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Indiani d’America
Nome con il quale
vengono comunemente definite le popolazioni
indigene dell’America settentrionale, della
Mesoamerica (Messico e America centrale) e
dell’America meridionale. L’appellativo di
“indiani” fu loro attribuito da Cristoforo
Colombo, erroneamente convinto di essere
approdato nelle Indie asiatiche, in una
corrispondenza del 1493. Gli indiani
d’America sono detti anche amerindi o
amerindiani (abbreviazioni di American
Indians), oppure nativi americani. È
utilizzata anche la forma spagnola indios.
Si calcola che prima della colonizzazione
europea le popolazioni indigene del
continente americano ammontassero a circa 90
milioni di individui, la gran parte dei
quali abitava nel Messico e nella regione
delle Ande. Tuttavia, non tutti gli studiosi
concordano con questa stima, e alcuni
ipotizzano cifre ben inferiori.

Stretto di
Bering: un ponte naturale tra Asia e America
Durante il Pleistocene si verificarono
periodici abbassamenti della temperatura che
causarono il congelamento di gran parte
delle acque del globo terrestre, in
particolare alle alte latitudini. Lo stretto
di Bering divenne quindi un ponte naturale
che collegava i due continenti, l'Asia e
l'America settentrionale. La maggior parte
degli antropologi sostiene che gli indiani
americani siano discendenti delle
popolazioni asiatiche arrivate nel
continente attraverso tale passaggio.
LE ORIGINI
È ipotesi quasi unanime che gli indiani
d’America discendano da popolazioni
asiatiche giunte in Alaska dalla Siberia
nordorientale nel periodo glaciale: gruppi
piuttosto numerosi avrebbero attraversato lo
stretto di Bering, allora coperto di
ghiacci, in successive ondate migratorie.
Alcuni studiosi fanno risalire le prime
migrazioni a 30.000 anni fa, sulla base di
studi comparati tra i diversi linguaggi e di
analisi delle caratteristiche genetiche;
prove più dirette, basate su ritrovamenti
archeologici, si riferiscono tuttavia a
epoche posteriori, in particolare al 22.000
a.C. per il Canada, al 21.000 a.C. per il
Messico e al 18.000 a.C. per il Perù. Si
ritiene che il Sud del continente americano
sia stato raggiunto nel 10.000 a.C.
AREE GEOGRAFICHE E CULTURALI

Aree culturali dell’America
settentrionale
La conformazione geografica e le risorse
naturali delle diverse regioni dell'America
settentrionale hanno fortemente influenzato
lo sviluppo delle molteplici culture
indigene presenti sul territorio
nordamericano prima dell'arrivo degli
europei. Le popolazioni autoctone stanziate
lungo le coste svilupparono le attività
legate alla pesca, mentre le tribù che
vivevano nelle regioni interne affinarono le
tecniche della caccia. I gruppi umani
maggiormente stabili, in particolar modo
quelli insediati lungo i principali corsi
d'acqua o in prossimità delle coste,
privilegiarono gli interscambi sociali ed
economici. Le popolazioni delle regioni
artiche, più isolate, mantennero una cultura
prevalentemente nomade.
I primi abitanti del continente presentavano
pertanto alcune caratteristiche fisiche
comuni, che si differenziarono nel tempo a
seconda delle diverse aree climatiche e
delle abitudini alimentari. Spostandosi alla
ricerca di cibo, queste popolazioni di
pescatori e cacciatori nomadi diedero
progressivamente vita a una pluralità di
gruppi etnici, con culture, tradizioni,
tecniche e lingue a volte anche molto
diverse tra loro. Tuttavia, nell’ambito di
definite aree geografiche, la civiltà
indiana si sviluppò secondo sistemi
economici, politici e culturali comuni.
AMERICA SETTENTRIONALE
Il sud-ovest
I primi insediamenti umani nell’area
comprendente l’Arizona, il New Mexico, il
Colorado meridionale e il Messico
settentrionale risalgono al 9500 a.C.
Dapprima cacciatori del mammut e poi del
bisonte, gli abitanti dell’area
sudoccidentale impararono a cacciare il
cervo e la piccola selvaggina, dedicandosi
anche alla raccolta di piante selvatiche;
per macinare i semi utilizzavano strumenti
di pietra. Verso il 7000 a.C., con la fine
delle grandi glaciazioni e l’instaurarsi di
un clima più mite e asciutto, queste
popolazioni iniziarono a praticare
un’agricoltura arcaica. Intorno al 3000 a.C.
cominciarono a coltivare il mais, già
conosciuto in Messico.
