INDICE

 

Indiani d’America

Nome con il quale vengono comunemente definite le popolazioni indigene dell’America settentrionale, della Mesoamerica (Messico e America centrale) e dell’America meridionale. L’appellativo di “indiani” fu loro attribuito da Cristoforo Colombo, erroneamente convinto di essere approdato nelle Indie asiatiche, in una corrispondenza del 1493. Gli indiani d’America sono detti anche amerindi o amerindiani (abbreviazioni di American Indians), oppure nativi americani. È utilizzata anche la forma spagnola indios.

Si calcola che prima della colonizzazione europea le popolazioni indigene del continente americano ammontassero a circa 90 milioni di individui, la gran parte dei quali abitava nel Messico e nella regione delle Ande. Tuttavia, non tutti gli studiosi concordano con questa stima, e alcuni ipotizzano cifre ben inferiori.



Stretto di Bering: un ponte naturale tra Asia e America

Durante il Pleistocene si verificarono periodici abbassamenti della temperatura che causarono il congelamento di gran parte delle acque del globo terrestre, in particolare alle alte latitudini. Lo stretto di Bering divenne quindi un ponte naturale che collegava i due continenti, l'Asia e l'America settentrionale. La maggior parte degli antropologi sostiene che gli indiani americani siano discendenti delle popolazioni asiatiche arrivate nel continente attraverso tale passaggio.



LE ORIGINI

È ipotesi quasi unanime che gli indiani d’America discendano da popolazioni asiatiche giunte in Alaska dalla Siberia nordorientale nel periodo glaciale: gruppi piuttosto numerosi avrebbero attraversato lo stretto di Bering, allora coperto di ghiacci, in successive ondate migratorie. Alcuni studiosi fanno risalire le prime migrazioni a 30.000 anni fa, sulla base di studi comparati tra i diversi linguaggi e di analisi delle caratteristiche genetiche; prove più dirette, basate su ritrovamenti archeologici, si riferiscono tuttavia a epoche posteriori, in particolare al 22.000 a.C. per il Canada, al 21.000 a.C. per il Messico e al 18.000 a.C. per il Perù. Si ritiene che il Sud del continente americano sia stato raggiunto nel 10.000 a.C.

AREE GEOGRAFICHE E CULTURALI


Aree culturali dell’America settentrionale

La conformazione geografica e le risorse naturali delle diverse regioni dell'America settentrionale hanno fortemente influenzato lo sviluppo delle molteplici culture indigene presenti sul territorio nordamericano prima dell'arrivo degli europei. Le popolazioni autoctone stanziate lungo le coste svilupparono le attività legate alla pesca, mentre le tribù che vivevano nelle regioni interne affinarono le tecniche della caccia. I gruppi umani maggiormente stabili, in particolar modo quelli insediati lungo i principali corsi d'acqua o in prossimità delle coste, privilegiarono gli interscambi sociali ed economici. Le popolazioni delle regioni artiche, più isolate, mantennero una cultura prevalentemente nomade.

I primi abitanti del continente presentavano pertanto alcune caratteristiche fisiche comuni, che si differenziarono nel tempo a seconda delle diverse aree climatiche e delle abitudini alimentari. Spostandosi alla ricerca di cibo, queste popolazioni di pescatori e cacciatori nomadi diedero progressivamente vita a una pluralità di gruppi etnici, con culture, tradizioni, tecniche e lingue a volte anche molto diverse tra loro. Tuttavia, nell’ambito di definite aree geografiche, la civiltà indiana si sviluppò secondo sistemi economici, politici e culturali comuni.

AMERICA SETTENTRIONALE

Il sud-ovest

I primi insediamenti umani nell’area comprendente l’Arizona, il New Mexico, il Colorado meridionale e il Messico settentrionale risalgono al 9500 a.C. Dapprima cacciatori del mammut e poi del bisonte, gli abitanti dell’area sudoccidentale impararono a cacciare il cervo e la piccola selvaggina, dedicandosi anche alla raccolta di piante selvatiche; per macinare i semi utilizzavano strumenti di pietra. Verso il 7000 a.C., con la fine delle grandi glaciazioni e l’instaurarsi di un clima più mite e asciutto, queste popolazioni iniziarono a praticare un’agricoltura arcaica. Intorno al 3000 a.C. cominciarono a coltivare il mais, già conosciuto in Messico.

