Natta (Giulio)
Natta
(Giulio),
chimico italiano (Imperia 1903 - Bergamo 1979). Laureatosi al politecnico di
Milano, professore di chimica alle università di Pavia, Roma, Torino, nel 1938
divenne direttore dell'Istituto di chimica industriale del politecnico di Milano.
Dal 1952, grazie all'impiego dei catalizzatori stereospecifici, da lui scoperti,
si dedicò a studi sulle sintesi degli alti polimeri a struttura geometrica
regolare, per i quali depositò più di mille brevetti. I risultati dei suoi
brillanti lavori permisero la realizzazione di materie plastiche molto
resistenti e con proprietà ben definite (per es. il moplen). Nel 1963 ricevette,
con Ziegler, il premio Nobel per la chimica.
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Nota biografica in
occasione del centenario della nascita
La
cerimonia di assegnazione dei Premi Nobel è tra le più formali che si possano
immaginare. Condotta alla presenza dei reali svedesi, la cerimonia assume
l'aspetto e le cadenze di un rito, per gli abiti, le decorazioni, i ritmi
solenni. Giulio Natta ricevette il Premio Nobel per la chimica il 12 dicembre
1963, condividendo questo onore con il chimico tedesco Karl Ziegler, e come in
tutte le volte precedenti i neo-laureati furono presentati alle "Loro Maestà", e
al resto del pubblico, da un membro dell'Accademia. La motivazione del Premio
assegnato a Natta fu particolarmente entusiasta: "Professor Natta. Lei è
riuscito a preparare mediante un nuovo metodo macromolecole che hanno una
struttura spaziale regolare. Le conseguenze scientifiche e tecniche della sua
scoperta sono immense, e ancora non possono essere valutate pienamente". Sono
frasi molto significative. La prima indica l'assoluta novità della scoperta di
Natta, la sintesi di alti polimeri stereoregolari, in grado di fornire materiali
con eccellenti proprietà meccaniche, chimiche e di sicurezza. La seconda cerca
di qualificare l'enorme rilevanza della scoperta, ma l'accademico svedese deve
confessare che non si possono 'ancora' stimare tutte le conseguenze
dell'innovazione introdotta da Natta. In realtà è sempre così quando grandi
scoperte aprono nuovi orizzonti scientifici e tecnologici, e per Natta, allora
sessantenne, i tempi era stati relativamente rapidi, in quanto la scoperta dei
nuovi polimeri era stata annunciata nel dicembre 1954, nove anni prima. Hermann
Staudinger, il padre della chimica macromolecolare, aveva ricevuto il Nobel per
la chimica a 73 anni, nel 1953, venti anni dopo che le sue teorie erano state
accettate dalla comunità scientifica. In ogni caso il Premio a Natta segnava il
culmine di una carriera costellata di successi, iniziata al Politecnico di
Milano negli anni '20.
Giulio Natta nacque a Porto Maurizio (ora Imperia) il 26 febbraio 1903, in una
famiglia di giudici e avvocati. Dopo brillantissimi studi medi conclusi a 16
anni presso il liceo Colombo di Genova, stupì genitori e parenti iscrivendosi al
biennio di ingegneria del capoluogo ligure, per poi studiare ingegneria chimica
al Politecnico di Milano. Il diciottenne Natta arrivò a Milano nel 1921, ed
entrò presto come allievo interno nel laboratorio di Giorgio Renato Levi. Al
Politecnico era appena giunta un'apparecchia tura tedesca (in conto riparazioni
belliche!) adatta per lo studio dei cristalli con i raggi X, e il giovane Natta
si impegnò con estrema energia in questa nuova area di ricerca. Appena dopo la
laurea Natta ha il suo primo incarico nel 1925, e diventa libero docente nel
1927, a ventiquattro anni. Nel 1932, alla vigilia della cattedra, il nostro
chimico fruisce di una borsa, e va a Friburgo nel laboratorio del fisico Seemann
per imparare le tecniche di diffrazione elettronica. A Friburgo lavorava anche
Staudinger, e Natta ebbe qui un incontro precoce con gli alti polimeri. In
cattedra dal 1933, dopo essere stato in diverse sedi, nel 1939 Natta ritornò al
Politecnico di Milano, sulla cattedra di Chimica industriale che era stata di
Mario Giacomo Levi, un esperto di combustibili, cacciato in seguito alle leggi
razziali fasciste del 1938.
