Pasteur (Louis)

Pasteur  (Louis), biologo e chimico francese (Dole, Giura, 1822 - Villeneuve-l'Etang, presso Parigi, 1895). Laureato nel 1847 in fisica e chimica, nel 1848 pubblicò una memoria di cristallografia che lo impose all'attenzione degli scienziati; lo stesso anno fu nominato professore di fisica nel liceo di Digione e supplente alla cattedra di chimica dell'università di Strasburgo di cui divenne titolare nel 1852. In seguito a lunghe ricerche di cristallografia, chimica e ottica, potè stabilire un parallelismo fra la morfologia di un cristallo, la sua costituzione molecolare e l'azione sulla luce polarizzata, ricerche che segnarono la nascita della stereochimica. Nel 1854, preside della facoltà di scienze di Lilla, riprese le ricerche sulle fermentazioni, iniziate a Strasburgo con la coltura del Penicillum glaucum, dedicandosi allo studio delle fermentazioni lattica, alcoolica, butirrica, ecc. rivoluzionando completamente questo campo di studi. Infatti scoprì che le fermentazioni sono dovute a microrganismi altamente specifici che spesso vivono in assenza di aria, non avendo bisogno di ossigeno. La scoperta di tali microrganismi spinse Pasteur a indagare sulla loro origine inserendosi così nella secolare polemica relativa alla generazione spontanea, cui pose fine inequivocabilmente attorno al 1860, dimostrando la provenienza dei suddetti microrganismi dal pulviscolo atmosferico. Nominato amministratore e direttore degli studi scientifici della Scuola normale di Parigi, riprese alcuni temi collaterali alle sue ricerche sulle fermentazioni pervenendo a descrivere la trasformazione del vino in aceto a opera del Mycoderma aceti (1862) e a dimostrare che le malattie del vino sono sostenute da fermenti specifici, inattivabili col riscaldamento del vino (pastorizzazione). Nel 1865, intraprendendo per conto del governo francese una serie di ricerche sulla pebrina del baco da seta, iniziò gli studi sulle malattie infettive, di cui aveva intuito la natura microbica, a corollario degli studi sulle fermentazioni. Avendo dovuto lasciare Parigi nel 1871 a causa della guerra civile, si trasferì a Clermont-Ferrand dove, per incarico di industriali locali, studiò la produzione della birra, e identificò i microrganismi responsabili delle sue alterazioni.

Tornato a Parigi, pur non essendo medico fu eletto membro dell'Accademia di medicina (1873) e più tardi (1877) intraprese coi suoi collaboratori Chamberland e Roux lo studio del carbonchio ematico riuscendo a realizzare una coltura pura del batterio responsabile della malattia, quindi a riprodurne il quadro clinico con una goccia di tale coltura e a ottenere colture attenuate. In seguito scoprì il batterio anaerobio che provoca negli animali in cui viene inoculato una setticemia gangrenosa; identificò i batteri responsabili dell'osteomielite, dell'infezione puerperale. Ma, nonostante questi risultati, dovette lottare per anni prima di poter imporre le sue scoperte agli accademici suoi colleghi.

Nel 1879, sempre con Chamberland e Roux, studiando il colera dei polli, scoprì il principio della vaccinoprofilassi mediante inoculazione di germi a virulenza attenuata: ottenne il vaccino anticarbonchioso e studiò poi, con Thuillier, l'agente del mal rossino dei suini, dimostrando, a tal proposito, le modificazioni della virulenza di un germe che passa attraverso organismi di specie differenti. Nel 1881 cominciò, in collaborazione con Roux, le ricerche sulla rabbia che sfociarono nella realizzazione di un vaccino utilizzabile negli uomini morsi da animali rabbiosi (1885). Questa scoperta consacrò definitivamente la gloria di Pasteur, che nel 1888 fu messo alla direzione dell'istituto che porta il suo nome.