Verso il 300 a.C. alcune popolazioni messicane, dedite alla coltivazione del mais, di fagioli e cucurbitacee in terreni irrigati, emigrarono nell’Arizona meridionale: si trattava degli hohokam, gli antenati degli odierni pima e papago. Il commercio con gli hohokam ebbe nei secoli importanti effetti sulle popolazioni che vivevano più a nord: determinante fu probabilmente il loro ruolo nello sviluppo della civiltà anasazi (verso il 700 d.C.), da cui discendono gli attuali pueblo.

Nel XV secolo d.C. arrivò nell’area un popolo di cacciatori nomadi provenienti da nord. Da questo popolo, che apprese l’agricoltura dai pueblo e l’allevamento di pecore e cavalli dagli spagnoli, discendono gli attuali navajo e molti gruppi apache.

L’estremità occidentale della regione è abitata da gruppi etnici meno numerosi, fra cui gli havasupai, insediati a sud del Grand Canyon, e i mohave, stanziati lungo le sponde del fiume Colorado.

Le foreste orientali

Questa vasta area comprende le regioni temperate degli Stati Uniti e del Canada orientali. Delimitata a ovest dal Minnesota e dall’Ontario, a est dall’oceano Atlantico e a sud dal North Carolina, originariamente era coperta da fitte foreste e abitata da cacciatori; intorno al 7000 a.C. si sviluppò una cultura arcaica e verso il 3000 a.C. le popolazioni dell’area raggiunsero un alto livello di civiltà, non più uguagliato fino al XIII secolo d.C. Risale all’VIII millennio a.C. l’introduzione dell’agricoltura, della pesca, della lavorazione della pietra e, nella zona dei Grandi Laghi, del rame.


Cacciatori e pescatori micmac

Fino al 1534, prima dell'arrivo della spedizione francese condotta da Jacques Cartier, l'attuale territorio del New Brunswick, in Canada, era abitato dai micmac, una confederazione di tribù appartenenti alla famiglia linguistica algonchina. I micmac erano abilissimi costruttori di canoe in corteccia di betulla. Il dipinto qui riprodotto ritrae un gruppo di micmac dopo il loro incontro con gli europei: sono infatti visibili alcuni fucili, che gli amerindi conobbero solo dopo l'arrivo dei francesi nell'area.

Appartengono agli indiani di quest’area gli irochesi e diverse popolazioni di algonchini, tra cui i lenape o delaware, i micmac, gli abenaki, i narragansett, gli shawnee, i potawatomi, i menominee, gli illinois, gli ottawa. Alcune di queste popolazioni emigrarono a ovest nel IX secolo d.C., altre rimasero nella regione, generalmente raccolte in piccole comunità.

Il sud-est

Gran parte della regione a nord del golfo del Messico, dalle coste dell’Atlantico al Texas centrale, era un tempo coperta da foreste di pini: i numerosi cervidi che le popolavano costituivano la fonte di sostentamento di una popolazione di cacciatori ivi stanziata. Nel 3000 a.C. l’introduzione dell’agricoltura determinò un incremento demografico. Risale al XV secolo a.C. la costruzione delle prime città: questa civiltà si sviluppò fino al XVI secolo, quando, con l’arrivo degli europei, le epidemie cominciarono a decimare la popolazione.

Le popolazioni di questa regione, che includevano i cherokee, i creek, i seminole, i choctaw e i chickasaw, erano conosciute anche come le “cinque nazioni” e resistettero a lungo alla colonizzazione europea. Nella stessa area erano insediati anche i natchez, popolazione caratterizzata da un complesso sistema socioculturale che venne decimata dagli europei alla fine del XVIII secolo.


Penne degli indiani d’America

La penna d'aquila veniva attribuita ai guerrieri delle Grandi Pianure per gli atti di valore compiuti in battaglia. Le penne venivano incise e marchiate in modi particolari, così da identificare il gesto compiuto dal portatore. Un atto di coraggio in battaglia era chiamato counting coup, e il maggior onore derivava dal semplice toccare un nemico, senza necessariamente fargli del male.


