Per tutto il XIII secolo, e per tutto
il periodo in cui visse Dante Alighieri (1263-1321) Firenze fu animata
dalle lotte tra lo schieramento guelfo e quello
ghibellino, lotte che
persero nel tempo la natura di contrasti tra differenti consorterie
nobiliari per assumere sempre più nitidamente la forma di contrasti
sociali. Da una parte, i "reazionari" ghibellini si opponevano ai
progressi del Comune, difendendo i propri privilegi feudali; dall'altra i
guelfi, organizzati nelle compagnie delle Arti, rappresentarono i ceti
emergenti (mercantili e finanzieri).
I ghibellini furono inizialmente predominanti, per l'appoggio di Federico
II di Svevia. Immediatamente dopo la morte dell'imperatore (1250) però le
compagnie delle Arti imposero il governo del "primo popolo", che vide
l'affiancamento del capitano del popolo al podestà e ai dodici anziani, e
vide soprattutto, come del resto era usuale in questo periodo, l'esilio
degli avversari politici. Fu questo un periodo di conquiste per Firenze,
sia militari (come la presa di Volterra), sia economiche (l'immissione sul
mercato internazionale del fiorino).
Nel 1260 la Battaglia di Montaperti riportò in auge le famiglie
aristocratiche ghibelline, appoggiate da Manfredi e da Siena e capeggiate
da Farinata degli Uberti (di cui Dante scriverà nel X canto dell'Inferno);
ma si trattò solo di una brave pausa. Già nel 1266, vinto Manfredi dal
filo-papale Carlo d'Angiò, a Benevento, il potere tornò ai guelfi, che
esiliarono nuovamente i magnati ghibellini. Iniziò così il "secondo popolo".
Tale governo vede la partecipazione nella carica di podestà dello stesso
Carlo d'Angiò, vicario papale in Toscana.
Nel 1280 si assistette alla pacificazione tra guelfi e ghibellini. Con
questa pace, imposta dal cardinal Latino Malebranca su indicazione di papa
Nicolò III, sembrò aprirsi una nuova fase nella storia della città; ma nel
1282, con l'istituzione della magistratura del Priorato (governo di sei
priori delle Arti, coadiuvati dal gonfaloniere di giustizia), il dominio
passò ancora nelle mani dei guelfi.
Nel 1289, a Campaldino, i fiorentini sconfissero i ghibellini di Arezzo.
Sempre in questo stesso anno ebbe inizio la guerra contro i Pisani. Gli
Ordinamenti di giustizia del 1293 di Giano della Bella, uno dei maggiori
rappresentanti della borghesia mercantile-finanziaria, esclusero
definitivamente i magnati e i non iscritti alle dodici Arti "maggiori"
dalle cariche pubbliche. Gli Ordinamenti di giustizia furono un tipico
esempio di leggi antimagnatizie, e formalizzarono la vittoria del
cosiddetto "popolo grasso ". Si gettarono così le basi per un'oligarchia
composta da mercanti e finanzieri. Nel 1295 Giano della Bella fuggì dalla
città; gli Ordinamenti di giustizia vennero modificati in modo che alle
cariche potessero essere ammessi i nobili, purché iscritti formalmente
alle Arti.
La città, ormai stabilmente guelfa, si scisse ulteriormente nelle fazioni
dei Neri (capeggiati dalla famiglia filo-papale dei Donati) e dei Bianchi
(che, guidati dalla famiglia Cerchi, volevano raggiungere una maggiore
indipendenza da Roma). Il primo maggio del 1300 vide le due fazioni
fronteggiarsi sul ponte di Santa Trinita. L'anno successivo, inviate da
papa Bonifacio VIII con il compito di riportare l'ordine nella città, le
truppe di Carlo di Valois occuparono Firenze. Il papa si inserì nella
lotte intestine, soccorrendo la fazione dei Neri, legata al Papato
attraverso le famiglie dei grandi operatori economici. Nel 1302 Dante
Alighieri e altri Bianchi furono condannati a morte e, quindi, costretti
all'esilio. Nel 1304 i Bianchi furono sconfitti alla Lastra. Nel 1312
fallì l'assedio di Arrigo VII a Firenze. Nel 1315 la Battaglia di
Montecatini vide i fiorentini battuti da Uguccione della Faggiola, signore
di Pisa e di Lucca. Firenze fu sconfitta anche nel 1325 ad Altopascio da
Castruccio Castracani, signore di Lucca. Nonostante queste battute
d'arresto, è innegabile l'apogeo economico, culturale e artistico
raggiunto da Firenze nei primi decenni del Trecento.
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