Filippo II    Fernand Braudel - Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II.



Filippo II (Valladolid, 1527 - Escorial, Madrid, 1598), figlio di Carlo V e di Isabella di Portogallo fu re di Spagna e dei territori conquistati in America centrale (eccetto il Brasile) e Asia (Filippine, 1556-1598), re di Napoli, Sicilia e Portogallo (1580-1598), duca di Milano (dal 1540), signore dei Paesi Bassi (1555-1581), conte di Borgognona e Charolais, signore dei presidi dell'Africa del nord.

Nel 1543 fu reggente di Spagna, quando il padre se ne allontanò. Sposò Maria Emanuela del Portogallo (1543), dalla quale ebbe don Carlos (m.1568) e poi Maria Tudor, regina d'Inghilterra (morì nel 1558), Elisabetta di Valois (1560) e infine Anna d'Austria (1570), figlia dell'Imperatore Massimiliano II, che gli diede cinque figli di cui solo uno gli sopravvisse come Filippo III. Carlo V avrebbe voluto farlo riconoscere come successore all'Impero, ma non vi riuscì e dovette accontentarsi delle Fiandre nel 1549 e poi nel 1551 della Navarra. Su consiglio del padre nel 1556 riprese la lotta contro la Francia. Venne attaccato in Italia dai Francesi del duca Francesco di Guisa, contrattaccò in Francia vincendo la battaglia di San Quintino (10 agosto 1557). Dopo la morte del padre e della sua seconda moglie Maria (1558), seguì in Inghilterra una forte reazione anticattolica condotta dalla nuova regina d'Inghilterra Elisabetta, che rifiutò di divenire sua sposa. Allarmato inoltre dal diffondersi dei movimenti eretici nei Paesi Bassi, si decise di firmare la pace con il re di Francia Enrico II a Cateau Cambrésis. Con questi patti la Francia cedeva alla Corona spagnola la Contea di Borgogna e, in Italia, il Regno di Napoli, della Sicilia e della Sardegna, il Ducato di Milano e lo Stato dei Presidi (costituito dalle fortezze di Talamone, Orbetello, Porto Ercole, Porto Santo Stefano, Monte Argentario, una rete di basi navali che collegava strategicamente Napoli e Genova). Filippo II affermò allora a pieno la sua politica impegnata a riunire la cristianità sotto la guida della Corona spagnola.

Come politica interna instaurò un rigoroso regime assolutista, distruggendo il potere che avevano ancora la nobiltà e il clero e quello che andava allora a formarsi tra i nuovi ceti produttivi. Ancora più aspro fu il rigore nell'ambito religioso: fu accresciuto il potere dell'Inquisizione e sterminati coloro che abbracciarono la riforma.

L'egemonia spagnola cominciò a vacillare con la rivolta antispagnola dei Paesi Bassi, che si concluse con la costituzione delle sette Provincie Unite (la futura Olanda); con la disfatta, a opera del generale Drake, della "Invincibile Armata" spagnola (1588), la flotta mandata contro l'Inghilterra di Elisabetta; in ultimo con l'Editto di Nantes (1598) che promulgava la libertà di culto in Francia, sconfiggendo il partito della Lega cattolica, sostenuto da Filippo II. Se la politica di Filippo II si rivelò fallimentare su vari fronti, nel Mediterraneo ebbe risultati positivi nella lotta contro i Turchi, evitando che Malta cadesse nelle loro mani e togliendo loro il primato navale, sconfiggendoli il 7 ottobre 1571 a Lepanto.

Per quanto riguarda il dominio spagnolo in Italia, Filippo II aveva ottenuto il dominio su vari territori italiani con la pace di Cateau Cambrésis. Anche gli altri Stati indipendenti gravitarono intorno alla Spagna e subirono l'influenza politica di Madrid. Napoli, Sicilia e Sardegna furono governate ciascuna da un viceré, mentre il Ducato di Milano da un governatore. I ceti dominanti assunsero ben presto a modello l'esempio della nuova classe dirigente spagnola, tutta dedita allo sfarzo, al disprezzo di ogni attività produttiva e a un pesante fiscalismo, con gabelle e tasse che servivano per finanziare il fasto della corte e le imprese belliche della Corona spagnola. I tributi inoltre non erano equamente distribuiti tra i vari strati sociali, ma gravavano unicamente sul popolo, in quanto nobili e clero godevano di privilegi e esenzioni, attraverso i quali gli Spagnoli si assicuravano la fedeltà della classe dominante italiana.

Questo fece sì che i territori italiani entrarono in un periodo di progressivo ristagno economico: a Napoli e in Sicilia l'economia del tempo del dominio angioino, basata sul commercio e sulle attività marinare, fu caratterizzata, con il dominio spagnolo, dall'affermarsi del latifondo e del fenomeno di "rifeudalizzazione". Anche la Lombardia, dove si erano sviluppate in età comunale e durante la Signoria importanti attività produttive industriali e commerciali, s'incamminò sotto il dominio soffocante e intollerante degli Spagnoli, verso una fase di impoverimento. L'economia italiana, basata nel Cinquecento sullo sviluppo dell'industria e del commercio, in questa fase di dominazione spagnola si basò soprattutto sui prestiti mobiliari e sugli investimenti fondiari. Questo comportò un impoverimento progressivo dei capitali e quindi una regressione economica generale, proprio quando i paesi dell'Europa nordoccidentale progredivano nello sviluppo industriale e si aprivano ai nuovi commerci oltreoceanici.

Numerose furono le rivolte del popolo oppresso dai carichi fiscali e dalle continue carestie e pestilenze. A Napoli nel 1647-48 Tommaso Aniello, detto "Masaniello", guidò la più celebre insurrezione antifeudale e antibaronale. Da Napoli il moto di rivolta si propagò anche nelle campagne. Gli scontri portarono all'uccisione e alla distruzione di molte famiglie nobili. Masaniello, designato dal vicerè "Capitano generale del fedelissimo popolo di Napoli", venne assassinato a sua volta dal popolo. La rivolta continuò e assunse un carattere sempre più antispagnolo: fu proclamata la Repubblica in attesa di un intervento da parte della Francia, che non arrivò. Arrivò invece l'offensiva spagnola e baronale che portò al bombardamento di Napoli per più giorni e a una spietata repressione nelle campagne.