Neumann (John)
Neumann (John [Johann] von), matematico ungherese naturalizzato statunitense (Budapest 1903 - Washington 1957), è considerato uno dei più geniali scienziati del XX sec. Laureatosi nel 1926, emigrò negli Stati Uniti nel 1930, dove nel 1933 fu nominato professore di matematica nell'Institute for Advanced Study di Princeton, dove rimase per tutta la vita. La sua opera può distinguersi anche cronologicamente in due distinti filoni, quello della ricerca teorica e quello della ricerca applicata. Al primo campo, che si pone approssimativamente prima della seconda guerra mondiale, si possono ascrivere innanzitutto le sue ricerche di logica matematica sulle antinomie (1925), che introdussero nelle teorie assiomatiche degli insiemi un'importante distinzione fra i concetti di “insieme” e di “classe”. Altrettanto se non più importanti furono i suoi contributi all'algebra (con particolare riferimento alle strutture degli operatori, degli anelli, dei reticoli) che posero i fondamenti dell'algebra moderna. Nel campo della fisica teorica vanno ricordati anche i suoi lavori sulla teoria della misura nella meccanica quantistica. Durante e dopo la seconda guerra mondiale i suoi interessi si volsero soprattutto a ricerche di matematica applicata. Anche in questo campo i suoi contributi furono determinanti: la teoria dei giochi (1943), che è essenzialmente un'analisi di ottimizzazione del comportamento individuale e collettivo in condizioni di conflitto d'interesse, è “in nuce” una geniale anticipazione di quella che in tempi più moderni sarà chiamata ricerca operativa: ma può anche essere vista sotto il profilo della teoria delle decisioni statistiche, e in questo ambito alcuni teoremi da lui posti in luce stanno alla base della teoria dei processi stocastici. Occorre infine ricordare il campo di ricerche applicate forse più fecondo, cui von Neumann pose le basi teoriche e operative, cioè quello degli elaboratori elettronici; in questo ordine di problemi gli si debbono le prime ricerche sulle analogie funzionali tra le reti di neuroni del cervello umano e le reti di relè dei calcolatori elettronici. Il suo saggio Il calcolatore e il cervello (1958) prospetta e dimostra per via matematica le possibilità di realizzare organismi artificiali “autoorganizzantisi” (self-organizing) cioè capaci di autoriproduzione, accrescimento, mutazione ed evoluzione in tutto equivalenti a quelli vegetali e animali, compresa la progressiva formazione di un sistema elaboratore di informazioni, paragonabile a quello costituito dal cervello umano.