Le Grandi Pianure


Catlin: Caccia al bufalo con frecce e lance

Gli indiani d'America delle Grandi Pianure erano esperti cavalieri e cacciatori. Quando avvistavano una mandria di bufali, si lanciavano al galoppo contro le prede, scaricando una pioggia di frecce per abbattere i capi che riuscivano a isolare dal gruppo. Talvolta usavano anche lance, e più tardi armi da fuoco. Il dipinto, del 1832-33, opera del pittore statunitense George Catlin, illustra una caccia al bufalo da parte di indiani sioux.

Nell’area delle grandi praterie che si estendono dal Canada centrale fino al Messico e dal Midwest alle Montagne Rocciose, la caccia al bisonte costituì la principale risorsa economica fino all’estinzione dell’animale, avvenuta attorno al 1890 per mano dei bianchi. La maggior parte delle popolazioni locali viveva in piccoli gruppi nomadi che si spostavano seguendo le grandi mandrie. Forme di agricoltura stanziale si svilupparono lungo il Missouri e altri fiumi delle pianure centrali a partire dall’850 d.C., epoca a cui risalgono anche le prime città.

Tra i primi abitanti delle praterie vi furono i piedi neri (cacciatori), i mandan e gli hidatsa (agricoltori). Quando i coloni europei conquistarono le foreste orientali, molte popolazioni del Midwest si spostarono nelle Grandi Pianure: tra questi i sioux, i cheyenne e gli arapaho, preceduti dagli shoshoni e dai comanche.

Il Gran Bacino e la California

Nell’area comprendente le catene montuose e le vallate dello Utah, del Nevada e della California, si sviluppò a partire dal IX millennio a.C. una civiltà arcaica con un’economia basata sulla caccia, la pesca e la raccolta di piante e frutti selvatici. Le popolazioni più conosciute sono i paiute, gli ute e gli shoshoni, insieme ai klamat, ai modoc, agli yurok, ai pomo, ai maidu e ai miwok.

L’altopiano

Nelle foreste sempreverdi e sulle montagne di Idaho, Oregon orientale, Washington, Montana occidentale e dell’adiacente Canada vivevano, tra gli altri, i nez percé (“nasi forati”), i wallawalla, gli yakima, i flathead e i cayuse. La loro cultura arcaica durò a lungo; l’economia si fondava sulla pesca al salmone e sulla coltivazione della camas, una pianta dal bulbo commestibile.

L’area subartica

Nell’area subartica, comprendente la maggior parte del Canada (dall’Atlantico al Pacifico e dalla tundra fino a 300 km dal confine con gli Stati Uniti), la rigidità del clima rende impossibile l’agricoltura: le popolazioni della regione vivevano allo stato nomade, praticando la pesca e la caccia (principalmente di alci e caribù). A est vivevano popolazioni di lingua algonchina, tra cui i cree e gli ojibwa o chippewa; a ovest, gruppi di lingua athabaska. Molte etnie, diventate sedentarie, continuano tuttora a vivere di caccia e pesca.

La costa nordoccidentale


Canoa tradizionale degli indiani d'America

Imbarcazione tradizionale dei nativi americani dell'oceano Pacifico nordoccidentale, la canoa scavata è costruita a partire da un grande tronco d'albero (in genere pino o abete), che viene svuotato e al quale viene poi data la forma caratteristica. Questo semplice tipo di canoa è ancora oggi utilizzato in molte parti del mondo.

La costa nordoccidentale americana presenta un’area abitabile ridotta, stretta fra le montagne a est e l’oceano Pacifico. La ricchezza dell’ambiente marino e le fertili colline costituirono condizioni favorevoli all’insediamento umano: si stanziò qui una numerosa popolazione, organizzata in grandi villaggi, che diede vita a una cultura relativamente elaborata (vi sono notevoli testimonianze circa le fastose cerimonie che scandivano la vita delle comunità e reperti che provano lo sviluppo di un raffinato artigianato del legno).
Tra i gruppi di quest’area sono da segnalare i tlingit, gli tsimshian, gli haida, i kwakiutl, i nootka e i chinook.