Verso il 300 a.C. alcune popolazioni
messicane, dedite alla coltivazione del
mais, di fagioli e cucurbitacee in terreni
irrigati, emigrarono nell’Arizona
meridionale: si trattava degli hohokam, gli
antenati degli odierni pima e papago. Il
commercio con gli hohokam ebbe nei secoli
importanti effetti sulle popolazioni che
vivevano più a nord: determinante fu
probabilmente il loro ruolo nello sviluppo
della civiltà anasazi (verso il 700 d.C.),
da cui discendono gli attuali pueblo.
Nel XV secolo d.C. arrivò nell’area un
popolo di cacciatori nomadi provenienti da
nord. Da questo popolo, che apprese
l’agricoltura dai pueblo e l’allevamento di
pecore e cavalli dagli spagnoli, discendono
gli attuali navajo e molti gruppi apache.
L’estremità occidentale della regione è
abitata da gruppi etnici meno numerosi, fra
cui gli havasupai, insediati a sud del Grand
Canyon, e i mohave, stanziati lungo le
sponde del fiume Colorado.
Le foreste orientali
Questa vasta area comprende le regioni
temperate degli Stati Uniti e del Canada
orientali. Delimitata a ovest dal Minnesota
e dall’Ontario, a est dall’oceano Atlantico
e a sud dal North Carolina, originariamente
era coperta da fitte foreste e abitata da
cacciatori; intorno al 7000 a.C. si sviluppò
una cultura arcaica e verso il 3000 a.C. le
popolazioni dell’area raggiunsero un alto
livello di civiltà, non più uguagliato fino
al XIII secolo d.C. Risale all’VIII
millennio a.C. l’introduzione
dell’agricoltura, della pesca, della
lavorazione della pietra e, nella zona dei
Grandi Laghi, del rame.

Cacciatori
e pescatori micmac
Fino al 1534,
prima dell'arrivo della spedizione francese
condotta da Jacques Cartier, l'attuale
territorio del New Brunswick, in Canada, era
abitato dai micmac, una confederazione di
tribù appartenenti alla famiglia linguistica
algonchina. I micmac erano abilissimi
costruttori di canoe in corteccia di
betulla. Il dipinto qui riprodotto ritrae un
gruppo di micmac dopo il loro incontro con
gli europei: sono infatti visibili alcuni
fucili, che gli amerindi conobbero solo dopo
l'arrivo dei francesi nell'area.
Appartengono agli indiani di quest’area gli
irochesi e diverse popolazioni di
algonchini, tra cui i lenape o delaware, i
micmac, gli abenaki, i narragansett, gli
shawnee, i potawatomi, i menominee, gli
illinois, gli ottawa. Alcune di queste
popolazioni emigrarono a ovest nel IX secolo
d.C., altre rimasero nella regione,
generalmente raccolte in piccole comunità.
Il sud-est
Gran parte della regione a nord del golfo
del Messico, dalle coste dell’Atlantico al
Texas centrale, era un tempo coperta da
foreste di pini: i numerosi cervidi che le
popolavano costituivano la fonte di
sostentamento di una popolazione di
cacciatori ivi stanziata. Nel 3000 a.C.
l’introduzione dell’agricoltura determinò un
incremento demografico. Risale al XV secolo
a.C. la costruzione delle prime città:
questa civiltà si sviluppò fino al XVI
secolo, quando, con l’arrivo degli europei,
le epidemie cominciarono a decimare la
popolazione.
Le popolazioni di questa regione, che
includevano i cherokee, i creek, i seminole,
i choctaw e i chickasaw, erano conosciute
anche come le “cinque nazioni” e
resistettero a lungo alla colonizzazione
europea. Nella stessa area erano insediati
anche i natchez, popolazione caratterizzata
da un complesso sistema socioculturale che
venne decimata dagli europei alla fine del
XVIII secolo.

Penne
degli indiani d’America
La penna
d'aquila veniva attribuita ai guerrieri
delle Grandi Pianure per gli atti di valore
compiuti in battaglia. Le penne venivano
incise e marchiate in modi particolari, così
da identificare il gesto compiuto dal
portatore. Un atto di coraggio in battaglia
era chiamato counting coup, e il maggior
onore derivava dal semplice toccare un
nemico, senza necessariamente fargli del
male.
