Paolo Uccello (Paolo di Dono, detto)

Paolo  Uccello (Paolo di Dono, detto), pittore italiano (Firenze 1397-1475). Artista già molto discusso ai suoi tempi per il carattere introverso e per la posizione critica assunta nei confronti dei contemporanei fiorentini, solo recentemente ha trovato una plausibile sistemazione critica. Perduta la documentata Annunciazione in Santa Maria Novella a Firenze, e molto discussa l'attribuzione dei mosaici in San Marco a Venezia (ove risulta attivo nel 1425), la sua prima opera nota appare la decorazione del Chiostro Verde di Santa Maria Novella (Storie del Vecchio Testamento) di impronta masoliniana e ghibertiana. Il viaggio a Venezia fu probabilmente decisivo per Paolo Uccello, che si trovò lontano da Firenze al momento dell'affermazione di Masaccio: educatosi sui gotici, di cui mantiene il colore squillante e lo spirito anticlassico, Paolo non riuscì mai ad adattarsi pienamente al nuovo indirizzo preso dalla scuola fiorentina, in senso spaziale e anticheggiante. Le prime opere successive al ritorno a Firenze, infatti, dimostrano una cosciente forzatura dello spunto prospettico: il Giovanni Acuto (1436, in Santa Maria del Fiore) è violentemente scorciato dal basso fino ad assumere, anche per la colorazione verde che imita il bronzo, un aspetto astrattamente monumentale; i tondi con Teste di Profeti (1443, nella mostra dell'Orologio di Santa Maria del Fiore) sono anch'essi visti in una prospettiva dal basso rigidamente geometrica. Questa interpretazione sottile delle contemporanee ricerche volumetriche e spaziali di Firenze va probabilmente spiegata ammettendo che Paolo Uccello non accetti la perspectiva artificialis di Brunelleschi e Masaccio, ma la perspectiva naturalis, cioè l'ottica medievale: lo interessa piuttosto non tanto il problema della rappresentazione visiva, necessariamente semplificata, ma quello della visione in sè: problema più strettamente scientifico, però aperto a soluzioni impreviste e immaginose. A questo periodo sperimentale appartengono il San Giorgio che uccide il drago conservato nel Museo Jacquemart-André di Parigi, impostato su due diverse linee di orizzonte, e le Storie di Noè (Santa Maria Novella a Firenze), in cui la visione binoculare e altre anomalie prospettiche danno il senso del caos, della catastrofe della natura. E a queste opere certamente sue vanno accostati anche gli affreschi (Presentazione di Maria, Disputa di santo Stefano) del duomo di Prato, da alcuni critici riferiti a un anonimo Maestro di Quarata (dalla predella in San Bartolomeo a Quarata) insieme con altre tavolette (San Giorgio e la principessa, Londra, National Gallery) che rivelano nelle fisionomie pungenti e nelle fantastiche architetture la stessa versione eterodossa del gusto fiorentino.

Alla maturità appartengono invece i tre episodi della Battaglia di San Romano (1460 circa; Londra, National Gallery; Parigi, Louvre; Firenze, Uffizi), in cui l'interpretazione enigmatica della prospettiva, le forme metafisiche dei cavalieri, la stessa libertà nell'uso del colore creano un'atmosfera di favolosa irrealtà. Tra le ultime opere: le predelle con il Miracolo dell'Ostia (1469; Urbino, Galleria nazionale) e la Caccia notturna (Oxford, Ashmolean Museum).