L’area artica

Lungo le coste dell’Alaska e nel Canada settentrionale non si ebbero stanziamenti umani fino al ritiro dei ghiacci, avvenuto verso il 2000 a.C. Poiché anche qui l’agricoltura non è possibile, le popolazioni locali vivevano cacciando foche, caribù e, in alcune zone, balene.

In Alaska si stabilirono gli inuit (eschimesi), una parte dei quali emigrò intorno al 1000 d.C. in Groenlandia; la zona sudoccidentale della regione artica fu occupata dagli yuit, presenti anche in Siberia; mentre gli aleuti, stanziati dal 6000 a.C. nelle isole Aleutine, non lasciarono mai la loro terra d’origine. Grazie all’isolamento cui furono sempre costrette, queste popolazioni mantengono vive ancora oggi molte delle loro più antiche tradizioni.

MESOAMERICA

Le società arcaiche di cacciatori-raccoglitori presenti nell’area iniziarono a coltivare mais, fagioli e cucurbitacee attorno al 7000 a.C. Nel 2000 a.C. le popolazioni del Messico, dedite tra l’altro alla coltivazione della frutta e del peperoncino, fondarono le prime città; tra il 1200 e il 400 a.C. gli olmechi, stanziati sulla costa orientale, furono una delle prime popolazioni amerinde che utilizzò la pietra per costruire templi e palazzi. Il centro di Teotihuacán ebbe un ruolo preponderante nell’area tra il 400 e il 700 d.C. anche grazie agli scambi commerciali che si vennero a creare con Monte Albán, centro urbano degli zapotechi, e i fiorenti regni dei maya, ormai presenti anche nelle regioni sudoccidentali.


Monte Albán, Messico

Situato sulla cima di un'altura della valle di Oaxaca, Monte Albán fu uno dei principali centri della civiltà zapoteca, fiorita in Messico tra il VI secolo a.C. e il IX secolo d.C. Il sito archeologico comprende numerosi edifici dalla caratteristica sagoma a piramide tronca, palazzi e terrazzamenti variamente decorati.

Intorno all’anno Mille la civiltà dei toltechi, fondatori della città-stato di Tula, si impose su tutta la regione, diffondendosi fino al territorio maya di Chichén Itzá. Dal XIV al XVI secolo l’area del Messico centromeridionale venne dominata dagli aztechi, il cui impero prosperò fino all’arrivo degli spagnoli che, dopo averne distrutto la capitale Tenochtitlán, soggiogarono e decimarono la popolazione indigena.

All’epoca delle prime conquiste spagnole le popolazioni indigene presenti sul territorio messicano includevano, oltre agli aztechi e ai maya, i mixtechi, gli zapotechi, gli otomí, i taraschi e i totonachi; nelle regioni di frontiera nel Messico settentrionale erano stanziati gruppi indipendenti come i tarahumara, gli yaqui e gli huicholes.

AMERICA MERIDIONALE

La regione caraibica

Le popolazioni stanziate nell’area del mar dei Caraibi erano organizzate in piccoli stati indipendenti che commerciavano via mare con il Messico e il Perù. Tra queste popolazioni vi erano i chibcha, in Colombia, particolarmente apprezzati per la loro abilità nella lavorazione dell’oro. I caribi, dediti alla coltivazione e alla pesca, occupavano insieme agli arawak l’area geografica che da essi prende il nome e le coste del Venezuela. I miskito erano presenti in Nicaragua e i cuna a Panamá.

Le Ande peruviane

Tra il 900 e il 300 a.C. nelle regioni settentrionali del Perù prese il sopravvento una popolazione indigena che si raccolse nel piccolo centro montano di Chavín de Huantar e diede vita a una fiorente civiltà. Verso il 300 a.C. sulla costa settentrionale si sviluppò la civiltà dei mochica, mentre sulla costa meridionale si stabilirono i nazca. Il commercio di ceramiche, la costruzione di città, templi e complessi sistemi d’irrigazione accomunò per diversi secoli le popolazioni presenti dell’area andina. Nel 600 d.C. nuovi popoli amerindi presero il sopravvento per alcuni secoli nella regione: gli huari nella Ande centrali e i thiahuanacus nella zona del lago Titicaca. Intorno al XII secolo, lungo la costa settentrionale del Perù si sviluppò l’impero dei chimú. La comparsa in quell’epoca dei quechua a Cuzco, nelle Ande centrali, segnò l’inizio della colonizzazione dell’intero Perù da parte degli inca; l’immenso regno inca, che nel 1525 si estendeva dall’equatore fino al Cile e all’Argentina, venne poco dopo soggiogato dai conquistadores spagnoli.