Erano tempi oscuri, e non solo per la democrazia. Di lì a poco l'alleanza voluta
da Mussolini con la Germania nazista avrebbe coinvolto la Nazione in una guerra
atroce, a cui era del tutto impreparata. I chimici e l'industria chimica erano
impegnati a dotare il Paese di strutture produttive che permettessero di
resistere all'impatto devastante della guerra, e l'eccezionalità della
situazione era indicata dal fatto inusitato che la presidenza
dell'organizzazione imprenditoriale degli industriali chimici fosse affidata ad
un professore universitario, Nicola Parravano. Parravano era anche presidente
del comitato per la chimica del CNR, e nel 1938 compì una scelta adeguata alle
necessità del momento, assegnando a Natta 200.000 lire in due anni, per ricerche
connesse alla produzione di idrogeno. La cifra in sé era allora notevolissima,
ma il suo significato diventa ancora più chiaro quando si tiene conto che
Parravano aveva a disposizione 285.000 lire in tutto, e che quindi diede a Natta
esattamente il 70% del finanziamento statale alla ricerca chimica.
La posizione di eccellenza di Natta nella chimica italiana era ben meritata. Fin
dal 1929, sulla base di ricerche avanzatissime sui catalizzatori, aveva infranto
il monopolio che l'industria chimica tedesca deteneva sulla sintesi del metanolo,
e nel 1932 aveva realizzato la sintesi della formaldeide e la sua
polimerizzazione per conto della Montecatini. Durante la guerra Natta mise a
punto la preparazione del butadiene con la Pirelli, e nel 1945 con la Bombrini
Parodi Delfino si cimentò con una reazione difficile, che i chimici chiamano
ossosintesi, e che consiste nel far reagire una miscela di ossido di carbonio e
di idrogeno con olefine per ottenere particolari aldeidi e alcoli. Inoltre, a
partire dal 1938, Natta contribuì alla costruzione dell'impianto per la
produzione della gomma sintetica a Ferrara. Al momento della Liberazione Natta
aveva 43 anni, ed era quindi nel pieno del vigore scientifico. Con quella
tempestività che talvolta favorisce le persone di valore avvenne l'incontro fra
Giulio Natta e Pietro Giustiniani, ancora prima che questi diventasse il massimo
dirigente della Montecatini. I due personaggi, il tecnologo e l'imprenditore,
nell'estate del 1947 compirono insieme un lungo viaggio negli Stati Uniti per
constatare da vicino sia il livello tecnico dell'industria chimica americana,
sia gli orientamenti del management. Entrambi furono colpiti da due fatti che
non avevano riscontro in Europa: le strutture di ricerca industriale impiegavano
migliaia di ricercatori, e la produzione aveva in gran parte abbandonato il
carbone come materia prima, per orientarsi verso la petrolchimica. Al ritorno
dal viaggio Giustiniani strinse con Natta un accordo di collaborazione
strategica, con cui metteva a disposizione del grande chimico industriale uomini
e mezzi adeguati per stabilire al Politecnico di Milano un centro di ricerca
avanzata. Il programma di collaborazione ebbe un'impennata imprevista nel 1952.
Durante un Convegno a Francoforte Natta ascoltò una conferenza di Karl Ziegler
sulla reazione di Aufbau da lui recente mente scoperta. Questa reazione
permetteva di ottenere dei bassi polimeri dell'etilene 'lineari'. Ziegler aveva
già pubblicato e parlato su questo, ma nessuno, apparentemente, ne era stato
scosso. Giulio Natta, invece, lo fu e convinse Giustiniani ad invitare Ziegler a
Milano, dove si firmò un accordo con il quale la Montecatini acquistava i
diritti per lo sviluppo industriale in Italia delle scoperte di Ziegler, e Natta
otteneva l'accesso agli studi del chimico tedesco. Nel febbraio 1953 tre giovani
ricercatori del gruppo di Natta arrivarono all'Istituto di Mülheim diretto da
Ziegler.
A Milano Natta era costantemente informato sui progressi di Ziegler dai suoi
giovani allievi distaccati a Mülheim, e così venne subito a sapere della
scoperta del nuovo polimero quando Ziegler ottenne polietilene lineare in
condizioni di temperatura e pressione blande, utilizzando il tetracloruro di
titanio come catalizzatore. Ma Natta e Piero Pino, suo assistente e ottimo
chimico organico, erano più interessati alla gomma sintetica che ad altri
materiali plastici, così il propilene fu il monomero scelto per le ricerche 'esplorative'
da condurre a Milano. L'undici marzo 1954, per 'vedere' cosa era successo, Paolo
Chini seguì un procedimento di frazionamento particolare, che non rientrava
nella routine di altri laboratori. Chini ne ricavò una polvere bianca,
cristallina e con alto punto di fusione. Il giorno dopo Paolo Corradini ottenne
un diagramma di diffrazione con i raggi X, che confermava un alto grado di
cristallinità. La proprietà più straordinaria del nuovo polimero venne alla luce
quando gli spettri di diffrazione furono interpretati, assumendo che tutti gli
atomi di carbonio asimmetrici della catena principale avessero la stessa
configurazione sterica, almeno per lunghi tratti della catena. Si trattava della
scoperta straordinaria di un ordine totalmente inaspettato, e 'artificiale', nel
senso che questa stereoregolarità non era nota in nessuna macromolecola naturale.
