Van't Hoff (Jacobus
Hendricus)
Van't Hoff (Jacobus Hendricus), chimico olandese (Rotterdam 1852 - Berlino 1911). Studiò al politecnico di Delft, all'università di Leida, poi a Bonn con Kekulé e a Parigi con Wurtz; insegnò chimica, mineralogia e geologia ad Amsterdam e nel 1896 divenne professore all'Accademia delle scienze di Berlino. Sulla scorta dei lavori di J. Wislicenus sull'acido lattico emise l'ipotesi dell'atomo di carbonio con le quattro valenze dirette secondo i vertici di un tetraedro regolare e spiegò quindi l'attività ottica dei composti organici con l'esistenza di un carbonio asimmetrico. La stessa spiegazione fu data due mesi dopo da Le Bel. Van't Hoff è perciò considerato, insieme col chimico francese e Kekulé, il fondatore della stereochimica. Nei suoi Studi di dinamica chimica (1884) sviluppò i prinììpi di cinetica e descrisse un nuovo metodo per determinare l'ordine di una reazione, applicando la termodinamica agli equilibri chimici. Dedusse la relazione tra la costante di equilibrio di una reazione e la temperatura sotto forma di equazione nota col nome di isocora di Van't Hoff, che poi generalizzò nel principio dell'equilibrio mobile, caso particolare del principio emesso nello stesso periodo da Le Chatelier. Introdusse il concetto di affinità chimica come lavoro massimo ottenibile in una reazione e dimostrò che lo si poteva calcolare con le misure della pressione osmotica, della pressione del gas e della forza elettromotrice di una pila reversibile. Nel 1886 pubblicò i risultati dei suoi studi sulle soluzioni diluite, dimostrando l'analogia tra queste e i gas, e formulando una teoria termodinamica della pressione osmotica. In seguito ampliò questo enunciato in relazione alla teoria della dissociazione elettrolitica emessa da S. Arrhenius.
Con W. Ostwald
pubblicò dal 1887 la Zeitschrift fur physikalische Chemie, nel primo
volume della quale apparve la famosa memoria di Arrhenius sulla dissociazione
elettrolitica, insieme con i suoi lavori di maggiore importanza. Fu uno dei più
eminenti chimico-fisici; gli fu conferito nel 1901 il primo premio Nobel per la
chimica.
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(Rotterdam 30.8.1852 - Berlino 1.3.1911) Chimico olandese. Da ragazzo si
interessò alla chimica sperimentale soprattutto degli esplosivi, oltre che alla
musica e alla poesia. Studiò chimica pratica al Politecnico di Delft dove si
distinse per aver completato in due i tre anni del corso classificandosi al
primo posto all’esame finale. In questi anni lesse le opere che furono di
fondamentale importanza per la sua formazione: il Corso di filosofia positiva di
A. Comte, la Storia delle scienze induttive di W. Whewell e il saggio del
filosofo e storico francese Hippolyte Adolphe Taine (1828-1893) De
l’intelligence (1870). Maturò una visione della teoria chimica basata sulle
leggi della fisica. Acquisì gli strumenti matematici necessari alla
realizzazione di questa visione della chimica all’Università di Leida e quelli
della conoscenza chimica a Bonn con F.A. Kekulé von Stradonitz nel periodo
1872-73 e a Parigi con C.-A. Wurtz nel 1874. In questo stesso anno, ritornato in
Olanda, conseguì il dottorato di ricerca a Utrecht sotto E. Mulder con una
dissertazione sugli acidi cianoacetico e malonico intitolata Contributo alla
conoscenza degli acidi cianoacetico e malonico (Utrecht, 1874). Prima di
completare la tesi di dottorato pubblicò un pamphlet di tredici pagine dal
titolo Proposta per l’estensione delle formule oggi in uso in chimica allo
spazio; insieme a un’osservazione correlata sulla relazione tra il potere ottico
rotatorio e la costituzione chimica di composti organici (Utrecht, 1874). In
esso van’t Hoff propose le sue rivoluzionarie idee sulla concezione delle
molecole come oggetti con struttura e forma tridimensionale (stereochimica) e
propose modelli di molecole organiche in cui gli atomi attorno a ciascun atomo
di carbonio avevano un’organizzazione tetraedrica. Egli sostenne che i quattro
legami dell’atomo di carbonio sono diretti verso gli spigoli di un tetraedro;
idea suggerita indipendentemente nello stesso periodo da J.A. Le Bel, anch’egli
in quel periodo, come van’t Hoff, alla scuola di Wurtz a Parigi. In questo modo
si poteva spiegare una diversa attività ottica di certi composti organici.