L’Amazzonia

I makiritare, gli yanomamo, i tupinamba e i cayapo sono alcune delle numerose popolazioni amerinde che si stabilirono nella vasta area amazzonica, abitata già intorno al 3000 a.C. Nella sezione settentrionale dell’Amazzonia erano inoltre presenti gli arawak e i caribi. Le popolazioni indigene ancora oggi presenti nella regione hanno conservato gran parte delle loro antiche tradizioni sociali e culturali.

L’estremo sud

Gli araucani furono il maggiore popolo indigeno stanziato nelle terre coltivabili dell’area più meridionale del continente americano; i tehuelches, popolo di cacciatori, si stabilirono sulle aride terre della Patagonia, mentre l’estremo lembo meridionale del continente, nei pressi dello stretto di Magellano, fu territorio degli ona, degli yahgan e degli alacaluf, popoli di pescatori e cacciatori di foche. Le popolazioni autoctone della Terra del Fuoco sono oggi quasi del tutto estinte.

LA SOCIETÀ INDIANA

L’organizzazione sociale degli indiani d’America era quasi ovunque incentrata sulla famiglia. Dove il procacciamento del cibo era particolarmente arduo (perché le risorse erano scarse o difficilmente raggiungibili), si svilupparono le società più ristrette; dove era invece possibile l’agricoltura, le comunità erano più ampie, arrivando a contare da qualche centinaio ad alcune migliaia di individui.

Organizzazione politica e sociale

Le popolazioni vivevano in villaggi spesso alleati tra loro; ogni villaggio era governato da capi che per decisioni importanti si riunivano in consiglio. In molte aree, le famiglie erano legate in clan, che condividevano la terra da coltivare e i diritti di pesca.

Economia

La maggioranza degli indiani d’America viveva in origine di caccia, raccolta e pesca; l’agricoltura fu introdotta a partire dal 3000 a.C.: la coltura più diffusa era quella del mais, seguita dalla patata, l’arachide, il cotone, il cacao, l’avocado.

Il commercio ebbe una notevole importanza: nell’America nordoccidentale i prodotti di scambio erano costituiti in primo luogo da salmone essiccato, olio di pesce e canestri, in quella nordorientale da pelli e oggetti in rame.

Abitazioni


Abitazioni primitive americane

Nelle varie regioni del continente americano, le abitazioni primitive degli indiani si sono differenziate con un'evoluzione lenta, di cui gli odierni insediamenti recano ancora traccia. Le diverse tipologie si sono modificate adattandosi all'ambiente, alla posizione geografica e alla forma di sostentamento e di economia praticate dalle popolazioni. L'immagine mostra alcune varianti: gruppi nomadi o seminomadi utilizzano pelli di animali o elementi vegetali facilmente reperibili; popolazioni sedentarie si valgono invece di materiali più durevoli, come pietre e legno.

Perlopiù popolazioni nomadi, gli indiani d’America vivevano in tende fatte di pelli nei climi più miti e in quelli più rigidi facevano ricorso a vari tipi di riparo, tra cui capanne costruite con blocchi di ghiaccio o di terra e rifugi interrati. Dove abbondava il legname venivano costruite case di legno, altrove si utilizzava la paglia per coprire semplici capanne. Abitazioni caratteristiche sono il tepee degli indiani delle praterie, il chikee dei seminole della Florida, gli hogan dei navajo. Apparentemente semplici, queste strutture erano il frutto di sapienti tecnologie. Negli stati sudoccidentali, sono tuttora visibili gli insediamenti rocciosi dei cliffdwellers, antenati degli odierni pueblo.

