Terza Guerra d'indipendenza



Con il possesso del Veneto e del Mantovano, l'Austria conservava una salda presenza nell'Italia settentrionale. Per il processo di unificazione dunque la conquista di questi territori avrebbe significato un decisivo passo in avanti e anche il raggiungimento di una sicurezza maggiore sul piano strategico-militare. L'occasione propizia per l'Italia si presentò nel 1866, quando la Prussia di Bismarck sollecitò l'alleanza italiana contro l'Austria e ne ottenne l'appoggio. L'Italia entrò in guerra contro l'Austria, a fianco della Prussia, e con il beneplacito di Napoleone III, di cui Bismarck si era assicurato la neutralità facendogli intravedere possibilità di ingrandimenti territoriali nel Belgio e nel Lussemburgo. Napoleone III, del resto, considerando con favore una guerra tra le due potenze germaniche, non si rendeva conto dei reali rapporti di forza fra le parti. Firmata a Berlino l'8 aprile 1866, l'alleanza con l'Italia scattò per iniziativa di Bismarck che attaccò l'Austria il 16 giugno 1866. La guerra si rivelò un disastro per l'Italia mentre segnò un trionfo per il suo alleato. L'esercito e la flotta italiani, pur essendo superiori quanto a uomini e mezzi, andarono incontro a brucianti sconfitte sia per la cattiva direzione delle truppe che per la mediocre organizzazione e preparazione delle azioni. L'esercito fu affidato al presidente del consiglio stesso, Alfonso La Marmora, che lasciò a Bettino Ricasoli (giugno 1866 - aprile 1867) il governo. La Marmora e Cialdini però non riuscirono a coordinare i movimenti delle truppe e il 24 giugno 1866 subirono una pesante sconfitta a Custoza.

Sul campo alleato invece le truppe del generale Helmut Karl-Bernhard von Moltke (1800-1891), il 3 luglio 1866, a Sadowa, batterono duramente l'esercito austriaco, costretto ad impiegare parte delle forze sul fronte italiano. Per l'Italia l'ammiraglio Persano, invitato dal Governo ad agire per rimediare alla sconfitta dell'esercito, pur disponendo di una flotta più numerosa e meglio armata di quella austriaca, sebbene più lenta, fu battuto a Lissa dall'ammiraglio Tegetthoff il 20 luglio 1866, perdendo due corazzate. Solo i volontari guidati da Garibaldi riuscirono a riportare un successo a Bezzecca, il 21 luglio, nella marcia verso Trento.

Terminato il conflitto in seguito alla schiacciante vittoria prussiana l'armistizio siglato alla fine di luglio da Austria e Prussia obbligò anche l'Italia, che altrimenti si sarebbe trovata a dover proseguire la guerra da sola, a firmare con l'Austria l'armistizio di Cormons il 12 agosto 1866. Il governo italiano ordinò a Garibaldi di abbandonare il Trentino e Garibaldi rispose con un laconico "Obbedisco". Il 3 ottobre1866 fu firmata a Vienna la pace tra l'Italia e l'Austria. L'Austria cedette all'Italia Mantova e il Veneto, ma tramite la Francia di Napoleone III, per umiliare un paese vincitore grazie alle armi altrui. L'esito infelice, dal punto di vista militare, della guerra, provocò in Italia violente polemiche e risentimenti, ma nonostante la clausola umiliante della cessione attraverso la Francia e i disordini che provocò alla sua fine, la terza Guerra d'indipendenza ebbe per l'Italia risultati positivi. Non solo fu realizzato un grosso passo in avanti verso l'unificazione a cui mancavano ormai solamente le terre "irredente" della Venezia Giulia e del Trentino, ma con essa l'Italia assunse una sistemazione territoriale più favorevole a livello strategico e, infine, lo Stato italiano venne ufficialmente riconosciuto dall'Austria e dalla diplomazia europea.