Nell'Istituto milanese la ricerca si estese subito alla polimerizzazione di
diversi monomeri, incluso lo stirene. Tra il marzo 1954 e il giugno successivo
tutto il laboratorio di Natta fu mobilitato con un lavoro che Italo Pasquon
ricorda come "frenetico, ma organizzato", e finalmente cominciarono ad essere
spedite le prime richieste di brevetti. Nel dicembre 1954 Natta presentò i
principali risultati all'Accademia dei Lincei, e mandò una breve lettera al
Journal of the American Chemical Society. La lettera fu pubblicata sul fascicolo
del 20 marzo 1955. Tra l'altro veniva proposta una struttura ad elica per il
polimero, con il periodo di tre unità monomeriche. Il risultato eccezionale
della stereoregolarità era opportunamente sottolineato, ed era coniato un nuovo
termine, destinato ad entrare a pieno titolo nel linguaggio scientifico: "Proponiamo
di designare come 'catene isotattiche' le catene polimeriche che hanno una
struttura così eccezionalmente regolare, contenente serie di atomi di carbonio
asimmetrici con la medesima configurazione sterica". Natta non aveva atteso la
pubblicazione per inviare dei preprints ad un certo numero di scienziati, e già
il 21 gennaio 1955 Paul Flory, uno dei 'padri' della chimica macromolecolare
statunitense, scrisse a Natta una lettera in cui si legge: "I risultati esposti
nel vostro manoscritto sono di interesse straordinario, forse si dovrebbe
definirli di significato rivoluzionario". L'impatto sulla comunità
internazionale fu notevolissimo, rafforzato da un continuo flusso di articoli e
di brevetti provenienti dal gruppo di Milano. Sotto la guida di Natta furono
pubblicati oltre 1200 articoli; egli stesso ne firmò 540, oltre a circa 500
brevetti. La Montecatini cominciò la produzione commerciale del polipropilene
nel 1957. Nel 1962 la produzione mondiale del polietilene ad alta densità di
Ziegler e del polipropilene di Natta raggiungeva le 250.000 t; come si è visto
l'anno successivo i due scienziati ricevettero congiuntamente il premio Nobel
per la chimica.
Il successo di Natta fu reso possibile dall'unione di due forze diverse. Da una
parte vi era stata la disponibilità della Montecatini, e dall'altra Natta aveva
dimostrato di essere in grado di organizzare con ricercatori di vaglia e
strumenti di avanguardia un vero centro di eccellenza. Questa sinergia fra mondo
accademico e mondo economico, così insolita nel panorama italiano, e la
decennale esperienza di Natta come chimico industriale fecero sì che alla
scoperta dei polimeri isotattici seguisse un duplice trionfo, scientifico ed
economico, veramente impressionante.
Giulio Natta morì a Bergamo il 2 maggio 1979. Piero Pino, il chimico organico
che gli fece da 'spalla' nel processo di scoperta del polipropilene, parlò di
lui come uomo di "immaginazione, conoscenza scientifica ampia e profonda,
volontà di decidere, costanza, e capacità incredibili, miscelate armonicamente".
I ritratti di Natta rappresentano una persona dall'atteggiamento riservato, che
se si rivolge all'obbiettivo propone uno sguardo indefinito, dimesso. Anche le
testimonianze degli allievi sottolineano una certa 'separatezza' tra l'uomo e il
ricercatore. Così lo ha ricordato il suo allievo Italo Pasquon: "Profondo e
attento conoscitore di uomini, Egli sapeva mantenere con tutti rapporti
sinceramente umani che, a causa di un'innata timidezza e riservatezza, si
manifestavano soprattutto nelle pause del suo incessante lavoro di scienziato".
Il centenario della nascita di Natta è celebrato dalla comunità scientifica
italiana con diverse iniziative, e il culmine si avrà a Torino, alla fine del
prossimo giugno, durante il Congresso Nazionale della Società Chimica Italiana,
Società a cui Natta fu iscritto fin dalla prima giovinezza.