Assassinio di Zapata in Messico (10 aprile 1919)



Emiliano Zapata, capo dei contadini e degli indigeni durante la rivoluzione messicana, viene ucciso in un agguato dalle forze governative nella regione di Morelos.

Figlio di contadini, nel 1908 Zapata era stato arruolato a forza nell'esercito messicano per aver tentato di recuperare le terre sottratte a un villaggio da un allevatore.

Nel 1908, allo scoppio della rivoluzione, riunì un esercito di contadini nello stato meridionale di Morelos, al grido di "terra e libertà". Zapata e i suoi guerriglieri chiedevano semplici riforme agrarie e si opposero strenuamente ai governi di Madero, Victoriano Huerta e Venusiano Carranza.

Il movimento non riuscì mai a prendere il potere centrale, ma ridistribuì le terre e aiutò i contadini poveri nel territorio sotto il suo controllo. Il culto di Zapata vive ancora oggi e il suo movimento di riforma agraria, conosciuto come "zapatismo", è sostenuto da molti messicani.