Le Grandi Pianure

Catlin:
Caccia al bufalo con frecce e lance
Gli indiani
d'America delle Grandi Pianure erano esperti
cavalieri e cacciatori. Quando avvistavano
una mandria di bufali, si lanciavano al
galoppo contro le prede, scaricando una
pioggia di frecce per abbattere i capi che
riuscivano a isolare dal gruppo. Talvolta
usavano anche lance, e più tardi armi da
fuoco. Il dipinto, del 1832-33, opera del
pittore statunitense George Catlin, illustra
una caccia al bufalo da parte di indiani
sioux.
Nell’area delle grandi praterie che si
estendono dal Canada centrale fino al
Messico e dal Midwest alle Montagne
Rocciose, la caccia al bisonte costituì la
principale risorsa economica fino
all’estinzione dell’animale, avvenuta
attorno al 1890 per mano dei bianchi. La
maggior parte delle popolazioni locali
viveva in piccoli gruppi nomadi che si
spostavano seguendo le grandi mandrie. Forme
di agricoltura stanziale si svilupparono
lungo il Missouri e altri fiumi delle
pianure centrali a partire dall’850 d.C.,
epoca a cui risalgono anche le prime città.
Tra i primi abitanti delle praterie vi
furono i piedi neri (cacciatori), i mandan e
gli hidatsa (agricoltori). Quando i coloni
europei conquistarono le foreste orientali,
molte popolazioni del Midwest si spostarono
nelle Grandi Pianure: tra questi i sioux, i
cheyenne e gli arapaho, preceduti dagli
shoshoni e dai comanche.
Il Gran Bacino e la California
Nell’area comprendente le catene montuose e
le vallate dello Utah, del Nevada e della
California, si sviluppò a partire dal IX
millennio a.C. una civiltà arcaica con
un’economia basata sulla caccia, la pesca e
la raccolta di piante e frutti selvatici. Le
popolazioni più conosciute sono i paiute,
gli ute e gli shoshoni, insieme ai klamat,
ai modoc, agli yurok, ai pomo, ai maidu e ai
miwok.
L’altopiano
Nelle foreste sempreverdi e sulle montagne
di Idaho, Oregon orientale, Washington,
Montana occidentale e dell’adiacente Canada
vivevano, tra gli altri, i nez percé (“nasi
forati”), i wallawalla, gli yakima, i
flathead e i cayuse. La loro cultura arcaica
durò a lungo; l’economia si fondava sulla
pesca al salmone e sulla coltivazione della
camas, una pianta dal bulbo commestibile.
L’area subartica
Nell’area subartica, comprendente la maggior
parte del Canada (dall’Atlantico al Pacifico
e dalla tundra fino a 300 km dal confine con
gli Stati Uniti), la rigidità del clima
rende impossibile l’agricoltura: le
popolazioni della regione vivevano allo
stato nomade, praticando la pesca e la
caccia (principalmente di alci e caribù). A
est vivevano popolazioni di lingua
algonchina, tra cui i cree e gli ojibwa o
chippewa; a ovest, gruppi di lingua
athabaska. Molte etnie, diventate
sedentarie, continuano tuttora a vivere di
caccia e pesca.
La costa nordoccidentale

Canoa
tradizionale degli indiani d'America
Imbarcazione
tradizionale dei nativi americani
dell'oceano Pacifico nordoccidentale, la
canoa scavata è costruita a partire da un
grande tronco d'albero (in genere pino o
abete), che viene svuotato e al quale viene
poi data la forma caratteristica. Questo
semplice tipo di canoa è ancora oggi
utilizzato in molte parti del mondo.
La costa nordoccidentale americana presenta
un’area abitabile ridotta, stretta fra le
montagne a est e l’oceano Pacifico. La
ricchezza dell’ambiente marino e le fertili
colline costituirono condizioni favorevoli
all’insediamento umano: si stanziò qui una
numerosa popolazione, organizzata in grandi
villaggi, che diede vita a una cultura
relativamente elaborata (vi sono notevoli
testimonianze circa le fastose cerimonie che
scandivano la vita delle comunità e reperti
che provano lo sviluppo di un raffinato
artigianato del legno).
Tra i gruppi di
quest’area sono da segnalare i tlingit, gli
tsimshian, gli haida, i kwakiutl, i nootka e
i chinook.