L’idea non venne però subito accolta. L’uso di questi modelli tridimensionali
forniva una spiegazione dell’esistenza di isomeri. Allo stesso tempo sottolineò
l’esistenza di relazioni tra l’attività ottica e la presenza di un atomo di
carbonio asimmetrico. Queste sue proposte incontrarono dapprima una decisa
opposizione. Solo dopo la pubblicazione nel 1875 del volume Chimie dans l’espace
(Rotterdam, 1875; trad. tedesca Brunswick, 1877, 1894, 1908, trad. inglese
Oxford, 1891, Londra-Bombay-New York, 1898), la sua teoria comincerà a essere
accettata. Di quest’opera van’t Hoff pubblicò un’edizione ampliata (Dix années
dans l’histoire d’une théorie, Rotterdam, 1887), mentre una nuova edizione
francese fu pubblicata come Stéréochimie (Parigi, 1892). Nel 1876 viene chiamato
come assistente di fisica alla Scuola veterinaria di Utrecht. Nella sua lezione
inaugurale, La potenza dell’immaginazione nella scienza, quando divenne
professore all’Università di Amsterdam nell’ottobre del 1878, van’t Hoff difese
il ruolo dell’immaginazione nell’indagine del collegamento fra causa ed effetto,
definendo l’immaginazione come l’abilità di visualizzare ogni oggetto con tutte
le sue proprietà così da poterlo riconoscere con la stessa accuratezza che si
avrebbe per semplice osservazione. Van’t Hoff espresse la sua concezione della
chimica fisica nel suo Ansichten über die organische Chemie (Considerazioni
sulla chimica organica, 2 voll., Brunswick, 1878-81) in cui intese unificare la
chimica sotto i principi della fisica e della matematica e dove formulò il punto
di vista secondo il quale le proprietà di ciascun composto sono la conseguenza
della sua struttura. Sarà nell’Étude de dynamique chimique (Amsterdam, 1884) che
unificherà gli aspetti cinetici e quelli di azione di massa delle reazioni
chimiche, uno schema concettuale ancor oggi adottato per discutere le
trasformazioni chimiche. In esso si concentrerà sull’idea che, trattando
l’equilibrio chimico come la manifestazione di uno stato mobile, la
reversibilità risulta la conseguenza di un bilancio fra le opposte reazioni.
Mise pertanto le costanti di equilibrio in relazione con le costanti cinetiche
delle reazioni diretta e inversa. Van’t Hoff studiò inoltre la dipendenza dalla
temperatura assoluta della costante K di equilibrio derivando, a pressione
costante, l’equazione che porta il suo nome e che, indicando con R la costante
del gas e con T la temperatura assoluta, risulta essere: (¶(ln K)/¶T)P = DH° /
RT2. Questa equazione (isocora di van’t Hoff) consente la determinazione della
variazione di entalpia standard DH° di un processo evitando il ricorso a misure
calorimetriche. L’equazione è stata chiamata isocora di reazione (reazione a
volume costante) perché storicamente fu ricavata da van’t Hoff per la prima
volta per un sistema a volume costante. Nell’equazione riportata il pedice P
indica che la reazione è a pressione costante, come venne successivamente
stabilito. Il termine isocora, quindi, non è più appropriato e si preferisce
parlare di equazione di van’t Hoff La fama di questa equazione sarà
prevalentemente legata al principio dell’equilibrio mobile che da essa discende
e che verrà successivamente generalizzato da H.L. Le Chatelier.
Van’t Hoff introdusse inoltre i metodi termodinamici nello studio delle
soluzioni e, sulla scorta dei risultati del lavoro sperimentale di W.F.P.
Pfeffer sulla pressione osmotica (P) in soluzioni diluite di zucchero, dimostrò
l’esistenza di un’analogia fra la relazione P/C = cost a T = cost (C =
concentrazione della soluzione) e la relazione di R. Boyle per i gas, PV = cost
a T = cost. Formulò allora un’equazione di stato per le soluzioni diluite nella
forma P = iRT (V = volume nel quale è disciolta una mole di sostanza), nella
quale i = n/V, il fattore di van’t Hoff, indica la concentrazione della specie
chimica in soluzione, inglobando tutte le deviazioni rispetto al comportamento
di un gas perfetto. Scoprì che da misure di pressione osmotica P (la
pubblicazione comparve nel 1886) poteva essere determinato il peso molecolare
della sostanza disciolta in una miscela binaria. Lavoro che van’t Hoff estese
nel decennio successivo in connessione con la teoria della dissociazione
elettrolitica di S.A. Arrhenius. La ricerca chimico fisica di van’t Hoff sia
teorica sia sperimentale si concentrò sulla misura e interpretazione di quel
parametro n che propose di inserire nella equazione dei gas perfetti PV = nRT
per renderla applicabile alle soluzioni diluite. Dopo aver occupato la posizione
di professore di cattedra all’Università di Amsterdam per diciotto anni, nel
1896 accettò l’invito di ricoprire il ruolo di professore onorario a Berlino
nell’ambito della Reale accademia delle scienze di Prussia. La motivazione
dietro questa decisione fu l’eccesso di lavoro didattico anche di scarso profilo
qualitativo che gli veniva affidato e che gli lasciava un tempo troppo limitato
per le sue ricerche. Il periodo berlinese (1896-1905) lo vide impegnato su studi
relativi all’origine dei depositi oceanici sperimentando in laboratorio (quindi
su piccola scala) processi che in natura avvengono su larga scala. I risultati
di questo lavoro furono pubblicati nei rendiconti dell’Accademia prussiana delle
scienze, e successivamente raccolti in Zur Bildung ozeanischer Salzablagerungen
(Sulla formazione dei sedimenti salini oceanici, 2 voll., Brunswick, 1905-9). A
testimonianza della generalità degli interessi di ricerca di van’t Hoff sta
anche l’opera Die chemischen Grundleheren nach Menge, Mass und Zeit (I
fondamenti della chimica sulla base della lunghezza della massa e del tempo,
Brunswick, 1912), nella quale van’t Hoff tentò di dedurre i fenomeni chimici su
basi puramente fisico-meccaniche, ricorrendo alle sole grandezze di spazio,
tempo e massa, con un’operazione molto simile a quella a suo tempo tentata per i
fenomeni fisici da H.R. Hertz. Insieme a W. Ostwald, van’t Hoff fondò nel 1887
il primo giornale di chimica fisica, il "Zeitschrift für physikalische Chemie".
Durante tutta la vita si prodigò per l’istituzione di una classe speciale di
ricercatori scientifici. Oltre al premio Nobel per la chimica conferitogli nel
1901, il primo assegnato per la chimica, per le sue ricerche sull’equilibrio
chimico e sulla pressione osmotica nelle soluzioni diluite, ricevette svariati
altri riconoscimenti.