I BARBARI INVASORI
Pur dovendosi riconoscere come piuttosto difficile una ricostruzione esatta
delle condizioni di vita di tali popolazioni sin dal tempo dei loro primi
contatti con il mondo romano, visto che possediamo troppo poche testimonianze
archeologiche e una documentazione scritta soltanto indiretta o piuttosto tarda
in quanto realizzata tra il vii e il xii secolo, ci accingiamo ugualmente dopo
tale doverosa precisazione a tracciare un quadro di massima al riguardo.
In primo luogo va precisato che i popoli stanziati al di là dei confini erano
quasi tutti di stirpe germanica e quindi di origine indoeuropea come i Greci e i
Romani: occupavano la vasta zona dell'Europa centrale, racchiusa fra i fiumi
Reno, Vistola, Danubio e Dnieper, zona impervia e inospitale, ricca come era di
lande incolte, immense paludi e intricate foreste.
I Germani formavano molte popolazioni riunite in grandi
leghe, quali:
gli Angli e i Sassoni (lungo l'Eider, tra
il Baltico e il basso Elba):
i Franchi (divisi in Franchi Salii e
Franchi Ripuari, sulle rive del basso Reno):
gli Alemanni,
che abitavano tra il Meno, il Reno e il Danubio;
i Burgundi sul Meno e i Turingi sulla Saale
(affluente dell'Elba);
i Vandali
sulle rive dell'Oder e i Longobardi tra l'Elba e. il Weser; ed infine
i Goti, i
più potenti e i più numerosi fra tutti i popoli sopra ricordati, che occupavano
allora la parte orientale della regione germanica e si estendevano lungo il Mar
Nero fino alle rive del Don.
Essi avevano conquistata anche la Tàuride (Crimea), distruggendovi l'antico
regno del Bosforo, vassallo di Roma e divenendo così temibili non soltanto per
le loro forze di terra, ma anche per quelle di mare, giacché, padroni ormai
della flotta di quel regno, potevano assalire le coste dell'Asia Minore e della
Grecia. Da allora i Goti, che occupavano il paese ad oriente del Dnieper,
presero il nome di Ostrogoti (Goti orientali);
gli altri, stanzianti al di qua del Dnieper, si chiamarono invece
Visigotti (Gotti occidentali).
Unni
Nell'Europa orientale si accalcavano inoltre molte altre popolazioni barbare provenienti dall'Asia, fra le quali gli Unni di razza mongolica, che cacciarono innanzi i doti, spingendoli all'interno delle province dell'impero: province, che poi essi invasero fino all'estremo Occidente.
Ad indurre di volta in volta e in tempi diversi le tribù
germaniche a
varcare i confini dell'impero contribuirono in modo determinante il continuo
aumento demografico e i ricorrenti spostamenti di alcune popolazioni orientali.
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I Germani furono accolti in varie forme. La più importante fu quella di considerarli "federati", cioè teoricamente alleati dell'impero, ma alleati che vivevano non fuori, bensì dentro i suoi confini e che erano insediati nelle province con i metodi con cui si acquartieravano i soldati, facendo cedere dalla popolazione indigena una parte delle case e delle terre. Altri gruppi furono invece insediati in terreni demaniali. Tutti però erano obbligati al servizio militare, sicché presto le milizie germaniche, le quali del resto erano state usate in un ristretto numero già dai primi imperatori, costituirono una parte importante dell'esercito in cui introdussero le loro abitudini, a tutto danno della tradizionale disciplina romana.
I barbari del III secolo avevano finito per conquistare un più alto livello di vita civile e più solide strutture politiche all'interno di sedi ormai quasi permanenti o comunque ben delimitate rispetto ai loro progenitori battuti tre o quattro secoli prima dalle legioni di Mario e di Cesare.
I primi ad assalire le frontiere furono naturalmente quelli
che vi erano più a ridosso,cioè i Franchi, gli Alemanni e i Goti, dalle cui
incessanti irruzioni
l'impero avrebbe ricevuto danni rilevantissimi, se non fossero sorti in sua
difesa alcuni imperatori, fra i quali Lucio Domizio Aureliano, che vinse Goti
e Persiani e ricacciò un' invasione di Alemanni, spintisi fino nell' Umbria con
grande spavento della stessa Roma.
Fu proprio in tale occasione che Aureliano, per proteggere la capitale da
improvvisi assalti, la fortificò con nuove mura e ne allargò ad un tempo
la cinta su un circuito di quasi 19 chilometri. Il suo esempio venne seguito da
numerose altre città.
continua
Da Diocleziano a Teodosio