L’area artica
Lungo le coste dell’Alaska e nel Canada
settentrionale non si ebbero stanziamenti
umani fino al ritiro dei ghiacci, avvenuto
verso il 2000 a.C. Poiché anche qui
l’agricoltura non è possibile, le
popolazioni locali vivevano cacciando foche,
caribù e, in alcune zone, balene.
In Alaska si stabilirono gli inuit
(eschimesi), una parte dei quali emigrò
intorno al 1000 d.C. in Groenlandia; la zona
sudoccidentale della regione artica fu
occupata dagli yuit, presenti anche in
Siberia; mentre gli aleuti, stanziati dal
6000 a.C. nelle isole Aleutine, non
lasciarono mai la loro terra d’origine.
Grazie all’isolamento cui furono sempre
costrette, queste popolazioni mantengono
vive ancora oggi molte delle loro più
antiche tradizioni.
MESOAMERICA
Le società arcaiche di
cacciatori-raccoglitori presenti nell’area
iniziarono a coltivare mais, fagioli e
cucurbitacee attorno al 7000 a.C. Nel 2000
a.C. le popolazioni del Messico, dedite tra
l’altro alla coltivazione della frutta e del
peperoncino, fondarono le prime città; tra
il 1200 e il 400 a.C. gli olmechi, stanziati
sulla costa orientale, furono una delle
prime popolazioni amerinde che utilizzò la
pietra per costruire templi e palazzi. Il
centro di Teotihuacán ebbe un ruolo
preponderante nell’area tra il 400 e il 700
d.C. anche grazie agli scambi commerciali
che si vennero a creare con Monte Albán,
centro urbano degli zapotechi, e i fiorenti
regni dei maya, ormai presenti anche nelle
regioni sudoccidentali.

Monte Albán, Messico
Situato sulla
cima di un'altura della valle di Oaxaca,
Monte Albán fu uno dei principali centri
della civiltà zapoteca, fiorita in Messico
tra il VI secolo a.C. e il IX secolo d.C. Il
sito archeologico comprende numerosi edifici
dalla caratteristica sagoma a piramide
tronca, palazzi e terrazzamenti variamente
decorati.
Intorno all’anno Mille la civiltà dei
toltechi, fondatori della città-stato di
Tula, si impose su tutta la regione,
diffondendosi fino al territorio maya di
Chichén Itzá. Dal XIV al XVI secolo l’area
del Messico centromeridionale venne dominata
dagli aztechi, il cui impero prosperò fino
all’arrivo degli spagnoli che, dopo averne
distrutto la capitale Tenochtitlán,
soggiogarono e decimarono la popolazione
indigena.
All’epoca delle prime conquiste spagnole le
popolazioni indigene presenti sul territorio
messicano includevano, oltre agli aztechi e
ai maya, i mixtechi, gli zapotechi, gli
otomí, i taraschi e i totonachi; nelle
regioni di frontiera nel Messico
settentrionale erano stanziati gruppi
indipendenti come i tarahumara, gli yaqui e
gli huicholes.
AMERICA MERIDIONALE
La regione caraibica
Le popolazioni stanziate nell’area del mar
dei Caraibi erano organizzate in piccoli
stati indipendenti che commerciavano via
mare con il Messico e il Perù. Tra queste
popolazioni vi erano i chibcha, in Colombia,
particolarmente apprezzati per la loro
abilità nella lavorazione dell’oro. I
caribi, dediti alla coltivazione e alla
pesca, occupavano insieme agli arawak l’area
geografica che da essi prende il nome e le
coste del Venezuela. I miskito erano
presenti in Nicaragua e i cuna a Panamá.
Le Ande peruviane
Tra il 900 e il 300 a.C. nelle regioni
settentrionali del Perù prese il sopravvento
una popolazione indigena che si raccolse nel
piccolo centro montano di Chavín de Huantar
e diede vita a una fiorente civiltà. Verso
il 300 a.C. sulla costa settentrionale si
sviluppò la civiltà dei mochica, mentre
sulla costa meridionale si stabilirono i
nazca. Il commercio di ceramiche, la
costruzione di città, templi e complessi
sistemi d’irrigazione accomunò per diversi
secoli le popolazioni presenti dell’area
andina. Nel 600 d.C. nuovi popoli amerindi
presero il sopravvento per alcuni secoli
nella regione: gli huari nella Ande centrali
e i thiahuanacus nella zona del lago
Titicaca. Intorno al XII secolo, lungo la
costa settentrionale del Perù si sviluppò
l’impero dei chimú. La comparsa in
quell’epoca dei quechua a Cuzco, nelle Ande
centrali, segnò l’inizio della
colonizzazione dell’intero Perù da parte
degli inca; l’immenso regno inca, che nel
1525 si estendeva dall’equatore fino al Cile
e all’Argentina, venne poco dopo soggiogato
dai conquistadores spagnoli.