Religione



Gli indiani d’America coltivavano una grande varietà di credenze religiose. La maggior parte delle popolazioni venerava un’entità spirituale, origine di tutte le cose, che veniva identificata in diverse realtà o eventi: come luce e forza vitale (era allora rappresentata dal Sole); come fertilità (e quindi aveva sede nella Terra); come conoscenza e potere, di cui erano depositari principalmente alcuni animali, quali il giaguaro, l’orso, il serpente. Per provocare visioni venivano spesso utilizzati allucinogeni, tra cui il peyote, all’interno di cerimonie caratterizzate da canti e digiuni. Importante era il culto dei morti, di cui erano ministri gli sciamani. Risalgono al 1000 a.C. le prime tombe coperte da tumuli sepolcrali, diventate in seguito centri di culto, tipiche della prima civiltà hopi.

Presso alcune popolazioni non esistevano luoghi di culto fissi e le funzioni sacerdotali erano affidate a persone diverse a seconda delle contingenze. Le popolazioni meridionali e della costa nordoccidentale del Pacifico avevano invece santuari o templi e sacerdoti permanenti.

Indissolubilmente legato alle credenze religiose degli amerindi è il ricco universo della mitologia degli indiani d’America, che permette di penetrare le credenze mitologiche e religiose delle popolazioni amerinde antiche e contemporanee.

Le lingue

Esistono circa un migliaio di lingue indiane d’America tuttora parlate dalle popolazioni indigene e si ritiene che diverse migliaia di idiomi si siano estinti dopo la colonizzazione europea.

In molte aree non si parla solo la lingua nativa, ma anche quella delle popolazioni vicine e in molti casi si utilizza una lingua comune compresa da tutti i gruppi stanziati in una regione. In alcune zone si sono sviluppate lingue commerciali o pidgin, costituite da un gergo semplificato attinto spesso da idiomi diversi.

Arti e tecniche

Tra le prime arti sviluppatesi presso i nativi americani vi fu il taglio della selce, che si affermò quasi ovunque tra il X e il VI millennio a.C.

Nella zona centroccidentale il rame venne usato fin dal periodo arcaico per forgiare strumenti e oggetti ornamentali, ma la lavorazione dei metalli a partire dal minerale fu importata dal Perù solo dopo il 900 a.C. e il bronzo venne introdotto quasi duemila anni più tardi, intorno all’XI secolo d.C.

Le prime ceramiche risalgono al 3500 a.C. e ancora più antica è l’arte di lavorare il giunco, che raggiunse i livelli più alti nelle regioni occidentali. La tessitura era praticata con varie tecniche, spesso insieme al ricamo (con piume, perle e conchiglie); le popolazioni di cacciatori utilizzavano pelli di daino per realizzare abiti, tende e contenitori. Molto praticato era l’intaglio del legno: nella costa pacifica settentrionale venne elaborato uno stile particolare, di cui i totem costituiscono l’esempio più noto.

Musica e danza

Il relativo isolamento degli indiani d’America ha consentito la conservazione delle loro tradizioni musicali. Il canto è l’espressione musicale dominante, con accompagnamento ritmico di strumenti quali tamburi, sonagli, flauti e zufoli. Le melodie e i testi sono generalmente brevi, ripetuti o combinati in serie. Le danze più note sono quelle degli indiani delle praterie, che comprendevano assolo per uomini e danze rituali di coppia o di gruppo.

GLI INDIANI D’AMERICA DOPO L’ARRIVO DEGLI EUROPEI

Non esistono stime attendibili sul numero degli indigeni che abitavano il continente americano prima dell’arrivo degli europei: alcuni studiosi hanno ipotizzato la presenza di decine di milioni di individui solo nell’America settentrionale, ma vi sono notevoli dissensi in proposito. Quando vennero eseguiti i primi censimenti, le popolazioni indigene erano già state decimate da guerre, carestie e schiavitù. Alle violenze perpetrate dagli europei si aggiunsero le infezioni importate dal Vecchio Continente, che provocarono vere e proprie epidemie: si diffusero soprattutto il vaiolo e varie infezioni polmonari e gastrointestinali, contro le quali le popolazioni indigene non avevano mai sviluppato anticorpi. L’impatto delle epidemie sulla popolazione locale fu particolarmente forte nella Mesoamerica e nei grandi centri dell’America meridionale come Tenochtitlán e Cuzco.

