico. L'anno successivo riuscì a effettuare un collegamento attraverso il canale di Bristol, fra due località distanti circa 9 miglia. Tornato in Italia su invito del governo, impiantò a La Spezia una stazione radiotelegrafica terrestre capace di comunicare con le navi fino a una distanza di 12 miglia. In questo periodo riuscì a migliorare notevolmente le apparecchiature di trasmissione e di ricezione realizzando circuiti di sintonia. A tale periodo risale pure la fondazione della Compagnia Marconi (Marconi's Wireless Telegraph Co. Ltd.). Un passo decisivo nello sviluppo della radiotelegrafia venne compiuto quando Marconi potè dimostrare praticamente la possibilità di superare la curvatura della Terra, realizzando la prima trasmissione attraverso l'Oceano Atlantico, tra Poldhu, in Cornovaglia, e una stazione ricevente a Saint John's in Terranova. Il successo di questa esperienza, che ebbe grandissima risonanza nel mondo, oltre ad aprire un vasto campo di applicazioni, diede l'avvio a una serie di studi sulla propagazione delle radioonde nell'atmosfera. Successivamente Marconi costruì un detector magnetico la cui sensibilità era molto superiore a quella del coherer che aveva usato fino allora. Servendosi di questo rivelatore riuscì a captare, a bordo di una nave che si trovava nello stretto di Gibilterra, le emissioni della stazione di Poldhu: veniva così dimostrata la possibilità di trasmettere radioonde attraverso i continenti. Negli anni successivi Marconi progettò e brevettò un tipo di antenna direzionale che contribuì notevolmente allo sviluppo delle radiocomunicazioni, così che fu possibile effettuare un collegamento fra Clifden, in Irlanda, e Buenos Aires (1910). Nel 1918, venne effettuato il primo collegamento radiotelegrafico fra l'Inghilterra e l'Australia. Dopo l'avvento dei tubi elettronici, Marconi contribuì ancora notevolmente allo sviluppo della radiotecnica, effettuando diverse ricerche sul panfilo Elettra, che aveva acquistato nel 1919 e aveva attrezzato come laboratorio dotandolo di opportune apparecchiature. A partire dal 1923 cominciò a occuparsi delle onde metriche a fascio che, per le loro spiccate proprietà direzionali, permettono di ottenere elevate concentrazioni di energia elettromagnetica risolvendo molti problemi relativi alle radiocomunicazioni a grande distanza. Dopo il 1930 intraprese gli studi sulle microonde, che dovevano preludere alla scoperta del radar.

Fu premio Nobel per la fisica, nel 1909, con K. F. Braun. Nel 1914 fu eletto senatore; nel 1919 partecipò alla conferenza della Pace di Parigi in qualità di delegato plenipotenziario e firmò per l'Italia i trattati di pace con l'Austria e con la Bulgaria; nel 1929, con motu proprio del re, gli venne conferito il titolo di marchese. Dal 1923 fu presidente del Consiglio nazionale delle ricerche; nel 1930 venne eletto presidente dell'Accademia d'Italia e conservò questa carica sino alla morte; nel 1935 gli fu assegnata la cattedra di onde elettromagnetiche all'università di Roma. Gli venne conferita la laurea “honoris causa” dall'università di Bologna e da diverse università straniere: particolarmente significativi furono gli attestati ricevuti dalla università di Oxford e dalla Columbia University.

Alla valutazione del contributo dato da Marconi alla scienza non furono estranee ragioni di diversa natura; nonostante il ridimensionamento a cui esso è sottoposto, non potranno mai essere contestate le sue doti di sperimentatore, il suo intuito scientifico (talvolta assai fortunato) e le qualità umane, come la tenacia, la larghezza di vedute, le capacità organizzative.