L’Amazzonia
I makiritare, gli yanomamo, i tupinamba e i
cayapo sono alcune delle numerose
popolazioni amerinde che si stabilirono
nella vasta area amazzonica, abitata già
intorno al 3000 a.C. Nella sezione
settentrionale dell’Amazzonia erano inoltre
presenti gli arawak e i caribi. Le
popolazioni indigene ancora oggi presenti
nella regione hanno conservato gran parte
delle loro antiche tradizioni sociali e
culturali.
L’estremo sud
Gli araucani furono il maggiore popolo
indigeno stanziato nelle terre coltivabili
dell’area più meridionale del continente
americano; i tehuelches, popolo di
cacciatori, si stabilirono sulle aride terre
della Patagonia, mentre l’estremo lembo
meridionale del continente, nei pressi dello
stretto di Magellano, fu territorio degli
ona, degli yahgan e degli alacaluf, popoli
di pescatori e cacciatori di foche. Le
popolazioni autoctone della Terra del Fuoco
sono oggi quasi del tutto estinte.
LA SOCIETÀ INDIANA
L’organizzazione sociale degli indiani
d’America era quasi ovunque incentrata sulla
famiglia. Dove il procacciamento del cibo
era particolarmente arduo (perché le risorse
erano scarse o difficilmente raggiungibili),
si svilupparono le società più ristrette;
dove era invece possibile l’agricoltura, le
comunità erano più ampie, arrivando a
contare da qualche centinaio ad alcune
migliaia di individui.
Organizzazione politica e sociale
Le popolazioni vivevano in villaggi spesso
alleati tra loro; ogni villaggio era
governato da capi che per decisioni
importanti si riunivano in consiglio. In
molte aree, le famiglie erano legate in
clan, che condividevano la terra da
coltivare e i diritti di pesca.
Economia
La maggioranza degli indiani d’America
viveva in origine di caccia, raccolta e
pesca; l’agricoltura fu introdotta a partire
dal 3000 a.C.: la coltura più diffusa era
quella del mais, seguita dalla patata,
l’arachide, il cotone, il cacao, l’avocado.
Il commercio ebbe una notevole importanza:
nell’America nordoccidentale i prodotti di
scambio erano costituiti in primo luogo da
salmone essiccato, olio di pesce e canestri,
in quella nordorientale da pelli e oggetti
in rame.
Abitazioni

Abitazioni
primitive americane
Nelle varie
regioni del continente americano, le
abitazioni primitive degli indiani si sono
differenziate con un'evoluzione lenta, di
cui gli odierni insediamenti recano ancora
traccia. Le diverse tipologie si sono
modificate adattandosi all'ambiente, alla
posizione geografica e alla forma di
sostentamento e di economia praticate dalle
popolazioni. L'immagine mostra alcune
varianti: gruppi nomadi o seminomadi
utilizzano pelli di animali o elementi
vegetali facilmente reperibili; popolazioni
sedentarie si valgono invece di materiali
più durevoli, come pietre e legno.
Perlopiù popolazioni nomadi, gli indiani
d’America vivevano in tende fatte di pelli
nei climi più miti e in quelli più rigidi
facevano ricorso a vari tipi di riparo, tra
cui capanne costruite con blocchi di
ghiaccio o di terra e rifugi interrati. Dove
abbondava il legname venivano costruite case
di legno, altrove si utilizzava la paglia
per coprire semplici capanne. Abitazioni
caratteristiche sono il tepee degli indiani
delle praterie, il chikee dei seminole della
Florida, gli hogan dei navajo.
Apparentemente semplici, queste strutture
erano il frutto di sapienti tecnologie.
Negli stati sudoccidentali, sono tuttora
visibili gli insediamenti rocciosi dei
cliffdwellers, antenati degli odierni
pueblo.