Le infezioni si diffusero in maniera diversa e con differenti conseguenze a seconda delle aree: in Canada, dove la popolazione indigena era costituita in gran parte di cacciatori-raccoglitori e conduceva vita nomade, queste non furono sempre letali; gli huroni del lago Ontario, al contrario, furono decimati dalle malattie trasmesse dai gesuiti, che avevano fondato missioni in quell’area.

Relazioni con il potere coloniale

Le popolazioni indigene del Canada mantennero una relativa indipendenza grazie al fatto che i coloni francesi, perlopiù commercianti di pelli, apprezzavano la loro abilità di cacciatori e avevano inoltre bisogno della loro alleanza nella guerra contro la Gran Bretagna.

Gli inglesi considerarono invece la presenza delle popolazioni indigene un ostacolo ai loro insediamenti sulla costa atlantica dell’America settentrionale, forzando gli indiani ad abbandonare i propri territori. L’arrivo dei coloni portò inoltre guerre e malattie che decimarono gli indigeni, costringendoli a cercare rifugio a ovest dei monti Appalachi.

Un ruolo del tutto diverso ebbero i religiosi spagnoli che, parallelamente all’opera di colonizzazione delle terre compiuta da coloni e avventurieri, si stabilirono nel nuovo continente fondando innumerevoli missioni.

Relazioni con gli Stati Uniti

La politica degli Stati Uniti d’America verso gli indiani fu spietata: guerre, deportazioni, massacri, devastazioni dei territori e delle risorse, spoliazione (Indian Removal Act del 1830, Homestead Act del 1862), alleanze non rispettate (l’Oklahoma, riconosciuto ufficialmente alle “cinque nazioni” nel 1834, fu aperto alla colonizzazione nel 1889 e divenne stato dell’Unione nel 1907).

All’inizio del XX secolo la condizione delle popolazioni indiane superstiti era segnata dalla povertà e dall’emarginazione. Soltanto nel 1924 fu loro accordata la cittadinanza statunitense.

Gli indiani d’America oggi


National Museum of the American Indian

Il National Museum of the American Indian, aperto nel 2004, sorge presso il National Mall, a Washington DC, e fa parte della Smithsonian Institution, il più grande complesso museale del mondo. La curvatura dei muri dell'edificio intende suggerire l'impressione di una parete rocciosa plasmata dal vento.

Dall’inizio del XX secolo gli indiani d’America degli Stati Uniti, compresi gli aleuti e gli inuit, hanno registrato un progressivo incremento demografico, raggiungendo nel 2000 i 2.475.956 individui, lo 0,9% della popolazione statunitense. Un terzo della popolazione indiana vive nelle riserve, situate in 35 diversi stati; i rimanenti nelle aree urbane, spesso contigue alle riserve.

In Canada gli indiani costituiscono circa il 4% della popolazione (2006) e appartengono ai gruppi linguistici algonchino, irochese, athabasko, inuit; un gruppo consistente è costituito da popolazioni miste, soprattutto meticci di lingua francese. Nel 1999, in seguito a un accordo con il governo canadese, una vasta regione di 2 milioni di km² è stata affidata a un’amministrazione autonoma inuit; il territorio è stato chiamato Nunavut (“Nostra terra” in inuit).

La popolazione amerindia dell’America latina, stimata attualmente attorno ai 26,3 milioni di individui, vive in condizioni di estrema povertà prevalentemente in zone rurali isolate, dove sono possibili le attività agricole. In Bolivia e in Guatemala gli amerindi rappresentano circa il 60% dell’intera popolazione rurale. L’Uruguay è il solo paese dell’America latina in cui sono totalmente scomparse le popolazioni indigene. La maggior parte dei latinoamericani sono meticci, vale a dire individui nati dall’incrocio di amerindi ed europei. Attualmente, la popolazione indigena presente in America latina è composta da 400 distinti gruppi di amerindi.

Solamente l’1,5% della popolazione totale dell’America latina vive ancora oggi allo stato tribale ed è concentrata in alcune aree del bacino dell’Amazzonia. La più grande tribù brasiliana non acculturata è quella degli yanomamo, composta da circa 16.000 individui.




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