Religione

Gli indiani d’America coltivavano una grande
varietà di credenze religiose. La maggior
parte delle popolazioni venerava un’entità
spirituale, origine di tutte le cose, che
veniva identificata in diverse realtà o
eventi: come luce e forza vitale (era allora
rappresentata dal Sole); come fertilità (e
quindi aveva sede nella Terra); come
conoscenza e potere, di cui erano depositari
principalmente alcuni animali, quali il
giaguaro, l’orso, il serpente. Per provocare
visioni venivano spesso utilizzati
allucinogeni, tra cui il peyote, all’interno
di cerimonie caratterizzate da canti e
digiuni. Importante era il culto dei morti,
di cui erano ministri gli sciamani.
Risalgono al 1000 a.C. le prime tombe
coperte da tumuli sepolcrali, diventate in
seguito centri di culto, tipiche della prima
civiltà hopi.
Presso alcune popolazioni non esistevano
luoghi di culto fissi e le funzioni
sacerdotali erano affidate a persone diverse
a seconda delle contingenze. Le popolazioni
meridionali e della costa nordoccidentale
del Pacifico avevano invece santuari o
templi e sacerdoti permanenti.
Indissolubilmente legato alle credenze
religiose degli amerindi è il ricco universo
della mitologia degli indiani d’America, che
permette di penetrare le credenze
mitologiche e religiose delle popolazioni
amerinde antiche e contemporanee.
Le lingue
Esistono circa un migliaio di lingue indiane
d’America tuttora parlate dalle popolazioni
indigene e si ritiene che diverse migliaia
di idiomi si siano estinti dopo la
colonizzazione europea.
In molte aree non si parla solo la lingua
nativa, ma anche quella delle popolazioni
vicine e in molti casi si utilizza una
lingua comune compresa da tutti i gruppi
stanziati in una regione. In alcune zone si
sono sviluppate lingue commerciali o pidgin,
costituite da un gergo semplificato attinto
spesso da idiomi diversi.
Arti e tecniche
Tra le prime arti sviluppatesi presso i
nativi americani vi fu il taglio della
selce, che si affermò quasi ovunque tra il X
e il VI millennio a.C.
Nella zona centroccidentale il rame venne
usato fin dal periodo arcaico per forgiare
strumenti e oggetti ornamentali, ma la
lavorazione dei metalli a partire dal
minerale fu importata dal Perù solo dopo il
900 a.C. e il bronzo venne introdotto quasi
duemila anni più tardi, intorno all’XI
secolo d.C.
Le prime ceramiche risalgono al 3500 a.C. e
ancora più antica è l’arte di lavorare il
giunco, che raggiunse i livelli più alti
nelle regioni occidentali. La tessitura era
praticata con varie tecniche, spesso insieme
al ricamo (con piume, perle e conchiglie);
le popolazioni di cacciatori utilizzavano
pelli di daino per realizzare abiti, tende e
contenitori. Molto praticato era l’intaglio
del legno: nella costa pacifica
settentrionale venne elaborato uno stile
particolare, di cui i totem costituiscono
l’esempio più noto.
Musica e danza
Il relativo isolamento degli indiani
d’America ha consentito la conservazione
delle loro tradizioni musicali. Il canto è
l’espressione musicale dominante, con
accompagnamento ritmico di strumenti quali
tamburi, sonagli, flauti e zufoli. Le
melodie e i testi sono generalmente brevi,
ripetuti o combinati in serie. Le danze più
note sono quelle degli indiani delle
praterie, che comprendevano assolo per
uomini e danze rituali di coppia o di
gruppo.
GLI INDIANI D’AMERICA DOPO L’ARRIVO DEGLI
EUROPEI
Non esistono stime attendibili sul numero
degli indigeni che abitavano il continente
americano prima dell’arrivo degli europei:
alcuni studiosi hanno ipotizzato la presenza
di decine di milioni di individui solo
nell’America settentrionale, ma vi sono
notevoli dissensi in proposito. Quando
vennero eseguiti i primi censimenti, le
popolazioni indigene erano già state
decimate da guerre, carestie e schiavitù.
Alle violenze perpetrate dagli europei si
aggiunsero le infezioni importate dal
Vecchio Continente, che provocarono vere e
proprie epidemie: si diffusero soprattutto
il vaiolo e varie infezioni polmonari e
gastrointestinali, contro le quali le
popolazioni indigene non avevano mai
sviluppato anticorpi. L’impatto delle
epidemie sulla popolazione locale fu
particolarmente forte nella Mesoamerica e
nei grandi centri dell’America meridionale
come Tenochtitlán e Cuzco.
Le infezioni si diffusero in maniera diversa
e con differenti conseguenze a seconda delle
aree: in Canada, dove la popolazione
indigena era costituita in gran parte di
cacciatori-raccoglitori e conduceva vita
nomade, queste non furono sempre letali; gli
huroni del lago Ontario, al contrario,
furono decimati dalle malattie trasmesse dai
gesuiti, che avevano fondato missioni in
quell’area.
Relazioni con il potere coloniale
Le popolazioni indigene del Canada
mantennero una relativa indipendenza grazie
al fatto che i coloni francesi, perlopiù
commercianti di pelli, apprezzavano la loro
abilità di cacciatori e avevano inoltre
bisogno della loro alleanza nella guerra
contro la Gran Bretagna.
Gli inglesi considerarono invece la presenza
delle popolazioni indigene un ostacolo ai
loro insediamenti sulla costa atlantica
dell’America settentrionale, forzando gli
indiani ad abbandonare i propri territori.
L’arrivo dei coloni portò inoltre guerre e
malattie che decimarono gli indigeni,
costringendoli a cercare rifugio a ovest dei
monti Appalachi.
Un ruolo del tutto diverso ebbero i
religiosi spagnoli che, parallelamente
all’opera di colonizzazione delle terre
compiuta da coloni e avventurieri, si
stabilirono nel nuovo continente fondando
innumerevoli missioni.
Relazioni con gli Stati Uniti
La politica degli Stati Uniti d’America
verso gli indiani fu spietata: guerre,
deportazioni, massacri, devastazioni dei
territori e delle risorse, spoliazione (Indian
Removal Act del 1830, Homestead Act del
1862), alleanze non rispettate (l’Oklahoma,
riconosciuto ufficialmente alle “cinque
nazioni” nel 1834, fu aperto alla
colonizzazione nel 1889 e divenne stato
dell’Unione nel 1907).
All’inizio del XX secolo la condizione delle
popolazioni indiane superstiti era segnata
dalla povertà e dall’emarginazione. Soltanto
nel 1924 fu loro accordata la cittadinanza
statunitense.
Gli indiani d’America oggi

National
Museum of the American Indian
Il National
Museum of the American Indian, aperto nel
2004, sorge presso il National Mall, a
Washington DC, e fa parte della Smithsonian
Institution, il più grande complesso museale
del mondo. La curvatura dei muri
dell'edificio intende suggerire
l'impressione di una parete rocciosa
plasmata dal vento.
Dall’inizio del XX secolo gli indiani
d’America degli Stati Uniti, compresi gli
aleuti e gli inuit, hanno registrato un
progressivo incremento demografico,
raggiungendo nel 2000 i 2.475.956 individui,
lo 0,9% della popolazione statunitense. Un
terzo della popolazione indiana vive nelle
riserve, situate in 35 diversi stati; i
rimanenti nelle aree urbane, spesso contigue
alle riserve.
In Canada gli indiani costituiscono circa il
4% della popolazione (2006) e appartengono
ai gruppi linguistici algonchino, irochese,
athabasko, inuit; un gruppo consistente è
costituito da popolazioni miste, soprattutto
meticci di lingua francese. Nel 1999, in
seguito a un accordo con il governo
canadese, una vasta regione di 2 milioni di
km² è stata affidata a un’amministrazione
autonoma inuit; il territorio è stato
chiamato Nunavut (“Nostra terra” in inuit).
La popolazione amerindia dell’America
latina, stimata attualmente attorno ai 26,3
milioni di individui, vive in condizioni di
estrema povertà prevalentemente in zone
rurali isolate, dove sono possibili le
attività agricole. In Bolivia e in Guatemala
gli amerindi rappresentano circa il 60%
dell’intera popolazione rurale. L’Uruguay è
il solo paese dell’America latina in cui
sono totalmente scomparse le popolazioni
indigene. La maggior parte dei
latinoamericani sono meticci, vale a dire
individui nati dall’incrocio di amerindi ed
europei. Attualmente, la popolazione
indigena presente in America latina è
composta da 400 distinti gruppi di amerindi.
Solamente l’1,5% della popolazione totale
dell’America latina vive ancora oggi allo
stato tribale ed è concentrata in alcune
aree del bacino dell’Amazzonia. La più
grande tribù brasiliana non acculturata è
quella degli yanomamo, composta da circa
16.000 individui.
Storia del continente americano
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